“Cervello di gallina” è un modo di dire che usiamo per indicare una persona poco sveglia. Ma la scienza dice tutt’altro. Negli ultimi decenni decine di studi hanno mostrato che le galline sanno contare, ricordare, ragionare per deduzione, controllare gli impulsi, comunicare con “parole” specifiche, ingannare i propri simili e perfino provare qualcosa di molto vicino all’empatia verso i loro pulcini.
Il punto di riferimento su questo tema è una rassegna scientifica pubblicata nel 2017 sulla rivista Animal Cognition: “Thinking chickens: a review of cognition, emotion, and behavior in the domestic chicken” della neuroscienziata ed etologa americana Lori Marino.
L’autrice ha raccolto e analizzato la letteratura scientifica disponibile su cognizione, emozioni, personalità e vita sociale delle galline, confrontandole con altri uccelli e mammiferi. La sua conclusione è netta: in molti ambiti le galline sono complesse dal punto di vista cognitivo, emotivo e sociale quanto la maggior parte degli altri uccelli e dei mammiferi.
In questo articolo ti spieghiamo, in modo semplice, cosa dice quello studio, quali esperimenti lo sostengono (molti dei quali, curiosità, sono stati condotti da ricercatori italiani), quali sono i suoi limiti e, soprattutto, cosa significa tutto questo per chi alleva galline in giardino.
Indice dei contenuti:
La rassegna di Lori Marino è stata pubblicata sulla rivista scientifica Animal Cognition (volume 20, 2017, pagine 127-147) ed è liberamente consultabile in open access. Non è un singolo esperimento, ma una review: l’autrice ha passato in rassegna gli studi pubblicati sulle principali riviste scientifiche del settore (tra cui Animal Behaviour, Animal Cognition, Nature, Science, PLoS One), cercando tutto ciò che riguarda intelligenza, memoria, apprendimento, emozioni, comunicazione e vita sociale delle galline domestiche.
Lo scopo dichiarato era duplice: separare i fatti dai luoghi comuni sulla mente delle galline e indicare le aree in cui serve più ricerca, preferibilmente non invasiva e in contesti naturali. Le conclusioni si possono riassumere in nove punti:
Qui sotto il video esperimento in cui si dimostra che i pulcini sanno già contare fino a 4, meglio di cani e gatti:
La gallina è l’animale domestico più numeroso del pianeta: secondo i dati FAO citati nello studio, nel mondo ce ne sono oltre 19 miliardi. Eppure, quando si chiede alle persone di pensare a un uccello, quasi nessuno pensa alla gallina. In alcuni studi di psicologia, chiamati a valutare quanto la gallina sia un uccello “tipico”, le persone le hanno dato punteggi molto bassi.
Secondo Marino, il motivo è che incontriamo la gallina soprattutto come prodotto, e non come animale con una sua storia evolutiva. Questo influenza anche la percezione della sua intelligenza: la gallina è considerata un animale poco intelligente, e questa idea, a sua volta, giustifica il modo in cui la trattiamo. Persino la ricerca scientifica ne ha risentito: gli studi sulle forme di intelligenza più complesse si sono concentrati su primati, delfini, elefanti, corvi e pappagalli, mentre galline e piccioni sono stati usati soprattutto per studi di apprendimento di base.
C’è un esperimento molto interessante citato nello studio: alcuni studenti universitari sono stati invitati ad addestrare galline con il rinforzo positivo. Prima dell’esperienza le consideravano lente ad apprendere; dopo, le descrivevano come animali intelligenti, emotivi e con personalità individuali. Le convinzioni cambiate di più riguardavano la capacità delle galline di provare noia, frustrazione e felicità. Conoscerle, insomma, cambia il modo di vederle.
Un altro elemento importante è che negli ultimi anni la scienza ha rivisto l’idea che il cervello degli uccelli sia “primitivo”. Oggi sappiamo che la parte anteriore del cervello degli uccelli, quella coinvolta nella soluzione dei problemi, deriva dallo stesso substrato neuroanatomico di quella dei mammiferi, e che non esiste una “linea netta” tra l’intelligenza degli uccelli e quella dei mammiferi.
Agility chicken 🙂
La gallina domestica discende dal gallo bankiva (Gallus gallus), un uccello che vive ai margini delle foreste e nelle boscaglie dell’India e del Sud-est asiatico, ed è considerata una sua sottospecie. Lo studio riporta che l’addomesticamento era già ben consolidato circa 8.000 anni fa, citando anche un’ipotesi molecolare che lo farebbe risalire molto più indietro; le datazioni restano però dibattute, e ricerche archeologiche più recenti propongono date anche più vicine a noi.
Il dato più interessante è un altro: nonostante millenni di selezione, non ci sono prove che le capacità cognitive e percettive delle galline siano cambiate in modo sostanziale con l’addomesticamento. La selezione ha riguardato soprattutto caratteri fisici, come la produzione di uova e la velocità di crescita. È una differenza importante rispetto al cane, che invece è stato selezionato come compagno dell’uomo ed è cambiato molto anche nel comportamento rispetto al lupo. In altre parole, nella gallina di casa c’è ancora la mente del suo antenato selvatico.
In natura, i gruppi di galli bankiva e di galline libere sono formati in genere da un gallo dominante, una gallina dominante, individui subordinati di entrambi i sessi e pulcini, che condividono un territorio con posatoi fissi, spesso in alto sugli alberi. La dieta è molto varia: bacche, semi, insetti e piccoli vertebrati.
Per capire la mente di un animale bisogna partire da come percepisce il mondo. Le galline hanno sensi molto sviluppati:
Per approfondire, puoi leggere la nostra guida ai cinque sensi delle galline.
Una delle capacità più studiate è la permanenza dell’oggetto: capire che una cosa continua a esistere anche quando non la si vede. Lo psicologo Jean Piaget l’ha descritta in sei stadi di sviluppo nei bambini, che raggiungono l’ultimo intorno ai 2 anni.
Molti degli esperimenti sulle galline sono stati condotti da ricercatori italiani, in particolare Giorgio Vallortigara (il suo libro “Cervello di gallina“) e Lucia Regolin e i loro gruppi, usando l’imprinting: i pulcini appena nati si affezionano al primo oggetto che vedono, anche una figura geometrica, e poi lo cercano.
Un messaggio ricorrente dello studio è che le galline, come altri animali sociali, danno il meglio quando i compiti hanno un significato sociale.
In un certo senso, sì. Gli esperimenti di Rosa Rugani, Vallortigara, Regolin e colleghi, condotti in Italia, hanno mostrato capacità numeriche sorprendenti nei pulcini.
Lo studio sottolinea però un limite: quasi tutti questi esperimenti sono stati fatti su pulcini molto giovani, con il metodo dell’imprinting, e si sa ancora poco su come queste capacità si sviluppino nell’età adulta.
Sapere quanto tempo è passato e prevedere quando accadrà qualcosa è una capacità importante, legata alla possibilità di “viaggiare mentalmente nel tempo”. In un esperimento, galline di 30 settimane dovevano beccare uno schermo che dava cibo solo dopo 6 minuti: le galline hanno imparato a stimare l’intervallo, aumentando le beccate proprio intorno ai 6 minuti. Secondo l’autrice, in un contesto più naturale avrebbero potuto fare anche meglio.
In un altro studio, le galline imparavano a riconoscere tre suoni che annunciavano, dopo 15 secondi, una cosa bella (cibo), una brutta (uno spruzzo d’acqua) o niente. Le galline reagivano in modo diverso già prima dell’evento: in attesa dello spruzzo si muovevano di più e camminavano avanti e indietro, come chi è in ansia; in attesa del cibo mostravano invece comportamenti di rilassamento, come lisciarsi le piume e sbattere le ali. In altre parole, sapevano cosa stava per succedere e reagivano emotivamente in anticipo.
Le galline sanno ricordare la traiettoria di una pallina nascosta fino a 3 minuti se l’hanno vista muoversi, e fino a 1 minuto se lo spostamento è avvenuto senza che lo vedessero: risultati paragonabili a quelli di molti primati in condizioni simili. Pulcini e galline adulte ricordano inoltre “cosa” e “dove” hanno trovato il cibo, componenti di quella che gli scienziati chiamano memoria “simil-episodica”.
L’autocontrollo è la capacità di rinunciare a una ricompensa immediata per ottenerne una migliore in seguito. Nei bambini compare in modo affidabile intorno ai 4 anni. In un esperimento, le galline potevano scegliere tra due opzioni:
Le galline hanno scelto di aspettare di più per avere di più. Hanno cioè valutato razionalmente due possibili futuri e controllato l’impulso di mangiare subito. Secondo alcuni studiosi l’autocontrollo è collegato alla capacità di pianificare e a una forma di consapevolezza di sé, anche se su questo punto il dibattito è aperto.
Una delle forme di ragionamento più studiate negli animali è l’inferenza transitiva: se A è più forte di B, e B è più forte di C, allora A è più forte di C. Secondo Piaget, i bambini sviluppano questa capacità intorno ai 7 anni.
Le galline la usano per gestire l’ordine di beccata, la gerarchia del gruppo. In uno studio, una gallina osservava una compagna dominante (che normalmente la batteva) mentre veniva sconfitta da una sconosciuta. Quando poi incontrava la sconosciuta, non la sfidava: aveva dedotto che, se la sconosciuta batteva chi batteva lei, era meglio non provarci. Quando invece aveva visto la dominante battere la sconosciuta, la attaccava in circa metà dei casi.
Questo significa che una gallina può capire la propria posizione nella gerarchia prima di combattere, semplicemente osservando gli altri. L’ordine di beccata, che sembra un comportamento semplice, potrebbe quindi nascondere un ragionamento logico sofisticato.
Le galline hanno un repertorio di almeno 24 vocalizzazioni distinte, oltre a vari segnali visivi. Ma la cosa più interessante è come le usano.
Quando i galli vedono animazioni al computer di predatori, emettono allarmi diversi a seconda che il predatore arrivi dall’alto (un rapace) o da terra (per esempio una volpe o un mustelide). Gli altri membri del gruppo reagiscono in modo appropriato a ciascun richiamo. Si tratta di comunicazione referenziale: un segnale indica una categoria precisa di cose, un po’ come una parola. È la stessa capacità osservata nei cercopitechi verdi, negli scimpanzé, nei delfini e nei cani.
Il gallo non lancia l’allarme sempre allo stesso modo. È più probabile che dia l’allarme aereo se c’è una femmina vicina, e chiama molto più spesso se è presente un compagno familiare piuttosto che quando è da solo o con un animale di un’altra specie (il cosiddetto “effetto pubblico”). Inoltre emette allarmi più lunghi, e quindi più facili da localizzare, quando si trova al riparo sotto un albero o un cespuglio: come se sapesse che il rapace in quel momento non può vederlo.
Quando trova un bocconcino prelibato, il gallo emette un richiamo e lo accompagna con un movimento ritmico in cui raccoglie e lascia cadere il cibo: è il tidbitting. Il richiamo è individuale (le galline sanno chi chiama), più vigoroso se il cibo è di qualità migliore, e le galline lo usano per scegliere i galli che “procurano cibo” e con cui accoppiarsi.
Approfondisci l’argomento sui vocalizzi con il nostro articolo dedicato ai versi di galline, galli e pulcini nel pollaio.
Le galline riconoscono chi fa parte del loro gruppo e distinguono i singoli individui al suo interno, sia dal vivo sia in fotografia. Tengono anche traccia della gerarchia e della posizione di ciascuno.
Il tidbitting ha due componenti: il richiamo vocale e il movimento visivo. I galli subordinati sanno che se il dominante li sente chiamare le galline, li attaccherà. Così, quando il dominante è vicino, fanno solo il movimento, in silenzio; quando il dominante è distratto, aggiungono il richiamo vocale per attirare le femmine. Questo suggerisce che il gallo subordinato tiene conto di cosa il dominante può vedere e sentire: una forma di “assunzione di prospettiva”.
A volte i galli emettono il richiamo del cibo quando il cibo non c’è, per attirare le galline vicino a sé. Le galline, però, sviluppano una contromossa: smettono di rispondere ai galli che “chiamano a vuoto” troppo spesso. Strategie e contro-strategie di questo tipo sono simili a quelle osservate nei mammiferi, compresi i primati, e vengono chiamate intelligenza “machiavellica”.
Le galline imparano osservando. Galline che avevano visto una compagna addestrata eseguire un compito lo eseguivano poi correttamente più spesso di quelle che avevano visto una compagna inesperta. Curiosamente, imparano più volentieri dalle galline dominanti, non perché queste siano più brave, ma perché ricevono più attenzione dal gruppo.
Per molto tempo lo studio delle emozioni animali si è concentrato solo su quelle negative. Oggi è ampiamente accettato che gli animali provino anche emozioni positive, non solo assenza di quelle negative.
Le galline mostrano paura in molte situazioni: cattura, contenimento, ambienti aperti, oggetti nuovi. Le risposte sono diverse a seconda del contesto (per esempio l’immobilità tonica, il “fingersi morte”, quando vengono trattenute, o il riflesso di conservazione) e sono accompagnate da reazioni fisiologiche simili alle nostre, come aumento del battito cardiaco e una “febbre emotiva”.
Le galline scelgono in modo coerente gli ambienti che offrono loro più benessere, e quando fanno una scelta positiva mostrano livelli più bassi di corticosterone, l’ormone dello stress. Gli studiosi ipotizzano che usino le proprie emozioni come guida per scegliere tra ambienti complessi.
È lo studio più toccante citato nella rassegna, condotto all’Università di Bristol. Trentadue galline sono state sottoposte a tre situazioni: un leggero soffio d’aria nella propria gabbia (fastidioso ma innocuo), un soffio d’aria nella gabbia dove si trovavano i loro pulcini, e un soffio diretto fuori da entrambe le gabbie come controllo.
Il risultato: quando il soffio colpiva loro stesse, le galline non reagivano in modo significativo. Quando colpiva i loro pulcini, invece, mostravano segni chiari di stress: battito cardiaco accelerato, calo della temperatura di occhi e cresta, postura di allerta e aumento del chiocciare materno. Studi successivi hanno mostrato che non reagivano solo ai pigolii dei pulcini, ma a ciò che sapevano del soffio e al fatto che i piccoli fossero davvero esposti. Secondo gli autori, le galline possiedono almeno uno degli attributi fondamentali dell’empatia: la capacità di essere influenzate dallo stato emotivo di un altro e di condividerlo.
Altri studi hanno mostrato che la chioccia funziona da “tampone sociale”: la sua presenza riduce lo stress dei pulcini di fronte a qualcosa di spiacevole. Le chiocce più tranquille sono le più efficaci: i pulcini reagiscono meno se la madre reagisce meno. È un fenomeno simile a quello dei bambini che, quando cadono, guardano la mamma per capire se ridere o piangere. Esistono quindi diversi “stili materni”, legati alla personalità di ciascuna chioccia.
Per onestà, lo studio riporta anche un risultato negativo: in un esperimento sul cosiddetto bias cognitivo (la tendenza a vedere le situazioni ambigue in modo più pessimista o ottimista a seconda dell’umore, osservata in ratti, cani, primati e storni), non sono emerse differenze tra galline allevate in ambienti poveri e arricchiti. Le differenze tra singole galline erano più forti di quelle tra i gruppi.
Chi alleva galline lo sa: non ce n’è una uguale all’altra. La scienza lo conferma. La personalità è l’insieme delle caratteristiche di un individuo che restano stabili nel tempo. Negli studi sui galli sono emersi tre tratti principali: audacia, attività ed esplorazione e vigilanza. Quando due galli di taglia simile si sfidano, la personalità influisce sull’esito, e tutti e tre i tratti sono associati a una posizione più alta nella gerarchia. Anche le chiocce, come abbiamo visto, mostrano stili materni diversi. L’autrice osserva che esiste un’enorme quantità di testimonianze di allevatori e santuari sulla personalità delle galline, e che servirebbero più studi scientifici su questo tema.
| Capacità | Cosa hanno dimostrato le galline | Paragone |
|---|---|---|
| Permanenza dell’oggetto | Riconoscono oggetti parzialmente nascosti; in parte capiscono che un oggetto nascosto esiste ancora (già a 2 giorni) | Simile a molti uccelli e mammiferi |
| Numeri | Scelgono il gruppo più numeroso; semplici addizioni e sottrazioni fino a 5 (pulcini di 5 giorni); “linea numerica” da sinistra a destra | Come scimmie, delfini, elefanti, cavalli |
| Tempo | Stimano un intervallo di circa 6 minuti; anticipano eventi positivi o negativi | Simile a piccioni e altri uccelli |
| Memoria | Ricordano la traiettoria di un oggetto nascosto fino a 3 minuti; ricordano “cosa” e “dove” | Paragonabile a molti primati in prove simili |
| Autocontrollo | Aspettano più a lungo per una ricompensa più grande | Nei bambini compare intorno ai 4 anni |
| Logica | Inferenza transitiva per capire la propria posizione nella gerarchia | Nei bambini intorno ai 7 anni (secondo Piaget) |
| Comunicazione | Almeno 24 richiami; allarmi diversi per predatori aerei e terrestri; effetto pubblico | Come scimmie, delfini, cani, corvi |
| Strategia sociale | Tengono conto di cosa vede il rivale; inganno con falsi richiami di cibo | “Intelligenza machiavellica” dei primati |
| Apprendimento sociale | Imparano osservando le compagne, soprattutto le dominanti | Come scimpanzé, corvi, quaglie |
| Emozioni ed empatia | Paura, rilassamento, ansia anticipatoria; stress quando i pulcini sono in difficoltà | Contagio emotivo come in cani, lupi, maiali, primati |
| Personalità | Audacia, esplorazione, vigilanza; stili materni diversi | Come molti uccelli e mammiferi |
Un buon articolo deve dire anche cosa uno studio non dimostra. Ecco i limiti principali, alcuni dei quali sottolineati dalla stessa autrice:
Detto questo, il quadro generale, cioè che le galline sono molto più complesse di quanto si pensasse, è condiviso da gran parte della comunità scientifica che studia il comportamento animale.
Questi risultati non sono solo curiosità scientifiche: hanno conseguenze pratiche per chiunque tenga galline in giardino.
Questi punti andrebbero scolpiti su ogni pollaio:
Secondo la rassegna scientifica di Lori Marino del 2017, in molti ambiti le galline sono complesse dal punto di vista cognitivo, emotivo e sociale quanto la maggior parte degli altri uccelli e dei mammiferi. Sanno contare piccole quantità, ricordare, ragionare per deduzione, controllare gli impulsi e comunicare in modo complesso.
Nasce dall’idea che le galline siano animali poco intelligenti, forse anche per le dimensioni ridotte della loro testa. La scienza ha mostrato che è un pregiudizio: il cervello degli uccelli è organizzato in modo diverso da quello dei mammiferi, ma è capace di funzioni cognitive complesse.
In una forma semplice, sì. I pulcini di pochi giorni distinguono quantità diverse, scelgono il gruppo più numeroso e, a cinque giorni, riescono a tenere traccia di semplici addizioni e sottrazioni fino a cinque oggetti.
Lo studio documenta soprattutto la capacità di riconoscere molti individui della propria specie (fino a 100). Molti allevatori riferiscono che le loro galline riconoscono chi si prende cura di loro, e questo è coerente con le loro capacità di riconoscimento individuale.
Sì. Provano paura, ansia anticipatoria, rilassamento e mostrano segni di contagio emotivo ed empatia, in particolare le chiocce verso i loro pulcini. Le loro emozioni sono accompagnate da reazioni fisiologiche simili alle nostre.
Uno studio dell’Università di Bristol ha mostrato che le chiocce si stressano quando vedono i loro pulcini esposti a un leggero fastidio, anche se lo stesso fastidio, rivolto a loro, non le turba. Gli autori parlano di almeno una delle componenti fondamentali dell’empatia.
Sì. Gli studi hanno individuato tratti come audacia, curiosità ed esplorazione, vigilanza, e diversi stili materni nelle chiocce. Ogni gallina è un individuo diverso.
Sì, rispondono molto bene al rinforzo positivo (premi e clicker). Possono imparare a venire al richiamo, a rientrare nel pollaio, a salire su una pedana o a beccare un bersaglio colorato.
Sono animali sociali che imparano dalle compagne e si sentono più sicure in gruppo. Una gallina sola è privata di gran parte delle interazioni per cui la sua mente si è evoluta: per questo è sempre meglio tenerne almeno due.
Lo studio è “Thinking chickens: a review of cognition, emotion, and behavior in the domestic chicken” di Lori Marino, pubblicato su Animal Cognition, volume 20, pagine 127-147 (2017), DOI 10.1007/s10071-016-1064-4. È pubblicato in open access ed è liberamente consultabile online.
La rassegna “Thinking chickens” di Lori Marino ha raccolto anni di ricerca scientifica e ha ribaltato l’immagine della gallina come animale poco intelligente.
Le galline sono capaci di moltissime abilità cognitive abbastanza avanzate: riconoscono gli oggetti anche quando sono nascosti, hanno un senso dei numeri, percepiscono il tempo e anticipano il futuro, sanno aspettare per ottenere di più, ragionano per deduzione per gestire l’ordine di beccata, comunicano con richiami specifici per predatori diversi, usano strategie e perfino l’inganno, imparano osservando le compagne, provano emozioni complesse ed empatia e hanno personalità individuali.
Lo studio ha dei limiti (molti esperimenti su pulcini e in ambienti artificiali, meccanismi mentali non necessariamente uguali ai nostri), ma il messaggio di fondo è solido: le galline sono animali molto più complessi di quanto pensiamo. Per chi le alleva, significa offrire loro compagnia, gruppi stabili, un ambiente ricco di stimoli e un rapporto basato sulla fiducia e sul rinforzo positivo.
Fonte principale: Marino, L. (2017). Thinking chickens: a review of cognition, emotion, and behavior in the domestic chicken. Animal Cognition, 20, 127-147. DOI: 10.1007/s10071-016-1064-4. Articolo distribuito con licenza Creative Commons Attribution 4.0.
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