Avicoltura

Tortora: guida completa all’allevamento e curiosità

Delicata, elegante e dal tubare inconfondibile, la tortora è uno degli uccelli più dolci e facili da allevare: simbolo di pace e fedeltà, la sua forma domestica è tra gli animali addomesticati più antichi e mansueti del mondo. Bastano una voliera tranquilla, qualche seme e un compagno per renderla felice. Questa guida raccoglie tutto ciò che serve sapere per allevare la tortora in modo consapevole: storia e biologia, specie e varietà, gestione quotidiana, alimentazione, curiosità e risposte alle domande più frequenti.

Indice dei contenuti:

Descrizione e storia della tortora

La tortora è un uccello della classe degli Uccelli, ordine dei Columbiformi, famiglia dei Columbidi — la stessa di piccioni e colombi. È un uccello slanciato ed elegante, dal corpo allungato, la testa piccola, il becco sottile e la coda piuttosto lunga, in genere dai toni tenui del grigio, beige e rosato. La specie più allevata è la tortora dal collare domestica (Streptopelia risoria, detta anche tortora “rosata”), riconoscibile per il caratteristico semicollare nero sulla nuca. Il dimorfismo sessuale è pochissimo evidente: maschio e femmina si somigliano moltissimo e si distinguono soprattutto dal comportamento.

La tortora domestica deriva dalla tortora dal collare africana (Streptopelia roseogrisea) ed è uno degli uccelli addomesticati più antichi: la sua selezione risale a 2.000–3.000 anni fa, e nei secoli ha dato origine a numerose mutazioni di colore. È talmente docile e abituata all’uomo da essere considerata la più mansueta di tutti i columbidi. Diversa è la storia delle tortore selvatiche: la tortora comune europea (Streptopelia turtur) è una grande migratrice, mentre la tortora dal collare orientale (Streptopelia decaocto) ha colonizzato l’Europa in pochi decenni ed è oggi comunissima nei centri abitati.

Come tutti i columbidi, la tortora ha due caratteristiche uniche: produce il “latte di gozzo” con cui nutre i piccoli, e beve per suzione, immergendo il becco e aspirando senza dover sollevare la testa — un comportamento rarissimo tra gli uccelli.

Scheda tecnica: maschio e femmina della tortora a confronto

I valori si riferiscono alla tortora domestica (Streptopelia risoria). Il dimorfismo è minimo: maschio e femmina hanno taglia e colori quasi identici, e la distinzione si basa soprattutto sul comportamento (il maschio tuba e si inchina di più).

Caratteristica Maschio Femmina
Peso adulto circa 150–180 g circa 130–170 g
Lunghezza corpo 26–30 cm 26–30 cm
Longevità media 10–15 anni (fino a 20–25) 10–15 anni (fino a 20–25)
Maturità sessuale circa 5–7 mesi circa 5–7 mesi
Numero di uova — 2 per covata, più covate l’anno (anche 4–6)
Peso delle uova — circa 6–10 g, guscio bianco
Periodo di cova circa 14 giorni (covano entrambi i genitori); involo a 15–20 giorni
Struttura riproduttiva coppia monogama fissa

Nota sulla riproduzione: la tortora è monogama e molto prolifica: una coppia affiatata depone regolarmente due uova per covata e può ripetere più covate nell’arco dell’anno. A differenza degli avicoli da cortile (come galline, tacchini e faraone), covano entrambi i genitori, alternandosi, e nutrono i piccoli (chiamati “tortorini”) con il latte di gozzo nei primi giorni. Il nido è rudimentale, fatto di pochi rametti, per cui in allevamento si offrono casette o cestini di sostegno.

Le specie di tortora più diffuse e conosciute

Sotto il nome “tortora” si raccoglie un vastissimo gruppo di columbidi. Per l’allevatore amatoriale contano soprattutto la docile tortora domestica e poche altre specie ornamentali; le tortore selvatiche, invece, sono protette dalla legge.

Tortora domestica (Streptopelia risoria)

È la tortora da allevamento per eccellenza: derivata dalla tortora dal collare africana, è la più docile, mansueta e facile da tenere. Si declina in numerose mutazioni di colore — bianca, albina, isabella, rosata, fulva, pezzata e molte altre — molto apprezzate dagli appassionati. La varietà bianca è la celebre “colomba” usata simbolicamente nelle cerimonie.

Tortora diamantina (Geopelia cuneata)

Originaria dell’Australia, è uno dei columbidi più piccoli del mondo (19–24 cm): grigio-azzurra con ali macchiettate di bianco e un vistoso anello rosso intorno all’occhio. Vivace, elegante e dal canto sommesso, è tra le tortore ornamentali più allevate in voliera. Va protetta dal freddo.

Tortora dal collare orientale (Streptopelia decaocto)

La tortora “di città”: sedentaria, di colore beige-grigio uniforme con il tipico semicollare nero, ha colonizzato l’Europa in modo spettacolare a partire dal Novecento. Comune nei giardini e nei parchi, è di taglia leggermente superiore alla domestica.

Tortora selvatica o comune (Streptopelia turtur)

La tortora “vera” europea: più piccola e colorata, con dorso bruno-rossiccio scaglioso e fianchi del collo striati. È una grande migratrice che sverna in Africa. In quanto specie selvatica è tutelata e non si alleva liberamente: in calo in molte aree, è oggetto di attenzione conservazionistica.

Tortora Diamantina, uno dei columbidi più piccoli del mondo con anello arancione intorno all’occhio

Gestione dell’allevamento

La tortora domestica è tra gli uccelli più semplici da allevare: docile, rustica e prolifica. Ha però bisogno di spazio per volare, tranquillità e compagnia, perché è un animale sociale che soffre la solitudine.

Voliera, spazio e cosa tenere d’occhio

La tortora si può tenere in voliera ampia, dove può volare. Indicazioni pratiche:

  • Dimensioni: per una coppia si consiglia una voliera di almeno 4 m² di base (es. 2×2 m) e almeno 2 m di altezza; più spazio significa uccelli più sani e attivi.
  • Esposizione: posizione soleggiata, idealmente esposta a est per ricevere il sole del mattino, riparata dai venti freddi.
  • Compagnia: la tortora è sociale e monogama; va tenuta almeno in coppia, mai isolata a lungo, pena stress e deperimento.
  • Predatori e disturbi: gatti, ratti e rapaci sono una minaccia; servono reti sicure e un ambiente tranquillo, perché gli spaventi improvvisi la stressano molto (e possono farla abbandonare il nido).
  • Igiene: voliera, mangiatoie e abbeveratoi vanno puliti spesso; in caso di soggetto malato si consiglia la quarantena.
  • Documentazione: per la tortora domestica non serve alcun documento di detenzione; le specie selvatiche (come la tortora comune) sono invece protette e non detenibili liberamente.

Il ricovero notturno

La tortora dorme appollaiata e ha bisogno di un riparo asciutto e tranquillo:

  • Posatoi: rametti o trespoli a diverse altezze, dove appollaiarsi e dormire; vanno collocati al riparo dalle correnti.
  • Casette/nidi: all’interno della voliera si pongono casette di legno o cestini-nido con un po’ di materiale (fibra di cocco, fieno, rametti), dove la coppia deporrà e si rifugerà.
  • Riparo dalle intemperie: una zona coperta che protegga da pioggia, vento e freddo; la tortora teme soprattutto l’umidità e le correnti d’aria.
  • Quiete: di notte l’ambiente deve essere tranquillo e poco illuminato, per non disturbare il riposo e la cova.

Alimentazione: cosa e quanto dare

La tortora è essenzialmente granivora: la base della dieta è una buona miscela di semi, integrata con un po’ di verdura, frutta e i necessari minerali. Linee guida:

  • Miscela di semi: scagliola, miglio, panico come base, con piccole quote di girasolino, niger, ravizzone, soia/azuki, pisello proteico, riso, frumento e mais spezzato.
  • Verdura e frutta: piccole quantità di verdure a foglia e frutta, per variare la dieta e fornire vitamine.
  • Grit: indispensabile per la digestione dei semi più duri nel ventriglio; va sempre a disposizione (tranne nei primissimi giorni dei piccoli).
  • Calcio: osso di seppia o gusci tritati, importanti soprattutto per le femmine in deposizione.

I tortorini appena nati si nutrono esclusivamente del latte di gozzo dei genitori; dopo circa 10 giorni si può integrare con un pastoncino di semi predigeriti. Le quantità per gli adulti sono piccole: poche decine di grammi di miscela al giorno a testa.

L’acqua deve essere sempre fresca e pulita, in abbeveratoi che la tortora possa usare per bere (ricordiamo che beve per suzione). Periodicamente si possono aggiungere all’acqua aceto di mele, lievito di birra, vitamine o calcio. È gradita anche una vaschetta per il bagno, che la tortora ama.

Cosa NON dare alle tortore:

  • Pane e avanzi salati, zuccherati o conditi.
  • Avocado, cioccolato, caffè (tossici per gli uccelli).
  • Alimenti ammuffiti o avariati (micotossine) e semi vecchi o umidi.
  • Eccesso di semi grassi (girasole, canapa, niger): solo in piccola quota, perché ingrassano.
  • Acqua sporca o stagnante.

Esempio di miscela fai-da-te con valori nutrizionali

Ecco una miscela di semi bilanciata per tortore adulte. Le quantità sono in percentuale sul peso totale della miscela.

Ingrediente % sul totale Funzione
Scagliola 35% Base energetica, ben digeribile
Miglio (giallo/rosso) e panico 30% Energia, molto graditi
Frumento, riso e mais spezzato 15% Energia (amidi)
Pisello proteico / soia azuki 10% Proteine vegetali
Girasolino, niger, ravizzone 5% Grassi buoni (in piccola quota)
Grit + osso di seppia (a parte, sempre disponibili) 5% Digestione e calcio

Valori nutrizionali stimati della miscela:

  • Proteine grezze: ~13–15% (adeguato al mantenimento; in riproduzione si aumentano leggermente le fonti proteiche e il calcio).
  • Grassi: contenuti (i semi oleosi vanno limitati per evitare obesità).
  • Minerali: calcio e grit forniti a parte, fondamentali per guscio e digestione.

Importante: la tortora tende facilmente al sovrappeso se la miscela è troppo ricca di semi grassi: meglio una base di scagliola e miglio, con semi oleosi solo in piccola quota. Per i tortorini, nei primi 10 giorni si evita il grit e si lascia che siano i genitori a nutrirli con il latte di gozzo. In caso di dubbi su dieta o salute, rivolgersi a un veterinario aviario.

Adesso fermiamoci un attimo nella lettura e ascoltiamo il bellissimo canto della tortora, un verso inconfondibile che si disperde tra i rami degli alberi e che sembra quasi una dolce ninna-ninna diurna; per chi, come noi, è cresciuto nei pressi di una pineta vicino al mare, ricorda molto il periodo estivo:

Curiosità e stranezze sulla tortora

  1. È tra gli uccelli addomesticati più antichi. La tortora domestica è allevata dall’uomo da 2.000–3.000 anni: una compagnia così lunga da renderla docilissima e perfettamente a suo agio in cattività.
  2. Produce il “latte” per i piccoli. Come tutti i columbidi, entrambi i genitori secernono dal gozzo una sostanza nutriente, il “latte di gozzo”, con cui alimentano i tortorini nei primi giorni di vita: un caso raro nel mondo degli uccelli.
  3. Beve in modo unico. A differenza della maggior parte degli uccelli, la tortora beve per suzione, immergendo il becco e aspirando l’acqua senza alzare la testa: un comportamento condiviso solo con piccioni e colombi.
  4. È simbolo di amore e fedeltà. La tortora è monogama e forma coppie stabili: una volta trovato il compagno, gli resta accanto. Da qui il suo ruolo millenario di emblema dell’amore e della pace (la “colomba bianca”).
  5. Il tubare è un canto d’amore. Il caratteristico e profondo “tu-tuuu-tu” è emesso soprattutto dal maschio per corteggiare la femmina e difendere il territorio.
  6. Ha conquistato l’Europa in pochi decenni. La tortora dal collare orientale, partita dai Balcani nel Novecento, ha colonizzato quasi tutto il continente con una delle espansioni più rapide mai osservate in un uccello.
  7. Costruisce nidi… minimalisti. Il nido è una piattaforma rada di pochi rametti, così fragile che spesso si intravedono le uova dal basso: per questo in voliera si offrono cestini di sostegno.
  8. Cresce in fretta. Dall’uovo all’involo passano appena 2–3 settimane; grazie a questo ciclo rapido una coppia può allevare più nidiate l’anno.
  9. La diamantina è una “tascabile”. La tortora diamantina è uno dei columbidi più piccoli del pianeta: poco più grande di un passero, ma con tutta l’eleganza di una tortora.
  10. La selvatica è una viaggiatrice. La nostra tortora comune percorre ogni anno migliaia di chilometri migrando tra l’Europa e l’Africa sub-sahariana.
Mamma Tortora nel nido con i pulcini, che vengono allevati con “latte di gozzo”

Domande frequenti (FAQ)

Qual è la differenza tra tortore e piccioni?

Tortore e piccioni appartengono alla stessa famiglia (Columbidi), ma sono uccelli diversi. La tortora è più piccola, slanciata ed elegante, dai colori tenui, con testa piccola e becco sottile, e ha indole schiva: tende a evitare gli ambienti troppo affollati dall’uomo. Il piccione (Columba livia, da cui deriva quello domestico e cittadino) è più robusto e massiccio, dai 31 ai 34 cm, ben più pesante, e si è perfettamente adattato alla vita urbana a stretto contatto con le persone. In sintesi: stessa “famiglia”, ma la tortora è la cugina più minuta, gentile e riservata.

Qual è la differenza tra tortore e colombi?

“Colombo” è semplicemente un altro nome del piccione (entrambi indicano la Columba livia e i suoi discendenti domestici): la differenza con la tortora è quindi la stessa appena descritta. Sul piano scientifico, colombi e piccioni appartengono soprattutto al genere Columba, mentre le tortore ai generi Streptopelia (tortore dal collare) e Geopelia (come la diamantina). I “colombi” sono in genere più grandi e robusti, le tortore più piccole e aggraziate. Va aggiunto che, nel linguaggio comune, “colomba” indica spesso la varietà bianca della tortora domestica, quella delle cerimonie.

Cosa mangiano le tortore?

La tortora è granivora: si nutre soprattutto di semi — scagliola, miglio, panico, oltre a piccole quote di girasolino, frumento, riso e mais spezzato — integrati con un po’ di verdura e frutta. Indispensabili anche il grit (per digerire i semi) e una fonte di calcio (osso di seppia). I piccoli, nei primi giorni, vengono nutriti esclusivamente con il latte di gozzo dei genitori. Vanno evitati i semi grassi in eccesso, che la fanno ingrassare.

Le tortore si affezionano alle persone?

Sì, la tortora domestica sì. È considerata la più docile e mansueta di tutti i columbidi: allevata con dolcezza e abituata fin da giovane alla presenza umana, diventa confidente, accetta di posarsi sulla mano e riconosce chi la accudisce. Le tortore selvatiche, al contrario, restano timide e diffidenti. In ogni caso la tortora è un animale sociale: dà il meglio in compagnia di un simile, oltre che dell’allevatore.

Quanti anni vive una tortora?

La tortora domestica è piuttosto longeva: vive in media 10–15 anni, con casi che superano i 20–25 anni (è documentato anche un esemplare arrivato a 29 anni). Le tortore selvatiche, esposte a predatori e avversità, vivono in media molto meno. Adottare una tortora è quindi un impegno di lungo periodo.

Cosa dà fastidio alle tortore?

La tortora è un animale tranquillo che soffre soprattutto lo stress: la disturbano i rumori forti e improvvisi, la presenza di predatori (gatti, ratti, rapaci), le gabbie troppo piccole, la solitudine (è sociale e monogama) e le condizioni ambientali sbagliate, in particolare freddo, umidità e correnti d’aria. Anche la mancanza di tranquillità durante la cova la infastidisce molto e può spingerla ad abbandonare il nido. Un ambiente quieto, riparato e in compagnia è la chiave del suo benessere.

Quante uova fa una tortora?

La femmina depone tipicamente 2 uova per covata, raramente uno solo. La grande particolarità è la frequenza: una coppia in buone condizioni ripete più covate nell’arco dell’anno (anche 4–6), praticamente in ogni stagione mite. Le uova, bianche e piccole (6–10 g), vengono covate da entrambi i genitori per circa 14 giorni.

Le uova di tortora sono commestibili?

In teoria sì, come tutte le uova di columbidi, ma in pratica non si consumano: sono davvero minuscole (pochi grammi) e una coppia ne depone solo due alla volta. Ogni uovo è molto più “prezioso” se lasciato schiudere per ottenere nuovi tortorini. Per questo l’uovo di tortora non ha alcun uso alimentare: la tortora si alleva per compagnia, bellezza e riproduzione, non per le uova.

Come si chiama il maschio della tortora?

In italiano il maschio della tortora non ha un nome proprio distinto: si dice semplicemente “il maschio della tortora” (la femmina è “la tortora” o “la femmina”). A differenza del piccione — il cui maschio è spesso chiamato “colombo” e la femmina “colomba” — per la tortora si usano i termini generici. I piccoli, invece, si chiamano comunemente tortorini (o “tortorelle”). Per distinguere i sessi, dato lo scarso dimorfismo, ci si affida al comportamento: il maschio tuba con insistenza e si esibisce in inchini e parate di corteggiamento.

In conclusione

La tortora è l’uccello ideale per chi cerca un animale dolce, elegante e facile da allevare: la sua forma domestica è mansueta, longeva, prolifica e capace di affezionarsi all’allevatore. Le bastano una voliera grande e tranquilla e ben esposta, un compagno con cui formare coppia, una buona miscela di semi con grit e calcio, e un ambiente riparato da freddo e umidità.
Che si scelga la classica tortora dal collare domestica, magari in una delle sue tante colorazioni, o la minuscola e vivace diamantina, allevare tortore significa portare in casa o in giardino un simbolo vivente di pace e fedeltà — sempre nel rispetto delle norme che proteggono le specie selvatiche.

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