Come diventare piccoli imprenditori agricoli e vendere le uova del proprio pollaio | Tuttosullegalline.it
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Nell’utopia di veder scomparire i grandi allevamenti intensivi di galline ovaiole (sia in gabbia che a terra), vogliamo qui provare ad immaginarci un futuro possibile fatto di tanti piccoli pollai domestici famigliari per l’autoconsumo e da tanti piccoli imprenditori agricoli (non professionali) in grado di fare vendita diretta delle uova del proprio pollaio (in cui devono essere ospitate non più di 50 galline ovaiole).
Ovviamente tutto ciò senza nulla togliere a quegli imprenditori medio/grandi che hanno a cuore il buon prodotto finale di qualità e riescono ad allevare tantissime galline producendo uova biologiche con codice 0 (da verificare sull’etichettatura stampata sul guscio) e tenendo gli animali in allevamenti estensivi con vegetazione e mangimi biologici e garantendo ad ogni esemplare almeno 10 mq di pascolo.

DI COSA PARLEREMO IN QUESTO ARTICOLO

In questo articolo intendiamo fornire tutte le indicazioni utili a coloro che abbiano il desiderio di realizzare un piccolo allevamento di galline ovaiole (meno di 50 esemplari) con lo scopo di vendere le proprie uova, ad esempio a conoscenti, vicini di casa e altri possibili “clienti”, con la formula della “vendita diretta”, rispettando tutte le complesse regole previste sia in termini sanitari che in termini fiscali.

Non troverete dunque informazioni riguardanti gli imprenditori agricoli così come definiti dall’art. 2082 del Codice Civile (“chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”), ovvero non parleremo né di coltivatori diretti (CD), né di imprenditori agricoli professionali (IAP) anche associati in società agricole (tutte realtà che traggono reddito e sostentamento grazie ai proventi dell’attività di imprenditoria agricola, con le conseguenti gestioni fiscali e l’apertura di posizioni previdenziali).

A CHI CI RIVOLGIAMO

Se sei una persona che nella vita “fa altro” rispetto al lavoro agricolo professionale e di allevamento professionale (se ad esempio sei uno studente, un lavoratore in altri settori o anche un pensionato) e hai intenzione di produrre uova non solo per il tuo proprio autoconsumo ma anche per la “vendita diretta” ad altre persone, allora questo articolo è esattamente ciò che stai cercando per sapere come mettere in pratica questa idea nel pieno rispetto di tutte le leggi vigenti, sia in ambito fiscale che sanitario.

Come fare vendita diretta delle uova del proprio pollaio

Realizzare e gestire un pollaio come imprenditore agricolo non professionale

Le indicazioni di seguito riportate sono mirate alla specifica casistica di realizzazione e gestione di un pollaio come imprenditore agricolo non professionale per le vendita diretta delle proprie uova; per ulteriori approfondimenti e per ogni altra tipologia di progetto imprenditoriale più ampio e strutturato, raccomandiamo di rivolgersi alla consulenza di un professionista specializzato (commercialista o consulente di fiducia) e/o di chiedere indicazioni specifiche presso i soggetti e gli organi istituzionali che possono fornire il sostegno necessario:

  • Associazioni di categoria o sindacati di rappresentanza;
  • Camera di Commercio;
  • Assessorato competente del proprio Comune.

Nonché vi invitiamo a verificare informazioni e aggiornamenti sulla stampa di settore e sui principali siti web che trattano di queste tematiche, tra cui:

  • Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (www.politicheagricole.it)
  • ISMEA (www.ismea.it)
  • Portale delle Camere di Commercio italiane (www.camcom.gov.it)
  • Coldiretti (www.coldiretti.it)
  • Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) (www.cia.it)
  • Confagricoltura (www.confagricoltura.it)
  • Confcommercio (www.confcommercio.it)
  • Confcooperative (www.confcooperative.it)
  • Associazione Generale Cooperative Italiane (AGCI) (www.agci.it)
  • Legacoop (www.legacoop.it)
  • Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (www.cndcec.it)
  • Consiglio Nazionale del Notariato (www.notariato.it)

Fatte dunque le dovute premesse, ecco quali sono i 5 punti fondamentali per poter realizzare e gestire un pollaio di galline ovaiole come imprenditori agricoli non professionali ed effettuare così la vendita diretta delle proprie uova in tutta tranquillità.
Ad ognuno di questi cinque punti è dedicato un corrispondente paragrafo di approfondimento:

  1. il rispetto di tutti i requisiti normativi;
  2. il non superamento del limite delle 50 galline ovaiole, al fine di poter procedere regolarmente alla commercializzazione senza dover sottostare a complesse modalità di timbratura, classificazione, confezionamento e stoccaggio delle uova;
  3. registrazione come imprenditore agricolo non professionale presso la Camera di Commercio (con assegnazione di P.IVA) al fine di poter effettuare la “vendita diretta” delle uova;
  4. qualora la “vendita diretta” di uova venga effettuata in forma itinerante o su aree pubbliche o mediante commercio elettronico, deve essere effettuata la comunicazione di inizio attività al Comune territorialmente competente;
  5. applicabilità del regime IVA in esonero (applicabile agli imprenditori agricoli non professionali che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 7.000 euro)

#1. Il rispetto di tutti i requisiti normativi (che sono i medesimi previsti anche per un pollaio domestico di solo autoconsumo).

Pollaio domestico per autoconsumo

La realizzazione di un pollaio di massimo 50 galline ovaiole prevede in primo luogo che siano rispettati tutti i requisiti normativi previsti per “il semplice” pollaio domestico per il solo autoconsumo; in tal senso rimandiamo alla lettura approfondita della “Normativa sul pollaio domestico: tutto quello che c’è da sapere” e riportiamo qui di seguito solo i tre punti fondamentali riguardanti gli aspetti normativi:

  • per rispettare la normativa (nazionale) finalizzata al monitoraggio dello stato di salute della popolazione avicola dal punto di vista veterinario sarà necessario effettuare la “Richiesta di registrazione per le aziende di allevamento presso i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali” (Art. 14 comma 1 D.Lgs 158/2006);
  • per rispettare la normativa (comunale) finalizzata all’igiene e sanità pubblica dal punto di vista della salute umana (dei detentori stessi e di tutti i cittadini residenti nel Comune), sarà necessario verificare il rispetto del “Regolamenti di igiene e sanità pubblica” comunale del proprio territorio di appartenenza;
  • per rispettare la normativa (comunale) in materia di edilizia sarà necessario verificare la possibilità di realizzazione di opere in muratura o strutture (anche in legno) con dimensioni e copertura tali da costituire cubatura.

#2. Non superare il limite delle 50 galline ovaiole, al fine di poter procedere regolarmente alla commercializzazione senza dover sottostare a complesse modalità di timbratura, classificazione, confezionamento e stoccaggio delle uova.

Lo storico banco delle uova fresche sfuse della Ditta Giomi al Mercato Centrale di Livorno
Lo storico banco delle uova fresche sfuse della Ditta Giomi al Mercato Centrale di Livorno

Nel caso di un pollaio con non più di 50 galline ovaiole, ai sensi dell’art.2 del D.M.11/12/2009, sono esonerate dagli obblighi sulle norme di commercializzazione le uova vendute direttamente dal produttore al consumatore finale nel luogo di produzione o nell’ambito della regione di produzione, in un mercato pubblico locale o tramite vendita a domicilio.
Le uova non devono essere marchiate con il codice del produttore a condizione che il nome e l’indirizzo del produttore siano indicati nel punto vendita o comunicati all’acquirente nel caso di vendita porta a porta.
Deve essere riportata, sullo stesso cartello, la data di produzione delle uova stesse. Le uova non sono classificate per categoria di qualità e peso. Le uova devono essere stoccate in locale di deposito idoneo secondo la normativa vigente, in attesa di essere esposte alla vendita.

Queste semplici regole da rispettare si complicano laddove invece venga superato il numero di 50 galline; infatti qualora si superasse questa soglia:

per produttori con un pollaio con un numero di galline compreso tra 51 e 250: non è necessario classificare le uova per categoria di qualità e peso, ma ai sensi dell’ art.4 c. 1 D.Lgs. 29.97.2003 n. 267 dovrebbe essere individuata la tipologia di allevamento (0 = biologico; 1 = all’aperto; 2 = a terra; 3 = in gabbia;) da apporre con timbro sul guscio dell’uovo insieme al codice aziendale. Tale timbratura delle uova, con il codice del produttore (art.11 comma 7 reg.1234/2007), deve essere effettuata presso l’azienda di produzione, ovvero presso il primo punto di imballaggio che riceve le uova, solitamente un laboratorio aziendale (anche multifunzionale) che, secondo la normativa vigente, dovrà essere dotato di un lavamani e di uno spazio idoneo al confezionamento ed allo stoccaggio;

per produttori con un pollaio con un numero di galline superiore a 251: è necessario classificare le uova per categoria di qualità e peso e le aziende devono dotarsi di un centro d’imballaggio riconosciuto a norma del Regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale.

Per tutte queste motivazioni, al fine di gestire in maniera semplice un pollaio senza complicazioni procedurali e gestionali connesse agli aspetti sanitari della commercializzazione, consigliamo il numero di 50 galline ovaiole come il tetto massimo da non superare.

#3. Registrazione presso la Camera di Commercio come imprenditori agricoli non professionali (con assegnazione di P.IVA) al fine di poter affettuare la “vendita diretta” delle uova

Registrazione come imprenditore agricolo per poter fare vendita diretta delle uova

Dal punto di vista fiscale è necessario in primo luogo specificare che la regolare registrazione presso la Camera di Commercio come imprenditori agricoli non professionali (possessori di P.IVA) è l’unica condizione possibile per effettuare la “vendita diretta” delle proprie uova.

La “vendita diretta” è infatti una modalità di vendita esclusivamente riservata a questa tipologia di imprenditori agricoli non professionali e consiste nella possibilità di vendere i propri prodotti direttamente al cliente finale, quindi effettuando una vendita al dettaglio senza dover sottostare alle regole previste per le normali attività commerciali.

Gli imprenditori agricoli non professionali possono inoltre vendere, allo scopo di rendere i propri prodotti più “appetibili” per i clienti, anche prodotti acquistati da terzi, purché sia rispettato il principio della prevalenza: la maggioranza dei prodotti venduti deve essere di produzione propria.
Per poter rientrare nella specifica disciplina della vendita diretta, stabilita dall’art. 4 del D.Lgs 228/2001, è necessario essere “imprenditori agricoli”, ossia soddisfare i requisiti stabiliti dall’art. 2135 del Codice Civile.
Questa possibilità è invece preclusa agli imprenditori agricoli che abbiano subito, nei 5 anni precedenti, condanne per reati in materia di igiene e sanità o di frode nella preparazione degli alimenti.

In base a quanto stabilito dal D.lgs 228/2001, la vendita diretta può essere effettuata in diverse modalità:

  • in forma itinerante o mediante commercio elettronico;
  • all’interno dell’azienda agricola o su aree private;
  • su aree pubbliche o in aree aperte al pubblico;
  • nei mercati contadini (c.d. Farmers’ Market).

#4. Per effettuare la “vendita diretta” di uova in forma itinerante o su aree pubbliche è necessario effettuare la comunicazione di inizio attività al Comune territorialmente competente

Comunicazione di inizio attività per la vendita di uova in aree pubbliche

Molto spesso la “vendita diretta” di uova viene effettuata all’interno dell’azienda agricola stessa o su aree private, ma qualora la vendita avvenga in forma itinerante o su aree pubbliche o mediante commercio elettronico, è necessario effettuare una Comunicazione di inizio attività al Comune territorialmente competente, che è il Comune presso il quale è effettuata la vendita.
Partecipando ad un “mercato contadino” fuori dal proprio Comune dovrà essere effettuata la comunicazione al Comune in cui si svolge il “mercato contadino”, e nel caso di vendita mediante commercio elettronico è il Comune presso il quale ha sede ed è stato registrato il pollaio.
Presso gli sportelli del Comune territorialmente competente sono solitamente disponibili gli appositi moduli per effettuare tale comunicazione di inizio attività.

#5. Il regime IVA in esonero (applicabile ai produttori agricoli non professionali che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 7.000 euro)

Regime IVA in esonero per imprenditori agricoli che abbiano fatturato meno di 7000 euro
Produzione di uova biologiche (photo by: Azienda Agricola Ambroso)

Per un pollaio come quello che stiamo immaginando di realizzare e gestire (meno di 50 galline) per la vendita diretta delle uova, molto probabilmente il volume d’affari sarà inferiore ai 7.000 euro.
Facendo infatti “due calcoli” molto approssimativi, immaginando di avere 50 galline ovaiole e che ognuna di loro produca circa 250 uova l’anno, vendendo ogni singolo uovo a 0,50€ arriveremmo al massimo a totalizzare un introito di 6.250 €/anno (senza considerare tutte quelle consumate in famiglia e regalate).

Proprio in base a questa stima, anche se molto semplificata, possiamo immaginarci che il regime IVA in esonero sia sostanzialmente adeguato alla realtà di un pollaio di circa 50 galline pensato per fare vendita diretta delle uova.

Il regime di esonero è infatti previsto ai sensi del sesto comma dell’art. 34 del D.P.R. n. 633/1972 per i produttori agricoli che, nell’anno solare precedente, abbiano realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedano di realizzare, un volume d’affari non superiore a 7.000 euro, costituito per almeno due terzi da cessioni di prodotti di agricoli  (e tra questi sono ovviamente comprese le uova, elencate al punto 11 della parte prima della Tabella A del D.P.R. n. 633/72).

Gli imprenditori agricoli non professionali con un volume di affari inferiore a 7.000 euro sono esonerati da qualsiasi obbligo contabile e dichiarativo. Devono solo tenere in modo ordinato sia le fatture di acquisto sia le autofatture emesse dai suoi clienti detentori a loro volta di P.IVA (ad esempio un ristorante, un forno, o simili).

Nel dettaglio, il piccolo imprenditore agricolo non professionale che rientra nel regime di esonero IVA:

– non deve liquidare l’imposta né procedere al versamento;

– non deve tenere nessun tipo di contabilità;

– non deve presentare la dichiarazione Iva annuale.

Gli obblighi da cui gli imprenditori agricoli non professionali vengono esonerati, in parte vengono trasferiti sui cessionari e committenti, i quali, quando acquistano i beni o utilizzano i servizi nell’esercizio dell’impresa, devono emettere autofattura, in luogo del cedente esonerato, indicandovi la relativa imposta determinata applicando le aliquote corrispondenti alle percentuali di compensazione.
L’agricoltore cedente (colui che vende le uova) ha l’obbligo di conservare l’autofattura emessa dal committente (colui che le acquista) e ha il beneficio di “trattenere” l’iva indicata nell’autofattura essendo esonerato dall’obbligo di versamento.
Il cessionario (o committente) provvederà a registrare la fattura emessa per conto dell’imprenditore agricolo, separatamente nel registro degli acquisti.

Unici obblighi dei produttori agricoli in regime di esonero IVA sono:

  1. numerare e conservare le fatture di acquisto, le eventuali bollette doganali e le eventuali autofatture emesse dai propri clienti (se essi stessi detentori di P.IVA) sulle quali è autorizzato a trattenere l’imposta;
  2. da Gennaio 2017, a seguito della emanazione della Legge di Stabilità 2017 (che ha introdotto una modifica al cosiddetto “spesometro”), inviare telematicamente con scadenza trimestrale le eventuali autofatture (per il 2017, primo anno di applicazione, è prevista una scadenza semestrale, ma per tutti i successivi anni la scadenza sarà trimestrale entro il 31 maggio per il I trimestre solare, entro il 16 settembre per il II trimestre solare, entro il 30 novembre per il III trimestre solaree ed entro il mese di febbraio per il IV trimestre solare); da questo obbligo sono esonerati i soli produttori agricoli in regime di esonero IVA che esercitano nelle zone montane indicate nell’art. 9 del D.P.R. n. 601/1973.

Il regime di esonero IVA cessa a partire dall’anno solare successivo a quello in cui è stato superato il limite di 7.000 euro a condizione che non sia superato il limite di un terzo delle cessioni di altri beni.

I produttori agricoli hanno sempre la facoltà di non avvalersi del regime di esonero e di optare per il regime normale (il regime di esonero previsto per gli imprenditori agricoli non professionali non è obbligatorio). La rinuncia può essere conveniente nel caso che l’imprenditore agricolo effettui investimenti di beni, di cui può chiedere a rimborso l’iva esborsata.

I 10 step da seguire per realizzare e gestire un pollaio da massimo 50 galline per la vendita diretta delle uova

Dopo aver spiegato dettagliatamente come diventare imprenditori agricoli per effettuare la vendita diretta delle proprie uova, sintetizziamo qui di seguito in 10 punti, tutto l’iter fiscale e sanitario da seguire per arrivare a realizzare e gestire, nel rispetto di tutte le regole, il vostro amato pollaio da massimo 50 galline.
Una volta superato questo scoglio iniziale, potrete finalmente dedicarvi alla gestione vera e propria del pollaio e a rendere felici le vostre bellissime galline (dall’allestimento alla manutenzione del pollaio, alla realizzazione e manutenzione di un pascolo di erbe spontanee, alla scelta dell’alimentazione più sana, e perché no, anche alla parte più goduriosa della preparazione di squisite ricette con le uova!)

Galline felici libere di razzolare nel prato per la produzione di uova biologiche
Produzione di uova biologiche (photo by: Fattoria Cupidi)

Ecco dunque gli step che vi consigliamo di seguire:

  • STEP 1: individuare l’area agricola idonea per la realizzazione del vostro futuro pollaio (se ancora non esistente) e in base ai metri quadri disponibili calcolare il numero massimo di galline ovaiole allevabili (per poter garantire il massimo benessere alle vostre “galline felici” e la massima qualità delle vostra uova, verificate di rispettare i 10 mq di pascolo per ogni gallina, previsti per gli allevamenti biologici; considerate quindi che qualora vogliate realizzare un pollaio con 50 galline dovrete poter disporre di non meno di 500 mq di spazio);
  • STEP 2: verificare la conformità del vostro futuro (o già esistente) pollaio al regolamento edilizio del Comune di competenza;
  • STEP 3: verificare la conformità del vostro futuro (o già esistente) pollaio al “Regolamento di igiene e sanità pubblica” del Comune di competenza (in questa fase consigliamo anche di sondare l’accettazione del vostro futuro pollaio da parte del vicinato);
  • STEP 4: dopo aver esaminato la propria situazione fiscale e qualora fattibile, effettuare la registrazione presso la Camera di Commercio nella sezione speciale del Registro Imprese come imprenditori agricoli non professionali (possessori di P.IVA) optando per il regime di esonero IVA; questo step consiste nella procedura telematica detta ComUnica e può essere effettuata solo da associazioni di categoria o professionisti abilitati e indicativamente il costo medio complessivo di “registrazioneCamCom + aperturaPIVA +  svolgimento pratica” si aggira intorno agli 80€ (max 100€) [a seguito della registrazione presso la Camera di Commercio, ogni anno è previsto il versamento dei diritti annuali (circa 45€) contestualmente alla dichiarazione dei redditi];
  • STEP 5: effettuare la “Richiesta di registrazione per le aziende di allevamento presso i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali” (Art. 14 comma 1 D.Lgs 158/2006) inserendo i dati dell’impresa agricola registrata e un numero di esemplari di galline ovaiole non superiore a 50 esemplari e specificando che non si tratterà di autoconsumo ma di produzione di uova destinate alla “vendita diretta”;
  • STEP 6: realizzare il pollaio popolandolo con il numero di galline ovaiole proporzionato allo spazio disponibile e comunque non superiore a 50 (laddove richiesto e previsto presentando le necessarie pratiche edilizie) e individuare un locale idoneo per la conservazione delle uova (la normativa nazionale non fornisce ulteriori specifiche che definiscano il “locale idoneo” ed è sempre necessario verificare regolamenti locali più dettagliati o restringenti, ma in generale è un locale con abitabilità [non un garage o rimessa] mantenuto pulito e areato);
  • STEP 7: gestire correttamente il pollaio garantendo il benessere e la salubrità delle galline ovaiole ospitate, prestando attenzione in primis a L’igiene del pollaio per la salute delle nostre galline;
  • STEP 8: effettuare la “vendita diretta” nella propria azienda o in spazi privati o mediante commercio elettronico rispettando tutte le regole previste in termini di indicazione del produttore e di data di produzione;
  • STEP 9: rispettare gli obblighi previsti per gli imprenditori agricoli non professionali in regime di esonero IVA (su cui tenersi sempre ben informati e aggiornati);
  • STEP 10: qualora si intenda effettuare la “vendita diretta” in forma itinerante o su aree pubbliche, effettuare la Comunicazione di inizio attività al Comune interessato.

Quando sarete a regime tutto questo iter molto complesso vi risulterà di fatto più semplice di quanto non sembri ad una prima lettura! Dunque non scoraggiatevi perché poi la felicità che ne deriverà sarà veramente molta! 🙂

Utilizzate i commenti a fine articolo per raccontarci le vostre esperienze e porci le vostre domande!

Allevamento di galline felici all'aperto per la produzione di uova biologiche
Produzione di uova biologiche (Photo by: Agriturismo Colombaia)
RINGRAZIAMENTI PER LA STESURA DELL’ARTICOLO

Ringraziamo gli uffici della Camera di Commercio e dell’Agenzia delle Entrate che ci hanno dato supporto alla stesura del presente articolo ed in particolar modo Simone Ferri Graziani (Presidente Coldiretti Livorno) e Sabrina Bonanni (Responsabile Fiscale Coldiretti Pisa) per i preziosi e fondamentali contributi chiarificatori.

Buona “vendita diretta” di uova di galline felici a tutti!

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11 Commenti

  1. Salve! Il vostro articolo è molto interessante ed è spiegato benissimo. Ma ho una perplessità a cui spero possiate rispondere.
    Oltre all’iscrizione alla Camera di commercio come imprenditore agricolo non professionale in regime di esonero, bisogna anche aprire una posizione Inps e versare i contributi?

    • Buonasera Esther, l’obbligo contributivo scatta al superamento delle 104 giornate lavorative indipendentemente dal regime di esonero o meno (le 104 giornate lavorative sono il “requisito oggettivo”). A maggior ragione, un imprenditore agricolo non professionale con una produzione con valore inferiore ai € 7.000 (e quindi in regime di esonero IVA) non può risultare occupato per più di 104 giornate lavorative.
      Per questa ragione per gli imprenditori agricoli non professionali (e in quanto tali non occupati per più di 104 giornate lavorative) non è previsto alcun obbligo previdenziale (non devono iscriversi all’INPS e non c’è obbligo di alcun versamento), indipendentemente dal regime di esonero IVA o meno.
      Grazie per la sua domanda che ci ha aiutato a chiarire un punto nevralgico e importante. Cordiali saluti e buona serata.

  2. buonasera trovo molto interessante il pollaio inferiore a 50 galline per poter vendere anche in modo itinerante o altro, ma non ho ben capito una cosa devo essere distante dagli allevamenti sia di suini che altro per poter avere un pollaio simile ed essere in regola con le norme dell’assl della mia zona .
    grazie mi scusi se non sono stata molto chiara.
    attendo una sua cortese risposta
    distinti saluti Ada Pedrinelli

    • Buonasera, per tutti i casi specifici, dal punto di vista dei regolamenti locali in materia di igiene e sanità pubblica, è necessario che li verifichiate di persona presso l’ufficio competente del vostro territorio di appartenenza, in quanto possono cambiare da Comune a Comune, e nel suo caso, potranno essere anche precisi sulle eventuali distanze da osservare. Grazie, cordiali saluti!

  3. Buonasera. Sono un lavoratore dipendente possiedo già un pollaio, Nel caso diventassi imprenditore agricolo non professionale in regime di esonero, l’attività deve essere comunicata al datore di lavoro?

    • Buongiorno Domenico, per ogni situazione lavorativa personale è bene che sia fatta una verifica del caso specifico. Nel suo, ad esempio, il dovere o meno di comunicare l’attività di vendita delle uova, potrebbe dipendere dal suo contratto, dal tipo di impiego svolto e/o dagli accordi con il suo datore di lavoro. Le consigliamo quindi di rivolgersi ai soggetti competenti che possono fornirle il sostegno necessario e analizzare la sua precisa situazione dandole risposte certe (ad esempio Coldiretti o Confagricoltura). Grazie, cordiali saluti!

  4. Buon giorno
    Articolo chiaro e completo,ma una domanda devo porvela ugualmente.
    Sono apicoltore e con il prossimo anno volevo aprire partita iva sempre nell’ambito non professionale(ho 25 alveari) e sto pensando di trovare un posticino per un pollaio di almeno 20 galline per iniziare per poi arrivare alle 50 previste per gli imprenditori agricoli non professionali.
    Ecco,la domanda é: con la vendita del miele e delle uova é molto probabile sforare dai 7000€ previsti. In tal caso,come funziona il sistema.?
    Grazie

    • Buongiorno Roberto, grazie per l’apprezzamento del nostro articolo. proviamo a risponderle nel merito e comunque le consigliamo anche di parlare di persona con un addetto dell’ufficio Coldiretti a lei più vicino.
      Dunque, per quanto riguarda il regime con esonero iva, questo viene a decadere nelle seguenti situazioni e con le seguenti modalità:
      dall’anno solare successivo, in caso di superamento del tetto massimo di 7.000 euro, ma non del limite di 1/3 (circa 2.300 euro) ricavato dalle cessioni di altri beni;
      dallo stesso anno, in caso di superamento del limite di 1/3 (circa 2.300 euro) ricavato dalle cessioni di altri beni (ovvero non di sua produzione), indipendentemente dall’ammontare del volume d’affari totale realizzato.
      Speriamo di aver dato risposta e fatto chiarezza in merito al suo dubbio.
      Grazie, un cordiale saluto e buon fine settimana.

  5. Salve a tutti!
    Non ho ben capito il discorso dei 10 mq di pascolo…
    Per pascolo intendete l’area del pollaio o può essere un luogo esterno?
    Nel senso… Ho a disposizione un’area di circa 60 mq per un pollaio, e vorrei inserire almeno una dozzina di animali. O devo metterne solo 5 o 6? Nel caso posso organizzarmi con dei recinti mobili e farle pascolare in altre aree del terreno un po distanti dal pollaio.
    Grazie.

    • Buongiorno Daniele, i 10 mq a gallina è per il massimo benessere possibile e parliamo di spazio in luogo esterno, ovvero terreno all’esterno del pollaio.
      Con 60 mq disponibili, inserire 12 galline equivale ad assegnare loro 5 mq a testa, il che non è affatto un dramma. Per quanto ci riguarda la raccomandazione è non scendere mai al di sotto dei 4 mq. Poi dipende anche dalla “taglia” dei suoi animali: se sono galline piccole ovviamente staranno un pochino “più larghe”.
      Se poi riesce ad organizzarsi anche con recinti mobili aggiuntivi ancora meglio: così le sue galline potranno razzolare dove c’è erba e dare tempo al terreno calpestato di rigenerarsi.
      Può trovare informazioni aggiuntivo a proposito di tutto ciò anche nel seguente articolo: http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/igiene-pollaio-per-salute-galline/
      Grazie, cordiali saluti e buona giornata!

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