Ritaglio - La vecchia friggitrice di uova - Diego Velàzquez (1618) - TuttoSulleGalline.it
Ritaglio - La vecchia friggitrice di uova - Diego Velàzquez (1618)
Alimentazione per Galline ovaiole e animali da cortile | Raggio di Sole

Per potersi approcciare all’affascinante mondo dell’arte di mangiar bene le uova è certamente doveroso partire dal notissimo libro di Pellegrino ArtusiLa scienza in cucina e l’arte di mangiar bene“, sempre tenendo ben presente che Pellegrino Artusi è vissuto tra il 1820 e il 1910 e che questo trattato di cucina è stato pubblicato per la prima volta nel 1891 con 474 ricette (è stato poi continuamente accresciuto dall’autore fino alla morte ed è giunto alla 13° edizione nel 1909  con 790 ricette) e si ripubblica ancora oggi (interessante, anche per l’introduzione, l’edizione critica Einaudi 1970 commentata a cura di Piero Camporesi).

Tra metà del 1800 e inizio del 1900 lo stile di vita era ben diverso da quello odierno e le abitudini alimentari lo erano altrettanto. La cultura gastronomica si trasforma nel tempo accompagnando i cambiamenti dello stile di vita e in tal senso le necessità nutritive dal 1891 ad oggi si sono enormemente modificate.

Nel capitolo “Uova” di Pellegrino Artusi troviamo alcune ricette con le uova che sicuramente oggi, specie se destinate ad un consumo giornaliero, potrebbero essere definite come “un vero e proprio attentato alla salute” (piuttosto che ricette “uova light” potremmo chiamarle ricette “uova heavy”), e in tal senso riteniamo siano sicuramente da prendere in considerazione come sperimentazioni culinarie utili ad apprezzare la scienza della cucina di fine ottocento e le basi della attuale scienza della cucina, prestando però attenzione ad un “consumo moderato”!

In tema di moderazione può esser utile leggere l’introduzione che lo stesso Pellegrino Artusi ha scritto per il capitolo “Uova”:
«Le uova, dopo la carne, tengono il primo posto fra le sostanze nutritive. L’illustre fisiologo Maurizio Schiff, quando teneva cattedra a Firenze, dimostrava che la chiara è più nutriente del torlo, il quale è composto di sostanze grasse e che le uova crude o pochissimo cotte sono meno facili a digerirsi delle altre, perché lo stomaco deve fare due operazioni invece di una: la prima di coagularle, la seconda di elaborarle per disporle all’assimilazione. Meglio è dunque attenersi alla via di mezzo, e cioè: né poco, né troppo cotte. La primavera è la stagione in cui le uova sono di più grato sapore. Le uova fresche si danno a bere alle puerpere e il popolo giudica sia cibo conveniente anche agli sposi novelli. Ci fu una volta il figlio di un locandiere da me conosciuto, un giovinastro grande, grosso e minchione, il quale essendosi sciupata la salute nel vizio, ricorse al medico che gli ordinò due uova fresche a bere ogni mattina. Datosi il caso favorevole e sfavorevole, insieme, che nella locanda v’era un grande pollaio, ivi si recava e beveva le uova appena uscite dalla gallina; ma, come accade, il tempo dando consiglio, dopo qualche giorno di questa cura il baccellone cominciò a ragionare: “Se due uova fanno bene, quattro faranno meglio” e giù quattro uova. Poi: “Se quattro fanno bene, sei faranno meglio che mai” e giù sei uova per mattina; e con questo crescendo arrivò fino al numero di dodici o quattordici al giorno; ma finalmente gli fecero fogo, e un forte gastricismo lo tenne in letto non so quanto tempo a covar le uova bevute.»

La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, Pellegrino Artusi | TuttoSulleGalline.it
La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, Pellegrino Artusi (copertina originale del volume)

Il libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” è un vero e proprio manuale in cui sono state congiunte due parole chiave (scienza e arte) che erano e sono spesso ritenute inconciliabili; già molti ricettari antichi usavano le espressioni “arte coquinaria”, “arte di ben cucinare” e simili ma l’uso (e abuso?) della parola scienza risale ai primi del 1800, con l’avvento e il diffondersi del positivismo.

Artusi ha fatto suoi i contenuti dei manuali di cucina dei suoi contemporanei italiani (Leonardi, Vialardi, Luraschi), ma anche quelli della cucina francese, che almeno dal 1700 avevano influenzato la moda e il lessico culinario italiano e a questi aveva aggiunto molte ricette popolari italiane; è stato notato che Pellegrino Artusi non ha dato spazio alla cucina povera; infatti polenta, cereali inferiori (orzo, miglio, farro) e lessi non compaiono nel libro, rispetto ad altre materie prime ritenute “più nobili” e rispetto agli stufati, agli arrosti e ai fritti.

Tra le “scoperte” gastronomiche dell’Artusi ci sono gli gnocchi di patate e la salsa di pomodoro (destinata chiaramente dal sugo di pomodoro) i cui ingredienti base (patate e pomodori) erano a quel tempo ancora poco apprezzati in cucina.

Per l’opera di diffusione linguistica compiuta, “l’Artusi” può essere equiparato al pari dei grandi libri che “hanno fatto” gli italiani; oltre ad essere un libro di ricette è anche un libro di simpatici aneddoti, divagazioni e facezie, scritte in un fiorentino leggermente démodé dove i dialetti compaiono assai di rado (quasi anticipando la proposta del 1868 di Manzoni alla commissione ministeriale per un’unità della lingua italiana).
Di seguito sono riportate le 14 ricette estratte dal capitolo “Uova” (buona lettura):

139. UOVA A BERE E SODE
Le uova a bere fatele bollire due minuti, le uova sode dieci, cominciando a contare dal momento che le gettate nell’acqua bollente; se vi piacciono bazzotte, bastano sei o sette minuti, e in ambedue i casi, appena tolte dal fuoco, le metterete nell’acqua fredda.

140. UOVA AFFOGATE
Scocciatele quando l’acqua bolle e fatele cadere da poca altezza. Quando la chiara è ben rappresa e il tuorlo non è più tremolante, levatele con la mestola forata e conditele con sale, pepe, cacio e burro. Se ci volete una salsa può servire quella di pomodoro, la salsa verde del n. 119, quella del n. 127, oppure una appositamente fatta che comporrete disfacendo un’acciuga nel burro caldo e aggiungendovi capperi spremuti dall’aceto e alquanto tritati; ma questa salsa non è per tutti gli stomachi. Ho veduto servirle anche sopra uno strato, alto un dito, di purè di patate, oppure sopra spinaci rifatti al burro.

141. UOVA STRACCIATE
Questo è un piatto di compenso o da servirsi per principio a una colazione, ed è dose bastevole per tre persone. Uova, in numero 4. Burro, in grammi 40. Panna, un decilitro. Mettete il burro al fuoco e quando soffrigge versate le uova frullate, conditele con sale e pepe e girando sempre il mestolo, unite la panna a poco per volta. Assodato che sia il composto, coprite con esso tre fette di pane arrostito, grosse quasi un dito e senza corteccia, che avrete disposte prima sopra un vassoio, dopo averle unte calde col burro. Spolverizzatele sopra di cacio parmigiano e mandatele in tavola.

142. ROSSI D’UOVO AL CANAPÈ
Come mi ripugna di dare alle pietanze questi titoli stupidi e spesso ridicoli! Ma è giocoforza seguire l’uso comune per farsi intendere. È un piatto da servire per principio a una colazione, se prendete norma da questa ricetta, che fu servita a cinque persone. Formate cinque fette di midolla di pane quadrate, grosse un dito abbondante, larghe quasi quanto la palma di una mano e fate ad ognuna una buca nel mezzo, ma che non isfondi; soffriggetele nel burro e collocatele in un vassoio che regga al fuoco. Ponete nella buca di ognuna un rosso d’uovo crudo ed intero e poi fate una besciamella con decilitri tre scarsi di latte, grammi 40 di farina e grammi 40 di burro. Tolta dal fuoco aggiungeteci tre cucchiaiate colme di parmigiano, l’odore della cannella o della noce moscata e salatela. Lasciatela freddare e poi versatela sul vassoio per coprire i rossi d’uovo e i crostoni. Rosolatela alquanto sotto il coperchio del forno da campagna in modo che non induriscano troppo le uova, e mandatela calda in tavola. Dove si trova il pane inglese, cotto in forma, meglio è servirsi di questo.

143. UOVA RIPIENE
Dopo avere assodate le uova come quelle del n. 139 tagliatele a metà per il lungo ed estraetene i rossi. Prendete un’acciuga per ogni due uova, lavatele, nettatele dalla spina, e tritatele con poco prezzemolo e pochissima cipolla; uniteci poi i rossi e tanto burro da potere, con la lama di un coltello, impastare ogni cosa insieme. Con questo composto colmate i vuoti lasciati dai rossi, e le mezze uova così ripiene ponetele pari pari sopra un vassoio e copritele con la salsa maionese n. 126. Si possono mangiare anche semplicemente condite con sale, pepe, olio e aceto, ché non sono da disprezzarsi; ed anche pare che lo stomaco non se ne mostri offeso.

144. UOVA RIPIENE
Per principio a una colazione possono bastare a sei persone: Uova, n. 6. Burro, grammi 30. Midolla di pane, grammi 20. Parmigiano, due cucchiaiate colme. Funghi secchi, un pizzico. Prezzemolo, alcune foglie. Sale, quanto basta. Le uova assodatele, tagliatele per il lungo e mettete i rossi da parte. La midolla di pane inzuppatela bene nel latte e spremetela. I funghi rammolliteli nell’acqua tiepida. Pestate il tutto finissimo per riempire, anzi colmare i vuoti delle chiare, e queste 12 mezze uova ricolme collocatele in un vassoio, dalla parte convessa, sopra a uno strato di patate passate come alla ricetta del n. 443, ma nella quantità di grammi 350 da crude. Invece di patate potete posarle sopra uno strato di spinaci, di piselli o di altri legumi. Prima di mandarle in tavola scaldatele col fuoco, che porrete sul coperchio del forno da campagna.

145. FRITTATE DIVERSE
Chi è che non sappia far le frittate? E chi è nel mondo che in vita sua non abbia fatta una qualche frittata? Pure non sarà del tutto superfluo il dirne due parole. Le uova per le frittate non è bene frullarle troppo: disfatele in una scodella colla forchetta e quando vedrete le chiare sciolte e immedesimate col torlo, smettete. Le frittate si fanno semplici e composte; semplice, per esempio, è quella in foglio alla fiorentina che quando un tale l’ebbe attorcigliata tutta sulla forchetta e fattone un boccone, si dice ne chiedesse una risma. Però riesce molto buona nell’eccellente olio toscano, anche perché non si cuoce che da una sola parte, il qual uso è sempre da preferirsi in quasi tutte. Quando è assodata la parte disotto, si rovescia la padella sopra un piatto sostenuto colla mano e si manda in tavola. Ogni erbaggio o semplicemente lessato o tirato a sapore col burro, serve per le frittate, come può servire un pizzico di parmigiano solo o mescolato con prezzemolo. Se non fosse indigesta, grata è la frittata colle cipolle. Due delle più delicate, a gusto mio, sono quelle di sparagi e di zucchini. Se di sparagi, lessateli e tirate a sapore la parte verde con un poco di burro, mescolando un pizzico di parmigiano nelle uova; se di zucchini, servitevi di quelli piccoli e lunghi, tagliateli a fette rotonde, salateli alquanto e quando avranno buttato l’acqua infarinateli e friggeteli nel lardo o nell’olio, aspettando che siano rosolati per versare le uova. Anche i piselli del n. 427, mescolati tra le uova, si prestano per un’eccellente frittata. Si fanno anche frittate alla confettura, spargendovi sopra della conserva di frutta qualsiasi, ridotta liquida, quando la frittata è cotta. Esse saranno buone, ma non mi garbano; e vi dirò che quando le vedo segnate sole fra i piatti dolci di una trattoria, comincio a prendere cattivo concetto della medesima.

146. FRITTATA IN ZOCCOLI
Questa frittata merita una menzione speciale perché richiede un trattamento alquanto diverso. Prendete fette di prosciutto sottili, grasse e magre, tagliatele a pezzi larghi quanto una moneta di 10 centesimi, mettetele in padella col burro, e quando avranno soffritto un poco versateci le uova pochissimo salate. Quando la frittata ha cominciato ad assodare, ripiegatela per metà, onde prenda più propriamente il nome di pesce d’uova, ed aggiungete altro burro per finire di cuocerla.

147. FRITTATA DI CIPOLLE
Preferite cipolle bianche e grosse, tagliatele a costole larghe mezzo dito e gettatele nell’acqua fresca per lasciarvele almeno un’ora. Prima di buttarle in padella con lardo od olio, asciugatele bene in un canovaccio e quando cominciano a prendere colore salatele alquanto, come salerete le uova prima di versarle sopra la cipolla che avvertirete non prenda il nero per troppa cottura.

148. FRITTATA DI SPINACI
Gli spinaci, tolti dall’acqua, lessateli, grondanti, e appena levati dal fuoco rimetteteli nell’acqua fresca. Spremeteli bene, tritateli all’ingrosso, gettateli in padella con un pezzo di burro e conditeli con sale e pepe. Rivoltateli spesso e quando avranno tirato l’unto versate le uova sbattute e salate alquanto. Rosolata da una parte, rivoltatela con un piatto per rimetterla in padella con un altro pezzetto di burro. Alle uova, piacendovi, potete unire un pizzico di parmigiano. Grammi 200 di spinaci crudi, Grammi 40 di burro, tra prima e dopo, e Quattro uova, mi sembra la proporzione più giusta.

149. FRITTATA DI FAGIOLINI IN ERBA
Lessate i fagiolini in acqua salata e tagliateli in due o tre parti. Poi trascinateli in padella con burro e olio condendoli con sale e pepe. Sbattete le uova con un pizzico di parmigiano e una presa di sale per versarle sui fagiolini quando li vedrete aggrinziti.

150. FRITTATA DI CAVOLFIORE
Per fare questa frittata di un erbaggio de’ più insipidi, com’è il cavolfiore, è necessario, onde renderla grata al gusto, ve ne indichi le dosi. Cavolfiore lessato, privo delle foglie e del gambo, grammi 300. Burro, grammi 60. Parmigiano grattato, due cucchiaiate ben colme. Olio, una cucchiaiata. Uova, n. 6. Tritate minuto il cavolfiore e mettetelo in padella col burro e l’olio, condendolo con sale e pepe. Sbattete le uova col parmigiano, salatele e versatele sopra il cavolo quando avrà ritirato l’unto. Tenete sottile la frittata, per non rivoltarla, e se la padella è piccola fatene piuttosto due.

151. FRITTATA IN RICCIOLI PER CONTORNO
Lessate un mazzetto di spinaci e passateli dallo staccio. Sbattete due uova, conditele con sale e pepe e mescolate fra le medesime i detti spinaci in tal quantità da renderle soltanto verdi. Mettete la padella al fuoco con un gocciolo d’olio, tanto per ungerla, e quando è ben calda versate porzione delle dette uova, girando la padella per ogni verso onde la frittata riesca sottile come la carta. Quando sarà bene assodata ed asciutta, voltandola se occorre, levatela, e col resto delle uova ripetete o triplicate l’operazione. Ora queste due o tre frittate arrocchiatele insieme, tagliatele fini a forma di taglierini, che metterete a soffriggere un poco nel burro, dando loro sapore con parmigiano, servendovi poi di questi taglierini per contorno al fricandò o ad altro piatto consimile. oltre a fare bella mostra di sé, questo contorno, che riesce bene anche senza gli spinaci, farà strologare qualcuno dei commensali per sapere di che sia composto.

152. FRITTATA COLLA PIETRA DI VITELLA DI LATTE
Prendete una pietra (rognone) di vitella di latte, apritela dal lato della sua lunghezza e lasciatele tutto il suo grasso. Conditela con olio, pepe e sale, cuocetela in gratella e tagliatela a fettine sottili per traverso. Sbattete delle uova in proporzione della pietra, condite anche queste con sale e pepe e mescolate fra le medesime un pizzico di prezzemolo tritato e un poco di parmigiano. Gettate la pietra nelle uova, mescolate e fatene una frittata cotta nel burro, che, quando la parte disotto è assodata, ripiegherete per metà onde resti tenera.

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