È il più grande uccello vivente, corre come un’automobile e depone l’uovo più grande del mondo: lo struzzo è un animale straordinario, sempre più allevato anche in Italia. Allevarlo è affascinante ma impegnativo: serve spazio, robustezza delle strutture e rispetto della sua forza.
Questa guida raccoglie tutto ciò che serve sapere per allevare lo struzzo in modo consapevole: storia e biologia, ceppi e varietà, gestione quotidiana, alimentazione, curiosità e risposte alle domande più frequenti.
Indice dei contenuti:
Lo struzzo comune (Struthio camelus) è il più grande uccello vivente, appartenente alla classe degli Uccelli, ordine degli Struzioniformi e al gruppo dei Ratiti, gli uccelli inadatti al volo. Ha un corpo massiccio, un collo lunghissimo, una testa piccola con grandi occhi e zampe potentissime, uniche nel mondo aviario perché dotate di due sole dita per piede, adattamento perfetto alla corsa. Presenta un marcato dimorfismo sessuale: il maschio ha piumaggio nero intenso con ali e coda (timoniere) bianche; la femmina è più piccola e di colore grigio-bruno uniforme, perfetto per mimetizzarsi sul nido.
Originario delle savane e delle zone semidesertiche dell’Africa sub-sahariana, lo struzzo è allevato dall’uomo a fini commerciali fin dal X secolo da arabi e popoli africani. In passato era ricercatissimo per le piume ornamentali; oggi l’allevamento a cui noi guardiamo è quello per le sue grandi uova. In Italia il primo allevamento risale al 1989, e in pochi anni il nostro Paese è diventato uno dei principali al mondo per numero di capi.
Lo struzzo da allevamento moderno è il frutto di selezione, incroci e consanguineità, al punto che si parla di una sottospecie domestica (Struthio camelus domesticus), più piccola, robusta, docile e precoce rispetto ai ceppi selvatici. È un animale rustico, resistente alle malattie, che ama il sole e lo spazio per muoversi.
I valori si riferiscono allo struzzo comune da allevamento. Maschio e femmina si distinguono nettamente per il colore del piumaggio e, in età adulta, per quello di zampe e becco (rossi nel maschio, più scuri nella femmina).
| Caratteristica | Maschio | Femmina |
|---|---|---|
| Peso adulto | 100–150 kg (ceppi grandi fino a ~170) | 90–120 kg |
| Altezza | fino a 2,5–2,75 m | 1,7–2 m |
| Longevità | 40–45 anni (fino a ~50 e oltre) | 40–45 anni (fino a ~50 e oltre) |
| Maturità sessuale | 3–4 anni | 2–3 anni |
| Numero di uova | — | 40–80 l’anno (fino a ~100), stagionali (marzo–settembre) |
| Peso delle uova | — | 1,3–2 kg (~15–16 cm), il più grande del mondo |
| Incubazione | 39–46 giorni (in natura covano entrambi i sessi; in allevamento si usa l’incubatrice) | |
| Velocità di corsa | fino a 70 km/h (falcate di 3–5 metri) | |
| Struttura riproduttiva | 1 maschio ogni 2–3 femmine (gruppo “famiglia”) | — |
Nota sulla riproduzione: in natura più femmine depongono nello stesso nido scavato dal maschio; la femmina dominante cova di giorno (il suo grigio si mimetizza con il terreno), il maschio di notte (il suo nero si confonde col buio). In allevamento le uova vengono raccolte e incubate artificialmente per 39–46 giorni; i pulcini nascono di circa 1–1,3 kg e crescono rapidissimamente, raggiungendo i 100 kg. circa intorno ai 10–12 mesi.
Lo struzzo comune si distingue tradizionalmente in due grandi tipologie, in base al colore di collo e zampe — collo rosso e collo blu — da cui derivano i ceppi commerciali. Esiste poi l’ibrido selezionato per l’allevamento, l’African Black, di gran lunga il più usato.
È il ceppo più allevato al mondo: nato in Sudafrica da incroci avviati a fine Ottocento per la produzione di piume; di taglia contenuta (circa 100–120 kg), è docile, precoce e molto produttivo: la scelta ideale per l’allevamento, anche amatoriale.
Comprende il ceppo sudafricano (S. c. australis) e quello somalo (S. c. molybdophanes), con collo e zampe grigio-azzurri. Sono struzzi di grande mole (la femmina 120–140 kg, il maschio 150–170 kg) e dal carattere docile; le femmine depongono molte uova (in media 60), grandi e pesanti (1.500–2.200 g). I tipi “Namibian” e “Zimbabwe” sono i più noti.
Comprende il ceppo nordafricano (S. c. camelus) e quello Masai (S. c. masaicus), con collo rosato. Sono i più grandi e imponenti, ma anche i più aggressivi e meno produttivi, di difficile adattamento: poco adatti all’allevamento, soprattutto per chi inizia.
In sintesi: per l’allevamento si punta quasi sempre sull’African Black (docile, precoce, produttivo) o sui Blue Neck (grandi e tranquilli); i Red Neck, pur spettacolari, sono sconsigliati per indole e scarsa resa.
Lo struzzo è un animale rustico e resistente, ma di grande taglia e forza: la sua gestione richiede spazi ampi, recinzioni robuste e attenzione alla sicurezza (un calcio di struzzo è potentissimo). È un erbivoro con una digestione particolare, da rispettare nell’alimentazione.
Lo struzzo predilige la stabulazione libera all’aperto, al sole e con spazio per correre. Indicazioni pratiche:
Lo struzzo è rustico e resiste bene alle intemperie, ma ha comunque bisogno di un riparo asciutto:
Lo struzzo è un erbivoro con digestione simile a quella di cavalli e conigli (monogastrico con intenso lavoro di ceco e colon): fermenta la fibra nell’intestino, da cui ricava gran parte dell’energia. La base della dieta è il foraggio, integrato con concentrati:
Indicativamente, un giovane di 3–4 mesi consuma oltre 2 kg di mangime e più di 1 kg di foraggio al giorno. Una buona razione è composta per il 60–70% da foraggio (medica + insilato) e per il 30–40% da concentrati.
L’acqua deve essere sempre fresca, pulita e disponibile a volontà (ad libitum) in abbeveratoi capienti e puliti; in inverno va evitato che ghiacci.
Cosa NON dare agli struzzi:
Ecco un esempio di razione equilibrata di mantenimento/crescita per struzzi giovani-adulti (i pulcini richiedono uno starter commerciale specifico). Le quantità sono in percentuale sul peso totale della razione (tipo “piatto unico”).
| Ingrediente | % sul totale | Funzione |
|---|---|---|
| Fieno/erba medica disidratata trinciata | 40% | Fibra, proteine, base erbivora |
| Insilato di mais | 25% | Energia altamente digeribile |
| Mais e orzo macinati/fioccati | 18% | Energia (amido) |
| Soia / nucleo proteico | 10% | Proteine e amminoacidi essenziali |
| Carbonato di calcio / fosfato | 3% | Calcio e fosforo (ossa, guscio) |
| Premiscela vitaminico-minerale (A, D, E) | 2% | Vitamine e oligoelementi |
| Grit / pietrisco a disposizione | a volontà | Triturazione nel ventriglio |
Valori nutrizionali stimati della razione:
Importante: la digestione dello struzzo è delicata e dipende da un corretto sviluppo di intestino e microflora, “allenati” fin da piccoli con erba medica trinciata. Errori alimentari (cereali interi, troppa erba bagnata, corpi estranei) causano impaccamenti , meteorismo e altri disturbi intestinali. Per impostare un allevamento è fortemente consigliato l’affiancamento di un veterinario esperto in ratiti.
Ed eccolo dunque il risultato di tanto lavoro, uno splendido uovo di struzzo da 1.6 Kg.:
Può esserlo. Fuori stagione è generalmente tranquillo, ma il maschio in periodo riproduttivo diventa territoriale e può caricare e sferrare calci potentissimi in avanti, dotati di un grosso unghione: vanno presi sul serio, perché possono ferire gravemente. L’aggressività varia col ceppo: i Red Neck sono i più combattivi, mentre l’African Black e i Blue Neck sono più docili. In allevamento si lavora sempre con prudenza, vie di fuga e attrezzi adeguati, soprattutto con i maschi adulti.
Un uovo di struzzo fresco da consumo costa indicativamente 10–25 euro in Italia, secondo dimensioni, stagione e fornitore. Le uova decorative (gusci svuotati e lavorati per soprammobili, lampade, incisioni) e le uova fertili da incubazione possono costare di più, in base alla lavorazione o alla genetica dei riproduttori.
È l’uovo più grande del mondo tra gli animali viventi: misura circa 15–16 cm di lunghezza e 12–13 cm di larghezza, e pesa 1,3–2 kg (in media 1,5 kg). In volume equivale a circa 20–24 uova di gallina. Il guscio, spesso un paio di millimetri, è talmente robusto da reggere il peso di una persona adulta.
Sì, assolutamente. L’uovo di struzzo è ottimo e si consuma come quello di gallina, con un sapore simile e delicato. Vista la mole, un solo uovo basta per una frittata da 8–10 persone. Per aprirlo serve forare il guscio duro con un attrezzo; i tempi di cottura sono molto più lunghi (un “uovo sodo” può richiedere oltre un’ora). È ricco di proteine e relativamente povero di grassi saturi.
Dipende molto dall’età. Un pulcino di poche settimane costa indicativamente 50–200 euro; un giovane di alcuni mesi si aggira sulle diverse centinaia di euro; una femmina adulta fertile o una coppia di riproduttori selezionati possono valere molto di più, anche diverse migliaia di euro a capo. A questo vanno aggiunti i costi, importanti, di recinti robusti, ricovero, alimentazione e adempimenti sanitari.
La sua prima difesa è la fuga di corsa, a velocità che possono toccare i 70 km/h. Se non può scappare, può appiattirsi a terra distendendo il collo sul suolo per mimetizzarsi (comportamento all’origine del falso mito della “testa sotto la sabbia”), oppure passare all’attacco sferrando calci. In allevamento, animali spaventati possono correre all’impazzata contro le recinzioni: per questo i recinti devono essere ampi e privi di ostacoli pericolosi.
Ha un cervello piccolo (più piccolo dei suoi occhi), il che ha alimentato la fama di animale “stupido”. In realtà lo struzzo non è affatto sciocco: è molto vigile, dotato di vista e udito eccellenti, ha una buona memoria dei luoghi e delle persone e mostra comportamenti sociali e riproduttivi complessi (nidi comuni, cova alternata, danze di corteggiamento). È semplicemente un’intelligenza “diversa”, tarata sulla sopravvivenza nella savana.
Gli adulti sono molto rustici e resistono bene anche al freddo e alla neve, purché dispongano di un riparo asciutto e protetto dal vento: il loro folto piumaggio isola efficacemente. Soffrono invece l’umidità e il fango persistenti. Molto più delicati sono i pulcini, che nelle prime settimane di vita temono il freddo e l’umidità e vanno tenuti al caldo e all’asciutto.
Lo struzzo dorme poco e spesso da vigile. Per gran parte del riposo resta accovacciato a terra con il collo eretto e gli occhi semiaperti, pronto a fuggire. Solo per brevi fasi di sonno profondo (pochi minuti) appoggia il collo e la testa al suolo, in una posa che da lontano può sembrare un crollo improvviso. In gruppo, alcuni individui dormono mentre altri restano di guardia.
No. Lo struzzo è un uccello inadatto al volo (un ratite): ha lo sterno piatto e privo di carena, ossa piene e pesanti e muscolatura pettorale atrofizzata, tutti elementi incompatibili con il volo. In compenso ha sviluppato all’estremo la corsa. Le ali, pur grandi, gli servono per bilanciarsi nelle virate, per le parate nuziali e per disperdere o trattenere il calore.
Nella stagione riproduttiva il maschio corteggia con una vistosa danza: si accovaccia e agita ritmicamente le ali aperte muovendole in modo alternato, mentre ondeggia il collo e mostra il rosso acceso di zampe e becco. Conquistata la femmina, l’accoppiamento avviene a terra. Lo struzzo forma in genere gruppi di una famiglia (un maschio con una “femmina principale” e altre secondarie): il maschio scava il nido e tutte le femmine vi depongono, ma sono la dominante e il maschio a occuparsi della cova.
Lo struzzo è un avicolo con numeri da record — il più grande, il più veloce sulle due zampe, l’uovo più grande del mondo — e un allevamento affascinante e in crescita, capace di dare uova buonissime. Per le sue dimensioni non è però un avicolo “da cortile” come gli altri (galline, tacchini, faraone, anatre e oche): richiede spazio abbondante, recinzioni robuste, un’alimentazione specifica a base di foraggio e il massimo rispetto per la sua forza, soprattutto nei maschi adulti.
Scegliendo un ceppo docile come l’African Black, affidandosi a un veterinario esperto in ratiti e rispettando le norme sanitarie, anche l’appassionato può avvicinarsi a questo gigante della savana e scoprirne il fascino fuori dal comune.
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