Galline, animali intelligenti ed emotivi

“Cervello di gallina” è un modo di dire che usiamo per indicare una persona poco sveglia. Ma la scienza dice tutt’altro. Negli ultimi decenni decine di studi hanno mostrato che le galline sanno contare, ricordare, ragionare per deduzione, controllare gli impulsi, comunicare con “parole” specifiche, ingannare i propri simili e perfino provare qualcosa di molto vicino all’empatia verso i loro pulcini.

Il punto di riferimento su questo tema è una rassegna scientifica pubblicata nel 2017 sulla rivista Animal Cognition: “Thinking chickens: a review of cognition, emotion, and behavior in the domestic chicken” della neuroscienziata ed etologa americana Lori Marino.

L’autrice ha raccolto e analizzato la letteratura scientifica disponibile su cognizione, emozioni, personalità e vita sociale delle galline, confrontandole con altri uccelli e mammiferi. La sua conclusione è netta: in molti ambiti le galline sono complesse dal punto di vista cognitivo, emotivo e sociale quanto la maggior parte degli altri uccelli e dei mammiferi.

In questo articolo ti spieghiamo, in modo semplice, cosa dice quello studio, quali esperimenti lo sostengono (molti dei quali, curiosità, sono stati condotti da ricercatori italiani), quali sono i suoi limiti e, soprattutto, cosa significa tutto questo per chi alleva galline in giardino.

Indice dei contenuti:

Lo studio “Thinking chickens” in breve

La rassegna di Lori Marino è stata pubblicata sulla rivista scientifica Animal Cognition (volume 20, 2017, pagine 127-147) ed è liberamente consultabile in open access. Non è un singolo esperimento, ma una review: l’autrice ha passato in rassegna gli studi pubblicati sulle principali riviste scientifiche del settore (tra cui Animal Behaviour, Animal Cognition, Nature, Science, PLoS One), cercando tutto ciò che riguarda intelligenza, memoria, apprendimento, emozioni, comunicazione e vita sociale delle galline domestiche.

Lo scopo dichiarato era duplice: separare i fatti dai luoghi comuni sulla mente delle galline e indicare le aree in cui serve più ricerca, preferibilmente non invasiva e in contesti naturali. Le conclusioni si possono riassumere in nove punti:

  1. le galline hanno capacità visive e spaziali basate su rappresentazioni mentali, alla pari di altri uccelli e mammiferi;
  2. hanno un certo senso dei numeri e semplici capacità aritmetiche (vedi il nostro articolo: cose incredibili che pulcini e galline posso imparare a fare);
  3. sono capaci di autocontrollo e di autovalutazione, che potrebbero indicare una forma di consapevolezza di sé;
  4. comunicano in modo complesso, anche con segnali referenziali (che indicano cose precise);
  5. sanno ragionare e fare semplici deduzioni logiche (vedi il nostro articolo: il cervello delle galline ha più neuroni di quello dei primati);
  6. percepiscono gli intervalli di tempo e possono anticipare eventi futuri;
  7. riconoscono gli individui, mostrano comportamenti sociali “machiavellici” e imparano osservando gli altri;
  8. provano emozioni positive e negative complesse, con segni di contagio emotivo ed empatia;
  9. hanno personalità individuali distinte.

Qui sotto il video esperimento in cui si dimostra che i pulcini sanno già contare fino a 4, meglio di cani e gatti:

Perché sottovalutiamo le galline

La gallina è l’animale domestico più numeroso del pianeta: secondo i dati FAO citati nello studio, nel mondo ce ne sono oltre 19 miliardi. Eppure, quando si chiede alle persone di pensare a un uccello, quasi nessuno pensa alla gallina. In alcuni studi di psicologia, chiamati a valutare quanto la gallina sia un uccello “tipico”, le persone le hanno dato punteggi molto bassi.

Secondo Marino, il motivo è che incontriamo la gallina soprattutto come prodotto, e non come animale con una sua storia evolutiva. Questo influenza anche la percezione della sua intelligenza: la gallina è considerata un animale poco intelligente, e questa idea, a sua volta, giustifica il modo in cui la trattiamo. Persino la ricerca scientifica ne ha risentito: gli studi sulle forme di intelligenza più complesse si sono concentrati su primati, delfini, elefanti, corvi e pappagalli, mentre galline e piccioni sono stati usati soprattutto per studi di apprendimento di base.

C’è un esperimento molto interessante citato nello studio: alcuni studenti universitari sono stati invitati ad addestrare galline con il rinforzo positivo. Prima dell’esperienza le consideravano lente ad apprendere; dopo, le descrivevano come animali intelligenti, emotivi e con personalità individuali. Le convinzioni cambiate di più riguardavano la capacità delle galline di provare noia, frustrazione e felicità. Conoscerle, insomma, cambia il modo di vederle.

Un altro elemento importante è che negli ultimi anni la scienza ha rivisto l’idea che il cervello degli uccelli sia “primitivo”. Oggi sappiamo che la parte anteriore del cervello degli uccelli, quella coinvolta nella soluzione dei problemi, deriva dallo stesso substrato neuroanatomico di quella dei mammiferi, e che non esiste una “linea netta” tra l’intelligenza degli uccelli e quella dei mammiferi.

Agility chicken 🙂

Origini e addomesticamento: una mente rimasta “selvatica”

La gallina domestica discende dal gallo bankiva (Gallus gallus), un uccello che vive ai margini delle foreste e nelle boscaglie dell’India e del Sud-est asiatico, ed è considerata una sua sottospecie. Lo studio riporta che l’addomesticamento era già ben consolidato circa 8.000 anni fa, citando anche un’ipotesi molecolare che lo farebbe risalire molto più indietro; le datazioni restano però dibattute, e ricerche archeologiche più recenti propongono date anche più vicine a noi.

Il dato più interessante è un altro: nonostante millenni di selezione, non ci sono prove che le capacità cognitive e percettive delle galline siano cambiate in modo sostanziale con l’addomesticamento. La selezione ha riguardato soprattutto caratteri fisici, come la produzione di uova e la velocità di crescita. È una differenza importante rispetto al cane, che invece è stato selezionato come compagno dell’uomo ed è cambiato molto anche nel comportamento rispetto al lupo. In altre parole, nella gallina di casa c’è ancora la mente del suo antenato selvatico.

In natura, i gruppi di galli bankiva e di galline libere sono formati in genere da un gallo dominante, una gallina dominante, individui subordinati di entrambi i sessi e pulcini, che condividono un territorio con posatoi fissi, spesso in alto sugli alberi. La dieta è molto varia: bacche, semi, insetti e piccoli vertebrati.

Gallo Bankiva (Gallus Gallus) selvatico nella foresta indiana
Gallo Bankiva (Gallus Gallus) selvatico nella foresta indiana

Sensi raffinati: il punto di partenza

Per capire la mente di un animale bisogna partire da come percepisce il mondo. Le galline hanno sensi molto sviluppati:

  • tatto: la pelle ha numerosi recettori per temperatura, pressione e dolore;
  • becco: è un organo sensoriale complesso, ricco di terminazioni nervose. In punta ha un gruppo di recettori molto sensibili (l'”organo della punta del becco”) che permette discriminazioni tattili finissime. Proprio per questo il debeccaggio è doloroso: le galline debeccate mostrano comportamenti di protezione e un uso ridotto del becco anche per mesi;
  • vista: possono mettere a fuoco contemporaneamente oggetti vicini e lontani in diverse parti del campo visivo, e vedono una gamma di colori più ampia della nostra;
  • udito: percepiscono suoni bassi e alti a diverse intensità, probabilmente anche infrasuoni che l’uomo non sente (sotto i 20 Hz);
  • olfatto e gusto ben sviluppati;
  • senso magnetico: come altri uccelli, almeno alcune razze sanno percepire i campi magnetici e orientarsi.

Per approfondire, puoi leggere la nostra guida ai cinque sensi delle galline.

Vista e permanenza dell’oggetto

Una delle capacità più studiate è la permanenza dell’oggetto: capire che una cosa continua a esistere anche quando non la si vede. Lo psicologo Jean Piaget l’ha descritta in sei stadi di sviluppo nei bambini, che raggiungono l’ultimo intorno ai 2 anni.

Molti degli esperimenti sulle galline sono stati condotti da ricercatori italiani, in particolare Giorgio Vallortigara (il suo libro “Cervello di gallina“) e Lucia Regolin e i loro gruppi, usando l’imprinting: i pulcini appena nati si affezionano al primo oggetto che vedono, anche una figura geometrica, e poi lo cercano.

  • Oggetti parzialmente nascosti: pulcini abituati a un triangolo rosso, messi di fronte a un triangolo parzialmente coperto da una barra e a un triangolo con un pezzo mancante, scelgono il primo, proprio come farebbe una persona. In pratica “completano” mentalmente la parte nascosta e lo riconoscono come il loro triangolo.
  • Contorni illusori: pulcini di due settimane percepiscono le forme “suggerite” da linee interrotte, come accade a gatti, scimmie, alcuni uccelli e persino alle api.
  • Oggetti completamente nascosti: pulcini di appena due giorni capiscono in parte che un oggetto nascosto dietro uno schermo esiste ancora. Funziona meglio quando l’oggetto è un “compagno sociale” (la pallina rossa su cui hanno fatto l’imprinting) o quando sono in presenza di un compagno.
  • Movimento biologico: i pulcini preferiscono un insieme di puntini luminosi che si muovono come una gallina che cammina rispetto agli stessi puntini mossi a caso, e si orientano nella stessa direzione della “gallina”.

Un messaggio ricorrente dello studio è che le galline, come altri animali sociali, danno il meglio quando i compiti hanno un significato sociale.

Le galline sanno contare?

In un certo senso, sì. Gli esperimenti di Rosa Rugani, Vallortigara, Regolin e colleghi, condotti in Italia, hanno mostrato capacità numeriche sorprendenti nei pulcini.

  • Pulcini cresciuti con cinque palline identiche, a 3-4 giorni di vita, vedevano sparire un gruppo di tre palline dietro uno schermo e un gruppo di due dietro un altro. Andavano spontaneamente a cercare dietro lo schermo con il gruppo più numeroso.
  • In una versione più difficile, alcune palline venivano spostate una alla volta da uno schermo all’altro: i pulcini dovevano quindi fare addizioni e sottrazioni mentali. Anche in questo caso sceglievano lo schermo con più palline alla fine.
  • Pulcini di cinque giorni sapevano eseguire queste semplici operazioni con un totale fino a cinque oggetti.
  • I pulcini mostrano anche una specie di “linea numerica mentale”: tendono ad associare le quantità più piccole alla sinistra e quelle più grandi alla destra, proprio come facciamo noi.

Lo studio sottolinea però un limite: quasi tutti questi esperimenti sono stati fatti su pulcini molto giovani, con il metodo dell’imprinting, e si sa ancora poco su come queste capacità si sviluppino nell’età adulta.

Senso del tempo e memoria

Percepire il tempo

Sapere quanto tempo è passato e prevedere quando accadrà qualcosa è una capacità importante, legata alla possibilità di “viaggiare mentalmente nel tempo”. In un esperimento, galline di 30 settimane dovevano beccare uno schermo che dava cibo solo dopo 6 minuti: le galline hanno imparato a stimare l’intervallo, aumentando le beccate proprio intorno ai 6 minuti. Secondo l’autrice, in un contesto più naturale avrebbero potuto fare anche meglio.

Anticipare il futuro

In un altro studio, le galline imparavano a riconoscere tre suoni che annunciavano, dopo 15 secondi, una cosa bella (cibo), una brutta (uno spruzzo d’acqua) o niente. Le galline reagivano in modo diverso già prima dell’evento: in attesa dello spruzzo si muovevano di più e camminavano avanti e indietro, come chi è in ansia; in attesa del cibo mostravano invece comportamenti di rilassamento, come lisciarsi le piume e sbattere le ali. In altre parole, sapevano cosa stava per succedere e reagivano emotivamente in anticipo.

Memoria

Le galline sanno ricordare la traiettoria di una pallina nascosta fino a 3 minuti se l’hanno vista muoversi, e fino a 1 minuto se lo spostamento è avvenuto senza che lo vedessero: risultati paragonabili a quelli di molti primati in condizioni simili. Pulcini e galline adulte ricordano inoltre “cosa” e “dove” hanno trovato il cibo, componenti di quella che gli scienziati chiamano memoria “simil-episodica”.

Autocontrollo: saper aspettare

L’autocontrollo è la capacità di rinunciare a una ricompensa immediata per ottenerne una migliore in seguito. Nei bambini compare in modo affidabile intorno ai 4 anni. In un esperimento, le galline potevano scegliere tra due opzioni:

  • aspettare 2 secondi e poi avere accesso al cibo per 3 secondi;
  • aspettare 6 secondi e poi avere accesso al cibo per 22 secondi.

Le galline hanno scelto di aspettare di più per avere di più. Hanno cioè valutato razionalmente due possibili futuri e controllato l’impulso di mangiare subito. Secondo alcuni studiosi l’autocontrollo è collegato alla capacità di pianificare e a una forma di consapevolezza di sé, anche se su questo punto il dibattito è aperto.

Ragionamento logico e ordine di beccata

Una delle forme di ragionamento più studiate negli animali è l’inferenza transitiva: se A è più forte di B, e B è più forte di C, allora A è più forte di C. Secondo Piaget, i bambini sviluppano questa capacità intorno ai 7 anni.

Le galline la usano per gestire l’ordine di beccata, la gerarchia del gruppo. In uno studio, una gallina osservava una compagna dominante (che normalmente la batteva) mentre veniva sconfitta da una sconosciuta. Quando poi incontrava la sconosciuta, non la sfidava: aveva dedotto che, se la sconosciuta batteva chi batteva lei, era meglio non provarci. Quando invece aveva visto la dominante battere la sconosciuta, la attaccava in circa metà dei casi.

Questo significa che una gallina può capire la propria posizione nella gerarchia prima di combattere, semplicemente osservando gli altri. L’ordine di beccata, che sembra un comportamento semplice, potrebbe quindi nascondere un ragionamento logico sofisticato.

Comunicazione: un vero “vocabolario”

Le galline hanno un repertorio di almeno 24 vocalizzazioni distinte, oltre a vari segnali visivi. Ma la cosa più interessante è come le usano.

Allarmi diversi per predatori diversi

Quando i galli vedono animazioni al computer di predatori, emettono allarmi diversi a seconda che il predatore arrivi dall’alto (un rapace) o da terra (per esempio una volpe o un mustelide). Gli altri membri del gruppo reagiscono in modo appropriato a ciascun richiamo. Si tratta di comunicazione referenziale: un segnale indica una categoria precisa di cose, un po’ come una parola. È la stessa capacità osservata nei cercopitechi verdi, negli scimpanzé, nei delfini e nei cani.

Un gallo che “sa chi ascolta”

Il gallo non lancia l’allarme sempre allo stesso modo. È più probabile che dia l’allarme aereo se c’è una femmina vicina, e chiama molto più spesso se è presente un compagno familiare piuttosto che quando è da solo o con un animale di un’altra specie (il cosiddetto “effetto pubblico”). Inoltre emette allarmi più lunghi, e quindi più facili da localizzare, quando si trova al riparo sotto un albero o un cespuglio: come se sapesse che il rapace in quel momento non può vederlo.

Il tidbitting: il richiamo del cibo

Quando trova un bocconcino prelibato, il gallo emette un richiamo e lo accompagna con un movimento ritmico in cui raccoglie e lascia cadere il cibo: è il tidbitting. Il richiamo è individuale (le galline sanno chi chiama), più vigoroso se il cibo è di qualità migliore, e le galline lo usano per scegliere i galli che “procurano cibo” e con cui accoppiarsi.

Approfondisci l’argomento sui vocalizzi con il nostro articolo dedicato ai versi di galline, galli e pulcini nel pollaio.

Intelligenza sociale, strategia e inganno

Riconoscere gli individui

Le galline riconoscono chi fa parte del loro gruppo e distinguono i singoli individui al suo interno, sia dal vivo sia in fotografia. Tengono anche traccia della gerarchia e della posizione di ciascuno.

Mettersi nei panni dell’altro

Il tidbitting ha due componenti: il richiamo vocale e il movimento visivo. I galli subordinati sanno che se il dominante li sente chiamare le galline, li attaccherà. Così, quando il dominante è vicino, fanno solo il movimento, in silenzio; quando il dominante è distratto, aggiungono il richiamo vocale per attirare le femmine. Questo suggerisce che il gallo subordinato tiene conto di cosa il dominante può vedere e sentire: una forma di “assunzione di prospettiva”.

Inganno

A volte i galli emettono il richiamo del cibo quando il cibo non c’è, per attirare le galline vicino a sé. Le galline, però, sviluppano una contromossa: smettono di rispondere ai galli che “chiamano a vuoto” troppo spesso. Strategie e contro-strategie di questo tipo sono simili a quelle osservate nei mammiferi, compresi i primati, e vengono chiamate intelligenza “machiavellica”.

Imparare guardando gli altri

Le galline imparano osservando. Galline che avevano visto una compagna addestrata eseguire un compito lo eseguivano poi correttamente più spesso di quelle che avevano visto una compagna inesperta. Curiosamente, imparano più volentieri dalle galline dominanti, non perché queste siano più brave, ma perché ricevono più attenzione dal gruppo.

Emozioni ed empatia

Per molto tempo lo studio delle emozioni animali si è concentrato solo su quelle negative. Oggi è ampiamente accettato che gli animali provino anche emozioni positive, non solo assenza di quelle negative.

Paura

Le galline mostrano paura in molte situazioni: cattura, contenimento, ambienti aperti, oggetti nuovi. Le risposte sono diverse a seconda del contesto (per esempio l’immobilità tonica, il “fingersi morte”, quando vengono trattenute, o il riflesso di conservazione) e sono accompagnate da reazioni fisiologiche simili alle nostre, come aumento del battito cardiaco e una “febbre emotiva”.

Emozioni e scelte

Le galline scelgono in modo coerente gli ambienti che offrono loro più benessere, e quando fanno una scelta positiva mostrano livelli più bassi di corticosterone, l’ormone dello stress. Gli studiosi ipotizzano che usino le proprie emozioni come guida per scegliere tra ambienti complessi.

L’esperimento sull’empatia

È lo studio più toccante citato nella rassegna, condotto all’Università di Bristol. Trentadue galline sono state sottoposte a tre situazioni: un leggero soffio d’aria nella propria gabbia (fastidioso ma innocuo), un soffio d’aria nella gabbia dove si trovavano i loro pulcini, e un soffio diretto fuori da entrambe le gabbie come controllo.

Il risultato: quando il soffio colpiva loro stesse, le galline non reagivano in modo significativo. Quando colpiva i loro pulcini, invece, mostravano segni chiari di stress: battito cardiaco accelerato, calo della temperatura di occhi e cresta, postura di allerta e aumento del chiocciare materno. Studi successivi hanno mostrato che non reagivano solo ai pigolii dei pulcini, ma a ciò che sapevano del soffio e al fatto che i piccoli fossero davvero esposti. Secondo gli autori, le galline possiedono almeno uno degli attributi fondamentali dell’empatia: la capacità di essere influenzate dallo stato emotivo di un altro e di condividerlo.

La chioccia come “scudo emotivo”

Altri studi hanno mostrato che la chioccia funziona da “tampone sociale”: la sua presenza riduce lo stress dei pulcini di fronte a qualcosa di spiacevole. Le chiocce più tranquille sono le più efficaci: i pulcini reagiscono meno se la madre reagisce meno. È un fenomeno simile a quello dei bambini che, quando cadono, guardano la mamma per capire se ridere o piangere. Esistono quindi diversi “stili materni”, legati alla personalità di ciascuna chioccia.

Un risultato non confermato

Per onestà, lo studio riporta anche un risultato negativo: in un esperimento sul cosiddetto bias cognitivo (la tendenza a vedere le situazioni ambigue in modo più pessimista o ottimista a seconda dell’umore, osservata in ratti, cani, primati e storni), non sono emerse differenze tra galline allevate in ambienti poveri e arricchiti. Le differenze tra singole galline erano più forti di quelle tra i gruppi.

Chioccia di Rhode Island Red con i suoi pulcini

Ogni gallina ha la sua personalità

Chi alleva galline lo sa: non ce n’è una uguale all’altra. La scienza lo conferma. La personalità è l’insieme delle caratteristiche di un individuo che restano stabili nel tempo. Negli studi sui galli sono emersi tre tratti principali: audacia, attività ed esplorazione e vigilanza. Quando due galli di taglia simile si sfidano, la personalità influisce sull’esito, e tutti e tre i tratti sono associati a una posizione più alta nella gerarchia. Anche le chiocce, come abbiamo visto, mostrano stili materni diversi. L’autrice osserva che esiste un’enorme quantità di testimonianze di allevatori e santuari sulla personalità delle galline, e che servirebbero più studi scientifici su questo tema.

Tabella riassuntiva: le capacità delle galline

Capacità Cosa hanno dimostrato le galline Paragone
Permanenza dell’oggetto Riconoscono oggetti parzialmente nascosti; in parte capiscono che un oggetto nascosto esiste ancora (già a 2 giorni) Simile a molti uccelli e mammiferi
Numeri Scelgono il gruppo più numeroso; semplici addizioni e sottrazioni fino a 5 (pulcini di 5 giorni); “linea numerica” da sinistra a destra Come scimmie, delfini, elefanti, cavalli
Tempo Stimano un intervallo di circa 6 minuti; anticipano eventi positivi o negativi Simile a piccioni e altri uccelli
Memoria Ricordano la traiettoria di un oggetto nascosto fino a 3 minuti; ricordano “cosa” e “dove” Paragonabile a molti primati in prove simili
Autocontrollo Aspettano più a lungo per una ricompensa più grande Nei bambini compare intorno ai 4 anni
Logica Inferenza transitiva per capire la propria posizione nella gerarchia Nei bambini intorno ai 7 anni (secondo Piaget)
Comunicazione Almeno 24 richiami; allarmi diversi per predatori aerei e terrestri; effetto pubblico Come scimmie, delfini, cani, corvi
Strategia sociale Tengono conto di cosa vede il rivale; inganno con falsi richiami di cibo “Intelligenza machiavellica” dei primati
Apprendimento sociale Imparano osservando le compagne, soprattutto le dominanti Come scimpanzé, corvi, quaglie
Emozioni ed empatia Paura, rilassamento, ansia anticipatoria; stress quando i pulcini sono in difficoltà Contagio emotivo come in cani, lupi, maiali, primati
Personalità Audacia, esplorazione, vigilanza; stili materni diversi Come molti uccelli e mammiferi

I limiti dello studio

Un buon articolo deve dire anche cosa uno studio non dimostra. Ecco i limiti principali, alcuni dei quali sottolineati dalla stessa autrice:

  • È una rassegna, non un nuovo esperimento: riassume e interpreta studi di altri ricercatori, di qualità e metodi diversi.
  • Molti studi riguardano pulcini giovanissimi e il metodo dell’imprinting; si sa poco di come queste capacità si sviluppino negli adulti.
  • Molti esperimenti sono in ambienti artificiali (gabbie, schermi touch): le galline potrebbero dare risultati migliori, o diversi, in contesti più naturali.
  • Somiglianza non significa uguaglianza: l’autrice precisa che comportamenti simili a quelli dei mammiferi non implicano necessariamente gli stessi meccanismi mentali.
  • Alcuni risultati sono preliminari o non confermati, come quello sul bias cognitivo, e temi come la consapevolezza di sé restano aperti.
  • Il contesto dell’autrice: Lori Marino lavora per un centro che si occupa di tutela degli animali (The Someone Project, Kimmela Center), e lo studio è stato in parte finanziato dall’ASPCA, un’associazione americana per la protezione degli animali. L’autrice dichiara di non avere conflitti di interesse, e lo studio è pubblicato su una rivista scientifica con revisione paritaria; è comunque utile saperlo per leggerne le conclusioni con spirito critico.

Detto questo, il quadro generale, cioè che le galline sono molto più complesse di quanto si pensasse, è condiviso da gran parte della comunità scientifica che studia il comportamento animale.

Cosa significa per chi alleva galline e per il loro benessere

Questi risultati non sono solo curiosità scientifiche: hanno conseguenze pratiche per chiunque tenga galline in giardino.

Questi punti andrebbero scolpiti su ogni pollaio:

  • Mai una gallina sola: sono animali profondamente sociali, che imparano dalle compagne, comunicano con loro e si sentono al sicuro in gruppo. Tienine almeno due o tre.
  • Gruppi stabili: le galline riconoscono gli individui e costruiscono una gerarchia ragionata. Cambiare spesso la composizione del gruppo crea stress e conflitti. Inserisci le nuove arrivate in modo graduale, prima a vista attraverso una rete, poi insieme.
  • Arricchimento ambientale: menti curiose hanno bisogno di stimoli. Spazio per razzolare, bagno di sabbia, foglie, compost, posatoi a diverse altezze, cibo da cercare e oggetti nuovi da esplorare.
  • Rinforzo positivo: le galline imparano bene con premi e con il clicker. Puoi insegnare loro a venire al richiamo o a rientrare nel pollaio, e rafforzare il rapporto con te.
  • Ridurre la paura: movimenti lenti, mai dall’alto (ricordano un rapace), prese corrette e una routine prevedibile.
  • La chioccia è una maestra: se possibile, lascia che siano le chiocce ad allevare i pulcini, che imparano da loro cosa mangiare, come comportarsi e come gestire la paura.
  • Rispetta la personalità: ogni gallina è diversa. Osservala e adatta il tuo modo di interagire a lei.
  • Attenzione al becco: è un organo sensoriale delicato; nei piccoli allevamenti familiari il debeccaggio non ha motivo di esistere.

Curiosità

  1. Gli studiosi italiani della mente dei pulcini: molti degli esperimenti più importanti su numeri, oggetti nascosti e percezione nei pulcini sono stati condotti da ricercatori italiani, tra cui Giorgio Vallortigara, Lucia Regolin e Rosa Rugani.
  2. Sono gli uccelli più numerosi della Terra: con oltre 19 miliardi di esemplari, le galline superano di gran lunga qualsiasi altro animale domestico.
  3. Vedono vicino e lontano insieme: possono mettere a fuoco contemporaneamente il chicco davanti al becco e il rapace in cielo, usando parti diverse del campo visivo.
  4. Sentono suoni che noi non sentiamo: probabilmente percepiscono infrasuoni, cioè suoni a frequenze inferiori a quelle udibili dall’uomo.
  5. Contano da sinistra a destra: come noi, i pulcini tendono ad associare i numeri piccoli alla sinistra e quelli grandi alla destra.
  6. Ragionano come un bambino di 7 anni: almeno per quanto riguarda l’inferenza transitiva, una capacità che nei bambini compare intorno a quell’età.
  7. I galli dicono bugie: a volte chiamano le galline fingendo di aver trovato del cibo, ma le galline imparano a non fidarsi dei “bugiardi” abituali.
  8. Imparano dai “capi”: le galline copiano più volentieri le compagne dominanti, perché sono quelle a cui prestano più attenzione.
  9. Una mamma che soffre per i figli: le chiocce si stressano quando i loro pulcini sono in difficoltà, anche se a loro la stessa cosa non fa effetto.
  10. Addestrarle cambia idea: studenti universitari che avevano addestrato galline con il rinforzo positivo hanno cambiato radicalmente opinione sulla loro intelligenza.

Domande frequenti (FAQ)

Le galline sono davvero intelligenti?

Secondo la rassegna scientifica di Lori Marino del 2017, in molti ambiti le galline sono complesse dal punto di vista cognitivo, emotivo e sociale quanto la maggior parte degli altri uccelli e dei mammiferi. Sanno contare piccole quantità, ricordare, ragionare per deduzione, controllare gli impulsi e comunicare in modo complesso.

Da dove viene il modo di dire “cervello di gallina”?

Nasce dall’idea che le galline siano animali poco intelligenti, forse anche per le dimensioni ridotte della loro testa. La scienza ha mostrato che è un pregiudizio: il cervello degli uccelli è organizzato in modo diverso da quello dei mammiferi, ma è capace di funzioni cognitive complesse.

Le galline sanno contare?

In una forma semplice, sì. I pulcini di pochi giorni distinguono quantità diverse, scelgono il gruppo più numeroso e, a cinque giorni, riescono a tenere traccia di semplici addizioni e sottrazioni fino a cinque oggetti.

Le galline riconoscono le persone?

Lo studio documenta soprattutto la capacità di riconoscere molti individui della propria specie (fino a 100). Molti allevatori riferiscono che le loro galline riconoscono chi si prende cura di loro, e questo è coerente con le loro capacità di riconoscimento individuale.

Le galline provano emozioni?

Sì. Provano paura, ansia anticipatoria, rilassamento e mostrano segni di contagio emotivo ed empatia, in particolare le chiocce verso i loro pulcini. Le loro emozioni sono accompagnate da reazioni fisiologiche simili alle nostre.

Le galline provano empatia?

Uno studio dell’Università di Bristol ha mostrato che le chiocce si stressano quando vedono i loro pulcini esposti a un leggero fastidio, anche se lo stesso fastidio, rivolto a loro, non le turba. Gli autori parlano di almeno una delle componenti fondamentali dell’empatia.

Le galline hanno una personalità?

Sì. Gli studi hanno individuato tratti come audacia, curiosità ed esplorazione, vigilanza, e diversi stili materni nelle chiocce. Ogni gallina è un individuo diverso.

Le galline possono essere addestrate?

Sì, rispondono molto bene al rinforzo positivo (premi e clicker). Possono imparare a venire al richiamo, a rientrare nel pollaio, a salire su una pedana o a beccare un bersaglio colorato.

Le galline soffrono se stanno da sole?

Sono animali sociali che imparano dalle compagne e si sentono più sicure in gruppo. Una gallina sola è privata di gran parte delle interazioni per cui la sua mente si è evoluta: per questo è sempre meglio tenerne almeno due.

Dove posso leggere lo studio originale?

Lo studio è “Thinking chickens: a review of cognition, emotion, and behavior in the domestic chicken” di Lori Marino, pubblicato su Animal Cognition, volume 20, pagine 127-147 (2017), DOI 10.1007/s10071-016-1064-4. È pubblicato in open access ed è liberamente consultabile online.

In conclusione

La rassegna “Thinking chickens” di Lori Marino ha raccolto anni di ricerca scientifica e ha ribaltato l’immagine della gallina come animale poco intelligente.

Le galline sono capaci di moltissime abilità cognitive abbastanza avanzate: riconoscono gli oggetti anche quando sono nascosti, hanno un senso dei numeri, percepiscono il tempo e anticipano il futuro, sanno aspettare per ottenere di più, ragionano per deduzione per gestire l’ordine di beccata, comunicano con richiami specifici per predatori diversi, usano strategie e perfino l’inganno, imparano osservando le compagne, provano emozioni complesse ed empatia e hanno personalità individuali.

Lo studio ha dei limiti (molti esperimenti su pulcini e in ambienti artificiali, meccanismi mentali non necessariamente uguali ai nostri), ma il messaggio di fondo è solido: le galline sono animali molto più complessi di quanto pensiamo. Per chi le alleva, significa offrire loro compagnia, gruppi stabili, un ambiente ricco di stimoli e un rapporto basato sulla fiducia e sul rinforzo positivo.

Fonte principale: Marino, L. (2017). Thinking chickens: a review of cognition, emotion, and behavior in the domestic chicken. Animal Cognition, 20, 127-147. DOI: 10.1007/s10071-016-1064-4. Articolo distribuito con licenza Creative Commons Attribution 4.0.