Vedere le galline razzolare – raspare il terreno, beccare, rivoltare foglie e terra – è una delle immagini più tipiche dell’aia. Ma non è solo una scena bucolica: il razzolamento è un comportamento naturale fondamentale per la salute fisica e mentale della gallina, al punto che occupa gran parte della sua giornata. In questo articolo vediamo cosa significa “razzolare” e da dove viene la parola, come e perché le galline razzolano, cosa cercano e cosa producono sul terreno, come incentivarlo e cosa invece evitare (superfici lisce, fango), quali problemi nascono da un razzolamento assente o su terreni inadatti, come farle razzolare anche con neve e ghiaccio, se altri avicoli razzolano, con curiosità e FAQ (anche sui modi di dire).
Indice dei contenuti:
Razzolare significa, secondo il vocabolario, raspare con le zampe nel terreno per scovare qualcosa da beccare, detto dei polli e degli altri gallinacei. In senso figurato il verbo vale anche per rovistare, frugare (si dice, per esempio, “razzolare tra le carte”). I suoi sinonimi principali sono raspare e ruspare (da cui “ruspante”).
Dal punto di vista etimologico, “razzolare” è una voce di area settentrionale, derivata dall’antico razzare (“grattare, raspare”) con l’aggiunta del suffisso iterativo -olare (che indica un’azione ripetuta): razzolare è quindi “un raspare continuo, ripetuto”. L’antico razzare è con ogni probabilità di origine germanica (collegato all’alto tedesco antico razzen, “grattare, raschiare”), anche se gli studiosi la indicano come ipotesi più probabile e non come certezza. È da questo gesto – la gallina che gratta instancabile il terreno – che nasce anche il celebre proverbio “predicare bene e razzolare male”, di cui parliamo nelle FAQ.
Il razzolamento ha una meccanica precisa, uguale per tutte le galline (ed è innata: la mettono in atto anche i pulcini di pochi giorni). La sequenza è quella che in inglese si chiama “scratch and peck”, cioè raspa e becca:
Non è solo ricerca di cibo: lo stesso raspare serve anche a preparare la buca per il bagno di sabbia (dust bathing) e a sistemare il giaciglio. Le galline dedicano al razzolamento e all’alimentazione una quota enorme del loro tempo attivo (le ricerche parlano di circa il 60%): è letteralmente la loro “occupazione” principale.
Esattamente il movimento che vediamo fare a questa bella gallina Amrock nel video sottostante:
Il razzolamento è in buona parte innato: i pulcini raspano e beccano già nelle prime 24-48 ore di vita. Chi alleva in incubatrice lo nota subito – i pulcini appena arrivati nella pulcinaia salgono sulla mangiatoia e grattano nel mangime senza aver mai visto un altro pollo farlo. Il gesto meccanico, insomma, nessuno glielo insegna: nascono già “programmati” per raspare ed esplorare col becco.
Quello che i pulcini non sanno è che cosa sia commestibile e cosa no. Lasciato a se stesso, un pulcino becca qualunque cosa attiri la sua attenzione, comprese cose non commestibili o dannose. È qui che entra in gioco la chioccia: il suo compito non è insegnare a razzolare (quello viene da sé), ma guidare i piccoli su che cosa cercare e mangiare, rendendo la ricerca efficiente e sicura.
Lo strumento principale della chioccia è un richiamo vocale specifico (il cosiddetto food call) accompagnato da un comportamento che gli etologi chiamano tidbitting: la gallina becca ripetutamente il terreno verso un boccone, emettendo una serie rapida di versetti, e spesso raccoglie e rilascia il cibo davanti ai pulcini per attirare la loro attenzione. È un vero e proprio “guarda qui, questo si mangia“. I pulcini accorrono e beccano ciò che la madre indica.
Questo richiamo non è un suono generico: trasporta informazione. Nelle ricerche, galline che sentivano registrazioni del food call reagivano abbassando lo sguardo a terra, nell’atteggiamento di chi si aspetta del cibo. La chioccia, inoltre, modula il proprio comportamento: se i pulcini restano indietro, intensifica i versetti e la beccata dimostrativa.
La chioccia non si limita a indicare: corregge. Se un pulcino becca qualcosa di sbagliato, lei può raccogliere e far cadere ripetutamente il cibo giusto davanti a lui, finché i piccoli non si orientano sulla scelta corretta. In parallelo, i pulcini imparano osservando e copiando: imitano il raspare, il beccare e il perlustrare della madre, affinando man mano la loro abilità. L’apprendimento sociale è molto forte nel pollo – se un soggetto vede un altro beccare, tende a imitarlo.
Ecco in sintesi le tappe (indicative: ogni covata è diversa):
Attenzione a non confondere il tidbitting materno con quello del gallo: anche il maschio usa lo stesso richiamo e la stessa beccata dimostrativa, ma verso le galline adulte, come comportamento di corteggiamento (le “offre” un boccone). La radice del gesto è la stessa, ma il contesto è diverso.
Un’ultima nota pratica: i pulcini allevati in incubatrice, senza chioccia, imparano comunque a razzolare (il gesto è innato) ma possono metterci un po’ di più a capire che cosa sia cibo. Per questo chi alleva artificialmente spesso distribuisce lo starter su una superficie ben visibile e, più avanti, offre piccole quantità di terra pulita, erbetta o insetti per stimolarli a esercitare il foraggiamento in sicurezza.
Razzolando, le galline cercano:
Sul terreno, questa attività produce effetti notevoli: le galline rivoltano e arieggiano il primo strato di suolo, sminuzzano foglie e materiale organico, concimano con le deiezioni e controllano insetti e parassiti (mangiano larve e uova di molti infestanti). Sono, in pratica, piccole “zappatrici” naturali: un aiuto prezioso in orto e permacultura, ma anche il motivo per cui, lasciate libere ovunque, possono rovinare prato, aiuole e semine. Va quindi gestito lo spazio in cui razzolano.
Il razzolamento non è un “passatempo”: è un bisogno comportamentale innato e uno dei principali indicatori di benessere della gallina. Ecco perché conta tanto:
Possiamo fare molto per stimolare questo comportamento, soprattutto in spazi limitati. Alcune idee pratiche ed efficaci:
Ci sono situazioni che impediscono o rendono dannoso il razzolamento, e vanno evitate:
In sintesi: alle galline serve terra, substrato naturale e spazio dove grattare. Dove manca, va ricreato.
Razzolare è sano, ma non nel fango: un recinto fangoso e sempre umido è uno dei peggiori ambienti per le galline. Ecco perché:
La regola d’oro è avere sempre una zona asciutta dove le galline possano ritirarsi e razzolare: drenaggio del recinto, lettiera, ghiaia grossa nei punti critici, una tettoia sulla zona più usata.
Per risolvere il problema del fango nel pollaio e della formazione di pozzanghere ogni qualvolta che piove, ti suggeriamo l’articolo dedicato: cosa fare per eliminare il fango dal pollaio.
Sia l’assenza di razzolamento sia un terreno sbagliato possono creare problemi:
D’inverno le galline spesso si rifiutano di camminare sulla neve e il terreno ghiacciato impedisce di raspare. Qualche accorgimento per farle razzolare lo stesso:
Sì, ma non tutti allo stesso modo. Il razzolamento “classico” (raspare col piede e beccare) è tipico dei Galliformi, i parenti della gallina:
Significa raspare il terreno con le zampe per cercare cibo da beccare, detto di polli e gallinacei. In senso figurato vuol dire anche rovistare, frugare (es. “razzolare tra i cassetti”). I sinonimi sono raspare e ruspare.
È una voce di area settentrionale, dall’antico razzare (“grattare, raspare”) col suffisso iterativo -olare (azione ripetuta). L’antico razzare è probabilmente di origine germanica (collegato all’alto tedesco antico razzen, “grattare”).
È un noto modo proverbiale: indica chi, a parole, si mostra giusto e onesto ma nei fatti si comporta in modo opposto. L’immagine è quella della gallina che “predica” (sembra per bene) ma poi razzola, cioè agisce in modo ben diverso dalle belle parole.
Perché il razzolamento è un bisogno comportamentale innato, non solo ricerca di cibo: lo fanno per istinto, per stimolo mentale e per benessere. Impedirlo causa noia e stress, anche a pancia piena.
Sì, se lasciate libere ovunque: raspano, scavano buche per il bagno di sabbia e beccano germogli. La soluzione è delimitare una zona per loro, proteggere orto e aiuole e, se serve, ruotare le aree di razzolamento per far riposare il terreno.
Non come unica superficie: su fondi lisci e duri non possono razzolare, rischiano scivoloni e le unghie non si consumano. Se hai una base dura, aggiungi uno spesso strato di substrato (terra, sabbia, lettiera, foglie) in cui raspare.
Sì: un recinto fangoso e sempre umido favorisce la pododermatite (bumblefoot), i parassiti (coccidi, vermi) e il piumaggio bagnato. Serve sempre una zona asciutta dove ritirarsi e razzolare; cura il drenaggio e usa lettiera o ghiaia nei punti critici.
Spargi paglia o foglie secche sulla neve davanti al pollaio, spala una zona riparata e coprila di lettiera, o crea un recinto coperto sgombro dalla neve. La lettiera profonda e un mucchio di foglie/compost al riparo danno “lavoro” alle galline anche col gelo.
No, non come le galline: gli acquatici cercano cibo col becco (filtrano fango e acqua, o brucano l’erba) e non raspano col piede. Il razzolamento “classico” è tipico dei Galliformi (gallina, tacchino, faraona, fagiano, quaglia, pavone).
“Razzolare” – dall’antico razzare, “grattare” – è molto più di un gesto pittoresco: è un bisogno innato che tiene la gallina sana, attiva e serena, occupandone gran parte della giornata. Per favorirlo bastano terra e substrato naturale, foglie secche, un mucchio di compost, lettiera profonda e qualche colpo di vanga; da evitare invece superfici lisce, fondi in rete e soprattutto il fango, che porta pododermatite e parassiti. Anche d’inverno, con paglia sulla neve e un recinto coperto, le galline possono continuare a raspare felici. Perché una gallina che razzola è, quasi sempre, una gallina che sta bene.
Prima o poi capita a tutti: bisogna portare a casa le galline appena acquistate, accompagnarne…
La Bantam Rosecomb (in italiano anche "Bantam" o "Giava", in inglese Rosecomb) è una vera…
La Barbuta di Grubbe (in francese Barbu de Grubbe) è una razza autentica appartenente alle…
Il cane è il migliore amico dell'uomo, ma per una gallina può essere il peggior…
Le galline hanno le ali, eppure quasi non volano. Perche? E a cosa servono allora…
La Braekel (in olandese Brakelhoen, in inglese Brakel) è una razza avicola belga leggera e…
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.