Tutto su Galline, Pollaio e Ricette con Uova http://www.tuttosullegalline.it Le Galline e il Pollaio dalla A alla Z Sat, 22 Apr 2017 05:00:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.4 Prato di erbe spontanee, un ottimo pascolo per galline ovaiole ruspanti http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/prato-erbe-spontanee-per-galline-ovaiole/ http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/prato-erbe-spontanee-per-galline-ovaiole/#respond Sat, 22 Apr 2017 05:00:52 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3211 Per garantire il benessere e la buona salute delle galline è importante che abbiano a disposizione un’area di terreno in cui poter razzolare, ampia almeno 10mq. per esemplare, aggiuntiva all’area di recinto-giardino del pollaio adibita a “lettiera permanente”. Per quanto possibile sarebbe ottimale che quest’area di pascolo ad erbe spontanee fosse composta da strisce e aiuole di prato […]

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Per garantire il benessere e la buona salute delle galline è importante che abbiano a disposizione un’area di terreno in cui poter razzolare, ampia almeno 10mq. per esemplare, aggiuntiva all’area di recinto-giardino del pollaio adibita a “lettiera permanente”.

Per quanto possibile sarebbe ottimale che quest’area di pascolo ad erbe spontanee fosse composta da strisce e aiuole di prato separate tra loro in modo tale che le galline possano razzolare lungo i bordi cercando insetti, invertebrati e altri piccoli animaletti.
La disponibilità di un pascolo-parchetto così inerbito garantisce la possibilità di accedere ad una naturale fonte proteica, determinante per una sana e corretta alimentazione delle nostre galline.

Altro elemento importante è l’effetto antistress dovuto al razzolare in prossimità del manto d’erba e al beccare le verdi piantine del prato (attività che previene addirittura fenomeni di pica e cannibalismo).

Garden path with chicken - Gustav Klimt
Garden path with chicken – Gustav Klimt

Ovviamente, maggiore sarà la disponibilità di spazio adibito a pascolo e maggiore sarà la ricchezza e la biodiversità proteica a disposizione di ogni gallina, e più in salute resterà il prato stesso; se fosse possibile, sarebbe ottimale mettere a disposizione di ogni animale il doppio dei 10 mq. minimi o procedere ad una rotazione periodica mensile dell’area di razzolamento (per un mese su 10 mq. e per il mese successivo su altri 10 mq.).

Nel caso di giusto rapporto tra numero di galline e superficie di pascolo disponibile, non si avranno problemi di manutenzione del prato, quali ad esempio: rinverdimento, concimazione, disinfestazione da malattie parassitarie o altro.

In alcuni casi potrebbe presentarsi il problema di un orto realizzato in prossimità del prato sul quale razzolano le galline; in tal caso sarà necessario realizzare dei sistemi di protezione (mobili o fissi) a difesa di verdure o ortaggi, che esercitano sugli avicoli un’attrazione fatale… (Due galline sono state capaci, in un pomeriggio, di fare piazza pulita di tutte le piante presenti su diversi metri quadri d’orto, facendo restare solo i gambi!)

Sistemi di contenimento delle galline per proteggere l'orto
Tunnel e sistemi di contenimento-orientamento delle nostre galline su particolari aree di prato.

Il prato di erbe spontanee del pascolo-parchetto

L’ideale sarebbe fornire alle nostre galline un prato di erbe spontanee selvatiche e rispettose della biodiversità della zona.

Le erbe spontanee costituiscono un’importante fonte di vitamine e carotenoidi e, benché il prato “non sia proteico di per se stesso”, è comunque in grado di richiamare insetti, invertebrati e altri piccoli animaletti che diventano, loro si, fonte di proteine.

Oltre a realizzare un prato come luogo attrattivo per gli insetti, potremmo anche collocare un hotel per insetti (bugs hotel) nei paraggi e inserire nell’area dei lombrichi di terra (come se volessimo allevarli in quanto produttori di humus e “bugs tracker”).

Ci piace immaginarci il nostro prato di erbe spontanee come un’equilibrio di biodiversità tutte in armonia l’una con l’altra e funzionali l’una all’altra.

Lombrico nel prato, pasto gustoso per le nostre galline
Lombrico nel prato.

Come realizzare il prato di erbe spontanee per il nostro pollaio (esempio pratico)

Qualora nell’area a nostra disposizione non ci fosse una prato di erbe spontanee possiamo procedere in due diversi modi, entrambi ottimali per i lavori di manutenzione primaverile del pollaio.

Attendiamo l’arrivo della  primavera e quando tutti i campi intorno a casa saranno fioriti (anche nelle aree a prato peri-urbane) procediamo come segue:

  • per prati di piccole dimensioni potremmo dotarci di buona volontà e andare in cerca di zolle di terra con piante spontanee di nostro particolare interesse (operazione fattibile fino a superfici di 10-20 mq.): in tal caso, una volta posizionate le zolle nell’area del pascolo-parchetto (lasciando anche degli spazi vuoti al fine di creare dei bordi, come abbiamo detto ad inizio articolo), potremmo poi tagliuzzare e spargere sul prato anche altre parti fiorite e ricche di semi, in modo da infittire il manto erboso con nuove germinature (le stesse galline, poi, provvederanno a lavorare il terreno e a concimarlo, contribuendo ulteriormente all’inerbimento del pascolo);
  • per prati di dimensioni più grandi potremmo riportare sull’area di pascolo il taglio di erbe spontanee fatto anche con tagliaerba o trattorini in aree prossime di nostra proprietà o (chiedendo preventivamente il consenso dei proprietari), su aree a prato spontaneo a noi vicine, in quanto, come è noto, l’erba del vicino è sempre più verde!).

Ecco qui di seguito il lavoro fatto da noi nel nostro piccolo spazio di terra disponibile.

La lavorazione del terreno dove realizzare il prato di erbe spontanee
La lavorazione del terreno dove realizzare il prato di erbe spontanee.
La raccolta delle erbe spontanee vicine a casa
La raccolta delle erbe spontanee vicine a casa.
Le zolle di erbe spontanee raccolte
Le zolle di erbe spontanee raccolte.
Le zolle di erbe spontanee raccolte
Le zolle di erbe spontanee raccolte (2),
Il prato di erbe spontanee "in costruzione"
Il prato di erbe spontanee “in costruzione”.
Il prato di erbe spontanee
Il prato di erbe spontanee “in costruzione”… ma già con un primo sopralluogo di esperte! 🙂
La fine lavori del prato di erbe spontanee
La fine lavori del prato di erbe spontanee (le esperte hanno approvato).

Le piante spontanee utilizzate per la realizzazione del nostro prato spontaneo

Tra le piante spontanee più adatte:

  • l’acetosella
  • le piantaggini
  • la silene
  • la sulla
  • il tarassaco
  • il terracrepolo
  • il trifoglio
  • la cicoria
Acetosella
Acetosella.
Piantaggine lanceolata
Piantaggine lanceolata.
Piantaggine barba di cappuccino
Piantaggine barba di cappuccino.
Radicchio (e crepidi)
Radicchio (e crepidi).
Silene
Silene.
Sulla
Sulla.
Tarassaco
Tarassaco.
Terracrepolo
Terracrepolo.
Trifoglio
Trifoglio.
Trifoglio
Trifoglio.

Altre piante spontanee che potrebbero arricchire il prato:

  • ortica
  • romice
  • aspraggine
  • malva
  • salvastrella
  • pisello
  • aglio orsino
  • aglio roseo
  • alium triquetum
  • anemone
  • borragine
  • borsa pastore
  • finocchio
Ortica
Ortica.
Romice
Romice.
Aspraggine
Aspraggine.
Malva
Malva.
Salvastrella
Salvastrella.
Pisello
Pisello.
Pisello
Pisello.
Aglio orsino
Aglio orsino.
Aglio roseo (con borragine)
Aglio roseo (con borragine).
Alium triquetum
Alium triquetum.
Anemone
Anemone.
Ranuncolo
Ranuncolo.
Borragine
Borragine.
Borsa pastore
Borsa pastore.
Finocchio
Finocchio.
Margherite (e composite)
Margherite (e composite).

Segnaliamo poi piante dalla nomenclatura avicola:

  • mordigallina
  • ornitogallo (latte di gallina)
Mordigallina
Mordigallina.
Ornitogallo (con Terracrepolo)
Ornitogallo (con Terracrepolo).

Tra le piante da eliminare o tenere sotto controllo (considerando comunque che le nostre galline sapranno sceglierle):

  • brionia
  • luppolo
  • erba morella
  • dulcamara

Video di galline ruspanti su prati di erbe spontanee

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Il gallo di Guido Gozzano, di Rosa Ronzitti (Università di Genova) http://www.tuttosullegalline.it/le-galline-nella-storia-e-nella-cultura/gallo-guido-gozzano/ http://www.tuttosullegalline.it/le-galline-nella-storia-e-nella-cultura/gallo-guido-gozzano/#respond Thu, 20 Apr 2017 05:00:22 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3280 Del suo viaggio in India Guido Gozzano serbò due soli componimenti: Kitty, vivace ritratto di una spregiudicata ragazza americana, e il più breve Risveglio sul Picco d’Adamo, cronaca trasfigurata di un mattutino esotico in distici a rime alterne: Cantare udivo un gallo in sogno… Sognavo un villaggio canavesano forse… L’aurora improvvisa mi desta. Mi desta […]

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Del suo viaggio in India Guido Gozzano serbò due soli componimenti: Kitty, vivace ritratto di una spregiudicata ragazza americana, e il più breve Risveglio sul Picco d’Adamo, cronaca trasfigurata di un mattutino esotico in distici a rime alterne:

Cantare udivo un gallo in sogno… Sognavo un villaggio
canavesano forse… L’aurora improvvisa mi desta.

Mi desta nel rifugio di stuoia sul Picco selvaggio:
d’un tremolìo d’acquario scintilla la selva ridesta.

Le felci arborescenti contendono i raggi all’aurora,
dall’uno all’altro fusto s’allaccia la flora demente,

spezzo ghirlande azzurre gialle sanguigne, m’irrora
la coppa del calladio, l’orciuolo della nepente…

Cantava un gallo in sogno… Ma un gallo ben vivo risponde.
Sobbalzo. Ascolto. Il cuore col battito colma le tregue.

Regna il Re dei cortili le vergini selve profonde?
M’illude un negromante per gioco? Il mio sogno prosegue?

Non il Re dei cortili qui regna, ma l’avo selvaggio
(già cantava sul Picco d’Adamo che Adamo non era).

Canta il “gallo bankywa” l’aurora del Tropico, il raggio
d’oro che scende obliquo dove la jungla è più nera.

Apparsa sulla rivista Aprutium nell’ottobre-novembre 1913, tale poesia fu riportata agli onori della comunità accademica dall’italianista Franco Contorbia, che nel 1971 ne pubblicò un dotto commento sulla rivista Strumenti Critici.

A Ceylon, sul Picco d’Adamo (in realtà il monte Samanalakanda, 2243 m.), il giovane Guido, malato in cerca di climi favorevoli, trascorre (o immagina di trascorrere) una piccola parte del suo soggiorno indiano, iniziato nel febbraio 1912 e terminato nell’aprile dello stesso anno. Tra il sonno e la veglia confonde il ruspante Re dei cortili piemontesi con il gallo Bankywa, l’antenato selvatico da cui si ritiene discenda il gallo domestico.

Nel luogo primigenio e intatto che i cristiani associavano ad Adamo, gli induisti a Rāma o a Śiva e i buddhisti a Buddha, la foresta mostra due volti, rappresentando tanto l’Eden virginale che tutte le tradizioni orientali pongono sulla cima di un monte, quanto un intrico oscuro e caotico, popolato di presenze minacciose e infernali. Per queste ultime il Gozzano si ispira palesemente alla selva dantesca, richiamata dagli aggettivi selvaggio e nera (ovvero oscura) e dalla presenza di una flora demoniaca e allucinante.

Tuttavia, il canto del gallo ha il potere di sciogliere l’intrico vegetale: nell’abbraccio tra felci arborescenti e aurora è proprio il raggio d’oro che l’animale annuncia ad averla vinta sulla selva impenetrabile.

Dietro la levità e l’ironia, cifre consuete del dettato gozzaniano, si celano temi archetipici quali l’eterna lotta fra la luce e le tenebre e l’alleanza fra il gallo e l’aurora.

La storia di tali archetipi, pur declinandosi nelle culture più varie, trae linfa proprio dall’oriente indoiranico, che il giovane poeta conosceva per vie mediate e letterarie.

Un indologo italiano, Daniele Maggi, ha infatti notato come l’ispirazione del Gozzano si debba in parte a un’ode barbara carducciana in distici elegiaci intitolata All’aurora. Il Carducci veniva influenzato, negli anni ’70 dell’Ottocento, dalle traduzioni del Veda fatte in italiano dal Professor Michele Kerbaker, torinese d’origine e di scuola, che insegnava all’Orientale di Napoli. L’idea di Kerbaker, filologicamente assai discutibile, era stata quella di “rifare” un inno all’aurora confezionando un centone di strofe tratte da componimenti vedici: pubblicato nel 1879, il lavoro dello studioso impressionò molto il poeta livornese, che volle ricelebrare nella sua ode barbara la giovinetta rosea tremante, la pastorella del cielo che cantavano gli Aria. Non vi sono quindi galli, bensì ancestrali brahmani che accolgono l’alba sciogliendo le voci al cielo.

La cultura vedica, la più antica tra quelle attestate in India, attribuiva al momento mattutino un valore fondamentale; epperò dobbiamo osservare che i bellissimi inni dedicati all’aurora non hanno per oggetto la lotta della luce contro le tenebre (tema pure presente, ma minoritario), ma piuttosto la bellezza della dea, il suo potere seduttivo e la sua capacità di guidare gli uomini e gli animali da pascolo. Il canto del gallo compare solo nei cosiddetti Brāhmaṇa (sorta di letteratura commentaria posteriore ai Veda) e ha valore pienamente demonicida (il gallo stermina con la lingua di miele gli antidèi, chiamati Asura).

Si deve invece alla letteratura iranica l’associazione esplicita del gallo con l’aurora: nel Vīdēvdād, libro dedicato a prescrizioni ed esorcismi e facente parte dell’Avesta, il volatile si chiama Parōdarš ‘colui che appare per primo’ o ‘vede per primo (l’alba)’ e ha il compito di svegliare i mortali; esso non combatte contro una lussureggiante selva tropicale, bensì contro una vecchia grigia dalle lunghe braccia, il demone del sonno, colei che induce a rimandare le proprie azioni in un futuro indeterminato. Il gallo affianca l’aurora incitando gli uomini ad alzarsi e a compiere il bene: crucciato e severo emissario dell’Ordine, manterrà tale ruolo anche nella tradizione cristiana.

Ha poi ragione il Maggi nel vedere ne l’avo selvaggio un’allusione al gallo silvestre di leopardiana memoria (1824). Il gallo silvestre dal corpo smisurato proviene al Leopardi ancora da un altro oriente, l’oriente semitico: è l’angelo ornitomorfo che Raffaele e Gabriele mostrano a Maometto durante la sua ascensione celeste (Libro della Scala), è colui che benedice ogni mattina le opere del signore facendo cantare tutti i galli della terra. Nulla di ciò, invero, troviamo nell’operetta morale a lui intitolata: il gigantesco animale sveglia anzi gli uomini perché riprendano sulle spalle il peso della vita (Su, mortali, destatevi. Il dì rinasce: torna la verità in sulla terra e partonsene le immagini vane. Sorgete; ripigliatevi la soma della vita; riducetevi dal mondo falso nel vero); annuncia a tutti la necessità del sonno come temporaneo ristoro dallo stare al mondo e l’inesorabile decadimento di ogni essere. È un messaggio agghiacciante, privo di qualsiasi speranza, poiché delle cose create, non rimarrà pure un vestigio; ma un silenzio nudo, e una quiete altissima, empieranno lo spazio immenso. Così questo arcano mirabile e spaventoso dell’esistenza universale, innanzi di essere dichiarato né inteso, si dileguerà e perderassi.

Anche qui Gozzano riutilizza la fonte solo limitatamente e a modo suo, preferendo giocare sulle note più lievi dell’esotismo paesaggistico: pur nella consapevolezza del proprio breve orizzonte, egli si concentra sull’attimo in cui la tenebra cede al sole e la natura si ridesta nel pieno splendore di un’alba tropicale annunciata dal suo squillante araldo.

Altri articoli di Rosa Ronzitti:

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Vita nel pollaio: la muta delle galline (naturale e forzata) http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/muta-delle-galline/ http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/muta-delle-galline/#respond Tue, 18 Apr 2017 05:00:10 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3263 Anche noi, durante il nostro primo anno di “svezzamento” al pollaio domestico, con le nostre prime due galline ovaiole (Guerra e Pace, per il loro opposto temperamento), ci siamo un poco preoccupati vedendo, a inizio autunno, gli animali perdere le penne e le piume (prima sulla testa e sul collo e poi anche sul corpo, […]

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Anche noi, durante il nostro primo anno di “svezzamento” al pollaio domestico, con le nostre prime due galline ovaiole (Guerra e Pace, per il loro opposto temperamento), ci siamo un poco preoccupati vedendo, a inizio autunno, gli animali perdere le penne e le piume (prima sulla testa e sul collo e poi anche sul corpo, sulle ali e sulla coda) e la cresta sbiadire progressivamente dal bel colore rosso vivo di sempre…

Non avendo esperienza, abbiamo subito pensato che stessero male, che avessero contratto qualche parassita della pelle o qualche altra malattia, ed abbiamo quindi subito chiesto numi ad un nostro amico proprietario di galline da tantissimi anni, che ci ha però immediatamente rassicurato: stanno facendo la muta.

La muta delle galline

La muta è un processo normale e naturale che tutte le galline e i galli, alle nostre latitudini, compiono solitamente ad inizio autunno (con l’unica eccezione del maschio di razza Phoenix Onagadori, un’antica razza ornamentale di pollo originaria del Giappone, caratterizzata appunto dalla crescita continua delle penne della coda, che può raggiungere anche la lunghezza eccezionale di oltre 8 metri), ed è un modo per rifarsi il manto sciupato dopo la calura provante dell’estate e prepararsi così alle temperature rigide dell’inverno.

Esemplare di gallo Phoenix Onagadori, unico a non fare mai la muta
Esemplare di gallo Phoenix Onagadori, unico a non fare mai la muta. La coda può raggiungere 8 mt. di lunghezza.

La muta dura solitamente circa 2 mesi, ma può arrivare addirittura anche a 4. Durante questa fase le galline ovaiole interrompono per quasi tutto il tempo la deposizione delle uova in modo da concentrare tutte le energie dell’organismo nella ricostruzione del manto. Proprio a causa di questo sforzo fisico a cui sono sottoposte, possiamo aiutare le nostre galline, durante la muta, con un’alimentazione più ricca di proteine, in quanto l’elemento che costituisce in massima parte la cheratina, la sostanza appunto che contribuisce in maniera determinante alla composizione delle penne e delle piume.
In tal senso, fornire alla galline “in muta” un mangime proteico per pulcini (proteine maggiori del 22%) con granaglie germogliate e libero accesso al pascolo, è una soluzione alimentare altamente consigliata.

Altro consiglio è quello di non aggiungere altro stress alle galline oltre a quello che stanno già vivendo con la muta. Dunque, in questo periodo, non introdurre nuovi esemplari nel pollaio, lasciamole libere di razzolare su un bel prato per più tempo possibile e al riparo da predatori e altri animali disturbatori (come cani o gatti) e rendere il ricovero notturno pulito e morbido.

Infine, quando vi accorgerete che la muta sta per terminare, ovvero quando penne remiganti delle ali e timoniere della coda sono praticamente del tutto ricostituite – cominciate a tornare a somministrare il normale mangime, altrimenti, con una dieta troppo proteica quando non occorre, si rischia di far diventare gli animali più agitati, correndo anche il rischio di pica a cannibalismo.

Una volta terminata la muta, le galline saranno più belle e soffici di prima, e anche le prime uova deposte dopo questo periodo sono solitamente più grandi del normale.

Quando avviene la prima muta?

La prima muta è in relazione al mese di nascita dell’esemplare. Di norma si verifica alla fine del primo anni di vita, ma, per le galline nate nei primi mesi dell’anno, essa avverrà pochi mesi dopo l’inizio della deposizione, mentre per quelle nate in primavera (aprile/maggio), essa comparirà soltanto nell’autunno dell’anno seguente (quindi all’età approssimativa di un anno e mezzo).

Come sfruttare la muta per identificare le galline ovaiole migliori?

Durante la muta è possibile individuare le galline ovaiole migliori e più produttive del nostro pollaio: sono quelle che hanno una “muta breve” e che depongono con costanza per tutta l’estate e cessano la produzione soltanto in settembre e ottobre per riprendere poi subito a novembre.
Per una migliore individuazione un “trucco” è anche quello di prestare attenzione al cambio delle penne remiganti delle ali: se la caduta e la rinascita avviene in coppia (due a due), e quindi molto velocemente, allora vuol dire che la gallina è un’ottima ovaiola (le altre le sostituiscono più lentamente e una per volta).

E se la muta dura troppo poco?

In alcuni casi la muta può durare molto poco, anche solo 20 giorni, è ciò è sintomo e indizio di un qualche problema nella gallina: malattia in atto, repentino mutamento delle condizioni climatiche, mancanza di acqua (ricordate sempre che le galline bevono molto), improvviso cambio di alimentazione.
Come abbiamo visto poco sopra, durante la muta l’alimentazione è fondamentale (proteica), e se durante questo periodo di stress dell’animale, improvvisamente la cambiamo, è possibile aggravare nella gallina il livello di stress fino al punto di farle terminare la muta in modo anomalo e in tempi non naturali.
Vediamo dunque alcuni dei principali errori alimentari che possiamo commettere in questa delicata fase: cibo insufficiente, cibo poco proteico con abbondanza di verdure, assenza o scarsità grave di granaglie, cibo di scarsa qualità, mangiatoie e abbeveratoi in numero insufficiente che porta le galline più deboli ad essere sopraffatte dalle altre.

Che cos’è la muta forzata?

La “muta forzata” è una tecnica utilizzata soprattutto nei grossi allevamenti e negli allevamenti intensivi per allungare e migliorare la produttività delle galline ovaiole. In sostanza si costringe il povero animale ad andare in “muta” contro-natura con degli espedienti che lo mettono artificialmente sotto stress, come la mancanza totale di cibo e acqua e la sottrazione di ore di luce. Queste pratiche sono fortunatamente vietate per legge.
Non vietata è invece la muta forzata “soft”, ovvero dove alle galline viene comunque garantito cibo e acqua e almeno 8 ore di luce.

Sul sito Biozootec.it del noto Maurizio Arduin, nell’articolo in riguardo alla “muta forzata”, si legge questo:
“Per il benessere delle galline e per ridare forza agli animali si consiglia di procedere alla così detta “muta forzata”. Quando, a fine estate – inizio autunno, la deposizione sta calando (20-10% di deposizione) l’allevatore può decidere di dare il via alla muta forzata e sposta le galline in un altro ambiante provvisorio. Il pollaio ormai libero può essere pulito per il prossimo ciclo.
Nel nuovo ricovero provvisorio si procede nel modo seguente:
1. lasciare le galline a digiuno (ne alimenti ne acqua) per 2 giorni;
2. dal terzo giorno lasciare l’acqua per 2 ore al giorno fino al termine della deposizione, fino ad un massimo di 10 giorni; gli abbeveratoi devono essere sufficienti per evitare inutili competizioni durante le due ore di abbeverata;
3. dopo i 2 giorni di digiuno somministrare granaglie in ragione di 500 grammi ogni 10 galline per 5 giorni. Dal sesto giorno, e fino alla fine della muta, si distribuiscono 750-800 grammi di granaglie sempre per 10 galline. La razione deve essere ripartita in tre periodo giornalieri distribuendo quantità eguali di granaglie. Le granaglie possono essere costitute da una miscela di granaglie o anche solo da grano;
4. mettere nelle mangiatoie un po’ di ghiaia, gusci d’ostrica o sabbia;
5. le piume iniziano a cadere tra il 10° e il quindicesimo giorno; la deposizione scende al 5%;
6. dalla terza settimana, quando gli animali sono in piena muta, ristabilire l’alimentazione normale delle galline e fornire un fotoperiodo di 13 ore di luce giornaliere;
7. dopo altre 3-4 settimane le galline ritornano nel pollaio e inizieranno a deporre dopo circa 2-3 mesi dall’inizio della muta.”

Noi, con tutto il rispetto per chi decide di praticare la “muta forzata”, ma in totale aderenza alla “mission” del nostro progetto, non condividiamo questo metodo innaturale e ne sconsigliamo l’utilizzo.

Per noi le galline sono prima di tutto “animali da affezione” e in quanto tali devono seguire il loro naturale ciclo di vita, e se la muta sarà lunga, pazienteremo tranquillamente in attesa della ripresa della produzione.

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Come curare le galline da pidocchi, acari e pulci http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/curare-galline-da-pidocchi-acari-pulci/ http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/curare-galline-da-pidocchi-acari-pulci/#respond Fri, 14 Apr 2017 05:00:25 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3187 Se siete detentori di un pollaio da qualche tempo, sicuramente saprete che il benessere delle galline parte in primis da come viene manutenuto l’interno della loro casina e l’esterno circostante. Seguendo poche e semplici regole, descritte in modo approfondito nel nostro articolo L’igiene del pollaio per la salute delle nostre galline, è possibile evitare ai […]

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Se siete detentori di un pollaio da qualche tempo, sicuramente saprete che il benessere delle galline parte in primis da come viene manutenuto l’interno della loro casina e l’esterno circostante. Seguendo poche e semplici regole, descritte in modo approfondito nel nostro articolo L’igiene del pollaio per la salute delle nostre galline, è possibile evitare ai nostri amati animali di contrarre molte malattie e di vivere sane e felici.

Ma nonostante le nostre mille e più attenzioni può certamente capitare che qualche esemplare cominci a mostrare dei sintomi di malessere, e dunque che fare?

Sicuramente la prima cosa è osservare attentamente ogni giorno le nostre galline in modo da cogliere immediatamente qualche comportamento sospetto; qualunque ne sia la causa, intervenire subito e per tempo è un fatto fondamentale: eviterà all’animale molte sofferenze, diminuiremo al minimo il rischio eventuale di contagio ad altri esemplari, e ci toglieremo in fretta preoccupazioni e lavoro aggiuntivo.

Vediamo allora come risolvere alcuni dei problemi che potrebbero presentarsi; a questo proposito, se alcuni giorni fa abbiamo visto come curare le galline dai parassiti intestinali (verminosi), oggi ci occuperemo di pidocchi, pulci e acari, che attaccano l’animale dall’esterno, e contro il cui assalto gli avicoli cercano di difendersi in anticipo effettuando frequenti bagni di terra e cenere, così da creare una sorta di “polverosa barriera naturale” che impedisca a questi parassiti di raggiungere la cute al di sotto di penne e piume.

Ma se pidocchi, pulci o acari sono riusciti a infestare la nostra povera gallina, come dobbiamo intervenire per curare l’animale e cercare di liberarlo da questo fastidioso attacco? Lo vediamo insieme nel proseguo dell’articolo.

Come curare le galline da pidocchi, acari e pulci

La stagione più a rischio per la proliferazione dei pidocchi pollini e degli acari ematofagi è sicuramente l’estate (così come succede ad esempio anche per le zecche e più in generale per i parassiti di questo tipo) e i soggetti più a rischio sono i pulcini (più deboli) e le chiocce in cova (perché stanno molto tempo ferme).

I Pidocchi pollini (Menopon gallinae)

Pidocchio pollino
Pidocchio pollino

I pidocchi pollini (Menopon gallinae) sono insetti appartenenti all’ordine dei Mallofagi e prendono il loro nutrimento da frammenti di pelle, desquamazioni, peli, penne e secrezioni sebacee; a volte incidono anche la pelle o i canuli delle penne per succhiare il sangue.
In caso di un numero elevato di questi parassiti, l’animale ospite comincerà a soffrirne la presenza, mostrando dimagrimento, calo di produttività nella deposizione, cambio improvviso delle penne e piumaggio arruffato e disunito. Le galline tenteranno autonomamente di risolvere questo problema facendo frequenti bagni di terra e sabbia e a volte anche cercando di rotolarsi su dei formicai. E se animali adulti e forti riescono comunque a sopportare, seppure indeboliti, un attacco in massa da questi parassiti, i pulcini e gli esemplari anziani corrono il serio rischio di soccombere.

Come controllare se una gallina è infestata da pidocchi pollini?
Generalmente questo parassita si scopre sollevando le piume nelle zone del collo o del dorso; se così facendo si intravedono dei piccoli mallofagi color marroncino chiaro muoversi, allora significa che la gallina è infestata. Altra riprova consigliata può essere quella di indagare la parte intorno alla cloaca, per controllare se siano presenti larve e/o uova.

Come curare una gallina infestata da pidocchi pollini?
Per eliminare i pidocchi pollini è assolutamente necessario passare al vaglio ogni animale singolarmente, spruzzandolo con opportuni prodotti antiparassitari a base di piretroidi naturali, ovvero a base di piretrina, un’insetticida naturale che è il principio attivo della pianta di piretro. Unica nota negativa delle piretine è che non sono selettive, e dunque colpiscono sia i parassiti nocivi sia gli insetti utili, come ad esempio le api.
Inoltre si consiglia di lasciare a disposizione degli animali un’abbondante area con cenere di legno bruciato, dove poter effettuare spesso bagni di pulizia.

Fiore di piretro
Fiore di piretro da cui si riucavano insetticidi ammessi anche in agricoltura biologica

In questo video il parere e i consigli del veterinario Stefano Gusmini sempre in fatto di lotta ai pidocchi pollini.

Acaro dei polli (Dermanyssus gallinae)

L’acaro ematofago dei polli (Dermanyssus gallinae) o “acaro rosso”, a differenza del pidocchio pollino, non è un parassita ma, come dice appunto il nome, un acaro, ovvero un lontano parente degli aracnidi (ad esempio ragni) e in quanto tale non vive e si riproduce sul corpo dell’animale ospite ma nell’habitat di questo, quindi nel pollaio e nei suoi dintorni.

L’acaro dei polli è piccolissimo e durante il giorno sta nascosto in crepe e anfratti al buio, per poi uscire di notte e assalire le galline dormienti per succhiare loro il sangue (un po’ come fanno con noi le zanzare!).
Nell’arco di una stagione possono arrivare ad essercene centinaia di migliaia e le loro uova appaiono alla vista come una fine polverina grigiastra. Quando raggiungono una presenza nel pollaio con numeri così considerevoli diventano un vero e proprio pericolo, soprattutto per pulcini e chiocce in cova, che possono rischiare di morire per anemia. Nei pulcini si assiste ad un’assenza di sviluppo che poi conduce alla morte mentre, per quanto riguarda le galline in cova, o abbandonano le uova oppure possono anche perdere la vita rimanendo accovacciate su di esse.

Come controllare se un pollaio è infestato dall’acaro dei polli?
In questo caso la prova è abbastanza semplice e banale. Basta poggiare una mano verso sera sulla pareti della casina, sui posatoi o nel nido, lasciandola immobile per qualche secondo per dare modo agli acari, se presenti, di montarvi sopra attratti dal calore corporeo; se guardandovi poi la mano noterete dei piccoli animaletti di colore grigio o rosso percorrerla in tutti i sensi, allora sarà necessario intervenire alla disinfestazione.

Come disinfestare un pollaio dall’acaro dei polli?
Come nel caso del pidocchio pollino può risultare efficace un prodotto a base di piretina, da diluire in acqua e da spruzzare accuratamente su tutto il pollaio, soprattutto nella parti più recondite e nascoste, cosa questa da ripetere più volte a distanza di circa 15 giorni. Anche la varichina può risultare un buon debellante, sempre diluita in acqua in una soluzione di 1 a 10 (un litro di varichina per 10 litri di acqua).

Su questo punto vediamo come lo zoologo Andrea Mangoni, super esperto in fatto di avicoli e galline in particolare, ci racconta di essere intervenuto per debellare questo problema con un’azione davvero incisiva e assolutamente naturale. Riportiamo qui di seguito un passo di questo suo racconto autobiografico tratto dall’articolo “Appunti di Avicoltura: due pericolosi ectoparassiti, Dermanyssus gallinae e Menopon gallinae, ovvero acari e pidocchi pollini”:

“[…]Ho eliminato la vecchia lettiera e spazzato molto bene il pavimento; quindi con un piccolo bruciatore a gas ho passato tutte le pareti, i posatoi e i nidi alla fiamma. Ho poi preparato un insetticida naturale sfruttando le proprietà di alcune piante che ben si prestano a questo scopo. Per farlo ho messo a bollire due confezioni di tabacco da sigarette con mezzo chilo di ortica fresca in circa dieci litri d’acqua. Poiché un vecchio allevatore mi aveva detto che i rami di ontano tengono lontano i parassiti dai pollai, ho pensato che nella tradizione potesse esserci qualcosa di vero, quindi mi sono procurato due rami giovani di ontano nero e li ho fatti bollire. Avrei inserito volentieri anche mezzo chilo di fusti e foglie di pomodoro, se fossimo stati nella stagione giusta; ma purtroppo non era così. Piuttosto, la prossima volta aggiungerò un paio di teste d’aglio tritate ed una cipolla sempre tritata, oltre a della calendula. Comunque sia, ho lasciato bollire per un quarto d’ora, ho lasciato raffreddare una notte e il mattino dopo ho filtrato il tutto e ho spruzzato pareti, soffitto, pavimento del pollaio, oltre che nidi e posatoi. Per finire, ho imbiancato tutte le pareti e il soffitto con calce idrata. La cosa apparentemente ha funzionato bene, perché da allora ho visto solo pochissimi parassiti. Prossimamente ripeterò le spruzzature di insetticida naturale, almeno una volta ogni 15-20 giorni, per tenere sotto controllo le popolazioni dei parassiti.”

Pulce delle galline

Si chiama pulce delle galline ma può vivere anche su tanti altri tipi di volatili e ce ne sono di due specie: la pulce comune del pollo (Ceratophyllus gallinae) più frequente nelle aree europee, e la pulce della gallina (Echidnophaga gallinacea), che invece è più comune in America e soprattutto nella fascia tropicale.

Come le normali pulci che attaccano i cani o i gatti, anche le pulci della gallina sono dei parassiti attratti dal calore del corpo dell’animale e dal suo sangue, di cui appunto si nutrono.

La pulce della gallina è sicuramente tra le due quella più fastidiosa e invasiva per l’animale e più ostica da scacciare. Le femmine di questa specie di pulci, dopo la fecondazione, affondano la testa solitamente nella cresta o nei bargigli (zone più scoperte e ben irrorate di sangue) e qui depongono anche le uova, causando all’animale dei noduli ben visibili ad occhio nudo. Soprattutto gli esemplari molto giovani o deboli possono morire a causa di queste ulcerazioni.

Gallina infestata da pulci

Le pulci possono restare attaccate alla gallina dai 4 ai 19 giorni consecutivi per succhiarle il sangue quindi, in caso di un elevato numero di questi parassiti sul corpo dell’animale, si capisce come possano arrivare ad ucciderlo per debolezza e anemia.

Liberarsi delle pulci è molto difficile. Si consiglia di esporre ai raggi diretti del sole il pollaio e i vari accessori, ma per sterminarle con certezza, anche quelle presenti sugli animali, si consiglia di rivolgersi ad un negozio specializzato per avicoli dove acquistare prodotti specifici.

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Paperino e le uova d’oro http://www.tuttosullegalline.it/video-galline/paperino-uova-doro/ http://www.tuttosullegalline.it/video-galline/paperino-uova-doro/#respond Thu, 13 Apr 2017 12:40:26 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3181 Paperino ha in mente di gustarsi una bella frittata ma al mattino, aprendo il giornale, viene colpito da un articolo con un grafico che mostra come il prezzo delle uova sia salito alle stelle e così gli viene l’idea di recarsi nel pollaio con una cesta molto grande da riempire di ottime ovine appena deposte […]

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Paperino ha in mente di gustarsi una bella frittata ma al mattino, aprendo il giornale, viene colpito da un articolo con un grafico che mostra come il prezzo delle uova sia salito alle stelle e così gli viene l’idea di recarsi nel pollaio con una cesta molto grande da riempire di ottime ovine appena deposte per andare poi a venderle.

Le galline ovaiole sono all’interno della loro casetta, calme e tranquille per la deposizione della giornata, ma Paperino vuole guadagnare e quindi impone un “cambio di musica” (metaforicamente gira infatti il disco nel grammofono inserendo il lato “hot stuff”) e la produzione comincia ad aumentare (simboleggiando il passaggio dal pollaio domestico a quello commerciale e intensivo).

Ma c’è “qualcuno” che non è molto d’accordo su questo sfruttamento delle proprie galline, ovvero il gallo Coccodello, un grande e grosso gallo dal forte temperamento che, come si conviene a questo animale, non accetta intrusi nel proprio pollaio.

Eppure Paperino non demorde e, pensa e ripensa, gli viene l’idea di provare a “truffare” il gallo su un altro piano, ovvero quello del cuore, camuffandosi da bella gallina per ingannarlo, distrarlo, e rubare così la cesta con le uova.

La cosa inizialmente sembra funzionare ma poi la finta cresta (realizzata con un guanto rosso), che è l’elemento che più di tutti lo classifica come “gallina” agli occhi del gallo, comincia ad animarsi per conto proprio (per via di un bruco nascosto al suo interno) finendo, dopo una serie di peripezie, per smascherarlo.
Paperino riesce comunque ad arraffare la cesta con le “uova d’oro” e a chiudere il gallo dentro al recinto ma, fatti pochi passi, inciampa e cade dentro la cesta stessa, rompendo così tutte le uova (nel paniere), e compiendo, adesso si, una vera ma brutta frittata!

L’insegnamento di questo cartone animato (secondo noi): meglio accontentarsi di una sana, buona e genuina frittata, con le uova del nostro piccolo pollaio domestico, che cercare l’arricchimento attraverso un allevamento intensivo che alla fine ti farà perdere di vista il vero tesoro che già possiedi! Le vere “uova d’oro” sono quelle che già abbiamo per il consumo quotidiano!

Copertina originale della storia Paperino e le uova d'oro
Copertina originale della storia “Paperino e le uova d’oro”

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La casa galleggiante a forma d’uovo dell’architetto Giancarlo Zema: WaterNest100 http://www.tuttosullegalline.it/news-curiosita-galline/casa-uovo-galleggiante-waternest100/ http://www.tuttosullegalline.it/news-curiosita-galline/casa-uovo-galleggiante-waternest100/#respond Tue, 11 Apr 2017 16:00:47 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=2230 “L’ispirazione mi è venuta osservando i nidi degli uccelli acquatici” – spiega Giancarlo Zema – “e così ho pensato di progettare qualcosa di simile, che ci possa aiutare ad abbracciare la vita e ci permetta di vivere un’esperienza unica in un habitat naturale galleggiante a risparmio energetico.” Questa casa a forma d’uovo non è un […]

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L’ispirazione mi è venuta osservando i nidi degli uccelli acquatici” – spiega Giancarlo Zema – “e così ho pensato di progettare qualcosa di simile, che ci possa aiutare ad abbracciare la vita e ci permetta di vivere un’esperienza unica in un habitat naturale galleggiante a risparmio energetico.

Questa casa a forma d’uovo non è un esperimento abitativo come la mini casa galleggiante a forma d’uovo Exbury Egg, ma è una vera e propria soluzione abitativa eco-friendly dotata di tutti i comfort e di ampi spazi.

Da qui il progetto della WaterNest100 (Ecological floating house) posizionabile lungo i corsi dei fiumi, laghi, baie, atolli e zone di mare con acque calme. La versione prototipo è stata realizzata nel 2015 dalla EcoFloLife ed è stata posizionata sul Tamigi a Londra, già ricco di numerose houseboat (case battello ma anche b&b, in cui sperimentare cosa vuol dire vivere galleggiando sull’acqua).

casa galleggiante a forma d'uovo
www.giancarlozema.com

Una soluzione abitativa quasi onirica questa casa-uovo galleggiante, per chi nutre il desiderio di un alloggio lontano e indipendente da tutto e immerso nella natura.

La WaterNest100 ce la possiamo immaginare calata nella realtà contemporanea così come immaginata dal grande Jacque Fresco che, nei suoi progetti architettonici visionari, sognava “nuove tecnologie e nuove infrastrutture, auto di forma ovale senza conducente, città galleggianti, grattacieli con piattaforme per l’atterraggio”.

Entrambe (ovvero sia la WaterNest100 che la Exbury Egg) rappresentano un futuro ecosostenibile che è anche frutto del riadattamento delle arcaiche palafitte da sempre distribuite lungo il letto dei fiumi (sui quali si sono insediate le più antiche civiltà dalla Mesopotamia all’Amazzonia), e potrebbero anche rappresentare una possibile soluzione ad alcuni problematici fenomeni naturali, quali ad esempio le inondazioni (come la “Floating School” di Makoko nella Laguna di Lagos).

Quartiere galleggiante Iquitos - Perù (Amazzonia)
Quartiere galleggiante Iquitos – Perù (Amazzonia)
Floating school - Makoko (Lagos)
Floating school – Makoko (Lagos)

La struttura della casa-uovo galleggiante

WaterNest100 è una vera e propria unità residenziale di circa 100mq. (la forma risultante è quella di un uovo anche se in realtà la base è circolare con un diametro di 12 mt.); la sezione laterale risulta di forma ovoidale e l’altezza è di circa 4 mt.

In corrispondenza dell’accesso alla struttura (che è collegabile a riva con una passerella di legno) e della parte retrostante, sono collocate due ampie finestrature, che rendono luminoso lo spazio mettendolo anche in relazione diretta con l’ambiente esterno.

Nella configurazione “standard”, cucina e bagno sono ubicati lateralmente e in corrispondenza delle finestrature sono previste un soggiorno, uno studio-salotto e la camera. La struttura può però essere adeguata anche a altri e differenti utilizzi alternativi, quali spazio espositivo, negozio, lounge bar, ristorante, ufficio o altro.

La casa-uovo galleggiante con la passerella di accesso
La casa-uovo galleggiante con la passerella di accesso.
L'interno della casa-uovo galleggiante
L’interno della casa-uovo galleggiante.
Altra vista interna della casa-uovo-galleggiante
Altra vista interna della casa-uovo-galleggiante.
Un altro particolare dell'interno della casa-uovo galleggiante
Un altro particolare dell’interno.

La casa-uovo galleggiante e l’architettura eco-sostenibile

WaterNest100 è stata realizzata in legno laminato riciclato e lo scafo è in alluminio riciclato (e l’intera struttura della casa è in materiale riciclabile per il 98%). La copertura consiste in una calotta realizzata con pannelli fotovoltaici in silicio amorfo per una potenza nominale complessiva di 4 kWp, sufficente all’alimentazione elettrica delle utenze. L’impianto fotovoltaico è affiancato da lucernari, che captano l’illuminazione naturale.

Grazie ad un sofisticato sistema interno micro-ventilazione naturale e aria condizionata, la casa-uovo è classificata come un habitat residenziale a basso consumo. Nell’allestimento “standard” gli arredi appartengono al catalogo EcoFloLife e sono il top dell’offerta contemporanea in fatto di design, ecologia ed eleganza; essi sono realizzati in cartone riciclato e ben si adattano agli interni total-wood.

La casa-uovo galleggiante illuminata alla sera
La casa-uovo galleggiante illuminata alla sera
Suggestivo bordo lago con tante case-uovo galleggianti illuminate alla sera
Suggestivo bordo lago con tante case-uovo galleggianti illuminate alla sera

Video-rendering della casa-uovo WaterNest100

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La mangiatoia nel pollaio: come gestire beccatoi e rastrelliere http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/mangiatoia-nel-pollaio-beccatoi-e-rastrelliere/ http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/mangiatoia-nel-pollaio-beccatoi-e-rastrelliere/#respond Sat, 08 Apr 2017 15:56:53 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3109 Per una corretta alimentazione delle nostre galline ovaiole, oltre alla qualità degli alimenti è anche molto importante l’utilizzo degli accessori più idonei per quanto riguarda la mangiatoia, sia per granaglie e mangimi (beccatoi), sia per eventuale erba fresca o verdure a foglia grande (quale ad esempio il cavolo nero, assai gradito!). In commercio esistono numerose tipologie di mangiatoia per galline, […]

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Per una corretta alimentazione delle nostre galline ovaiole, oltre alla qualità degli alimenti è anche molto importante l’utilizzo degli accessori più idonei per quanto riguarda la mangiatoia, sia per granaglie e mangimi (beccatoi), sia per eventuale erba fresca o verdure a foglia grande (quale ad esempio il cavolo nero, assai gradito!).

In commercio esistono numerose tipologie di mangiatoia per galline, anche molto ingegnose, e ognuna adeguata a risolvere eventuali piccoli problemi specifici di ogni singolo pollaio.

La mangiatoia per granaglie e mangimi: beccatoi

Una prima caratteristica importante di una mangiatoia per granaglie e mangimi è quella di impedire che le nostre galline ci razzolino dentro, sporcando il cibo o causandone il rovesciamento a terra e il conseguente spreco. Il mangime disperso a terra inoltre, può essere fonte di attrazione per uccelli e roditori ed è quindi importante che sia evitato.

Galline che mangiano da una mangiatoia

Nei pollaio dei nostri nonni spesso il problema del rovesciamento della mangiatoia (o anche dell’abbeveratoio) era risolto con pesanti ciotole in pietra (spesso pietra serena o comunque pietra locale), tanto pesanti da non poter essere ribaltate neppure dal peso di una grossa gallina saltellante.

Altro fatto a cui porre attenzione è il tipo e il numero di mangiatoie da installare nel pollaio in base al numero di galline e al loro comportamento gerarchico; in tutti i pollai vige la “legge dell’ordine di beccata” secondo la quale gli esemplari dominanti beccano per primi e solo successivamente possono poi beccare tutti gli altri, sempre in rigoroso ordine gerarchico.
E’ dunque importante verificare che gli esemplari che avranno accesso per ultimi alla mangiatoia riescano comunque a trovarci ancora del cibo e a non rimanere “a becco asciutto”… Talvolta un buon metodo per risolvere questo problema può essere quello di mettere due mangiatoie a distanza tale tra loro che nello spostamento dei dominanti dall’una all’altra riescano ad inserirsi e a mangiare anche “i più gerarchicamente deboli”.

Galline alla mangiatoia
Galline alla mangiatoia.

E’ inoltre importante che le mangiatoie siano collocate comunque al riparo dalla pioggia (ad esempio sotto alla piccola tettoia del recinto-giardino o, nel caso sia possibile, all’interno della casetta-ricovero); in quanto devono rimanere assolutamente asciutte.

Indicativamente, per ogni esemplare, dovrebbe essere disponibile una porzione di cibo pari a circa 125 grammi al giorno.

Le attuali mangiatoie in commercio sono diventate veramente affidabili e oltre a evitare questo problema di dispersione del contenuto, riescono a contrastare anche altri problemi, quali ad esempio la contaminazione dei cibo con le feci e l’accesso al cibo da parte di uccelli e roditori; eccone alcune tipologie.

Mangiatoia a ciotola

Nel caso della semplice mangiatoia a ciotola è importante che questa abbia il bordo un poco rialzato, che sia realizzata con un materiale non troppo leggero (terracotta o ceramica potrebbero andare bene, anche perché si pulisco facilmente) e che sia posizionata sopraelevata dal terreno (ad esempio poggiata su una cassetta o fissata ad una parete o su un piedistallo). Soluzione economica, igienica e anti-spreco.

Mangiatoia su piedistallo
Esempio di mangiatoia su piedistallo.

Mangiatoia a tramoggia

Nel caso si sia optato per una mangiatoia a tramoggia, le granaglie e mangimi sono contenuti in un recipiente (spesso fissato a parete) dal quale scendono per gravità in una vaschetta di raccolta sottostante. Sono forse le mangiatoie più antiche, inizialmente realizzate anche in legno dalle mani esperte degli allevatori. Oggi ne esistono di svariate tipologie in commercio e sono sicuramente un’ottima soluzione: economica, igienica e anti-spreco. Hanno inoltre il vantaggio di garantire una presenza costante di granaglie e mangime anche per una periodo abbastanza prolungato (in funzione delle dimensioni del “serbatoio”).

Esempio di mangiatoia a tramoggia in legno
Progetto di tramoggia in legno (Immagine estratta dall’ “Archivio Storico Avicoltura” di Andrea Mangoni.
Mangiatoia a tramoggia auto-costruita
Esempio di mangiatoia a tramoggia auto-costruita.
Mangiatoia a tramoggia a parete
Esempio di mangiatoia a tramoggia a parete.

Mangiatoia a sifone

La mangiatoia a sifone la si trova solitamente in commercio in plastica o in lamiera zincata (entrambe molto semplici da pulire). Sono serbatoi a forma di tronco di cono che poggiano su una base circolare di contenimento con i bordi più alti del livello del mangime che scende per gravità.
Questo tipo di mangiatoia può essere sia appoggiata su una cassetta o altro supporto a parete, sia montata sospesa. Anche la mangiatoia a sifone è una soluzione economica, igienica e anti-spreco, e garantisce una presenza costante di granaglie e mangime per una periodo abbastanza prolungato (in funzione delle dimensioni del “serbatoio”).
Per tutelarsi da “furti di cibo” notturni, da parte soprattutto dei roditori, sarebbe opportuno posizionare la mangiatoia in un’area del pollaio che sia chiusa e inaccessibile.

Mangiatoia a sifone

Mangiatoia a sifone con serbatoio grande
Mangiatoia a sifone con serbatoio grande.

Mangiatoia a tramoggia a pedale con coperchio a sbalzo anti-saccheggio

La mangiatoia a pedale è normalmente chiusa e si apre soltanto nel momento in cui la gallina sale sulla pedana, e rimane aperta fintantoché la gallina mangia, chiudendosi solo quando l’animale scende da essa. Inizialmente sarà necessario aiutare le nostre galline a prendere confidenza col meccanismo, ma poi risulterà semplice e comodo anche per loro.

E’ una soluzione un po’ meno economica rispetto alle mangiatoie che abbiamo visto in precedenza (almeno che non si realizzi con le proprie mani), ma è certamente igienica, anti-spreco ed è una soluzione “antifurto” al 100%, e per questo detta appunto anti-saccheggio.
In funzione della dimensione del “serbatoio”, garantiscono la presenza costante di granaglie e mangime anche per una periodo abbastanza prolungato.

mangiatoia a tramoggia a pedale con coperchio a sbalzo anti-saccheggio
Esempio di mangiatoia a tramoggia a pedale con coperchio a sbalzo anti-saccheggio in commercio.
mangiatoia a tramoggia a pedale con coperchio a sbalzo anti-saccheggio fatta in casa
Esempio di mangiatoia a tramoggia a pedale con coperchio a sbalzo anti-saccheggio fatta in casa (chiusa).
mangiatoia a tramoggia a pedale con coperchio a sbalzo anti-saccheggio fatta in casa
Esempio di mangiatoia a tramoggia a pedale con coperchio a sbalzo anti-saccheggio fatta in casa (aperta).

Mangiatoia “a canne d’organo”

La mangiatoia “a canne d’organo” è un’altra pratica ed efficace soluzione economica, igienica e anti-spreco da realizzare su una parete interna del pollaio, tramite un utilizzo semplice e geniale di comuni tubi da idraulica.

Mangiatoia a canne d'organo
Esempio di mangiatoia “a canne d’organo”.

Mangiatoia “ad oblò”

Utilizzando un po’ di ingegno, creatività e materiali di recupero, si possono ottenere anche altre soluzioni economiche, igieniche e anti-spreco assolutamente efficaci, come la sottostante mangiatoia “ad oblò”.

Mangiatoia ad oblò

La mangiatoia per erba fresca o verdure a foglia grande: rastrelliera

Specialmente nel caso in cui il nostro pollaio disponga di una superficie a prato ridotta o anche solo temporaneamente “a riposo”, è importante fornire alle nostre galline erba fresca e scarti di verdure a foglia larga. L’ideale è posizionare erbe e verdure in una rastrelliera.

Potrebbe essere una semplice rete metallica fissata alla recinzione del pollaio o ad una parete del ricovero, da cui possano beccare le foglie; che sia appoggiata o sospesa, l’importante è che stia rialzata da terra.

Mangiatoia a rastrelliera
Esempi di “rastrelliere” (Immagine estratta da “Archivio Storico Avicoltura” di Andrea Mangoni).
mini mangiatoia rastrelliera
Esempio di mini mangiatoia rastrelliera.
mini mangiatoie a rastrelliere
Esempio di mini mangiatoie a rastrelliere.
grande mangiatoia a rastrelliera da campo
Esempio di grande mangiatoia a rastrelliera “da campo”.

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L’Uovo di Pasqua di cioccolato (e di carta) fatto in casa http://www.tuttosullegalline.it/news-curiosita-galline/uovo-di-pasqua-fatto-in-casa/ http://www.tuttosullegalline.it/news-curiosita-galline/uovo-di-pasqua-fatto-in-casa/#respond Fri, 07 Apr 2017 13:18:53 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=2834 L’Uovo di Pasqua è indiscutibilmente il simbolo di questa Festività, sia per grandi che per piccini; e benché il simbolismo e la tradizione dell’uovo abbiano radici profonde nella nostra cultura, in parte se ne è perso il significato più vero ed autentico, surclassato e sostituito da quello più meramente “gustoso” e commerciale, come “scrigno” per sorprese di […]

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L’Uovo di Pasqua è indiscutibilmente il simbolo di questa Festività, sia per grandi che per piccini; e benché il simbolismo e la tradizione dell’uovo abbiano radici profonde nella nostra cultura, in parte se ne è perso il significato più vero ed autentico, surclassato e sostituito da quello più meramente “gustoso” e commerciale, come “scrigno” per sorprese di ogni genere. Ed è proprio su questo aspetto, allora, che concentreremo la nostra attenzione in questo articolo.

Anche in informatica, oggi, con il termine “Easter egg” (in italiano, letteralmente, Uovo di Pasqua) ci si riferisce ad un contenuto, di solito di natura faceta o bizzarra, che i progettisti o gli sviluppatori di un prodotto software, nascondono innocuamente nel prodotto stesso.

Al di là comunque di questa incursione nel campo informatico, vogliamo di seguito fornire alcune utili indicazioni per realizzare due tipologie Uova di Pasqua fatte in casa da destinare, appunto, alla funzione di guscio-contenitore di sorprese:

  • un Uovo di Pasqua di cioccolato fatto in casa;
  • un Uovo di Pasqua di carta fatto in casa;

dove:

  • l’uovo di cioccolato sarà un piacevole nutrimento per la nostra ghiottoneria;
  • l’uovo di carta sarà un piacevole nutrimento per la nostra creatività.

L’uovo di cioccolato è destinato a durare per il periodo di una sola Pasqua, ma l’uovo di carta, una volta realizzato, potrà essere riutilizzato ogni anno, riempito di volta in volta di nuove sorprese (e magari dipinto e confezionato con colori e decorazioni diverse).

L’Uovo di Pasqua (di cioccolato) fatto in casa

Per realizzare un Uovo di Pasqua di cioccolato fatto in casa serve una minima attrezzatura, ovvero:

  • 500 gr. (circa) di Cioccolato (fondente, al latte o bianco)
  • Due stampi da Uova di Pasqua
  • Pennello da cucina
  • Termometro digitale da cucina

Modalità di realizzazione

Per creare un uovo dallo spessore consistente andremo a realizzare due strati di cioccolato in ogni stampo, ripetendo dunque per due volte la medesima operazione per ogni metà.

Per il primo strato di cioccolato (si utilizzano 250 gr di cioccolato): riportiamo di seguito due diversi tipi di preparazione (senza e con temperaggio, considerando che questo ha il solo scopo “estetico” di dare brillantezza e lucidità al prodotto finale, evitando di far apparire brutte venature):

  • preparazione semplice (senza temperaggio): il cioccolato a pezzi deve essere sciolto a bagnomaria fino alla temperatura di fusione e, una volta raggiunta (misurata con il termometro da cucina), il cioccolato deve essere raffreddato nuovamente a bagnomaria in un pentolino di acqua fredda, fino ad arrivare alla temperatura di utilizzo:

Temperature di fusione e di utilizzo del cioccolato per la preparazione dell'uovo

  • preparazione complessa (con temperaggio): 2/3 del cioccolato a pezzi devono essere sciolti a bagnomaria fino alla temperatura di fusione e una volta raggiunta (misurata con il termometro da cucina), il cioccolato deve essere fatto raffreddare togliendolo dal bagnomaria e aggiungendo 1/3 di cioccolato restante fino a quando non si raggiunge la temperatura di temperaggio; una volta raggiunta il cioccolato dovrà essere messo di nuovo a bagnomaria in un pentolino di acqua calda fino ad arrivare alla temperatura di utilizzo:

Temperature di fusione e di utilizzo del cioccolato per la preparazione dell'uovo

A questo punto, al di là del tipo di preparazione seguita, prendiamo il cioccolato alla temperatura di utilizzo per metterlo negli stampi, aiutandoci con il pennello e con movimenti circolari al fine di distribuirlo uniformemente. Lasciamolo raffreddare in frigorifero per circa 1 ora.

Il cioccolato nello stampo dell'uovo

Per il secondo strato di cioccolato (si utilizzano i rimanenti 250 gr di cioccolato): seguiamo la stessa identica modalità di preparazione utilizzata per il primo strato (senza o con temperaggio) e coliamo il cioccolato negli stampi, già rivestiti con il primo strato, aiutandoci con il pennello e con movimenti circolari, al fine di  distribuirlo uniformemente. Poi mettiamolo a raffreddare in frigorifero per circa 1 ora.

Il secondo strato di cioccolato nei due stampi dell'uovo

Una volta raffreddati i due semi-gusci sono pronti per uscire dai due stampi. Basta fare attenzione a spingerli delicatamente per non romperli.Estrazione dei semi-gusci di cioccolato dagli stampi I due semi-gusci di cioccolato pronti per formare l'uovo

Inserite la sorpresa in una bustina ad uso alimentare e procedete a chiudere l’uovo applicando un po’ di cioccolato sciolto sui due bordi (funzionerà da colla).

Inserire la sorpresa e chiudere l'uovo

A questo punto l’uovo è pronto per essere avvolto in una carta decorativa o per essere abbellito con decorazioni da maitre chocolatier direttamente sul guscio.

Le uova di Pasqua della rinomata cioccolateria Fassbender
Le uova di Pasqua della rinomata cioccolateria Fassbender & Rausch Chocolatiers (Berlino)

L’uovo di Pasqua (di carta) fatto in casa

Uovo di Pasqua di carta fatto in casa in stile shabby chic
Uovo di Pasqua di carta fatto in casa in stile shabby chic.

Per realizzare un Uovo di Pasqua di carta fatto in casa serve una minima attrezzatura:

  • un palloncino della misura di uovo desiderata
  • un vecchio giornale
  • colla vinilica
  • acqua
  • un pennello
  • un cartoncino rigido
  • tempere ad acqua per decorare

Modalità di realizzazione

Per realizzare il proprio uovo di carta per prima cosa deve essere gonfiato il palloncino della misura equivalente a quella dell’uovo che vogliamo creare. Dobbiamo poi mischiare della colla vinilica con acqua (in parti uguali) e spennellare tale mistura sul palloncino un po’ alla volta. Sulla parte spennellata devono poi essere applicati dei ritagli di giornale (ottima la carta dei quotidiani) che una volta fatti aderire alla gomma del palloncino dovranno essere a loro volta spennellati.
Pian piano tutto il palloncino dovrà essere rivestito con almeno 3 strati di colla e giornale (più strati saranno realizzati ed ovviamente più consistente sarà il guscio del nostro uovo).

Realizzare un Uovo di Pasqua di carta
Realizzare un Uovo di Pasqua di carta

Una volta asciutto, dipingeremo l’esterno di bianco e su questa superficie pulita tratteggeremo la linea da seguire per dividere in due parti il nostro guscio di carta.

Una volta tratteggiata la linea, con forbici appuntite faremo un piccolo forellino ad una delle due estremità dell’uovo in modo da forare anche il palloncino. Partendo da questo foro, utilizzando le forbici, divideremo il guscio in due parti.

I due semi-gusci dell'uovo di carta
I due semi-gusci.

A questo punto, prendendo spunto dalle uova di cartone in commercio, utilizziamo una strisciolina di carta per prendere la misura precisa del perimetro interno di una delle due sezione dell’uovo per riportare poi questa misura su un cartone rigido, della consistenza del cartone di una scatola di scarpe. Tagliamo quindi una striscia di cartone rigido di circa 3 cm. di altezza e lungo tanto quanto il perimetro misurato.

Andiamo poi ad incollare questa striscia di cartone all’interno di uno dei due semi-gusci. In tal modo avremo realizzato il meccanismo di chiusura del nostro uovo, che è dunque pronto per essere decorato.

Il meccanismo di chiusura dell'uovo di carta
Il meccanismo di chiusura dell’uovo di carta.

Procediamo così a decorare i due semi-gusci: possiamo realizzare delle decorazioni a disegni oppure stendere una base in tinta unita e applicare nastri o altri tessuti o tornare ad applicare carta colorata ecc… le possibilità sono infinite!

Decorazioni dell'uovo di carta con disegni
Possibile decorazione dell’uovo di carta con disegni.
Decorazioni dell'uovo di carta con nastri di stoffa
Possibile decorazione dell’uovo di carta con nastri di stoffa.

Realizzare un uovo di carta può essere anche un vero e proprio gioco di manualità e creatività per tanti bambini.

Realizzare un uovo di Pasqua di carta ... un gioco per bambini
Realizzare un uovo di Pasqua di carta … un gioco per bambini 🙂
Decorazioni e applicazioni creative sull'uovo di Pasqua di carta
Decorazioni e applicazioni creative sull’uovo di Pasqua di carta … un gioco per bambini 🙂
Decorazioni e applicazioni creative sull'uovo di Pasqua di carta
Decorazioni e applicazioni creative varie sull’uovo di Pasqua di carta … un gioco per bambini 🙂

Se poi l’intenzione fosse quella di fare una grossa sorpresa intesa come “sorpresa di grandi dimensioni”, allora questa tecnica potrebbe essere assai utile per realizzare un uovo adatto a contenerla!

Un grosso uovo di Pasqua di carta
Un grosso uovo di Pasqua per una grossa sorpresa (intesa come sorpresa grossa) (uovo di dinosauro?)

Fino ad arrivare (se necessario) all’uovo di Pasqua gigante.

Uovo di Pasqua di carta in formato gigante
Uovo di Pasqua di carta in formato gigante (uovo di dinosauro?)

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Cocincina nana e gigante: la “regina” delle galline ornamentali http://www.tuttosullegalline.it/razze-galline/cocincina-nana-e-gigante-galline-ornamentali/ http://www.tuttosullegalline.it/razze-galline/cocincina-nana-e-gigante-galline-ornamentali/#respond Tue, 04 Apr 2017 05:00:46 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3016 Le galline ornamentali di razza Cocincina rappresentano il massimo livello di “armoniosità” della pienezza delle forme (sono gonfie e abbondanti); in particolar modo, la razza Cocincina nana per le sue “proporzioni tridimensionali” di 1:1:1, è una vera è propria sfera perfetta di morbide piume. Per i più interessati è doveroso precisare che esperti e studiosi odierni ritengono che la Cocincina […]

L'articolo Cocincina nana e gigante: la “regina” delle galline ornamentali sembra essere il primo su Tutto su Galline, Pollaio e Ricette con Uova.

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Le galline ornamentali di razza Cocincina rappresentano il massimo livello di “armoniosità” della pienezza delle forme (sono gonfie e abbondanti); in particolar modo, la razza Cocincina nana per le sue “proporzioni tridimensionali” di 1:1:1, è una vera è propria sfera perfetta di morbide piume.

Galline ornamentali Cicincine nane
Cocincine nane: perfette e morbide “sfere di piume”.

Per i più interessati è doveroso precisare che esperti e studiosi odierni ritengono che la Cocincina Gigante e la Cocincina Nana siano due razze completamente distinte e che la Cocincina Nana sia una razza con caratteristiche proprie e non una “miniatura” di quella più grande (nana all’origine). Per approfondire questo aspetto è certamente interessante l’articolo “Cocincina Nana” del Dottor Fabrizio Focardi (presente sul sito della FIAV) che esamina vari testi di riferimento della avicoltura-avicultura, concludendo che:

“Mi sembra chiaro che allora si ritenesse che la nana fosse la miniatura della grande; infatti, nei disegni dell’epoca viene data la stessa forma.
Molto probabilmente, in seguito, si sarà seguita una selezione, per il piacere di alcuni allevatori, con una tipologia più arrotondata e più bassa, allontanandosi sempre più dalla consorella grande e arrivando così alla necessità di considerarla una razza a parte.
Devo ammettere che, in questo caso, visto il risultato, concordo con la loro scelta.”

Consideriamole quindi come due razze ormai distinte e separate.

Il Club Italiano della Cocincina (C.I.C.)

Per la Cocincina (nana e gigante), dal 2008, si è costituito il “Club Italiano della Cocincina (C.I.C.)” aderente alla FIAV e molto attivo nella partecipazione ad eventi e fiere, vista proprio la bellezza ornamentale di queste due razze estremamente affascinanti (anche agli occhi dei meno appassionati).
Le finalità del C.I.C. sono la tutela e la valorizzazione della razza cocincina e della razza cocincina nana e, per tramite dei singoli allevatori soci, la diffusione, anche con la pubblicazione di riviste e/o altro materiale divulgativo (dispense tecniche), dei sistemi del loro corretto allevamento, sia a scopo ornamentale che espositivo, selezionando queste razze in base agli standard Italiani FIAV ed in futuro anche in base a quelli europei, attualmente in fase di definizione. Il C.I.C. si interessa, quindi, della protezione e dei connessi problemi ecologico-ambientali riguardanti gli esemplari di razza Cocincina.

Gallina ornamentale Cocincina nana nella varietà frumento dorata
Immagine di una delle dispense tecniche sul sito del “Club Italiano della Cocincina (C.I.C.)” (Cocincina nana nella varietà frumento dorata).

Assemblea Soci Club Italiano Cocincina Nana

La Cocincina nel pollaio

La Cocincina (nana e gigante) è una razza rustica di facile allevamento, dal carattere docile e dalla grande attitudine alla cova. E’ però importante che le loro caratteristiche penne abbondanti (lunghe e voluminose) e loro soffici piume (dovute al persistere del piumino infantile), rimangano pulite e non umide; per questa ragione è fondamentale prestare attenzione all’igiene del pollaio, per evitare che in esso vi siano accumuli di escrementi e di terreno fangoso. L’igiene è un aspetto ovviamente importantissimo per una vita sana di tutte le galline, ma nel caso della Cocincina, i tarsi piumati, assorbendo maggiore umidità, ne sarebbero ben più rovinati, oltre ad essere danneggiati da un punto di vista puramente estetico.

Le uova di queste galline sono caratterizzate da un guscio rossiccio, e benché la Cocincina sia una discreta produttrice di uova sicuramente la sua natura prevalente è oramai quella di gallina ornamentale.

Esistono di questa razza molte varietà di colore (monocolore e non) e tra queste, di recente è stata creata anche una sottovarietà: la Cocincina arricciata.

Gallo di Cocincina Nana bianca arricciata (gallina ornamentale)
Gallo di Cocincina Nana bianca arricciata

La storia della razza Cocincina

Galli di gallina ornamentali di razza Cocincina
Cocincina (gigante): galli.

La storia di questa razza così come di tutte le razze di galline (specialmente orientali) è sempre affascinante e la riportiamo così come narrata dal “Club Italiano della Cocincina (C.I.C.)”:

“La Cocincina è una razza originaria della Cina, che prende nome dall’omonima regione geografica dell’Asia. Inizialmente la razza venne chiamata Shanghai, in onore della città da cui venne importata in Europa. Inghilterra e Francia sono le nazioni che si contendono il primato di aver importato per prima la razza in Europa verso la metà del diciannovesimo secolo. Secondo il reverendo Brown, gli inglesi avrebbero importato questi polli intorno al 1845 dalle Indie orientali, portandoli come dono alla Regina Vittoria. Secondo Sturgeon invece sarebbe stato lui stesso ad importare i polli in Inghilterra, essendone rimasto affascinato dopo averli visti a bordo di una nave. Sturgeon lavorava per una Compagnia che commerciava in India derrate alimentari. La Regina Vittoria rimase immediatamente affascinata da questi polli, tanto da esporli in una mostra organizzata dalla Società Reale di Dublino; il fatto che questi polli fossero nelle grazie della regina, spinse molti allevatori a volerne ottenere degli esemplari. Dopo poco tempo la razza raggiunse anche l’America, dove gli allevatori si impegnarono a ottenere un piumaggio sempre più morbido e voluminoso. La Francia, dal canto suo, dice che sarebbe stato il Vice Ammiraglio Cécil a spedire nel 1846 da Makao, nella provincia cinese di Kouang-Toung, un gruppo formato da 6 galline e 2 galli al Ministro della Guerra Francese; questi polli vennero chiamati Cochinchinois, da cui il nome attuale. Il Ministro, a sua volta, avrebbe donato un gallo e tre galline al Museo di Storia Naturale di Parigi, lasciando l’altro quartetto all’Ammiraglio Cécil. Comunque in Francia questi polli non riscossero lo stesso successo ottenuto in Inghilterra.”

Queen Victoria Poultry House at Winsor
Queen Victoria Poultry House at Winsor.

La storia della Cocincina nana

Stupendo esemplare di Cocincina Nana (gallina ornamentale)
Stupendo esemplare di Cocincina Nana

Il Dottor Fabrizio Focardi riporta questa leggenda cinese sulla quale ci piace fantasticare e che potrebbe proprio riferirsi alla Cocincina Nana: “Una leggenda cinese, la cui scrittura pare risalga a più di mille anni fa, narra di un regalo di nozze: una bella coppia di polli nani, poco più grandi di una colomba, dal colore dell’oro, presentata in una gabbia ovale decorata con fiori dello stesso colore.”

Il “Club Italiano della Cocincina (C.I.C.)” ne narra così la storia:

“La cocincina nana è una delle razze avicole più antiche che esistano dato che il suo allevamento risale a molti secoli prima di giungere in Europa. La sua importazione in Occidente risale infatti solo alla seconda metà dell’Ottocento , non si sa con precisione l’anno ma sicuramente tra il 1855 e il 1860.
La storia narra che furono i conquistatori francesi ed inglesi che, entrando nel Palazzo d’Estate di Pechino, si appropriarono di questi polli nani molto curiosi, si dice anche che questi polli erano di proprietà esclusiva dell’Imperatore della Cina. Questo “bottino” arrivò in Inghilterra e dato in dono ad un ufficiale del corpo di guardia della Regina Vittoria molto appassionato di polli nani. Proprio per la loro origine questi polli furono chiamati “Pekin Bantam” (Nana di Pechino).
I soggetti in questione erano di colore fulvo ma non era un fulvo come oggi lo conosciamo bensì un colore giallognolo nel gallo e ancor più chiaro nelle femmine. Per circa vent’anni questi soggetti furono allevati in stretta consanguineità da diverse persone causando una progressiva diminuzione della fertilità fino ad arrivare alla sterilità. Giunti a questa situazione due allevatori inglesi (Cape e Smith) presero a cuore le sorti di questa razza che venne così incrociata con altre razze. Tale pratica comportò però la perdita delle caratteristiche originali quali la rotondità , la calzatura e la conformazione del piumaggio. Mr. W.F. Entwisle, grande allevatore e inventore di razze nane, provò a migliorare la situazione usando, nelle sue tante prove, anche la cocincina gigante, ma senza grandi risultati. Per fortuna Entwisle ottenne l’arrivo di altri soggetti dal Paese di origine e nel frattempo giunsero anche altri soggetti dall’America, riuscì così a migliorare la razza e a selezionare nuove colorazioni , prima fra tutte la nera. Mr. Entwisle fu, nel 1863, il primo allevatore ad esporre, nella famosa mostra di Crystal Palace di Londra, questa razza.”

Lo standard FIAV della Cocincina

Standard FIAV per le galline di razza Cocincina gigante e nana

Nella scheda dello “Standard italiano delle razze avicole” sono riportate tutte le specifiche e le caratteristiche delle varietà riconosciute dallo standard italiano, così come risultano nell’elenco della FIAV  (argento orlata nero; bianca; blu; fulva; nera; nera picchiettata bianco; oro orlata nero; perniciata maglie nere; sparviero; sparviero fulva):

Standard Italiano delle Razze Avicole FIAV

Cocincina gigante blu (gallina ornamentale)
Cocincina gigante blu.
Cocincina gigante fulva (gallina ornamentale)
Cocincina gigante fulva (fonte: http://www.allevamentoamatorialelacapannina.com)

Lo Standard FIA della Cocincina nana

Lo standard FIAV della gallina ornamentale di razza Cocincina Nana

Nella scheda dello “Standard italiano delle razze avicole” sono riportate tutte le specifiche e le caratteristiche delle varietà riconosciute dallo standard italiano, così come risultano nell’elenco della FIAV (argentata frumento; argento orlata nero; bianca; bianca columbia nera; bianca columbia blu; blu; blu picchiettata bianco; bobtail; cioccolato; dorata frumento; fasce brune; fulva; fulva columbia nera; fulva columbia blu; grigio perla; grigio perla picchiettata bianco; millefiori; millefiori blu; nera; nera picchiettata bianco; oro orlata nero; perniciata argento maglie nere; perniciata maglie nere; perniciata; perniciata argento; perniciata blu; perniciata sparviero; petto arancio; petto argento; rossa; sparviero; sparviero fulva; sparviero grigio perla)

Standard Italiano delle Razze Avicole FIAV

Due galline ornamentali di razza Cocincina nera (gallina) e bianca (gallo)
Cocincina nera (gallina) e bianca (gallo) (fonte: http://www.avicolilaselva.it)
Cocincina nana Bobtail (gallina ornamentale)
Cocincina nana Bobtail
Cocincina nana millefiori (gallina ornamentale)
Cocincina nana millefiori.

Infine, un video di una bellissima Cocincina Nana “palla di piume” che razzola libera con i suoi pulcini!

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L’igiene del pollaio per la salute delle nostre galline http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/igiene-pollaio-per-salute-galline/ http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/igiene-pollaio-per-salute-galline/#respond Sun, 02 Apr 2017 05:00:18 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=2908 Purtroppo molto spesso la prima e più comune reazione di fronte all’idea di pollaio è il pensiero della sporcizia e del cattivo odore. Questa immediata associazione mentale è però un segnale che ci porta a concludere che troppi sono i pollai mal gestiti e che troppe sono le galline che vivono in condizioni ambientali dannose per il […]

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Purtroppo molto spesso la prima e più comune reazione di fronte all’idea di pollaio è il pensiero della sporcizia e del cattivo odore. Questa immediata associazione mentale è però un segnale che ci porta a concludere che troppi sono i pollai mal gestiti e che troppe sono le galline che vivono in condizioni ambientali dannose per il loro benessere e per la loro salute.

Le galline non amano la sporcizia perché “sanno” che vivere in luoghi non salubri equivale ad aumentare il rischio di contrarre malattie (e quindi, come estrema conseguenza, di morire); l’istinto di sopravvivenza le spinge infatti alla ricerca di posti puliti e qualora siano costrette a vivere in condizioni di scarsa igiene, il loro livello di stress si alza, causando un abbassamento delle difese immunitarie e dunque divenendo altamente soggette ad ammalarsi.

La dimostrazione della “consapevolezza” delle galline verso l’importanza dell’igiene per la propria salute è la naturale ricerca del terreno idoneo al bagno di sabbia e cenere quotidiano, che oltre ad essere un evidente momento di piacere e relax, è assolutamente fondamentale come pratica salutistica anti-acaro.

Altra dimostrazione di questo senso innato delle galline è la loro attenzione verso la costante auto-pulizia del nido di deposizione delle uova (sempre se noi saremo stati bravi e attenti ad organizzargli opportunamente gli spazi, mettendole in condizione di svolgere questa azione); e anche qualora capitasse che qualche gallina vada a deporre al di fuori del nido da noi allestito, la scelta ricadrà sempre e comunque su nidi naturali di paglia e erba assolutamente puliti e privi di escrementi.

E’ quindi in primo luogo necessario tenere ben presente che l’igiene del pollaio è la salute delle nostre galline, e noi ne siamo i responsabili e gli artefici.

E’ dunque responsabilità di noi allevatori preoccuparci nel modo corretto del mantenimento dell’igiene del nostro pollaio, perché, come abbiamo appena visto, in realtà siamo noi i responsabili dell’eventuale condizione di sporcizia e di cattivo odore.

Ricordiamoci sempre che un pollaio ben gestito dal punto di vista igienico non è un pollaio che ha bisogno di molte “cure”, ma un pollaio con “un sistema immunitario forte”! (così come le galline stesse e così come noi stessi).

Gli eventuali problemi di igiene di un pollaio sono dovuti, in primis, ad una errata gestione degli escrementi delle galline in esso presenti e quindi risulterà determinante conoscere le modalità per:

  • una corretta gestione delle deiezioni notturne in un mini pollaio da giardino;
  • una corretta gestione delle deiezioni notturne in un piccolo pollaio da giardino;
  • una corretta gestione delle deiezioni diurne all’interno di un pollaio da giardino (mini pollaio o piccolo pollaio);
  • una corretta gestione delle deiezioni diurne nell’area di pascolo-parchetto all’esterno di un pollaio da giardino.

Oltre all’attenzione verso questo elemento chiave (la corretta gestione delle deiezioni), si dovrà cercare di tenere sempre ben puliti gli abbeveratoi e le mangiatoie che, se ben realizzati, non presenteranno alcun problema connesso alla contaminazione con gli escrementi.

Pollaio da giardino
Come è composto un pollaio da giardino.

La corretta gestione degli escrementi nel pollaio

Gestire correttamente gli escrementi nel pollaio significa innanzitutto conoscere le due tipologie di deiezioni delle nostre galline:

  • le deiezioni notturne, che equivalgono a circa il 40% degli escrementi prodotti giornalmente: queste verranno accumulate esclusivamente nell’area adibita a ricovero notturno (posatoio notturno) e ogni notte la stessa gallina le accumulerà nello stesso punto preciso (con precisione centimetrica) perché quando una gallina sceglie quei 10 centimetri di trespolo (o ramo) dove dormire, tornerà sempre a dormire in quel preciso spazio per tutta la vita.
    In tal senso, al momento dell’inserimento di una gallina nel pollaio (sia questa una gallina acquistata o un pulcino proveniente dalla nursery del nostro allevamento), sarà determinante indirizzarla a dormire sin da subito dove riterremo più opportuno per la successiva gestione e igiene del pollaio, prestando attenzione al fatto che prenda il suo giusto posto nello spazio da noi adibito a posatoio notturno, non confondendolo, ad esempio, con il nido.
Il posatoio notturno nel pollaio è l'area in cui verranno accumulate le deiezioni notturne
Il posatoio notturno è l’area in cui verranno accumulate le deiezioni notturne.
  • le deiezioni diurne, che equivalgono a circa il 60% degli escrementi prodotti giornalmente: queste verranno distribuite in tutto il restante spazio a disposizione delle nostre galline, sia negli spazi interni al pollaio, da gestire come una vera e propria “lettiera permanente” (circa il 30%), sia nell’eventuale area di pascolo-parchetto esterna al pollaio (l’altro 30%); la corretta gestione delle deiezioni diurne è in relazione diretta ad un giusto dimensionamento degli spazi di movimento degli animali, oltre ad accorgimenti nella scelta della tipologia del “piano di calpestio”.
L'area a recinto del pollaio da giardino
Il recinto-giardino (qualora presente) è l’area in cui saranno accumulate le deiezioni diurne da gestire come “Lettiera permanete” (qualora si tratti di un piccolo pollaio dotato anche di una pavimentazione interna alla casetta anche questa superficie andrà gestita come “lettiera permanente”); sempre auspicabile la presenza di un pascolo-parchetto esterno.

Rispetto alle percentuali medie annuali sopra riportate, è necessario poi tener conto delle variazioni stagionali; infatti, nel periodo invernale (con ore di luce ridotte), aumentano le deiezioni notturne, ed inoltre è proprio la stagione più umida e dunque critica da un punto di vista delle condizioni climatiche per il benessere e la salute delle nostre galline; quindi in inverno ci vorrà semplicemente più attenzione.

Ovviamente le modalità di gestione di queste due tipologie di deiezione sono totalmente diverse in funzione della dimensione e quindi della tipologia di pollaio; per estremizzare con un esempio:
ben diverso sarà gestire le deiezioni di una singola gallina (che qualcuno si porta anche appresso in barca) o comunque di un mini pollaio da giardino per 2-4 galline, piuttosto che quelle che si verificano all’interno un piccolo pollaio da giardino per 8-14 galline.

Cercheremo quindi nel proseguo dell’articolo di affrontare la problematica della corretta gestione degli escrementi all’interno di un pollaio distinguendo appunto tra mini pollai e piccoli pollai e, in entrambi i casi, trattando separatamente deiezioni notturne e deiezioni diurne.
La distinzione fondamentale da tenere ben presente tra le due tipologie di pollaio, è la seguente:

  • nei mini pollai gli escrementi notturni sono raccolti in una cassetta raccogli-feci (in cui non è possibile realizzare la fermentazione naturale);
  • nei piccoli pollai gli escrementi notturni sono raccolti in un cassone raccogli-feci (in cui è possibile realizzare la fermentazione naturale).

Ponendo attenzione a questi aspetti di gestione dell’igiene (e risolte a monte quelle inerenti la normativa per la realizzazione di un pollaio domestico), sia i mini pollai che i piccoli pollai da giardino hanno dimensioni tali da poter essere collocati vicino alla casa anche in ambienti urbani da moltissime famiglie, senza alcun problema per il vicinato e in un ambiente sicuro e sano per le galline stesse.

La corretta gestione delle deiezioni notturne in un mini pollaio da giardino

La decisione di optare per la realizzazione di un mini pollaio, ad esempio per ospitare 2-4 galline ovaiole, parte molto probabilmente sia da una mancanza oggettiva di spazio sufficiente per allevare un maggior numero di animali, sia da una semplice necessità di un autoconsumo di uova molto ridotto.

mini pollaio dal design innovativo
Esempio di mini pollaio dal design innovativo.

Nel caso di mini pollaio dunque, le deiezioni notturne delle galline saranno accumulate nell’apposita cassetta raccogli-feci sottostante ai trespoli (listelli) del posatoio; la cassetta potrà essere realizzata in metallo, legno o plastica. Qualunque sia il materiale è sempre importante tenere presente che:

  • il posatoio offra uno spazio di circa 0,25 mq. per esemplare (per una gallina occorre 1/4 di mq e quindi per 4 galline occorre 1 mq);
  • la cassetta sia rivestita, ad esempio con fogli di giornali o parti di scatole di cartone, trucioli di legno o paglia, che impediscano agli escrementi di incollarsi alla cassetta e che fungano anche da assorbenti (questo semplifica enormemente l’operazione di pulizia);
  • la gallina, appollaiandosi, non venga mai a contatto con gli escrementi prodotti (è importante verificare che l’altezza del trespolo sia sufficientemente adeguata e che non ci sia una “piramide” di escrementi troppo alta);
  • non sia percepibile alcun cattivo odore (in caso contrario l’aria ambiente interna al pollaio potrebbe essere dannosa per le galline);
  • è necessario procedere ad una pulizia almeno settimanale della cassetta (scadenza indicativa che potrebbe essere accorciata se ci accorgiamo che non è sufficiente a garantire l’assenza di contatto gallina/feci e l’assenza di cattivo odore).

La cassetta è quasi sempre rimovibile e quindi può essere facilmente svuotata (in tal caso gli escrementi, dopo essere stati staccati dal rivestimento, potranno essere destinati alla compostiera o alla preparazione della pollina concime bio) e poi lavata semplicemente con acqua e con un detergente apposito. Allo stesso modo, i listelli in plastica o in legno (solitamente opportunamente trattato), andranno ugualmente ben puliti alla stessa identica maniera.

mini pollaio con cassetta in metallo
Esempio di mini pollaio con cassetta in metallo
mini pollaio da giardino con cassetta in legno
Esempio di mini pollaio da giardino con cassetta in legno.
mini pollaio da giardino con cassetta in plastica (listelli in plastica)
Esempio di mini pollaio da giardino con cassetta in plastica (listelli in plastica).
mini pollaio da giardino con cassetta in plastica (listelli in legno)
Esempio di mini pollaio da giardino con cassetta in plastica (listelli in legno).
mini pollaio da giardino con cassetta in plastica
Esempio di mini pollaio da giardino con cassetta in plastica.

La corretta gestione delle deiezioni notturne in un piccolo pollaio da giardino

Per piccolo pollaio intendiamo un pollaio con un numero di galline pari ad esempio a rappresentare il numero perfetto per un eventuale gallo (ovvero dalle 8 alle 14 galline gallo, in funzione della razza).
In questo caso il numero di esemplari presenti richiede una diversa gestione delle deiezioni notturne che non saranno più contenibili in una cassetta estraibile, ma che saranno dunque accumulate in un cassone ubicato all’interno del pollaio, che dovrà essere di dimensioni adeguate, ovvero una vera e propria casetta dal volume interno sufficiente a garantire la qualità dell’aria ambiente durante la notte, e tale da permettere ad un essere umano di poterci entrare comodamente dentro per svolgere facilmente le operazioni di pulizia.

piccolo pollaio da giardino
Esempio di piccolo pollaio (tipo struttura canadese).
piccolo pollaio da giardino
Esempio di piccolo pollaio con recinto-giardino (con “lettiera” permanente sia interna alla casetta sia interna al recinto-giardino).
La pulizia del piccolo pollaio da giardino
Pulizia della “lettiera permanente” di un piccolo pollaio.

Come abbiamo accennato poco sopra, le deiezioni notturne delle galline all’interno del piccolo pollaio, saranno tutte accumulate nella superficie sottostante ai trespoli (listelli) del posatoio notturno, ed è per questa ragione che è opportuno chiudere tale area realizzando un cassone raccogli-feci. Per garantire l’igiene è importante che tale cassone sia gestito in modo tale da favorire la creazione delle condizioni ideali di fermentazione naturale delle feci che, come insegna il Dott. Maurizio Arduin, “non c’è niente di più igienico della fermentazione”.

Nel caso dunque di piccolo pollaio (8/14 esemplari di galline), è quindi importante che:

  • il posatoio offra uno spazio di circa 0,25 mq. per esemplare (per una gallina occorre 1/4 di mq e quindi per 4 galline occorre 1 mq);
  • il cassone raccogli-feci poggi o direttamente in terra o su un piano sopraelevato; in ogni caso lontano dall’umidità e realizzato con pareti in rete elettro-saldata traspirante o con tavole di legno; l’altezza ottimale del cassone, e quindi la distanza minima da terra dei listelli del posatoio, deve essere di almeno 50 cm.;
  • nel cassone si crei un processo di fermentazione tale per cui, lo stesso calore sviluppato da questa reazione naturale, funga da azione antibatterica; questa è la condizione di massima di igiene per un pollaio. (Il materiale che andremo a raccogliere nel cassone è praticamente già pollina, un potente fertilizzante biologico pronto per essere utilizzato; nel caso si desideri una pollina più ricca di azoto, è necessario ridurre le perdite di questo minerale spargendo ogni giorno nel cassone uno strato di calce spenta. La perdita di azoto si ha sotto forma di evaporazione che tramite il nostro olfatto percepiamo come forte odore acre di ammoniaca);
  • la gallina, appollaiandosi, non venga mai a contatto con gli escrementi prodotti;
  • non sia percepibile alcun cattivo odore (in caso contrario l’aria ambiente interna al pollaio potrebbe essere dannosa per le galline);
  • è necessario procedere alla pulizia del cassone una o due volte l’anno (anche in funzione del numero di esemplari e degli escrementi accumulati).
    I periodi migliori sono a fine inverno (all’allungarsi delle giornate) e a fine estate (dopo la muta). Il cassone verrà svuotato con un badile e la pollina possibilmente destinata all’orto/giardino; una volta sgomberati dal pollaio il posatoio e il cassone, sarà poi rimossa ogni altra traccia di sporco e materiali organici da tutta la casina.
    Potrebbe essere di buon aiuto l’impiego di una idro-pulitrice e l’utilizzo di principi attivi disinfettanti commercializzati dalle principali aziende farmaceutiche e zootecniche (ad esempio la Clorexidina, che è poco tossica per le galline e che uccide batteri e funghi).
Esempio di posatoio notturno su cassone raccogli-feci in rete all'interno di un piccolo pollaio da giardino
Esempio di posatoio notturno su cassone raccogli-feci in rete.
Esempio di posatoio notturno su cassone raccogli-feci in rete all'interno di un piccolo pollaio da giardino
Esempio di posatoio notturno su cassone raccogli-feci in rete.
posatoio notturno su cassone raccogli-feci in rete (con sportello frontale a scorrimento) all'interno di un piccolo pollaio da giardino
Esempio di posatoio notturno su cassone raccogli-feci in rete (con sportello frontale a scorrimento).
posatoio notturno su cassone raccogli-feci artigianale in rete all'interno di piccolo pollaio in legno da giardino
Esempio di posatoio notturno su cassone raccogli-feci artigianale in rete (con posatoio ottenuto dal riutilizzo di una scala in legno).

La corretta gestione delle deiezioni diurne all’interno di un pollaio da giardino (mini pollaio o piccolo pollaio)

Le deiezioni diurne interessano:

  •  sia la pavimentazione nell’area indoor del pollaio (solitamente nei mini pollai c’è il solo nido e il solo posatoio notturno, e non ci sono pavimentazioni interne calpestabili);
  •  sia la superficie nell’area outdoor del pollaio (laddove sia presente un recinto-giardino interno al pollaio).

In altri termini, tutte le superfici calpestabili interne al pollaio (sia pavimentazioni indoor sia pavimentazioni outdoor) devono essere gestite come una “lettiera permanente”.

Il mini pollaio potrebbe non avere un recinto-giardino o averlo solo per essere utilizzato per periodi brevi o comunque al pari della restante superficie di pascolo-parchetto e quindi il problema della sua pulizia in tal caso, ovviamente, non si pone.

Mini pollaio per 2 galline con recinto-giardino
Mini pollaio per 2 galline con recinto-giardino (lettiera permanete) inserito in un’area di pascolo-parchetto.
Piccolo pollaio per 12 galline con recinto-giardino
Piccolo pollaio per 12 galline con recinto-giardino (lettiera permanete) inserito in un’area di pascolo-parchetto
Piccolo pollaio per 12 galline con superficie interna calpestabile e soggetta a deiezioni diurne (lettiera permanente)
Piccolo pollaio per 12 galline con superficie interna calpestabile e soggetta a deiezioni diurne (lettiera permanente).

Per garantire l’igiene degli spazi calpestabili del pollaio (sia pavimentazioni indoor sia recinto-giardino outdoor) è importante che:

  • lo spazio calpestabile complessivo minimo sia di circa 2,5 mq per esemplare: in tal modo le galline possono comunque avere una certa libertà di movimento nel caso in cui non sia loro consentito di accedere al pascolo (2,5 mq per esemplare è lo spazio previsto negli “allevamenti all’aperto”).
    Molto spesso i recinti-giardini dei pollai in commercio sono molto piccoli (raramente raggiungono i 2,5 mq) e qualora non si disponga di un’area di pascolo-parchetto esterna, sarà opportuno provvedere ad ampliare quest’area fino alla dimensione minima necessaria in base al numero di esemplari ospitati (realizzare questo ampliamento è possibile sia con sistemi di recinzioni “fai da te”, sia acquistando eventuali moduli aggiuntivi di recinto-giardino, sia acquistando separatamente appositi recinti da affiancare al recinto-giardino già presente);
  • la superficie calpestabile (sia pavimentazioni indoor sia recinto-giardino outdoor) sia gestita come una “lettiera permanente” sulla quale non si crei fanghiglia di feci umide (ad esempio su pavimentazione indoor in legno, metallo o cemento o sul terreno del recinto-giardino).
    Il terreno del recinto-giardino, sia per il continuo razzolare delle galline, sia per la produzione e distribuzione di escrementi, diventerà presto “terra bruciata”, senza un filo d’erba, e per mantenerlo idoneo da un punto di vista igienico, sarà necessario evitare che si formino fango e pozzanghere. Dovremo gestirlo come una vera e propria lettiera, evitando che le galline si trovino a contatto con un terreno freddo e umido (questa condizione le esporrebbe a malattie e a problemi di deposizione) e favorendo la corretta fermentazione degli escrementi.Per agevolare l’assorbimento, la fermentazione e il compostaggio degli escrementi l’ideale è ricoprire tutta la superficie calpestabile con uno strato di qualche centimetro di paglia (non fieno!) o apposito truciolato di legno, evitando di utilizzare il normale truciolato di scarto di falegnameria, che potrebbe intossicare o uccidere le nostre galline a causa della presenza nel legno di sostanze nocive.Questa lettiera così realizzata verrà “lavorata” dal razzolare delle galline, che esporranno all’aria e al sole anche le parti più umide, rivoltandole via via. A tal scopo è importante che il recinto-parchetto esterno sia coperto da una tettoia (almeno in parte) e che venga colpito dai raggi solari diretti, almeno in inverno (non deve essere chiuso con vetri o plexiglas, ma deve poter ricevere il sole direttamente).
  • la lettiera può essere rimossa e sostituita una o due volte l’anno; ma una volta rimossa, prima di essere utilizzata come concime, deve essere fatta “maturare” almeno per un anno. I periodi migliori per fare questa pulizia sono a fine inverno e a fine estate.

Qualora fosse possibile realizzare un pollaio mobile (ovvero su ruote), l’igienicità del terreno interno al recinto sarà garantita semplicemente spostando il pollaio non appena le galline avranno “tosato” tutta l’erba presente e prima che si creino buchi e punti con elevate concentrazioni di escrementi.

Se poi lo scopo del pollaio mobile non è solo quello funzionale all’igiene ma di utilizzarlo come vero e proprio strumento di permacultura (nel vero senso dell’attribuzione del nome in lingua anglosassone, “chicken tractor”), allora lo spostamento dovrà essere fatto anche in base al tipo di lavorazione desiderata.

La corretta gestione delle deiezioni diurne nell’area di pascolo-parchetto all’esterno di un pollaio da giardino

L’igiene del pascolo-parchetto esterno al pollaio (pascolo-parchetto che sarebbe sempre auspicabile ci fosse), è garantita dal giusto dimensionamento della superficie in base al numero di esemplari (se lo spazio per il pascolo-parchetto esterno non ci fosse, si raccomanda comunque di non scendere mai al di sotto dei 2,5 mq di recinto-giardino per esemplare).

Prevedendo uno spazio complessivo di circa 10 mq per esemplare (o nella peggiore delle ipotesi di 4 mq per esemplare come previsto negli allevamenti biologici), l’area di pascolo-parchetto sarà di fatto autopulente; basterà un po’ di accortezza nel cercare di non calpestare quanto qua e là “distribuito” dalle galline.

Importante è che l’area di pascolo-parchetto sia per quanto più possibile naturale e a prato (o anche solo con strisce di prato), preferibilmente con erbe spontanee.

Galline al pascolo-parchetto in prato con erbe spontanee
Galline al pascolo-parchetto (erbe spontanee).

La pulizia di abbeveratoi e mangiatoie (beccatoi e rastrelliere)

E’ importante avere in primo luogo scelto i giusti accessori sia per quanto riguarda le mangiatoie (beccatoi e rastrelliere) che gli abbeveratoi; fatto questo, è poi fondamentale tenerli ben puliti per prevenire l’accumulo di batteri, anche eventualmente utilizzando principi attivi disinfettanti commercializzati dalle principali aziende farmaceutiche e zootecniche.

Prestate sempre attenzione alle indicazioni per utilizzare in tutta sicurezza eventuali disinfettanti che potrebbero essere dannosi sia durante l’utilizzo, sia per le nostre galline (spesso sono prodotti da utilizzare in assenza di galline nel pollaio e che richiedono un periodo di ventilazione e di esposizione al sole).

Se seguiamo criteri di igiene il più possibili derivanti da una buona conduzione del pollaio non sarà quasi mai necessario ricorrere a prodotti disinfettanti, il cui utilizzo può interferire con la salute delle galline e la genuinità delle nostre uova. Meglio sempre optare per le soluzioni più naturali possibili.

Utilizzare criteri di igiene del pollaio il più possibile naturali
Importante prestare attenzione ad utilizzare criteri di igiene quanto più possibile naturali.

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