Le galline hanno le ali, eppure quasi non volano. Perche? E a cosa servono allora quelle ali, se non a spiccare il volo come fanno anatre, oche o piccioni? In questa guida completa vediamo cosa sono le ali, come si sono evolute, come sono fatte e come funzionano per il volo, perche la gallina vola cosi male, quali usi alternativi ne fanno galline, galli e pulcini, come si sviluppano con la crescita e quali problematiche e malattie possono colpirle. In fondo trovi una tabella comparativa con galline e altri venti tra avicoli e uccelli (apertura alare, attitudine al volo, distanza, velocita e altitudine), oltre a curiosita e FAQ.
Indice dei contenuti:
L’ala degli uccelli è un arto anteriore modificato: l’equivalente del nostro braccio e della nostra mano, trasformato dall’evoluzione in una superficie portante. Al suo interno riconosciamo le stesse ossa del braccio umano, ma adattate al volo: l’omero (il “braccio”), poi radio e ulna (l'”avambraccio”) e infine le ossa di carpo e metacarpo con poche dita fuse (la “mano”), che sorreggono le penne più importanti.
A rivestire questa struttura ci sono le penne, divise per funzione:
A muovere le ali sono due grandi muscoli ancorati alla carena (o chiglia) dello sterno: il gran pettorale, che abbassa l’ala (il colpo che dà potenza), e il sovracoracoideo, più profondo, che la risolleva. È questa muscolatura, nel petto, la vera “centralina” del volo – e, nel caso della gallina, anche la causa dei suoi problemi, come vedremo.
Le ali degli uccelli discendono dagli arti anteriori dei dinosauri teropodi: gli uccelli sono, a tutti gli effetti, dinosauri sopravvissuti. Molti teropodi erano già ricoperti di penne prima ancora di saper volare (come ad esempio l’archeotterige, l’anello di congiunzione tra dinosauri e galline), usate per isolamento termico, parata e cova. Solo in seguito le penne degli arti anteriori si allungarono e si specializzarono fino a formare una superficie capace di generare portanza.
Su come sia nato il volo esistono diverse ipotesi. Una delle più studiate è quella della corsa inclinata assistita dalle ali (in inglese WAIR, wing-assisted incline running): molti galliformi, battendo le ali mentre corrono, riescono a risalire pendii ripidi o verticali. È stato osservato che i piccoli di pernice affrontano già pendenze di 50–60° a pochi giorni di vita, fino a scalare pareti verticali crescendo. Secondo questa ipotesi, un battito d’ali nato per “spingere a terra” e aiutare la salita, si sarebbe poi evoluto nel volo vero e proprio. Resta un tema dibattuto, ma spiega bene perché tanti avicoli usano le ali soprattutto per sfuggire verso l’alto più che per volare a lungo.
Un’ala vola perché genera portanza: il suo profilo curvo fa sì che l’aria scorra più velocemente sopra che sotto, creando una differenza di pressione che “risucchia” l’ala verso l’alto. Il battito, grazie alle remiganti primarie, aggiunge la spinta in avanti. Perché tutto funzioni serve però il giusto rapporto tra peso del corpo e superficie alare, il cosiddetto carico alare (wing loading): più un animale è pesante rispetto alle sue ali, più gli è difficile staccarsi da terra e restare in volo.
Gli uccelli volatori hanno ossa leggere (spesso pneumatizzate), muscoli pettorali efficienti e ali ampie rispetto al peso. Quando questo equilibrio è ottimale – come in piccioni, anatre e rondini – il volo diventa potente, veloce e prolungato.
La gallina domestica è capace di volare, ma solo per brevi tratti e a bassa quota: un balzo svolazzante per raggiungere il posatoio, scavalcare una recinzione o sfuggire a un pericolo. Raramente supera qualche decina di metri e pochi metri d’altezza. Le ragioni sono soprattutto due:
Il risultato è il tipico “volo di emergenza” della gallina: un decollo rumoroso e sbilenco, qualche battito potente e un rapido ritorno a terra. I suoi antenati selvatici (il gallo bankiva della giungla asiatica) volano un po’ meglio, ma anche in natura i galliformi sono fatti per correre e appollaiarsi, non per migrare. Nelle razze pesanti come i broiler, la capacità di volo è praticamente nulla.
Proprio perché volano poco, galline e galli usano le ali in moltissimi modi alternativi, spesso sorprendenti:
Spesso i galli aprono e sbattono le ali anche prima di lanciare un forte chicchirichì, come a gonfiare il petto e a prendere forza e slancio prima di cantare:
Alla nascita i pulcini sono ricoperti di piumino, ma le ali sono la prima parte a “mettere le penne vere”: già nei primi giorni spuntano le remiganti, che crescono molto più in fretta del resto del piumaggio. Questo precoce sviluppo alare non serve subito a volare, ma a correre meglio in salita (la WAIR), a bilanciarsi e a compiere i primi saltelli.
Con la crescita il piumino viene sostituito dalle penne definitive attraverso una serie di mute, e le ali raggiungono la piena funzionalità. Curiosità pratica: nei primi giorni la diversa lunghezza delle remiganti permette in molte linee ibride il sessaggio alla nascita (“feather sexing”), distinguendo maschi e femmine dallo sviluppo delle penne dell’ala. Nei pulcini allevati dalla chioccia, le ali servono anche a infilarsi sotto la madre per scaldarsi.
Le ali possono andare incontro a difetti di sviluppo, traumi e malattie. Ecco i casi più comuni e come affrontarli.
Ecco galline e altri avicoli e uccelli a confronto. Attenzione: per molte specie domestiche e da gabbia non esistono misurazioni standard di distanza, velocità e altitudine; i valori sono quindi indicativi e, dove utile, riferiti ai parenti selvatici (per esempio germano reale per l’anatra, oche e cigni selvatici, quaglia comune). “n.d.” indica un dato non disponibile in modo affidabile.
| Specie | Apertura alare | Attitudine al volo | Distanza in volo | Velocità massima | Altitudine massima |
|---|---|---|---|---|---|
| Galline | 45–80 cm | Bassa | Pochi metri (fino a ~50 m) | ~15 km/h | ~3–4 m |
| Tacchino | 125–145 cm | Bassa (selvatico: media, solo scatti) | Fino a ~400 m (selvatico) | ~55–90 km/h (brevi scatti) | Alberi, ~10–15 m |
| Anatra (germano reale) | 80–100 cm | Alta | Migratoria: centinaia–migliaia di km | ~90–100 km/h | Fino a ~6.400 m |
| Oca (oche selvatiche) | 150–180 cm | Alta | Migratoria: migliaia di km | ~70–90 km/h | Fino a ~8.000 m (specie himalayane) |
| Faraona | ~100–150 cm | Bassa–media | Brevi tratti (decine–centinaia di m) | ~30–40 km/h | Alberi, ~10 m |
| Quaglia (comune) | 32–35 cm | Alta (migratrice) | Migratoria: fino a migliaia di km | ~50–70 km/h | Centinaia–alcune migliaia di m |
| Pavone (indiano) | ~150 cm | Bassa | Brevi tratti (fino a ~100 m) | ~16 km/h | Alberi, ~8–10 m |
| Cigno (reale/selvatico) | 200–240 cm | Alta | Spostamenti di centinaia di km | ~80–90 km/h | Fino a ~8.000 m (cigno selvatico) |
| Fagiano (comune) | 70–90 cm | Media (scatti brevi e potenti) | Brevi tratti (di norma < 1 km) | ~60–90 km/h (all’involo) | Bassa (alberi) |
| Tortora | 47–55 cm | Alta (tortora selvatica migratrice) | Migratoria: migliaia di km | ~60 km/h | Centinaia–migliaia di m |
| Colombo/piccione | 62–68 cm | Alta | Viaggiatori: centinaia–oltre 1.000 km | ~80 km/h (punte >120 col vento) | Comunemente fino a ~1.800 m |
| Pernice | 45–55 cm | Media (scatti brevi) | Brevi tratti (< 1 km) | ~60–70 km/h | Bassa |
| Canarino (dom.; serin selvatico) | 20–23 cm | Media (in gabbia limitata) | Voli brevi | n.d. | Bassa |
| Calopsite | 45–50 cm | Alta (in natura nomade) | In natura: decine di km | Veloce (n.d. precisa) | Media |
| Cocorita (ondulato) | 30–35 cm | Alta (stormi nomadi in natura) | In natura: lunghe distanze | Veloce (n.d. precisa) | Media |
| Bengalino | ~15 cm | Media | Voli brevi | n.d. | Bassa |
| Diamante mandarino | ~15 cm | Media (voli brevi e rapidi) | In natura: spostamenti nomadi | n.d. | Bassa |
| Cardellino | 21–25 cm | Alta (parz. migratore, volo ondulato) | Migrazioni parziali: centinaia di km | n.d. | Medie quote |
| Merlo indiano (hill myna) | ~45 cm (stima) | Media–alta (volo potente nella canopia) | Spostamenti locali | n.d. | Media |
| Pappagallo cenerino | 65–75 cm | Alta (in natura voli quotidiani lunghi) | In natura: decine di km al giorno | Veloce (n.d. precisa) | Media |
| Verdone | 25–28 cm | Alta (volo ondulato, parz. migratore) | Spostamenti stagionali | n.d. | Medie quote |
But, chicken can fly…
A moltissime cose: equilibrio in corsa e nei salti, planate dal posatoio, risalita di pendii e recinti (battendo le ali mentre corrono), corteggiamento (il gallo abbassa un’ala), minaccia e difesa, protezione dei pulcini sotto le ali e termoregolazione. Il volo è solo uno degli usi, e nemmeno il principale.
Sì, ma male: compiono voli brevi e a bassa quota, giusto per salire sul posatoio, scavalcare un ostacolo o sfuggire a un pericolo. Difficilmente superano qualche decina di metri e pochi metri d’altezza; le razze pesanti praticamente non volano.
È la danza di corteggiamento (wing-drop): il gallo abbassa un’ala verso terra e gira attorno alla femmina, spesso insieme al tidbitting, cioè offrendo cibo con versi insistenti per mostrarsi un buon “fornitore”.
Di solito dopo essersi stiracchiate o dopo il bagno di sabbia: lo sbattere le ali serve a risistemare le penne, liberarsi di polvere e parassiti e “scaricare” tensione. È un comportamento normale e sano.
Li raccoglie sotto le ali e il petto, dove trovano calore (la madre cede il proprio) e riparo da pioggia, freddo e sguardi dei predatori. I pulcini entrano ed escono infilandosi tra le piume.
È il taglio delle remiganti di una sola ala per sbilanciare il volo e impedire alla gallina di scavalcare i recinti. È indolore se si taglia solo la parte morta della penna, va ripetuto a ogni muta e non va fatto sulle penne ancora in crescita (vascolarizzate), che sanguinerebbero.
Un’ala costantemente cadente o scostata può indicare un trauma (frattura/lussazione), un difetto di crescita (ala storta) o, in alcuni casi, una malattia come quella di Marek (paralisi). Conviene osservare l’animale, cercare ferite e, se il problema persiste o si accompagna ad apatia, consultare un veterinario.
No. Anatre, oche e piccioni sono ottimi volatori (alcuni migrano per migliaia di chilometri), mentre galline, tacchini, pavoni e faraone volano poco e male. Quaglia, tortora e fagiano stanno nel mezzo: la quaglia comune è perfino migratrice, mentre il fagiano dà potenti scatti ma su brevi distanze.
Le ali della gallina sono un piccolo capolavoro di evoluzione – braccia di dinosauro trasformate in superfici portanti – che però nella gallina domestica servono a tutto tranne che a volare bene: equilibrio, salti, risalite, corteggiamento, difesa, protezione dei pulcini e termoregolazione. Il volo è ridotto a brevi scatti per colpa del corpo pesante e dei muscoli pettorali “bianchi”. Altri avicoli, al contrario, sfruttano le ali al massimo: dai cieli d’alta quota di oche e cigni alle rotte migratorie di anatre, quaglie e tortore. Conoscere come sono fatte le ali aiuta anche a prendersene cura, riconoscendo in tempo difetti come l’ala d’angelo o problemi come le fratture e la muta.
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