La muta delle galline (naturale e forzata) | Tuttosullegalline.it
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Anche noi, durante il nostro primo anno di “svezzamento” al pollaio domestico, con le nostre prime due galline ovaiole (Guerra e Pace, per il loro opposto temperamento), ci siamo un poco preoccupati vedendo, a inizio autunno, gli animali perdere le penne e le piume (prima sulla testa e sul collo e poi anche sul corpo, sulle ali e sulla coda) e la cresta sbiadire progressivamente dal bel colore rosso vivo di sempre…

Non avendo esperienza, abbiamo subito pensato che stessero male, che avessero contratto qualche parassita della pelle o qualche altra malattia, ed abbiamo quindi subito chiesto numi ad un nostro amico proprietario di galline da tantissimi anni, che ci ha però immediatamente rassicurato: stanno facendo la muta.

La muta delle galline

La muta è un processo normale e naturale che tutte le galline e i galli, alle nostre latitudini, compiono solitamente ad inizio autunno (con l’unica eccezione del maschio di razza Phoenix Onagadori, un’antica razza ornamentale di pollo originaria del Giappone, caratterizzata appunto dalla crescita continua delle penne della coda, che può raggiungere anche la lunghezza eccezionale di oltre 8 metri), ed è un modo per rifarsi il manto sciupato dopo la calura provante dell’estate e prepararsi così alle temperature rigide dell’inverno.

Esemplare di gallo Phoenix Onagadori, unico a non fare mai la muta
Esemplare di gallo Phoenix Onagadori, unico a non fare mai la muta. La coda può raggiungere 8 mt. di lunghezza.

La muta dura solitamente circa 2 mesi, ma può arrivare addirittura anche a 4. Durante questa fase le galline ovaiole interrompono per quasi tutto il tempo la deposizione delle uova in modo da concentrare tutte le energie dell’organismo nella ricostruzione del manto. Proprio a causa di questo sforzo fisico a cui sono sottoposte, possiamo aiutare le nostre galline, durante la muta, con un’alimentazione più ricca di proteine, in quanto l’elemento che costituisce in massima parte la cheratina, la sostanza appunto che contribuisce in maniera determinante alla composizione delle penne e delle piume.
In tal senso, fornire alla galline “in muta” un mangime proteico per pulcini (proteine maggiori del 22%) con granaglie germogliate e libero accesso al pascolo, è una soluzione alimentare altamente consigliata.

Altro consiglio è quello di non aggiungere altro stress alle galline oltre a quello che stanno già vivendo con la muta. Dunque, in questo periodo, non introdurre nuovi esemplari nel pollaio, lasciamole libere di razzolare su un bel prato per più tempo possibile e al riparo da predatori e altri animali disturbatori (come cani o gatti) e rendere il ricovero notturno pulito e morbido.

Infine, quando vi accorgerete che la muta sta per terminare, ovvero quando penne remiganti delle ali e timoniere della coda sono praticamente del tutto ricostituite – cominciate a tornare a somministrare il normale mangime, altrimenti, con una dieta troppo proteica quando non occorre, si rischia di far diventare gli animali più agitati, correndo anche il rischio di pica a cannibalismo.

Una volta terminata la muta, le galline saranno più belle e soffici di prima, e anche le prime uova deposte dopo questo periodo sono solitamente più grandi del normale.

Quando avviene la prima muta?

La prima muta è in relazione al mese di nascita dell’esemplare. Di norma si verifica alla fine del primo anni di vita, ma, per le galline nate nei primi mesi dell’anno, essa avverrà pochi mesi dopo l’inizio della deposizione, mentre per quelle nate in primavera (aprile/maggio), essa comparirà soltanto nell’autunno dell’anno seguente (quindi all’età approssimativa di un anno e mezzo).

Come sfruttare la muta per identificare le galline ovaiole migliori?

Durante la muta è possibile individuare le galline ovaiole migliori e più produttive del nostro pollaio: sono quelle che hanno una “muta breve” e che depongono con costanza per tutta l’estate e cessano la produzione soltanto in settembre e ottobre per riprendere poi subito a novembre.
Per una migliore individuazione un “trucco” è anche quello di prestare attenzione al cambio delle penne remiganti delle ali: se la caduta e la rinascita avviene in coppia (due a due), e quindi molto velocemente, allora vuol dire che la gallina è un’ottima ovaiola (le altre le sostituiscono più lentamente e una per volta).

E se la muta dura troppo poco?

In alcuni casi la muta può durare molto poco, anche solo 20 giorni, è ciò è sintomo e indizio di un qualche problema nella gallina: malattia in atto, repentino mutamento delle condizioni climatiche, mancanza di acqua (ricordate sempre che le galline bevono molto), improvviso cambio di alimentazione.
Come abbiamo visto poco sopra, durante la muta l’alimentazione è fondamentale (proteica), e se durante questo periodo di stress dell’animale, improvvisamente la cambiamo, è possibile aggravare nella gallina il livello di stress fino al punto di farle terminare la muta in modo anomalo e in tempi non naturali.
Vediamo dunque alcuni dei principali errori alimentari che possiamo commettere in questa delicata fase: cibo insufficiente, cibo poco proteico con abbondanza di verdure, assenza o scarsità grave di granaglie, cibo di scarsa qualità, mangiatoie e abbeveratoi in numero insufficiente che porta le galline più deboli ad essere sopraffatte dalle altre.

Che cos’è la muta forzata?

La “muta forzata” è una tecnica utilizzata soprattutto nei grossi allevamenti e negli allevamenti intensivi per allungare e migliorare la produttività delle galline ovaiole. In sostanza si costringe il povero animale ad andare in “muta” contro-natura con degli espedienti che lo mettono artificialmente sotto stress, come la mancanza totale di cibo e acqua e la sottrazione di ore di luce. Queste pratiche sono fortunatamente vietate per legge.
Non vietata è invece la muta forzata “soft”, ovvero dove alle galline viene comunque garantito cibo e acqua e almeno 8 ore di luce.

Sul sito Biozootec.it del noto Maurizio Arduin, nell’articolo in riguardo alla “muta forzata”, si legge questo:
“Per il benessere delle galline e per ridare forza agli animali si consiglia di procedere alla così detta “muta forzata”. Quando, a fine estate – inizio autunno, la deposizione sta calando (20-10% di deposizione) l’allevatore può decidere di dare il via alla muta forzata e sposta le galline in un altro ambiante provvisorio. Il pollaio ormai libero può essere pulito per il prossimo ciclo.
Nel nuovo ricovero provvisorio si procede nel modo seguente:
1. lasciare le galline a digiuno (ne alimenti ne acqua) per 2 giorni;
2. dal terzo giorno lasciare l’acqua per 2 ore al giorno fino al termine della deposizione, fino ad un massimo di 10 giorni; gli abbeveratoi devono essere sufficienti per evitare inutili competizioni durante le due ore di abbeverata;
3. dopo i 2 giorni di digiuno somministrare granaglie in ragione di 500 grammi ogni 10 galline per 5 giorni. Dal sesto giorno, e fino alla fine della muta, si distribuiscono 750-800 grammi di granaglie sempre per 10 galline. La razione deve essere ripartita in tre periodo giornalieri distribuendo quantità eguali di granaglie. Le granaglie possono essere costitute da una miscela di granaglie o anche solo da grano;
4. mettere nelle mangiatoie un po’ di ghiaia, gusci d’ostrica o sabbia;
5. le piume iniziano a cadere tra il 10° e il quindicesimo giorno; la deposizione scende al 5%;
6. dalla terza settimana, quando gli animali sono in piena muta, ristabilire l’alimentazione normale delle galline e fornire un fotoperiodo di 13 ore di luce giornaliere;
7. dopo altre 3-4 settimane le galline ritornano nel pollaio e inizieranno a deporre dopo circa 2-3 mesi dall’inizio della muta.”

Noi, con tutto il rispetto per chi decide di praticare la “muta forzata”, ma in totale aderenza alla “mission” del nostro progetto, non condividiamo questo metodo innaturale e ne sconsigliamo l’utilizzo.

Per noi le galline sono prima di tutto “animali da affezione” e in quanto tali devono seguire il loro naturale ciclo di vita, e se la muta sarà lunga, pazienteremo tranquillamente in attesa della ripresa della produzione.

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