
A Sant’Andrea, piccola frazione di Badia Calavena (Verona), Matteo Caloi ha ideato un geniale “autobus per galline”, un mezzo autocostruito che potremmo definire un pollaio mobile per trasportare le sue galline sui verdi e rigogliosi prati montani.
Ogni quattro giorni cambia prato alle sue galline di razze antiche e il risultato è sorprendente: in pochissimo tempo, racconta, “la biodiversità è aumentata in modo incredibile“.
Una sorta di concetto di transumanza ma applicato alle galline, e che assicura loro tanta erba fresca (clorofilla che rende il tuorlo più colorato) e proteine nobili dei piccoli insetti e altri animaletti che hanno tra gli steli d’erba il loro habitat.
Matteo ha 25 anni, è cresciuto a Verona e da bambino seguiva il nonno nell’orto. «Da piccolo seguivo dei corsi sui grani antichi e mi sono sempre interessato all’allevamento delle galline», racconta. Cinque anni fa i suoi genitori hanno acquistato i terreni in cui oggi lui dà sfogo a tutte queste passioni con l’azienda agricola Trètener: ortaggi, frutta, grani antichi, fagioli rari, zafferano, miele e – ovviamente – galline.
Come funziona il pollaio mobile
L’idea, dice Matteo, è arrivata guardando agli Stati Uniti: lì i pollai mobili sono ormai una pratica abbastanza comune nelle aziende che puntano sulla sostenibilità. In Italia invece sono ancora una rarità. Così mi sono rimboccato le maniche e ne ho costruito uno da solo.
Il meccanismo è semplice e geniale:
- Le galline utilizzano la casetta-pollaio anche come ricovero.
- Sul tetto c’è un pannello fotovoltaico: l’energia accumulata serve per piccole funzioni, ad esempio aprire e chiudere automaticamente la porticina.
- Ogni quattro o cinque giorni, Matteo lo sposta in un altro prato con la motocarriola.
- Insieme all’autobus viaggiano anche un nido mobile e una mangiatoia mobile.
Capienza? Circa ottanta galline alla volta. E visto che il sistema funziona, l’agricoltore sta già costruendo altri “autobus” per estendere il servizio ad altre galline.

Pecore prima, galline dopo: la coppia vincente che rigenera il prato
La parte più curiosa è il passaggio di consegne tra animali. Nei prati di Trètener arrivano prima le pecore, che si occupano dell’erba più alta. Poi tocca alle galline, che scendono dall’autobus e fanno il resto.
«In pochissimi anni ho visto un aumento incredibile della biodiversità – racconta Matteo –. Le galline, con il loro caratteristico razzolare, contribuiscono a rendere più fertile il terreno, arieggiano il suolo, spargono le deiezioni, sollevano l’erba morta e lasciano entrare la luce nel terreno, creando spazio per nuovi semi».
In più, spostandole continuamente, le galline trovano sempre erba fresca, si nutrono di insetti, eliminano semi infestanti e perfino alcuni parassiti. «Solo aspetti positivi – riassume Caloi – per il terreno e per chi, come me, coltiva».
Galline di razze antiche, alcune quasi estinte

Non tutte le galline dell’azienda salgono sull’autobus. Quelle di razza Livornese – ovaiole molto produttive – vivono in un pollaio fisso circondato da alberi da frutto: gli alberi le proteggono dai rapaci, fanno ombra d’estate e in più regalano la frutta.
Le galline di razze antiche, invece, hanno una grande passione per il pascolo. Alcune appartengono a razze rare, altre risalgono addirittura all’Ottocento, e ci sono varietà oggi considerate quasi estinte. È per loro che è nato l’autobus: hanno bisogno di muoversi molto, beccare, esplorare. E dal punto di vista della biodiversità, salvare razze antiche è un piccolo gesto che vale tantissimo.
Ma allevare galline all’aperto, in montagna, significa anche fare i conti con i predatori. Matteo ha pensato anche a questo. Una rete elettrificata circonda l’area di pascolo, tenendo a distanza volpi e faine. Dall’alto, invece, ci pensano le pecore: i rapaci, vedendole, evitano di attaccare. E la sera, quando il sole tramonta, la porticina automatica crepuscolare si chiude da sola, grazie all’energia accumulata dal pannello fotovoltaico.
Il “trucco” del pollaio mobile non fa felici solo i prati: anche le galline ci guadagnano (e molto) in benessere. Stress più basso, alimentazione più varia, spazio in abbondanza. Matteo integra l’alimentazione con un po’ di mangime biologico, ma la verità è che gran parte del nutrimento se lo procurano da sole, prato dopo prato. «Riusciamo anche a risparmiare molto», ammette.
E le uova? «Saporitissime, con un plus nutrizionale veramente interessante», dice lui. Insieme alle cassette di verdura, vengono consegnate in valle. E pare che il passaparola funzioni benissimo.
Un’idea piccola che può diventare grande
Quello che colpisce della storia di Matteo Caloi non è solo il mezzo – per quanto geniale –, ma l’idea che ci sta dietro: mettere insieme animali, terra e tecnologia leggera per far funzionare meglio un’azienda agricola.
Pochi soldi, tanta osservazione, qualche pannello fotovoltaico e una motocarriola.
Risultato: un terreno più fertile, biodiversità in crescita, razze antiche salvate dall’estinzione e uova che diventano un piccolo successo locale.
Pollai su ruote stanno spuntando anche altrove in Italia – c’è chi li sta provando nei vigneti del Trentino, chi nelle aziende biologiche dell’Alto Adige – ma l’autobus della Lessinia ha quel tocco personale e creativo in più che lo rende davvero memorabile. Forse perché ricorda i giochi dell’infanzia, o forse perché racconta una cosa semplice: che a volte, per migliorare le cose, basta cambiare prato.
Quale razza antica di gallina viene allevata?
La razza è la Gallina Cucca Veneta, antica razza di gallina diffusa fino a metà 1900 in tutto il territorio della Lessinia e del Veneto, soppiantata poi da razze americane più produttive, diffuse al fine della guerra.
Veniva chiamata anche Grisa, Cucula, Cucca, Cenere, Capparola, Bisa (da NON confondere con le galline simili diffuse negli ultimi anni in tutto il territorio Veronese).
Ho recuperato questa razza antica italiana (scopri le altre razze ovaiole autoctone italiane) quasi estinta da un allevatore della bassa Veronese, che la mantiene da anni. Ora sto cercando di ripopolarla per evitare che venga persa completamente e creare un piccolo allevamento all’aperto di 100 capi.

































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