
Le galline sopportano il freddo molto meglio di quanto si pensi: il loro piumaggio è un piumino naturale che le tiene al caldo anche sotto zero. Il vero pericolo non è il freddo secco, ma l’umidità, il vento, l’acqua ghiacciata e il congelamento delle parti nude come cresta, bargigli e zampe. Con qualche accorgimento su ricovero, recinto, cibo e acqua – e scegliendo le razze giuste – le galline attraversano l’inverno in salute.
Questa guida spiega come funziona il loro corpo di fronte al freddo, quali temperature tollerano, come capire se stanno soffrendo, come proteggerle e cosa fare in caso di neve, ghiaccio o assideramento.
Indice dei contenuti:
- Il corpo della gallina e il freddo
- Quali temperature sopportano
- Come capire che soffrono il freddo
- Proteggere le parti sensibili (cresta, bargigli, zampe)
- Recinto e ricovero notturno a prova di inverno
- Ghiaccio e neve: cibo e acqua
- In presenza di pulcini
- Sintomi di assideramento: cosa fare
- Il freddo negli altri avicoli
- 20 razze che sopportano meglio il freddo
- Domande frequenti (FAQ)
Il corpo della gallina e il freddo
La gallina è un animale sorprendentemente ben attrezzato per il freddo. Il suo piumaggio, soprattutto lo strato di piumino sotto le penne, intrappola l’aria creando un isolamento eccellente: quando ha freddo, la gallina gonfia le piume per aumentare lo strato d’aria calda intorno al corpo. La sua temperatura corporea è alta (circa 40–41 °C), e per conservare calore mette in atto comportamenti tipici:
- Si accovaccia coprendo le zampe con le piume del ventre.
- Infila la testa sotto un’ala per proteggere cresta e bargigli.
- Dorme in gruppo, stretta alle compagne sul posatoio, condividendo il calore.
- Rallenta l’attività e mangia di più (la digestione produce calore).
Le parti più vulnerabili sono quelle nude: cresta, bargigli e zampe, prive di piume e quindi esposte al congelamento. Il nemico numero uno, però, non è la temperatura in sé, ma l’umidità combinata al vento: un pollaio umido o pieno di spifferi è molto più pericoloso di un ambiente freddo ma asciutto e riparato.
Quali temperature sopportano
In condizioni asciutte e senza vento, le galline adulte in buona salute tollerano tranquillamente temperature vicine o sotto lo zero. Molte razze rustiche resistono senza problemi anche a −10 °C e oltre, e alcune razze “invernali” sopportano freddi ben più intensi. Come riferimento generale:
- Sopra i ~7 °C: nessun problema, condizioni ideali.
- Da 7 °C a 0 °C: ben tollerate; la deposizione può rallentare per la minore luce.
- Da 0 °C a −10 °C: gestibili se il ricovero è asciutto e riparato dal vento; attenzione al congelamento delle creste grandi.
- Sotto i −10 °C, o con forte umidità/vento: aumenta il rischio per creste, bargigli e zampe; servono precauzioni; i soggetti giovani, malati, anziani o di razza mediterranea (cresta grande) sono i più a rischio.
I veri pericoli non sono “sentire freddo”, ma tre condizioni concrete: il congelamento (cresta, bargigli, dita), l’ipotermia/assideramento (spesso legato al bagnarsi) e la disidratazione quando l’acqua ghiaccia e le galline non riescono a bere.
Come capire che soffrono il freddo
Una gallina che ha davvero freddo lo comunica con comportamenti riconoscibili:
- Piume gonfiate a lungo e postura “a palla”, anche di giorno.
- Accovacciata e immobile, spesso con una zampa sollevata sotto le piume (alterna le zampe per scaldarle).
- Si ammassano tutte insieme in un angolo, o non vogliono uscire dal ricovero.
- Tremore, letargia, apatia, riluttanza a muoversi.
- Cresta e bargigli pallidi, cerei o con punte scure (segno di congelamento iniziale).
- Calo dell’appetito o, al contrario, ricerca continua di cibo.
Attenzione: accovacciarsi con una zampa sollevata è normale e occasionale; diventa un segnale d’allarme se è prolungato e accompagnato da apatia, piume arruffate e isolamento.
Proteggere le parti sensibili (cresta, bargigli, zampe)
Le parti del corpo nude sono quelle da sorvegliare di più, perché il congelamento (frostbite) le colpisce per prime. Ecco come proteggerle.
Cresta e bargigli
- Scegliere razze a cresta piccola: le creste a pisello (pea) o a rosa (rose) e i bargigli ridotti gelano molto meno delle grandi creste singole delle razze mediterranee.
- Vaselina (petroleum jelly): nelle notti più fredde, un velo di vaselina su cresta e bargigli aiuta a proteggerli (utile soprattutto per i galli e le razze a cresta grande). Va applicata con delicatezza e non è una soluzione miracolosa: la prevenzione principale resta un ambiente asciutto.
- Ambiente asciutto: il congelamento è molto più probabile con aria umida; ridurre l’umidità nel pollaio è la difesa migliore.
Zampe e dita
- Posatoi larghi e piatti (es. un’asse da 5–10 cm posata di piatto): così la gallina, appollaiata, copre i piedi con le piume del ventre e non li appoggia su un tondino gelido.
- Lettiera abbondante e asciutta a terra, per isolare le zampe dal suolo freddo e umido.
- Attenzione ai piedi piumati: nelle razze con zampe piumate (Brahma, Cocincina, Faverolles) le piume dei piedi si bagnano e ghiacciano facilmente su fango e neve: serve una lettiera particolarmente asciutta.
- Evitare fango nel pollaio e pozzanghere ghiacciate nel recinto.
Riconoscere il congelamento
Le parti congelate diventano pallide/ceree, poi possono gonfiarsi, arrossarsi e infine annerire (necrosi). Se noti punte scure sulla cresta o dita gonfie e scure, l’animale ha subito un congelamento: vedi la sezione sull’assideramento per come intervenire.

Nel video qui sotto come spalmare delicatamente la vaselina protettiva su cresta e bargigli:
Recinto e ricovero notturno a prova di inverno
La chiave di tutto è un ricovero notturno asciutto, riparato dal vento ma ben ventilato. Sembra un paradosso, ma è la regola d’oro: serve ricambio d’aria per far uscire umidità e ammoniaca, senza spifferi diretti sugli animali.
- Ventilazione in alto, senza correnti in basso: aperture o feritoie sopra il livello dei posatoi lasciano uscire l’aria umida; chiudere invece gli spifferi all’altezza delle galline.
- Ambiente asciutto: l’umidità è il vero nemico; una lettiera bagnata e l’aria satura favoriscono congelamento e malattie respiratorie.
- Metodo della “lettiera profonda” (deep litter): uno strato spesso di paglia o truciolo che, decomponendosi, produce un leggero calore e isola il pavimento; va gestito aggiungendo materiale asciutto e rivoltando.
- Posatoi larghi e sopraelevati, dove le galline dormono strette (coprono le zampe).
- Coibentazione e chiusura degli spifferi di pareti e porte; se il ricovero è molto esposto, si possono aggiungere pannelli o teli frangivento.
- Riscaldamento: in genere non necessario e persino sconsigliato. Le lampade riscaldanti sono una causa comune di incendio nei pollai, creano dipendenza dal calore (un blackout diventa pericoloso) e impediscono l’acclimatazione. Solo in casi estremi (freddo eccezionale, pulcini, soggetti malati) si usano fonti di calore sicure e ben fissate, con estrema cautela.
- Recinto: creare zone riparate dal vento con teli/pannelli e una parte al sole; spargere paglia sul terreno gelato o innevato.
Vi consigliamo le lettura anche del nostro articolo dedicato in modo più specifico a come adeguare il pollaio in vista dell’inverno.
Ghiaccio e neve: come dare cibo e acqua
Con neve e gelo, i due problemi principali sono l’acqua che ghiaccia e la difficoltà a muoversi e alimentarsi.
L’acqua
- Impedire il congelamento: usare abbeveratoi riscaldati o basi scaldanti, oppure cambiare l’acqua più volte al giorno con acqua tiepida.
- Trucchi: una pallina galleggiante o una bottiglia con acqua salata immersa rallentano la formazione del ghiaccio; abbeveratoi neri al sole si congelano più lentamente.
- La disidratazione è un rischio serio anche in inverno: senza acqua liquida le galline smettono di bere e di mangiare.
Il cibo
- Razione più abbondante ed energetica: con il freddo bruciano più calorie; un po’ di mais e cereali la sera aiuta a produrre calore durante la notte.
- Un pasto caldo occasionale (mangime inumidito con acqua tiepida, o fiocchi d’avena caldi) è molto gradito nelle giornate gelide.
- Grit sempre disponibile per la digestione.
La neve
- Molte galline si rifiutano di camminare sulla neve: spargere paglia o foglie davanti al pollaio crea un “tappeto” che le invoglia a uscire.
- Spalare una piccola area riparata dove possano razzolare.
- Un tunnel o una “veranda” in telo trasparente collegata al pollaio offre uno spazio asciutto e soleggiato anche con il terreno innevato.
In presenza di pulcini
I pulcini sono molto più sensibili al freddo degli adulti: nei primi giorni non regolano ancora la temperatura corporea e hanno bisogno di una fonte di calore costante.
- Con la chioccia: se sono allevati dalla mamma, è lei a scaldarli sotto le ali; basta un ricovero riparato, asciutto e senza correnti.
- Senza chioccia (pulcinaia/brooder): serve una fonte di calore (lampada a infrarossi sicura o piastra riscaldante) con una temperatura di circa 35 °C nella prima settimana, da ridurre di circa 3 °C a settimana fino all’acclimatazione (intorno alle 5–6 settimane, quando hanno le penne).
- Niente correnti d’aria e lettiera sempre asciutta; controllare il comportamento: pulcini ammassati sotto la lampada = hanno freddo, pulcini lontani e ansimanti = troppo caldo.
- Non introdurre pulcini non ancora impiumati nel pollaio esterno in pieno inverno: vanno spostati fuori solo quando sono ben piumati e acclimatati gradualmente e preferibilmente associare le prime uscite a giornate di sole.
Sintomi di assideramento: cosa fare
L’ipotermia (assideramento) si verifica quando la temperatura corporea scende troppo, spesso perché l’animale si è bagnato o è rimasto esposto a freddo intenso. I sintomi sono: gallina gonfia e immobile, letargica, fredda al tatto, con cresta e mucose pallide o bluastre, respiro lento, a volte tremori che poi cessano (segno grave).
Cosa fare (primo soccorso):
- Portala subito al caldo, in un ambiente riparato (una scatola con una fonte di calore delicata, o vicino – non a contatto – a un termosifone).
- Asciugala bene se è bagnata (delicatamente, con un panno o un phon tiepido a distanza).
- Riscaldala gradualmente: mai in modo brusco. Va bene tenerla vicino al corpo, avvolta in un asciugamano.
- Offri acqua tiepida con un po’ di zucchero o elettroliti, se è vigile e in grado di bere.
- Per le parti congelate: non strofinare e non massaggiare cresta o dita gelate (peggiora il danno); non riscaldare con calore diretto e forte. Si possono usare impacchi tiepidi (intorno ai 37–39 °C), mai caldi.
- Contatta il veterinario: l’ipotermia grave e il congelamento (con tessuti anneriti) richiedono valutazione veterinaria; le zone necrotiche vanno gestite per evitare infezioni.
Importante: queste sono indicazioni di primo soccorso, non un sostituto del veterinario. Un animale in ipotermia grave è in pericolo di vita: il riscaldamento va fatto con delicatezza e gradualità, e serve il parere di un professionista.
Il freddo negli altri avicoli
Ogni avicolo ha una diversa tolleranza al freddo. Ecco una panoramica.
- Tacchini: piuttosto rustici e resistenti, ma la testa e le caruncole nude possono congelare: serve un ricovero asciutto e riparato.
- Quaglie: piccole e delicate; temono il freddo e le correnti. Vanno tenute in un ambiente riparato e, d’inverno, in un locale a temperatura mite; le loro voliere vanno protette dal vento.
- Faraone: di origine africana, soffrono il freddo e l’umidità più delle galline; hanno bisogno di un ricovero ben riparato e asciutto e tendono comunque a stare all’aperto anche col gelo (vanno “convinte” a rientrare).
- Anatre: molto resistenti al freddo grazie al piumaggio impermeabile e allo strato di grasso; l’importante è un riparo asciutto e acqua non ghiacciata per bere e pulirsi. Le zampe palmate possono soffrire il ghiaccio: utile una lettiera profonda.
- Oche: tra gli avicoli più resistenti al freddo in assoluto; basta un ricovero riparato dal vento e acqua disponibile.
- Pavoni: più sensibili al freddo umido; hanno bisogno di un ricovero riparato, asciutto e con posatoi alti (la lunga coda non deve strascicare nel bagnato); le dita possono congelare.
- Cigni: resistono bene al freddo se hanno acqua libera; se il laghetto ghiaccia completamente vanno garantiti un’area d’acqua aperta e un riparo, per evitare che restino intrappolati nel ghiaccio.
- Fagiani: rustici, ma in voliera vanno protetti dal vento con teli frangivento e riparo asciutto; tollerano bene il freddo secco.
20 razze che sopportano meglio il freddo
La resistenza al freddo dipende soprattutto da cresta piccola (meno soggetta al congelamento), corpo grande (trattiene più calore) e piumaggio denso. Ecco 20 razze tra le più adatte ai climi rigidi, con una breve descrizione e l’indicazione se tendono a deporre anche in inverno.
| Razza | Descrizione fisica | Depone in inverno? |
|---|---|---|
| Chantecler | Canadese, creata per gli inverni rigidi; cresta e bargigli piccolissimi, corpo massiccio | Sì, tra le migliori |
| Brahma | Gigante, cresta a pisello, piumaggio fitto e zampe piumate | Sì |
| Wyandotte | Media-grande, cresta a rosa, piumaggio denso | Sì |
| Orpington | Grande e “morbida”, piumaggio soffice e abbondante, cresta singola piccola | Sì (rallenta) |
| Australorp | Media-grande, nera lucente, ottima ovaiola | Sì, buona anche d’inverno |
| Plymouth Rock | Media-grande, barrata, calma e robusta | Sì |
| Sussex | Media, robusta e vivace (nota la varietà “Speckled”) | Sì, ottima anche d’inverno |
| Rhode Island Red | Media, rustica e adattabile, mantello rosso mattone | Sì (rallenta) |
| Cocincina | Grande, piumaggio sofficissimo fino alle zampe, cresta piccola | Poche uova |
| Faverolles | Barba, favoriti, zampe piumate e cinque dita | Sì, discreta d’inverno |
| Dominicana | Antica razza americana, cresta a rosa, mantello barrato | Sì |
| New Hampshire | Derivata dalla Rhode Island Red, rustica e precoce | Sì |
| Buckeye | Americana, cresta a pisello, mantello rosso scuro, molto rustica | Sì |
| Delaware | Bianca con collarino nero, corpo grande, uova grandi | Sì, buona d’inverno |
| Jersey Giant | La razza più grande e massiccia, molto resistente | Sì (rallenta) |
| Marans | Rustica, celebre per le uova marrone cioccolato | Sì (rallenta) |
| Welsummer | Rustica, elegante, uova brune maculate | Discreta |
| Barnevelder | Olandese, robusta, uova brune scure | Discreta, anche d’inverno |
| Dorking | Antica razza dal corpo massiccio e cinque dita | Discreta |
| Ameraucana / Easter Egger | Cresta a pisello, guance “barbute”, uova azzurre | Sì, spesso anche d’inverno |
Aggiungiamo anche la Islandese e la Orloff e Pavlovskaya, provenienti dal nord europa e adatte ai climi freddi intemsi di Islanda e Siberia.
Nota: le razze mediterranee a cresta grande (come la Livorno) sono ottime ovaiole e rustiche di corpo, ma la loro grande cresta singola è molto più esposta al congelamento: nei climi rigidi richiedono maggiori attenzioni (vaselina, ambiente asciutto).

Domande frequenti (FAQ)
A che temperatura le galline iniziano ad avere problemi con il freddo?
Le galline sane, in un ricovero asciutto e riparato dal vento, stanno bene anche sotto zero, e le razze rustiche tollerano tranquillamente −10 °C e oltre. I problemi seri (congelamento, ipotermia) compaiono con freddo intenso unito a umidità o vento, o quando l’animale si bagna. Non è tanto la temperatura “sulla carta” a contare, quanto le condizioni di umidità, vento e asciuttezza del ricovero.
Devo mettere una lampada o un riscaldamento nel pollaio?
In genere no. Le galline si scaldano da sole con le piume e il calore del gruppo. Il riscaldamento è sconsigliato perché le lampade sono una causa frequente di incendio, impediscono l’acclimatazione e rendono pericoloso un eventuale blackout. Meglio investire in un ricovero asciutto, ben coibentato e senza spifferi. Fonti di calore sicure si usano solo in casi eccezionali (pulcini, soggetti malati, freddo estremo).
Perché il pollaio non va chiuso ermeticamente in inverno?
Perché serve ventilazione: il respiro e le deiezioni delle galline producono umidità e ammoniaca che, se non escono, favoriscono il congelamento delle creste e le malattie respiratorie. La regola è ventilare in alto (sopra i posatoi) eliminando invece gli spifferi a livello degli animali: asciutto e areato, ma non pieno di correnti.
Le galline smettono di fare le uova in inverno?
Spesso rallentano o si fermano, ma più per la riduzione delle ore di luce che per il freddo. Le razze “invernali” (Chantecler, Australorp, Sussex, Wyandotte, ecc.) continuano a deporre. Alcuni allevatori usano una luce artificiale per allungare il fotoperiodo e mantenere la deposizione, ma è una scelta da valutare, perché una pausa invernale fa anche “riposare” le galline.
La cresta della mia gallina ha le punte nere: cosa significa?
È il segno tipico del congelamento (frostbite): i tessuti gelati diventano prima pallidi, poi anneriscono. Nelle forme lievi le punte scure si seccano e cadono da sole; nelle forme gravi c’è rischio di infezione. Mantieni l’ambiente asciutto, applica un po’ di vaselina in prevenzione e, se le lesioni sono estese o infette, consulta il veterinario. Non strofinare la parte congelata.
Va bene dare del cibo caldo o più mais alle galline d’inverno?
Sì, con misura. Un po’ di mais e cereali la sera aiuta a produrre calore durante la notte, e un pasto caldo occasionale è gradito nelle giornate gelide. Non bisogna però esagerare: il mangime completo resta la base della dieta, e troppi cereali fanno ingrassare. L’errore più grave in inverno è semmai lasciare l’acqua ghiacciata.
Le galline possono camminare sulla neve e sul ghiaccio?
Fisicamente sì, ma la maggior parte si rifiuta di camminare sulla neve e rischia di scivolare sul ghiaccio o di bagnarsi le zampe. Meglio spargere paglia o foglie a creare un tappeto, spalare una piccola area riparata e, se possibile, offrire uno spazio coperto e asciutto dove razzolare.
Gli altri avicoli (anatre, oche) soffrono il freddo come le galline?
Meno. Anatre e oche sono tra gli avicoli più resistenti al freddo, grazie al piumaggio impermeabile e allo strato di grasso; l’importante è un riparo asciutto e acqua non ghiacciata. Faraone, quaglie e pavoni, invece, soffrono di più il freddo e soprattutto l’umidità, e hanno bisogno di ricoveri ben riparati. I tacchini sono rustici ma con testa e caruncole esposte al congelamento.
In conclusione
Proteggere le galline dal freddo non significa riscaldarle, ma tenerle all’asciutto e al riparo dal vento: il loro piumaggio fa quasi tutto il lavoro. Le attenzioni chiave sono un ricovero ventilato ma senza spifferi, una lettiera profonda e asciutta, posatoi larghi dove coprire le zampe, la protezione di cresta e bargigli (razze a cresta piccola e, se serve, vaselina), l’acqua sempre liquida e una razione un po’ più energetica. In caso di neve serve un tappeto di paglia e uno spazio riparato; con i pulcini una fonte di calore sicura; in caso di assideramento un riscaldamento graduale e il veterinario.
Scegliendo razze rustiche come Chantecler, Brahma, Wyandotte, Orpington o Australorp, il pollaio attraverserà l’inverno in salute – e, con un po’ di fortuna, con qualche uovo anche nei mesi più freddi.


































![Scherza coi fanti, ma lascia stare i galli! [video divertente] Gallo attacca mucca (video divertente) | Tuttosullegalline.it](https://www.tuttosullegalline.it/newsite/wp-content/uploads/2017/03/hqdefault-150x150.jpg)
































