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Sicuramente questo è l’aspetto meno entusiasmante del processo di realizzazione di un pollaio domestico – in quanto avremo da confrontarci con leggi, normative, regolamenti e burocrazia varia – ma è l’aspetto legale determinante “a priori” per poterlo poi costruire in tutta tranquillità e nel totale rispetto delle regole e del “buon vicinato”.
Ed è tanto importante quanto, allo stesso tempo, molto poco noto, anche magari per coloro che da sempre ne hanno avuto uno e hanno accudito galline; ecco allora che in questo (lungo) articolo approfondiremo bene tutti gli aspetti della normativa che regola i pollai domestici.

Ecco quali informazioni troverai in questo articolo

Di seguito quindi tutte le informazioni utili per sapere con certezza cosa fare per essere in regola nell’allestimento di un pollaio domestico, se si possono tenere le galline in un centro abitato e quante per uso domestico, quale deve essere la distanza dal confine con la proprietà dei vicini e quale quella minima tra il pollaio e la propria abitazione.

In primo luogo è essenziale distinguere i tre diversi ambiti normativi a cui sono soggetti i pollai domestici per autoconsumo (pollaio per uso familiare):

  • la normativa (nazionale) finalizzata al monitoraggio dello stato di salute della popolazione avicola: punto di vista veterinario;
  • la normativa (comunale) finalizzata all’igiene e sanità pubblica: punto di vista della salute umana (dei detentori stessi e di tutti i cittadini residenti nel Comune);
  • la normativa (comunale) in materia di edilizia: solo nel caso in cui siano realizzate opere in muratura o strutture (anche in legno) con dimensioni e copertura tali da costituire cubatura.

Un quarto ambito di cui tener sempre conto, al di là di ogni normativa, è quello che ricade sotto il grande cappello delle regole di buon vicinato e di buon senso; riteniamo che al fine della buona riuscita del nostro pollaio domestico sia un parametro fondamentale di cui tener conto, per evitare inutili stress e affinché una cosa bella come l’accudire alcune galline si trasformi in breve tempo in un’esperienza assai spiacevole e fonte di attriti. Sarà quindi essenziale gestire bene il nostro pollaio curando l’igiene del pollaio per la salute delle nostre galline e per il rispetto delle regole di buon vicinato.

La normativa nazionale sul pollaio domestico finalizzata al monitoraggio dello stato di salute della popolazione avicola

A livello nazionale la normativa di riferimento per i pollai domestici destinati all’autoconsumo è il Decreto Legislativo 16 marzo 2006, n. 158. Nel Decreto viene in primo luogo definita “l’azienda” come “qualsiasi luogo, anche all’aria aperta, in cui gli animali sono allevati, o detenuti, anche transitoriamente” (indipendentemente dalla distinzione tra pollaio domestico di privati cittadini o pollaio con scopi di produzione e vendita realizzato nell’ambito di un’attività economica).

È poi all’Art. 14 comma 1, relativo all’Autocontrollo, che viene introdotta la necessità di registrazione presso il servizio veterinario dell’azienda unità sanitaria locale (Azienda USL):
Art. 14 – comma 1: “Il titolare dell’azienda di cui all’articolo 1, comma 3, lettera a), se non già registrato presso il servizio veterinario dell’azienda unità sanitaria locale competente per territorio ai sensi delle normative vigenti, deve chiedere la registrazione presso il predetto servizio.”
La terminologia “Se non già registrato” sottintende che qualora il pollaio già esistesse ma la registrazione non fosse stata fatta, sarebbe necessario farla.

Nella pratica, questa normativa si traduce nel recarsi presso il servizio veterinario dell’Azienda USL competente per il territorio e compilare il modulo di “Richiesta di registrazione per le aziende di allevamento presso i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali” (Art. 14 comma 1 D.Lgs 158/2006).

Nel modulo vanno semplicemente inseriti i dati anagrafici del titolare (anche semplice privato cittadino in qualità di persona fisica e non necessariamente legale rappresentante di un attività economica), l’indirizzo di ubicazione del pollaio domestico e il numero di animali che si intendono allevare per ogni specie (infatti questo stesso modulo è quanto serve non solo per galline ovaiole, ma anche per altri “animali di bassa corte” come colombi, tacchini, anatidi, conigli, nonché altre specie animali quali bovini, ovini, caprini, suini, equini, api, struzzi e altro).

Nel modulo di richiesta dovrà inoltre essere indicata la finalità per la quale vogliamo realizzare un pollaio domestico, e qui dovremo dunque specificare “per autoconsumo” (qualora nel vostro caso si trattasse di una finalità diversa dall’autoconsumo, sarà necessario specificarla in dettaglio).

Alla consegna del modulo compilato, al nostro piccolo pollaio domestico verrà attribuito un codice aziendale. Nel caso di variazioni (specie in caso di incremento del numero di esemplari) è previsto che questa registrazione venga aggiornata, ai fini della comunicazione del nuovo numero (o anche nel caso dell’introduzione di nuove specie).

Tale modulo deve essere obbligatoriamente compilato anche per una sola gallina ovaiola e fino ad un massimo di 250; al di sopra di questo numero di esemplari entrano in gioco ulteriori normative in quanto si va a ricadere nei regolamenti previsti per gli stabilimenti produttivi commerciali di medie e grandi dimensioni.

Quindi, in sintesi, nel caso di pollaio in cui sono allevati o custoditi:

fino a 250 volatili Gallus gallus: può trattarsi sia di autoconsumo sia di stabilimento produttivo di uova destinate al consumo umano e si applica il Decreto Legislativo 16 marzo 2006, n. 158, che prevede la semplice registrazione di cui sopra;

tra 250 e 350 volatili Gallus gallus: trattasi esclusivamente di stabilimento produttivo di uova destinate al consumo umano e si applica il Decreto 26 settembre 2000, n. 339 che prevede che venga inviata apposita comunicazione al servizio veterinario;

oltre 350 volatili Gallus gallus: trattasi esclusivamente di stabilimento produttivo di uova destinate al consumo umano e si applica il  Decreto Legislativo 29 luglio 2003, n. 267 che prevede che venga inviata altra specifica comunicazione contenente la dichiarazione di conformità dell’allevamento ai requisiti relativi al benessere animale ai sensi del medesimo Decreto Legislativo.

Lo scopo e le sanzioni previste dalla normativa nazionale sui pollai domestici finalizzata al monitoraggio dello stato di salute della popolazione avicola

La registrazione, prevista dal Decreto Legislativo 16 marzo 2006, n. 158, nasce dalla volontà e necessità del legislatore di conoscere e censire le aziende di allevamento di animali per attività di monitoraggio dello stato di salute della popolazione avicola.

Tale necessità è stata riconosciuta dal legislatore già con il vecchio, ma sempre in vigore,
Testo Unico delle Leggi Sanitarie (T.U.LL.SS.) del 1934, che prevede appunto l’obbligo, per
il titolare, di segnalare all’autorità sanitaria (allora il podestà, oggi il sindaco) l’attivazione
degli allevamenti di animali.

Oggi il D.lgs n. 158/2006, nonché le specifiche normative in materia di anagrafe animale (D.P.R. 317/96 ed altre), riprendono questo concetto ed hanno identificato nei servizi veterinari dell’azienda unità sanitaria locale, gli uffici deputati a ricevere le richieste di registrazione per le “aziende” di allevamento, indipendentemente dalla finalità dell’allevamento stesso (animali d’affezione, autoconsumo o produzione).

I principi già presenti nella normativa nazionale sono stati confermati della nuova
normativa europea in materia di sicurezza alimentare, il cosiddetto “pacchetto igiene”;
infatti le aziende di allevamento di animali produttori di alimenti per l’uomo vengono definite dal Regolamento (CE) n. 852/2004 del 29 aprile 2004, “imprese alimentari di produzione primaria”, e come tali, sono soggette all’obbligo di registrazione presso i servizi veterinari delle ASP (autorità competente) ai sensi dell’art. 6 di detto Regolamento.

Ad esempio, nel caso di diffusione di aviaria (o altro) sarà importante essere registrati e poter così essere sottoposti all’eventuale controllo veterinario.

Abbattimenti selettivi di galline finalizzati al controllo della diffusione della malattia aviaria da virus A (H5N1)
Abbattimenti selettivi finalizzati al controllo della diffusione della malattia aviaria da virus A (H5N1)

Importanza del codice aziendale

In mancanza di registrazione e in assenza quindi dell’attribuzione del codice aziendale, gli animali non possono essere introdotti nell’azienda; gli stessi consorzi agrari in fase di acquisto vi chiederanno il codice aziendale (senza il quale non potranno cedervi alcun animale).
Il codice aziendale è inoltre richiesto in caso di necessità di somministrazione e acquisizione di farmaci.

Sanzioni Amministrative

I titolari di aziende di allevamento che non abbiano provveduto a registrare la propria azienda al Servizio Veterinario sono puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria che può variare da un minimo di 5.164 € a un massimo di 30.987 € (art. 14, comma 1 e art. 32 del D.Lgs n. 158/2006).
Inoltre, in relazione alla tipologia di allevamento ed alle specie animali allevate, potranno essere applicate sanzioni specifiche e/o provvedimenti di sequestro sanitario degli animali presenti.

La normativa comunale sui pollai domestici finalizzata all’igiene e sanità pubblica

A differenza della normativa nazionale, che, come abbiamo appena visto nel paragrafo precedente, disciplina il monitoraggio dello stato di salute della popolazione animale, la normativa relativa alla salute umana è disciplinata a livello locale dai Comuni (nello specifico dal Sindaco, in quanto primo responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio, quale primus inter pares).

È quindi responsabilità e competenza dei Comuni regolamentare anche questo aspetto legato all’inserimento e allevamento di animali da cortile (o da affezione) comprese quindi anche le galline del nostro pollaio domestico.

Se i Comuni in Italia sono circa 8.000 è quindi presto detto che circa 8.000 sono i diversi “Regolamenti di igiene e sanità pubblica” approvati con Deliberazione della Giunta Comunale; laddove la materia non sia disciplinata con apposito “Regolamento di igiene e sanità pubblica” è spesso disciplinata nei “Regolamenti edilizi”, in appositi articoli dedicati all’igiene e sanità pubblica.

Le soglie di regolamentazione di ogni Comune possono quindi essere diverse e diversamente restrittive, fino addirittura a vietare la realizzazione di pollai domestici sul proprio territorio.

È quindi sempre necessario verificare quale sia il regolamento comunale del proprio territorio di appartenenza, prendendo contatto con gli Uffici Comunali preposti.

Esempio di regolamento Comunale

Di seguito un esempio abbastanza standard di regolamento, ma sicuramente non valido ovunque (teniamo sempre presente che potrebbe esserci anche il divieto assoluto):

“L’ubicazione dei nuovi allevamenti deve essere conforme ai punti seguenti:

a)  Non  sono  ammessi  allevamenti  entro  il  centro  urbano,  sobborghi  e  zone  periferiche  comunque  edificabili  previste  dal  PRG,  né  nelle  frazioni  del  Comune  e  relative  zone  di espansione, nei nuclei abitati posti anche in zone agricole e comunque all’interno delle zone indicate nel PRG vigente.

b)  L’apertura  di  allevamenti  e  ricoveri  di  animali  di  qualsiasi  specie,  ad  eccezione  di  quelli  previsti  dal  comma  seguente,  è  consentito  nelle  località  situate  al  di  fuori  delle  zone  contemplate  dal  precedente  comma  e  comunque  a  distanza  non  inferiore  a  m  1000  dai  confini esterni delle zone edificabili del centro urbano, dalla fascia urbanizzata litoranea e di tutta la sua periferia, indicate nel PRG; a m 250 per le frazioni e i nuclei abitati del forese e  deve  essere  osservata  la  distanza  di  al
meno  m  30  dalle  strade  pubbliche  e  a  m  100  da  abitazioni di terzi.

c)  L’apertura  di  allevamenti  suinicoli  ed  avicoli  che  producono  liquame è  consentita  nelle  località  situate  al  di  fuori  delle  zone  contemplate  nel  precedente  comma  e  comunque  a  distanza non inferiore a m 2000 dai confini esterni delle zone edificabili del centro urbano, dalla fascia urbanizzata litoranea e di tutta la sua periferia indicate nel PRG; a m 500 per le frazioni e i nuclei abitati del forese e deve essere osservata la distanza di almeno m 50 dalle strade pubbliche e m 200 da abitazioni di terzi.

d) I nuovi allevamenti e il trasferimento di allevamenti esistenti, devono rispettare la distanza minima  di  m  1000  dalle  zone  soggette  a  tutela  ambientale,  dalle  zone  umide,  dalle  zone  pinetate e dalle zone soggette ad erosione marina di cui alle tavole del PRG vigente.

e)  I recinti all’aperto e i ricoveri per animali devono essere dislocati al di fuori delle aree urbanizzate, lontano dall’abitazione e ubicati ad una distanza non inferiore a 10 m dalle abitazioni vicinali. E’ ammesso un numero di capi limitato all’uso familiare.”

L’indicazione relativa ai pollai (aerati e mantenuti puliti) che devono essere ubicati al di fuori delle aree urbanizzate e all’interno dei quali sarà ammesso solo un numero di capi limitato all’uso familiare e distanti dalle abitazioni vicine almeno 10 metri, è abbastanza diffusa.

Laddove le regole previste dal Comune territorialmente competente non siano rispettate (ad esempio a seguito di semplice segnalazione alla Polizia Municipale), potrebbe essere emessa ordinanza di smantellamento e rimozione del pollaio.

Laddove non ci sia una regola specifica emanata dal Comune territorialmente competente, il pollaio è realizzabile nell’assoluto rispetto delle regole di buon vicinato e di buon senso e, anche in tal caso, qualora queste non fossero rispettate, un’ordinanza del Sindaco (anche eventualmente supportata e corredata da un parere dell’Azienda USL), potrebbe imporne lo smantellamento e la rimozione.
Ci dobbiamo in tal senso comportare con la stessa accortezza e rispetto che risulterebbe necessaria in un condominio in assenza di uno specifico articolo sul regolamento condominiale… e magari donare via via qualche ovino delle nostre galline ai vicini! 🙂

La normativa comunale in materia di edilizia

Sicuramente, nel caso in cui si realizzi un piccolo pollaio domestico per autoconsumo, sia esso autocostruito o acquistato sul mercato, non è necessaria alcuna pratica edilizia.

Il problema si pone solo nel caso in cui si voglia procedere alla realizzazione di basamenti in cemento e di strutture chiuse in muratura.

Se possibile, dunque, meglio evitare la realizzazione di opere murarie preferendo la realizzazione di strutture semplici, il più possibile facilmente manutenibili e semplici da spostare; in tal senso, potrebbe essere una buona idea quella di utilizzare un carro di legno o vecchi automezzi su ruote “riciclati in modo creativo” (così fu fatto ad esempio nel pollaio del West Sussex, in cui, nel 2012, fu incredibilmente ritrovata il primo modello di auto Mini prodotta dalla casa automobilistica!).

Qui sotto altri esempi di pollai domestici ricavati in auto d’epoca… più o meno ben conservate! 🙂

Pollaio domestico e galline "su Volks Wagen d'epoca"
Pollaio domestico “su Volks Wagen d’epoca”

 

Pollaio domestico con galline ricavato dal recupero di mezza Morris Traveller del 1970
Pollaio domestico ricavato dal recupero di “mezza Morris Traveller del 1970”

Qualora si voglia comunque procedere alla realizzazione di una struttura in muratura (ad esempio per utilizzarla anche come ricovero di strumenti, attrezzature varie per il giardino, mangimi o altro), è necessario prendere visione del Regolamento Edilizio comunale e capire se l’intervento che si vuole realizzare può ricadere nelle attività di “Edilizia libera”, per la quale basta una semplice Comunicazione inizio lavori (CIL) o Comunicazione asseverata da un tecnico abilitato (CILA), oppure in altre situazioni normative, per cui può essere necessario un titolo abilitativo come la Segnalazione Certificata Inizio Attività (SCIA), la Dichiarazione Inizio Attività (DIA) o il Permesso di Costruire (PdC).

Dunque, in caso di pollaio domestico in muratura, è assolutamente consigliato informarsi attentamente sul titolo abilitativo adeguato, per non rischiare di incorrere in un abuso edilizio, seppur inconsapevolmente.

Pollaio domestico: regole di buon vicinato e di buon senso

Laddove non vi sia un esplicito regolamento, è di primaria importanza verificare il livello di accettabilità del nostro pollaio da parte del nostro vicinato.
Sicuramente andranno fatte valutazioni sia sulle emissioni odorigene (che comunque nel caso di un pollaio con un numero minimo di esemplari e ben manutenuto sono pressoché nulle: vedere L’igiene del pollaio per la salute delle nostre galline), che su quelle acustiche (l’eventuale presenza di un gallo in ambito urbano potrebbe non essere ben accetta e indurre i vicini a segnalare il disturbo alla Polizia Municipale), nonché su un problema spesso sottovalutato ma molto delicato, ovvero il richiamo di piccioni, tortore e altri volatili nei pressi del pollaio (per cui potrà essere necessario predisporre apposite voliere ben inserite nel contesto urbano anche da un punto di vista dell’impatto visivo).

Insomma, come in tutte le cose della vita quotidiana, il criterio di riferimento dovrebbe essere il seguente: “la nostra libertà di realizzare un pollaio domestico finisce dove intacca la libertà dei nostri vicini (che non devono subire odori, rumori o invasioni di piccioni)”.

Pollaio domestico e rapporti di buon vicinato
Rapporti di buon vicinato: Ned Flanders e Homer Simpson – Episodio 16 Stagione 27 (2016)

Tutte le situazioni di disturbo e danno è quindi bene che siano valutate ed accuratamente evitate. Potrebbe non essere una brutta idea prendere contatti con i propri vicini descrivendo l’idea del pollaio e cercare di coinvolgerli nel vostro progetto, prendendo in primo luogo accordi preventivi sull’eventualità di rinunciare al progetto qualora si manifestassero forme di disturbo non previste e/o inaccettabili.
Questo accordo preventivo è a nostro avviso determinante; rassicurerà il vicinato e stabilirà un criterio di comportamento da seguire “in caso di emergenza”.

Possiamo dare diretta testimonianza di un nostro piccolo pollaio domestico (con soli due esemplari di galline ovaiole ruspanti) realizzato in pieno centro urbano, in uno spazio idoneo all’interno di un piccolo giardino e gestito in modo tale da avere “impatto zero” sul vicinato e sul quartiere.

Il pollaio domestico da giardino per 2 galline ovaiole di TuttoSulleGalline.it
Il pollaio domestico “da giardino” per 2 galline ovaiole di TuttoSulleGalline.it

Anzi, in alcuni casi, si è addirittura rivelato un felice richiamo per i bimbi, che incuriositi dalla presenza dello “strano animale”, ci hanno chiesto se era possibile andare a vedere le galline e le uova; alla fine, poter interagire con delle galline è una cosa che incuriosisce un po’ tutti, e sono tantissime le persone che si appassionano ad osservare i comportamenti buffi e inattesi di questi animali da cortile, dall’insospettata intelligenza e affettività.
Ultimissimo consiglio: non dimenticate mai, di tanto in tanto, di riempire un panierino d’uova da donare ai vicini… sarà molto apprezzato e il livello di tolleranza salirà sicuramente! 🙂

Pollaio domestico da giardino per galline ovaiole
Pollaio domestico da giardino per galline ovaiole
Pollaio domestico fai da te da giardino per galline ovaiole
Pollaio domestico “fai da te” da giardino per galline ovaiole

 

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31 Commenti

  1. Buona sera, volevo chiedervi lumi in merito della registrazione del pollaio come autoconsumo.
    Il decreto Legislativo del 16 marzo 2006, n. 158 nel punto 3.3 Verifiche presso l’allevamento (REGISTRAZIONE DELL’ AZIENDA) , per l’autoconsumo le imprese sono esonerate dagli obblighi di registrazione di cui agli articol 4, 5, e 15.
    Tutti gli altri punti rimangono come registri dei farmaci, manuale del benessere animale,ecc……
    Tutto questo papello mi è stato richiesto dall’ufficio veterinario di zona sotto indicazione del dirigente della provincia di Messina.
    Per me e tanti altri tutto questo è un’assurdità, potete aiutarci?

    • Buongiorno Simone, se abbiamo inteso bene la tua domanda, crediamo di poter riuscire a tranquillizzarti 🙂
      Il “papello” che vi è stato richiesto si traduce in realtà nella semplice necessità di essere in possesso di un “foglio”, ovvero della “Registrazione per le aziende di allevamento presso i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali” (Art. 14 comma 1 D.Lgs 158/2006).
      Come scritto nel presente articolo:
      “Nella pratica, questa normativa si traduce nel recarsi presso il servizio veterinario dell’Azienda USL competente per il territorio e compilare il modulo di “Richiesta di registrazione per le aziende di allevamento presso i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali” (Art. 14 comma 1 D.Lgs 158/2006).
      Nel modulo vanno semplicemente inseriti i dati anagrafici del titolare (anche semplice privato cittadino in qualità di persona fisica e non necessariamente legale rappresentante di un attività economica), l’indirizzo di ubicazione del pollaio domestico e il numero di animali che si intendono allevare per ogni specie (infatti questo stesso modulo è quanto serve non solo per galline ovaiole, ma anche per altri “animali di bassa corte” come colombi, tacchini, anatidi, conigli, nonché altre specie animali quali bovini, ovini, caprini, suini, equini, api, struzzi e altro).
      Nel modulo di richiesta dovrà inoltre essere indicata la finalità per la quale vogliamo realizzare un pollaio domestico, e qui dovremo dunque specificare “per autoconsumo” (qualora nel vostro caso si trattasse di una finalità diversa dall’autoconsumo, sarà necessario specificarla in dettaglio).
      Alla consegna del modulo compilato, al nostro piccolo pollaio domestico verrà attribuito un codice aziendale. Nel caso di variazioni (specie in caso di incremento del numero di esemplari) è previsto che questa registrazione venga aggiornata, ai fini della comunicazione del nuovo numero (o anche nel caso dell’introduzione di nuove specie).
      Tale modulo deve essere obbligatoriamente compilato anche per una sola gallina ovaiola e fino ad un massimo di 250; al di sopra di questo numero di esemplari entrano in gioco ulteriori normative in quanto si va a ricadere nei regolamenti previsti per gli stabilimenti produttivi commerciali di medie e grandi dimensioni.”

       
      Lo scopo è solo quello di essere registrati/censiti per essere quindi oggetto di verifica e controlli qualora ce ne fosse la remota necessità. La finalità della norma è quella del monitoraggio dello stato di salute della popolazione avicola in caso ad esempio di epidemie di aviaria pericolose per la salute degli esseri umani.
       
      Non fatevi scoraggiare da questo “papello” … è soltanto un foglio (peraltro necessario, in quanto richiesto anche presso i consorzi agrari e gli allevamenti dove eventualmente andrete ad acquistare le vostre galline).

      Questo il nostro “papello” compilato 🙂
      Registrazione pollaio per galline ovaiole

      Speriamo di esserti stati di aiuto e di aver chiarito la questione. In caso contrario non esitare a scriverci ancora.
      Grazie, un cordiale saluto e buona giornata!

  2. Salve, ho letto il vostro articolo e mi sono documentato presso il mio Comune, dove mi è stato detto che dovrei aprire una pratica edilizia e paesaggistica perché abito al lago. Secondo voi esiste un sistema per aggirare tutta questa burocrazia immensa? Non so tenere una gallina assimilandola come animale da compagnia? xD Grazie 🙂

    • Buonasera Vir92, per provare ad aiutarla abbiamo bisogno di capire meglio. Le hanno chiesto di presentare una pratica edilizia (e quindi anche paesaggistica in quanto in area di lago con vincolo paesaggistico) per quale tipologia di pollaio? La pratica che le hanno richiesto è prevista anche per un piccolo pollaio prefabbricato (in legno o altro) destinato ad un numero esiguo di galline ovaiole (ad esempio una coppia di galline o 4/5 galline) o per altra tipologia di struttura? Quanto vi hanno richiesto è esplicitamente contenuto nel Regolamento Urbanistico o Edilizio del Comune?
      Molto spesso si tratta solo di capire bene come definire (classificare) il tipo di intervento che si vuole realizzare. Per un pollaio prefabbricato di dimensioni ridotte e senza strutture in muratura (paragonabile ad una cuccia per cani) ci sembra strano sia richiesta una pratica edilizia. Potete farci capire meglio, nel suo caso specifico, di cosa si tratta? Grazie, un cordiale saluto e buona serata

      • Vi ringrazio per la risposta e la cortesia. Dunque io ho spiegato espressamente che si tratta di un pollaio con 2/3 capi prefabbricato in legno largo 60x70x102cm. Mi hanno detto che anche in questo caso serve pratica edilizia e paesaggistica però carte alla mano non ho visto nulla di espressamente chiaro e univoco. Mi hanno solo mostrato la distanza da altri ambiti territoriali di 50m, un foglio riguardate la recinzione e mi hanno detto che tendenzialmente loro assimilano questi edifici alla normativa riguardante gazebi di ferro (alti max 2,4m per una copertura max di 9mq). Cosa posso chiedere secondo voi? Vi ringrazio molto per l’aiuto che mi state fornendo 🙂

        • Buongiorno, ci immedesimiamo nei suoi panni. Sicuramente un primo tentativo da fare potrebbe essere quello di far vedere anche una fotografia del tipo di pollaio da realizzare cercando di fargli capire che più che ad un gazebo è assimilabile ad una cuccia per cani (quindi, una possibile domanda diretta da porgli potrebbe proprio essere questa: “Per una cuccia in legno per cani è necessaria una pratica edilizia?”).
          Le regole comunali possono essere molto restrittive ma non ci sembra possibile lo siano fino a questo punto.
          Altro possibile tentativo da fare potrebbe essere quello di proporre l’ipotesi di realizzare un pollaio mobile su ruote (se ne trovano molti in vendita, del tutto simili a quelli fissi) che, non essendo una struttura fissa riteniamo esuli con ancora maggiore certezza dal poter essere assimilato ad un gazebo.
          Infine, per quanto riguarda i 50 mt. di distanza, ci sembra di capire che siano 50 mt. dal lago (giusto?), ma in realtà non abbiamo capito bene cosa intende quando parla di “distanza da altri ambiti territoriali” (quali?).
          Per il momento le dunque le consigliamo di porre la domanda sulla cuccia dei cani per sentire cosa rispondono e in caso di provare a proporre un pollaio mobile su ruote. Speriamo siano strategie percorribili e che portino a qualche risultato positivo; restiamo in attesa di sapere come è andata. Grazie e a presto!
          PS: in caso le sarebbe possibile inviarci per email il regolamento comunale?

  3. buonasera, io ho un pollaio da 2 anni, prima di realizzarlo ho contattato la asl per chiedere se servissero dichiarazioni, pratiche, permessi… mi hanno detto che non era necessario nulla.
    A questo punto è il caso che io stampi il vostro articolo e vada di persona a chiedere lumi?
    (tra l’altro qui nessuno ha mai chiesto un documento per l’acquisto delle galline…)
    grazie.

    • Più che con la stampa del nostro articolo, pensiamo possa andare direttamente con la stampa dell’Art. 14 comma 1 del Decreto Legislativo 16 marzo 2006, n. 158 secondo cui: “Il titolare dell’azienda di cui all’articolo 1, comma 3, lettera a), se non già registrato presso il servizio veterinario dell’azienda unità sanitaria locale competente per territorio ai sensi delle normative vigenti, deve chiedere la registrazione presso il predetto servizio”; dove il D.Lgs n.158/2006 definisce “l’azienda” come “qualsiasi luogo, anche all’aria aperta, in cui gli animali sono allevati, o detenuti, anche transitoriamente” (indipendentemente dalla distinzione tra pollaio domestico di privati cittadini o pollaio con scopi di produzione e vendita, realizzato nell’ambito di un’attività economica).
      Di fatto questa registrazione garantisce che ci sia una sorta di “tracciabilità/mappatura” dei pollai (anche piccoli e per semplice autoconsumo) nel caso di necessità di monitoraggio. All’acquisto dovrebbe essere consegnata una “dichiarazione di provenienza degli animali” (allegato alla fattura di acquisto) con specificato il codice aziendale dell’allevamento di provenienza (in questo caso una vera e propria Azienda intesa come attività commerciale) e il codice aziendale del cliente (anche nel caso di destinazione delle galline ovaiole ad un semplice privato che ne entra in possesso per autoconsumo).
      Alleghiamo a questa risposta, come esempio, la “dichiarazione di provenienza degli animali” delle nostre prime due galline: Guerra e Pace.
      Lo spirito della norma non è quello di autorizzare o meno la realizzazione di un pollaio, ma risponde semplicemente alla necessità di conoscere e censire tutti i pollai presenti sul territorio, per attività di monitoraggio dello stato di salute della popolazione avicola (ad esempio nel caso di diffusione dell’avaria).
      Speriamo di averle fornito informazioni utili. Grazie, cordiali saluti!
      Dichiarazione di provenienza delle galline

  4. Salve, volevo sapere se si possono tenere 2 galline in una villetta a schiera che in totale ha un giardino di 50 metri quadri e che essendo una villetta a schiera a un confinante a sinistra e a destra, in una zona periferica di roma nord.

    Nota a logica si visto e considerato che sono circondato da cani che abbaiano e puzzano come scannati gente che ha 4 5 cani in una villetta a schiera, non vedo che ci sia di male ad aver2 due galline in fondo e’ come avere un uccellino.

    In questo caso per stare tranquillo devo richiedere l’autorizzazione? come indicato nell’articolo?

    • Buonasera Sparrows81, intanto ci scusiamo per il ritardo nella risposta. Molto probabilmente nel suo caso risulterà possibile realizzare un piccolo pollaio per 2 galline (specie se andrà a posizionare in giardino un piccolo pollaio in legno); è però assolutamente necessario che prenda visione del Regolamento Edilizio comunale per avere certezza che non ci siano specifiche esclusioni e/o limitazioni (come è successo ad esempio al Sig. Virgi92, come può leggere qui sopra nei commenti). Sicuramente anche sondare il livello di accettabilità del pollaio da parte suoi due vicini potrebbe essere una buona idea (faccia loro presente che un pollaio ben gestito di 2 sole galline non emette alcun cattivo odore). Ci tenga aggiornati. Cordiali saluti e buona giornata.

  5. Buongiorno,
    io purtroppo rientro nel comparto “vittime da non-buon senso”.
    Vivo da circa 1 anno e mezzo in una zona esclusivamente residenziale di Vicenza e la mia casa confina con una casa che, nel retro, ha un giardino con tanto di galline e, ahimè, gallo. Quest’ultimo rappresenta un problema che mi opprime pesantemente: da quando vivo lì, non è passata una sola notte in cui riuscissi a dormire oltre le 4.30; nonostante abbia manifestato il mio disagio alla famiglia, il cui pollaio dista circa 2.5 mt dal mio letto, sono stato investito di parole ed offese culminate con un “Il gallo è sempre stato lì e lì rimane!”.
    Non so più dove sbattere la testa e, non esagero, sono sull’orlo di un esaurimento nervoso.
    Anni fa vivevo in una zona agricola e decisi di cambiare casa dopo che, in una fattoria vicina alla mia abitazione, inserirono un paio di galli.
    Ho scelto quindi una zona residenziale per non incorrere in un problema analogo ma, purtroppo, quando andai a visionare l’appartamento, era pieno inverno e del gallo e delle galline non vidi traccia.
    Cosa mi potete suggerire?
    Vi ringrazio fin d’ora e vi auguro una buona giornata.

    Mauro

    • Buonasera sig. Mauro, comprendiamo purtroppo benissimo la sua situazione e il suo stato di frustrazione. Nei casi come il suo, ovvero di pollaio in zona residenziale, come abbiamo sottolineato nell’articolo, dovrebbe prevalere il buon senso di vicinato e la volontà di trovare un compromesso che accontenti entrambe le parti.
      Da quanto ci dice, la vicinanza del pollaio alla sua abitazione è veramente notevole e una cosa da fare potrebbe essere quella di informarsi presso l’ufficio competente del suo Comune se ciò rientra nella norma. Se non dovesse rientravi potrebbe presentarsi ai suoi vicini impugnando il regolamento e cercando di strappare un accordo (ad esempio, almeno per il periodo estivo, che il gallo venga confinato in un’area o luogo chiuso dove non può arrecarle disturbo, almeno fino ad una certa ora della mattina).
      Noi le suggeriamo questa via, di informarsi approfonditamente e vedere se ci sono possibilità di far capire al vicino (poco cortese) che potrebbe essere nelle sue facoltà richiedere un controllo delle autorità e che questo potrebbe portare alla rimozione definitiva del pollaio, e che quindi conviene trovare un accordo amichevole.
      Nel frattempo lei potrebbe anche provare (se non lo ha già fatto) a fare uso di tappi per le orecchie durante il sonno (dice che funzionino molto bene) e a mettere i doppi vetri alle finestre.
      Il pollaio dovrebbe essere una gioia per tutto il vicinato, ma purtroppo casi come il suo capitano, e dimostrano quanto ancora dobbiamo crescere in cortesia e attenzione per il prossimo.
      Se vuole, ci faccia poi sapere come si evolve la situazione. Da parte nostra c’è molto interesse.
      Grazie per la sua preziosa testimonianza, un cordiale saluto!

  6. Salve, se ho capito bene, come singolo cittadino posso allevare fino a 250 polli per autoconsumo sia da carne che uova, basta dichiararlo all’asl giusto?Questa dichiarazione comporta una tassa da pagare?E ogni volta che si prendono dei pulcini nuovi devo riaggiornarla?grazie

    • Buongiorno Franz, si esattamente. Fino a 250 galline può tenerle e deve dichiararlo all’USL (senza alcun costo) e chiedere all’ufficio di competenza del suo Comune se ci sono eventuali direttive e regole particolari a cui attenersi. Le suggeriamo di dichiarare subito all’USL un allevamento di 250 capi e così può variare al di sotto di questa soglia a suo piacimento, senza dover aggiornare ogni volta la dichiarazione. Ovviamente non deve superare il numero di 250, altrimenti entra in un’altra legislazione. Un cordiale saluto e buona giornata.

    • Buonasera sig. Nunzio, quando dice “allevamento di suo famigliare”, di quanti avicoli stiamo parlando? Conoscere il numero degli animali è fondamentale per capire come può comportarsi per la vendita. Grazie, un cordiale saluto e buona serata.

  7. Buongiorno, sono intenzionato ad aprire un piccolo allevamento di galline ovaiole in prov. di Agrigento max 250 capi, è ovvio che le uova prodotte non saranno soltanto per autoconsumo, ma anche per la vendita.
    All’ufficio veterinario di Agrigento mi hanno detto che prima di registrare l’allevamento e quindi avere il codice aziendale, devo chiedere al comune la SCIA con tutto quello che segue, agibilità, relazione tecnica, ecc.. e di effettuare anche l’autocontrollo HACCP.
    Ho controllato personalmente su vari siti internet ma non è scritto da nessuna parte che io debba effettuare la SCIA.
    E’ possibile per un piccolo allevamento di galline ovaiole max 250 capi fare tutta questa burocrazia??..
    In attesa di una vostra risposta porgo distinti saluti.

  8. gentilissimo
    la mia situazione è simile a quella di nunzio
    ho 25 galline e 4 galli non riusciamo a consumarle tutte e vorrei venderne qualcuna.
    cosa devo fare?

  9. p.s. ho omesso la parola uova, intendevo che vorrei vendere qualche uova -mi farebbe comodo e le galline scorazzano in un terreno -dove abito- di circa 10000 mq, razzolano e mangiano erbe e mangime biologico.

    • Buonasera, esattamente domani pubblicheremo un articolo esaustivo dedicato a tutti coloro che hanno meno di 50 galline e vogliono fare vendita diretta delle prorpie uova.. 🙂 Torni dunque domani a trovarci e avrà tutte le risposte (speriamo!)… Un cordiale saluto e buona serata!

  10. Salve, sono intenzionato ad a fare un piccolo allevamento di galline ovaiole max 250 capi. Al servizio veterinario mi hanno detto che per questo tipo di allevamento bisogna fare la SCIA al comune di residenza, e poi mi daranno il codice aziendale, inoltre mi hanno chiesto che devo effettuare l’autocontrollo HACCP.
    Io ho dei dubbi, a tutt’oggi non trovo da nessuna parte che bisogna espletare questo adempimento, anche perchè si tratta di un piccolo allevamento a conduzione familiare, naturalmente le uova in esubero sono intenzionato a venderle.
    Certo di un vostro interessamento porgo distinti saluti.

    • Buongiorno Giovanni, ci scusiamo se non abbiamo risposto immediatamente alla sua richiesta ma sono stati giorni particolarmente intensi. Veniamo immediatamente al punto.
      In assoluto, la premessa da fare, è che ogni Regione ed ogni singolo Servizio Veterinario dell’AUSL competente può disciplinare questa materia con regole più restrittive (o semplicemente più specifiche e dettagliate) delle regole definite a livello nazionale; e anche i Comuni, a loro volta, possono definire regole più restrittive e specifiche di quanto previsto a livello nazionale e/o regionale. Questo vale per i piccoli pollai domestici per autoconsumo e ancor di più per gli allevamenti avicoli più grandi (ma in genere la nostra attenzione è focalizzata su piccoli pollai con un numero massimo di 50 galline).

      Fatta questa premessa le forniamo solo alcuni spunti di riflessione (che speriamo le siano comunque utili): un allevamento di galline ovaiole di 250 capi, benché a conduzione familiare, non è più un “piccolo pollaio familiare da autoconsumo”, ma ricade certamente nella definizione di stabilimento (che presuppone l’attività commerciale di vendita delle uova); non è più un pollaio familiare e non è neppure un pollaio con un numero di capi inferiore a 50 (per cui è possibile la vendita diretta, come abbiamo dettagliato proprio nell’articolo uscito oggi: Come diventare imprenditori agricoli e vendere le uova).

      Quindi certamente quanto le è stato richiesto dal Servizio AUSL competente è la regolamentazione da seguire sia rispetto alla SCIA (in tal caso richiesta per la registrazione dell’allevamento avicolo), sia rispetto al piano HACCP di autocontrollo. Nel caso specifico del Piano Nazionale di Controllo delle Salmonellosi 2016-2018, ecco cosa dice la legge:
      “Sono esentati dall’obbligo di applicazione del PNCS solo gli allevamenti familiari, come definiti dal DM 13.11.2013
      Gli allevamenti con capacità strutturale inferiore ai 250 capi a carattere commerciale devono applicare il piano attraverso un PdAA adeguato alla realtà aziendale (ovvero semplificato), concordato col Servizio Veterinario.
      Gli allevamenti con capacità strutturale uguale o superiore ai 250 capi devono applicare il piano integralmente.”
      Per togliersi ogni dubbio potrà certamente richiedere gli estremi della regolamentazione comunale e sanitaria agli enti competenti sul suo territorio (Comune e Sevizio Veterinario AUSL).
      Le auguriamo comunque di riuscire a portare a compimento il suo progetto. Un caro saluto e buona giornata.

  11. Salve essendo il servizio veterinario dell’Azienda USL distante dal paese in cui abito non si potrebbe stampare il modulo di “Richiesta di registrazione per le aziende di allevamento presso i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali”
    Da qualche sito specifico USL, compilarlo e spedirlo a quest’ultimo?

    • Ciao Valentina, il nostro suggerimento è di chiamare telefonicamente la tua USL e chiedere direttamente a loro,a che perché il modulo potrebbe variare da Comune e Comune… Facci sapere come va, ciao e buona serata!

  12. Buongiorno, avrei necessità di un chiarimento in merito alla dicitura “nuovi allevamenti”: si intende che se un pollaio in un paese di campagna con una ventina di galline è a meno di 10 metri dall’abitazione del vicino, ma persiste da molti anni, si ha diritto a mantenerlo? Ovvero la legge si applica solo sui nuovi allevamenti o su tutti gli allevamenti?
    Nello specifico per pollaio intendo un recinto di rete metallica. La costruzione in legno che ospita le galline all’interno del recinto è a più di 10 metri. Le galline, però, sono spesso fuori. Grazie

    • Buongiorno Antonella, la dicitura “nuovi allevamenti” è contenuta nel testo di esempio del Regolamento di un singolo ipotetico Comune (indefinito). Non è quindi detto che nel suo Comune si faccia riferimento a “nuovi allevamenti”. Le consigliamo di prendere visione del Regolamento del suo specifico Comune. Comunque, al di là della dicitura “nuovi allevamenti”, crediamo non sia poi molto rilevante questa distinzione, dato che sarebbe alquanto poco dimostrabile valutare quanto nuovo o quanto vecchio sia un pollaio. Dato che per il momento non ha avuto problemi, molto probabilmente nel suo caso può stare tranquilla (ma la conoscenza del Regolamento è comunque da approfondire). Importante è mantenere sempre ottimi rapporti con i vicini! 🙂 Cordiali saluti e buona giornata!

  13. Buongiorno, una piccola informazione, se potete aiutarmi. Il comune montano nel quale ho la seconda casa sembra mancare di Regolamento Edilizio: il tecnico comunale dice che ci si deve rifare al Codice Civile. Considerato che a me interessa essere del tutto in regola e confrontarmi con norme scritte, potete indicarmi la parte del codice che definisce distanze di pollai e recinzioni dell’aia e regole varie per pollai per autoconsumo? A quali norme devo riferirmi, se il Comune ne è sprovvisto?
    Grazie

    • Buonasera Marco, la ringraziamo per la domanda, che ci ha stimolato importanti riflessioni e a seguito della quale ci impegneremo con i necessari approfondimenti (nella totale comprensione da parte nostra della necessità di “essere del tutto in regola e confrontarsi con norme scritte”).
      Nel Codice Civile non è indicata una normativa a cui attenersi relativa ai pollai e in particolar modo ai pollai domestici per autoconsumo; gli unici articoli del Codice Civile in qualche modo attinenti a tale tematica sono:

      • l’art. 1138 (Regolamento di condominio): in cui è stato recentemente disciplinato che “le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici.” (La disposizione si applica a cani e gatti, ma anche ad altre specie domestiche come conigli e galline. La nuova legge di fatto autorizza l’uso delle parti condominiali comuni. Sono sanzionabili, però, quei comportamenti che provocano il deterioramento, la distruzione, o che deturpano o imbrattano cose mobili o immobili altrui. Resta la libertà del locatario di inserire nel contratto d’affitto – un patto tra privati – il divieto a detenere un animale domestico e una volta firmato il contratto la clausola diventa vincolante).
      • l’ art. 2052. (Danno cagionato da animali): per cui il “proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito.” (Dove il danno potrebbe anche essere il rumore, ad esempio causato dal canto del gallo, o da emissioni odorigene fastidiose, problema questo assolutamente e facilmente evitabile nel caso di piccoli pollai ben tenuti).

      Il Sindaco (anche in assenza di regole contenute in un Regolamento Comunale), è la massima competenza in materia di igiene e sanità pubblica; difatti, in alcuni casi, queste regole vengono espresse tramite specifiche Ordinanze del Sindaco.
      Nel suo caso, le consigliamo in primo luogo di rivolgersi anche al Servizio veterinario dell’Azienda USL territorialmente competente (perché potrebbero fornirvi indicazioni valide su scala sovra-comunale, di area vasta o regionale).
      In possesso di queste indicazioni, o comunque di un parere del Servizio veterinario dell’Azienda USL (anche scritto), vi consigliamo di tornare a confrontarvi con gli uffici Comunali, richiedendo anche un’eventuale autorizzazione del Sindaco (in altri termini il Sindaco può autorizzare o negare la realizzazione di un pollaio per autoconsumo, sentito il parere dell’Azienda USL territorialmente competente). All’interno di questa autorizzazione il Sindaco potrà anche indicare limiti e prescrizioni specifiche (ad esempio in riguardo a distanze, numero di capi e tipologie di strutture, ecc.).
      Speriamo che queste indicazioni possano esserle state utili e, s ene avrà piacere, le chiediamo gentilmente di tornare poi qui a condividere la sua esperienza.
      Grazie, cordiali saluti.

      • Grazie, siete stati gentili.
        Farò come suggerite e contatterò la USL competente. Di fatto mi piace poco l’idea di dovermi rimettere al parere vincolante del sindaco o tecnico comunale, se questo non si basa su una norma che io possa esaminare prima, ma su una regola che mi viene sfornata al momento. Vorrei poter contare su qualcosa di più oggettivo e superiore agli umori del momento. Speriamo.
        Ad ogni modo grazie ancora per la vostra cortesia.

  14. Se ho capito giusto fino a 250 galline io posso vendere le uova e dichiararle dopo ovviamente essere iscritto all usl. Vorrei sapere come dovrebbe essere strutturato un pollaio per 250 galline allevate a terra

    • Salve Pasquale, per vendere le uova come “imprenditore agricolo non professionale” il limite sono 50 GALLINE (vedi il punto #2): “Non superare il limite delle 50 galline ovaiole, al fine di poter procedere regolarmente alla commercializzazione senza dover sottostare a complesse modalità di timbratura, classificazione, confezionamento e stoccaggio delle uova.”
      Per l’allevamento di 250 galline ci raccomandiamo innanzitutto che abbia spazio all’aperto a sufficienza per farle razzolare durante il giorno (gli allevamenti biologici parlano di almeno 10 mq. a gallina) e poi può optare per la soluzione di un unico grande capannone, oppure per un’area protetta e ben recintata contro i predatori, all’interno della quale inserire vari pollai da 25 o 50 ovaiole ciascuno. Cordiali saluti!

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