Tutto su Galline, Pollaio e Ricette con Uova http://www.tuttosullegalline.it Le Galline e il Pollaio dalla A alla Z Sun, 28 May 2017 17:32:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.5 Farm House Picille | Allevamento galline razza Valdarno, Australorp, Lakenfeld, Vorwerk, Amburgo, Mugellese, Olandese, Phoenix e Barbuta http://www.tuttosullegalline.it/allevatori/farm-house-picille-allevamento-galline-ornamentali-e-ovaiole/ http://www.tuttosullegalline.it/allevatori/farm-house-picille-allevamento-galline-ornamentali-e-ovaiole/#respond Sun, 28 May 2017 15:54:56 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3565 La nostra passione per l’allevamento delle galline di razza è una passione che viene da lontano e che ci è stata tramanda dai nostri nonni, grazie alla loro dedizione per l’allevamento di avicoli per esigenze familiari, sempre nel solco della tradizione e della ruralità. Ancora oggi la nostra passione nell’allevare galline non è affatto venuta meno, anzi! Confrontandoci con […]

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La nostra passione per l’allevamento delle galline di razza è una passione che viene da lontano e che ci è stata tramanda dai nostri nonni, grazie alla loro dedizione per l’allevamento di avicoli per esigenze familiari, sempre nel solco della tradizione e della ruralità.
Ancora oggi la nostra passione nell’allevare galline non è affatto venuta meno, anzi! Confrontandoci con altri allevatori abbiamo aumentato il numero delle razze disponibili per essere acquistate, con risultati davvero importanti.
Siamo iscritti a due Associazioni di categoria AERAV (Associazione Emiliano Romagnola Avicoltori) e ATA (Associazione Toscana Avicoltori) dalla quale, durante le varie manifestazioni avicoli a cui prendiamo parte, abbiamo ricevuto importanti riconoscimenti, risultati che rafforzano in noi passione per questo lavoro e per la sempre continua e migliore selezione delle razze, il loro mantenimento in purezza, e ovviamente, al primo posto, il benessere dei nostri animali.

RAZZE ALLEVATE
Valdarno Nera, Valdarnese Bianca, Australorp Nera, Lakenfeld, Vorwerk, Amburgo Pagliettato Argento, Mugellese, Olandese nana, Phoenix, Barbuta D’Uccle, Barbuta D’Anversa

FARM HOUSE PICILLE
Via di Picille, n° 16 – 52025 Montevarchi
Arezzo – Toscana

Contatti per info e acquisto galline:
Tel. 339.2953621 (Sig. Betti Luigi)
Email: betti.luig64@gmail.com
Sito web: www.farmhousepicille.it
Facebook: www.facebook.com/farmhousepicille

Gallina razza Amburgo
Amburgo
Gallina razza Andalusa
Andalusa
Gallina razza Australorp
Australorp
Gallina razza Lakenfelder
Lakenfelder
Gallina razza Mugellese
Mugellese
Gallina razza Phoenix
Phoenix
Gallina razza Valdarnese Bianca
Valdarnese Bianca
Gallina razza Valdarno Nera
Valdarno Nera
Gallina razza Vorwerk
Vorwerk

 

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Onagadori, la razza ornamentale dalla coda-lunga originaria del Giappone http://www.tuttosullegalline.it/razze-galline/onagadori-razza-ornamentale-coda-lunga/ http://www.tuttosullegalline.it/razze-galline/onagadori-razza-ornamentale-coda-lunga/#respond Wed, 24 May 2017 20:42:12 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3500 La splendida razza ornamentale Onagadori (per l’esattezza Tosa Onagadori – 土佐のオナガドリ) con la sua delicatezza e leggerezza, sembra uscire da una fantasiosa illustrazione giapponese, di quelle in acquerello su carta di riso… Ed infatti i galli di questa incredibile razza (solo ai maschi le penne caudali continuano a crescere senza sosta) sono stati spesso raffigurati come una vera e propria […]

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La splendida razza ornamentale Onagadori (per l’esattezza Tosa Onagadori – 土佐のオナガドリ) con la sua delicatezza e leggerezza, sembra uscire da una fantasiosa illustrazione giapponese, di quelle in acquerello su carta di riso… Ed infatti i galli di questa incredibile razza (solo ai maschi le penne caudali continuano a crescere senza sosta) sono stati spesso raffigurati come una vera e propria icona del Giappone, sia nell’arte del dipinto giapponese, sia nei disegni sui tessuti utilizzati per i tradizionali kimono nonchè, infine, anche su francobolli e sugli odierni biglietti augurali per l’Anno del Gallo 2017.

E’ subito da evidenziare la difficoltà insita nell’allevamento di una razza così delicata, la cui biodiversità speriamo venga ad essere conservata anche nel totale rispetto del suo habitat e della sua libertà di movimento, che invece, purtroppo, è spesso limitata da allevatori non troppo attenti al benessere complessivo degli animali, allo scopo di conservare alla perfezione la sua lunga coda (inoltre essa viene raccolta sul dorso dei galli come si raccoglierebbero i capelli alla nuca, proprio per un’ulteriore e maggiore tutela). E’ dunque una razza molto particolare e delicata, destinata solo agli allevatori più attenti e con gli spazi più idonei ad accoglierla.

Oggi è vietata l’esportazione delle uova di Onagadori dal Giappone in quanto razza protetta dalle leggi sui Monumenti Naturali (viventi).

Eccone alcune rappresentazioni:

Raffigurazione di gallo di razza Onagadori dalla coda-lunga
Nishimura Hiroshikyu (Hiroyoshi) – 西村廣休(ひろよし) (1816-1889)
Raffigurazione di gallina e di gallo di razza Onagadori dalla coda-lunga
Museo Magazine n ° 5 “Teoria Roh Nagaodori” – 博物雑誌 第5号 「 長尾鶏ノ説 」 (pubblicazione Luglio 1879 – 明治12年7月刊行)
Tessuti giapponesi raffiguranti galli Onagadori dalla coda-lunga
Tessuti giapponesi raffiguranti galli Onagadori.
Kimono giapponese tradizionale raffigurante un esemplare di Onagadori
Kimono tradizionale raffigurante un esemplare di gallo Onagadori.
Francobollo giapponese raffigurante un esemplare di gallo Onagadori (1951 circa).
Francobollo giapponese raffigurante un esemplare di gallo Onagadori (1951 circa).
Biglietto augurale raffigurante un esemplare di gallo Onagadori (realizzato in occasione dell'Anno del Gallo 2017).
Biglietto augurale raffigurante un esemplare di gallo Onagadori (realizzato in occasione dell’Anno del Gallo 2017).

Gallo Onagadori e la caratteristica coda-lunga

La più evidente caratteristica dei galli di razza Onagadori è sicuramente la coda-lunga tant’è vero che è anche nota anche come Japanese Long-Tail. Le penne caudali, sia negli esemplari maschi che nelle femmine (seppur in misura molto minore) sono eccezionalmente lunghe; nei galli in particolare hanno la caratteristica di crescere continuamente fino ad arrivare alla lunghezza incredibile di oltre 8 metri. Questa crescita eccezionale è dovuta ad una combinazione di geni, in particolare al gene “nm”. In tutte le altre razze avicole le penne non sono a crescita continua e, completato il loro sviluppo, esse cadono e si rinnovano.

Gallo Onagadori con il Signor Masanori Tajima
Gallo Onagadori con il Signor Masanori Tajima
Esemplare di gallo Onagadori di colorazione bianca
Esemplare di gallo Onagadori di colorazione bianca.
gallina ornamentale onagadori bianca (razza grande) | TuttoSulleGalline.it
Esemplare di gallo Onagadori di colorazione bianca.

Onagadori: l’origine della razza

La razza Onagadori è una razza avicola antica che pare risalga addirittura al 1600. Si ritiene che la razza Onagadori (così come la coda-lunga Phoenix o Yokohama) sia stata sviluppata da un’altra razza giapponese coda-lunga (Shokoku) e che abbia avuto origine nella prefettura di Kochi del Giappone.
E’ una razza molto rara al di fuori del Giappone. I numeri di esemplari presenti nel Paese del Sol Levante sono diminuiti dalla metà del XX secolo; infatti, oggi, sembra ne esistano solo 1000 esemplari puri in tutto il mondo. In Giappone, la Onagadori è oggi una razza dichiarata “monumento naturale” (vivente) da preservare e tutelare.

Il Club Tedesco di Phoenix e Onagadori riferisce che le origini della Onagadori sono alquanto misteriose. Si ritiene che a partire dalla Shokoku, durante il periodo Edo della storia giapponese (ovvero tra il 1600 e il 1868), siano state selezionate le mutazioni genetiche a coda sempre più lunga.

La tradizione orale giapponese tramanda la storia di un principe (Yamanouchi), che governava la Prefettura di Kochi nella penisola meridionale dell’Isola Shikoku, che per onorare l’imperatore Tenno, volle decorare le lance e i caschi dei soldati con piume insolitamente lunghe. E gli agricoltori nel territorio del Principe che allevavano questi galli coda-lunga al pascolo, furono dichiarati esenti da imposte, proprio perchè fornivano le piume per questa onorificenza imperiale.

Sembra che lo sviluppo di piume più lunghe, a partire dal 1655, sia dunque stato molto incentivato proprio in virtù di questa ricompensa regale sotto forma di sgravio fiscale. I musei giapponesi mostrano lance e caschi decorati con lunghe piume di gallo Onagadori proprio a partire da questo periodo storico, a conferma di tale narrazione.

Tekeichi Riuemon di Shinohara, nella Prefettura di Kochi, è stato una delle più importanti figure nello sviluppo e selezione della razza Onagadori, motivo per il quale la razza, inizialmente, prese il nome di “Shinoharato”, in onore alla città dell’allevatore. Successivamente acquisì il nome di “Nagaodori”, ovvero “gallina onorevole” e in seguito vennero chiamati anche “Nagaodori di Tosa”, in riferimento alla zona dove venivano maggiormente allevati.

Verso la fine del 1800 la razza Onagadori con penne caudali a crescita continua conobbe un’ulteriore diffusione in Giappone grazie ad una speciale pubblicazione ad essa dedicata del 1857, a firma del botanico Koyu Nishimura.

Negli anni dal 1912 al 1926 (durante il periodo Taisho), l’Onagadori divenne una razza ufficialmente riconosciuta. Poco dopo, le descrizioni di piumaggio e varietà di colore cominciarono a circolare anche in Europa (in risposta ai primi esemplari importati).

Galli Onagadori in un tipico contesto di giardino in stile giapponese
Galli Onagadori in un tipico contesto di giardino in stile giapponese.
Immagine classica di esemplari di galli Onagadori
Immagine classica di esemplari di galli Onagadori (Foto Masanori Tajima – 写真提供 田島 正則)
Archivio fotografie storiche riferite a galli di razza Onagadori 
Archivio fotografie storiche riferite a galli di razza Onagadori (Foto Toshio Ikemoto – 写真提供 池本 俊夫)

Razza Onagadori: lo standard italiano FIAV

Gallina e Gallo Onagadori di colorazione bianca

Nella scheda dello standard FIAV ONAGADORI sono riportate tutte le specifiche e le caratteristiche delle varietà riconosciute dallo standard italiano, così come risultano nell’elenco della FIAV (collo arancio; collo argento; bianca; collo oro; rosso dorato a coda nera):

Standard Italiano delle Razze Avicole FIAV
I – GENERALITA’

Origine: Giappone. Introdotto in Europa nel 1878.
Peso minimo uovo: g. 40
Colore del guscio: bianco giallastro.

Anello Gallo : 16
Anello Gallina : 15

II – TIPOLOGIA ED INDIRIZZI PER LA SELEZIONE
NOTA
Gli Onagadori sono una razza ornamentale giapponese con una crescita straordinaria delle piume della coda e della groppa. Non ci sono notizie precise sull’origine della razza. Negli Onagadori è stato individuato il gene “Gt”. Questo gene è responsabile del fatto che una parte delle piume della coda e della groppa non mutino mai, ma che in condizioni di allevamento particolari continuino a crescere, fino ad età avanzata; di conseguenza alcune code possono raggiungere diversi metri di lunghezza. Per questa ragione i soggetti devono essere alloggiati in delle strutture adibite al solo allevamento di questa razza. In esposizione i galli Onagadori devono essere sistemati in voliere particolari.

Pollo ornamentale elegante, a coda e groppa straordinariamente lunghe e riccamente impiumate; anche le galline hanno delle falciformi parziali.

III – STANDARD
Aspetto generale e caratteristiche della razza

1- FORMA
Tronco: fine, leggermente inclinato. Nella gallina meno inclinato.
Testa: di media grandezza e arrotondata.
Becco: di lunghezza media, ben ricurvo. Il colore corrisponde a quello dei tarsi.
Occhi: iride rosso arancio fini a bruno castagna.
Cresta: semplice, con 3/5 dentelli; nei galli di più anni una cresta piegata è tollerata. Nella gallina piccola ed eretta.
Bargigli: di lunghezza media e ben arrotondati.
Faccia: liscia e rossa; nei galli di più anni pallore e dermatiti sono tollerate.
Orecchioni: di grandezza media, il più bianchi possibile; rosso fino alla metà della superficie tollerato.
Collo: di media lunghezza, mantellina con piume lunghe e fini ricoprono fino alla metà dl dorso. Anche nella gallina le piume della mantellina sono ugualmente strette e lunghe.
Spalle: non troppo larghe, tuttavia non prominenti.
Dorso: di lunghezza media. Groppa piena, molto lunga; piume strette che mutano solo parzialmente. Anche nella gallina le piume della groppa sono strette e lunghe.
Ali: lunghe, portate serrate al corpo.
Coda: molto lunga abbondantemente sviluppata; portata leggermente inclinata. Il numero delle penne varia, più le piume della coda sono lunghe e non mutano più il valore del gallo aumenta nel giudizio. Più le piccole falciformi sono strette e più nobile è il soggetto. Le falciformi che non mutano, con delle condizioni adeguate, possono crescere di 90 centimetri all’anno. Penne della coda e della groppa avvitate sono tollerate. Nella gallina lunga, portata un po’ rilevata; le copritrici superiori sono spesso a forma di sciabola e le copritrici riccamente sviluppate sono spesso arcuate come le falciformi.
Petto: pieno e portato alto.
Zampe: gambe di una buona media lunghezza e visibili. Tarsi di media lunghezza, senza piume; colore senza importanza. Dita ben allargate.
Ventre: poco sviluppato.

2 – PESI
GALLO : Kg. 1,8
GALLINA : Kg. 1,35

Difetti gravi:
Tipo goffo; portamento troppo basso; piume corte o troppo larghe, particolarmente nella mantellina, groppa e nella coda; penne della groppa e della coda poco sviluppate; mancanza di lunghezza della coda nei galli adulti; orecchioni rossi su più della metà della superficie.

3 – PIUMAGGIO
Conformazione: molto lungo e stretto; poco piumino; rachide tenero e flessibile.

IV – COLORAZIONI

In tutte le varietà la purezza dei colori è d’importanza secondaria. Sono la forma ed il piumaggio le caratteristiche peculiari.

  • COLLO ORO
  • COLLO ARGENTO
  • COLLO ARANCIO
  • ROSSO DORATO A CODA NERA
  • BIANCA

Video di galli Onagadori

Raccolta di biglietti augurali decorati con raffigurazioni di galli Onagadori

Biglietto augurale giapponese con raffigurazione di gallo Onagadori

Biglietto augurale giapponese con raffigurazione di gallo Onagadori

Biglietto augurale giapponese con raffigurazione di gallo Onagadori

Biglietto augurale giapponese con raffigurazione di gallo Onagadori

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“La Chioccia con i sette pulcini” della regina longobarda Teodolinda http://www.tuttosullegalline.it/le-galline-nella-storia-e-nella-cultura/chioccia-con-pulcini-della-regina-teodolinda/ http://www.tuttosullegalline.it/le-galline-nella-storia-e-nella-cultura/chioccia-con-pulcini-della-regina-teodolinda/#respond Sat, 20 May 2017 09:37:44 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3443 La “Chioccia con i sette pulcini”, nota anche come “La Pitta di Teodolinda” (dove “pitta” equivale a gallina, come riferisce il “Dizionario della lingua italiana” di Niccolò Tommaseo e Bernardo Bellini datato tra il 1865 e il 1879), è un capolavoro di arte bizantina conservato presso il Museo del Duomo di Monza (Museo Serpero). Si tratta […]

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La “Chioccia con i sette pulcini”, nota anche come “La Pitta di Teodolinda” (dove “pitta” equivale a gallina, come riferisce il “Dizionario della lingua italiana” di Niccolò Tommaseo e Bernardo Bellini datato tra il 1865 e il 1879), è un capolavoro di arte bizantina conservato presso il Museo del Duomo di Monza (Museo Serpero).

Si tratta di uno straordinario gruppo scultoreo in argento dorato; la figura della gallina è stata lavorata a sbalzo e rifinita a bulino e a punzone, mentre la cresta (doppia) è stata incastrata in una fessura della testa e le zampe sono state modellate a parte. I pulcini, invece, sono stati ottenuti per fusione.

Il basamento originale pare che fosse in argento, mentre è ora costituito da un disco in rame dorato. Pietre preziose formano gli occhi (gli occhi della chioccia sono rubini/granati e quelli dei pulcini sono zafiri/smeraldi) e le misure complessive del gruppo sono le seguenti: base con diametro di 46 cm. e altezza totale di 27 cm.

La Chioccia con i sette pulcini
La Chioccia con i sette pulcini

Il gruppo scultoreo venne probabilmente commissionato dalla regina Teodolinda e compare tra i doni offerti dalla regina a San Giovanni Battista nel rilievo della lunetta del portale del Duomo.

L’opera è parte del “tesoro di Monza” che viene datato tra la fine del VI sec. e l’inizio del VII sec., in quanto inizialmente ritenuto facente parte del corredo di Teodolinda; tutto in realtà è di fatto molto poco chiaro e infatti “non si conoscono fonti altomedievali che attestino il luogo di morte di Teodolinda né si conoscono fonti altomedievali che attestino la sua data di morte, probabilmente avvenuta tra 616 e 626. L’obituario monzese del secolo XII/XIII riporta la data del 22 gennaio 627” [fonte: www.summagallicana.it].

Pitture murali dedicate alla Regina Teodolinda nella Cappella del Duomo monzese (fotografie di Stefania Sangalli).
Pitture murali dedicate alla Regina Teodolinda nella Cappella del Duomo monzese (fotografie di Stefania Sangalli).

Appartengono al “tesoro di Monza” e sono riconducibili a Teodolinda anche la “Corona ferrea” e la “Corona votiva”, nonché l’evangelario di Teodolinda, la Croce di Teodolinda e la Croce di Agilulfo.

Corona ferrea del “tesoro di Monza” di Teodolinda.
Corona votiva del “tesoro di Monza” di Teodolinda.

Significato simbolico della “Chioccia con i sette pulcini”

Per analizzare questo aspetto è necessario riflettere sul periodo storico e sul contenuto simbolico che in quel periodo si attribuiva alla rappresentazione della chioccia, indagine che abbiamo esaurientemente affrontato nel nostro articolo “Gallina, gallo e uovo nella simbologia”.

Nel gruppo della “Chioccia con i sette pulcini” si può identificare in primo luogo la chiesa che raccoglie a sé i credenti, ma anche la regina Teodolinda stessa e i duchi longobardi (benché, quando nel 589 Teodolinda divenne regina dei Longobardi, i ducati della Langobardia Major – escludendo i due della Langobardia Minor – erano ben più di 7).

Altra possibile interpretazione, da ricondurre ai costumi e alle tradizioni bavari (tenendo presente che Teodolinda era figlia di Re Garibaldo di Baviera), è la rappresentazione della rinascita della vita.

Il gruppo della “Chioccia con sette pulcini” simbolo della città di Monza

Il museo del Duomo di Monza rappresenta sicuramente una delle maggiori attrattive culturali della città di Monza e il gruppo della “Chioccia con i sette pulcini” ne è certamente uno dei pezzi più pregiati.

Cartolina di Monza raffigurante il Duomo e il gruppo della “Chioccia con sette pulcini”

Negli anni i “tesori di Monza” sono stati anche riprodotti e valorizzati in occasione delle rievocazioni storiche medievali organizzate nella città; in particolar modo sono significative le rievocazioni storiche organizzate dell’Associazione “La Ghiringhella di Villasanta”, per la quale le mani creative della Signora Giusu Galimberti hanno ricreato parti del “tesoro di Monza”, tra cui la “pitta di Teodolinda”.

La rievocazione storica con la “Pitta di Teodolinda” della Associazione “La Ghiringhella di Villasanta”.
La ricostruzione di Giusy Galimberti della “Pitta di Teodolinda” della Associazione “La Ghiringhella di Villasanta”.

Dubbi storici irrisolti… (solo per i più curiosi)

Circa le origini certe della “Chioccia con i sette pulcini” è doveroso far presente che molti sono ad oggi i dubbi storici irrisolti.

Riportiamo in primo luogo le incongruenze evidenziate ed esaminate dal Dottor Elio Corti nel paragrafo “Chioccia con 7 pulcini di Teodolinda” della sua opera “Summagallicana”:

“Le notizie fornite da Aldrovandi a pagina 305 del II volume di Ornitologia (1600) sono in disaccordo con quanto oggi è conservato nel Museo Serpero o Museo del Duomo di Monza. Aldrovandi parla di una gallina fatta eseguire da Teodorico (454-526), quindi risalente al V-VI secolo, ma non precisa il numero dei pulcini che l’accompagnano. Poi, attraverso Paolo Morigia, dice che questa gallina con 12 pulcini è stata voluta da Theogilla – Teodolinda – e pertanto risalirebbe al VI-VII secolo.”

Altre riflessioni sulla datazione del gruppo e sulle sue “misteriose origini” sono state prodotte da Giuseppe Pio Capogrosso per www.manduriaoggi.it. Le riflessioni di Giuseppe Pio Capogrosso sono mirate a trovare un nesso tra il gruppo della “Pitta di Teodolinda” e la leggendaria “Chioccia dai pulcini d’oro” (“la òccula e li puricini ti oru”), preda bellica, sottratta ai Tarantini, che i guerrieri messapici avrebbero nascosto nel Fonte pliniano o in un altro punto segreto dell’antica città di Manduria (ma non ne escludono il collegamento ad esempio alla “Leggenda della chioccia di Porsenna”; le riportiamo di seguito integralmente data la necessità di non alterare “un pensiero liberato sulle ali di una fantasia ragionata”:

“Il solito Tarentini, nei suoi “Cenni storici di Manduria antica – Casalnuovo – Manduria restituita”, si è occupato della leggenda nel capitolo intitolato “La favola dei tesori”.

Le parole dello storico locale sono le seguenti:

“Esiste qui una non mai interrotta tradizione ritenuta favolosa, che in questo od in quell’altro punto delle mura vi è un tesoro nel quale fra le tante ricchezze trovasi anche la chioccia con i pulcini di oro, bracciali armille, ecc., come se fossero stati veramente veduti. Molti ambiziosi che non mancano in ogni tempo e luogo, si son dati da fare scavando a diritta e a manca, voltando e rivoltando di notte tempo terra e sassi e gli insufficienti risultati avuti dagli uni hanno dato agli altri certa fiducia a mutare posizione sociale. Ecco anche questi all’opera slanciandosi come leoni e sudando come cavalli rotolando sassi qui, grossi macigni colà cavando terra e macerie altrove. Dopo i secondi, i terzi e via di seguito fino ad oggi e sempre con risultati nulli da dar luogo poi alle solite peripezie ed alle fiabe del volgo che crede il diavolo in possesso del tesoro che non cede se non a patti troppo duri e difficili.” (1).

La leggenda è stata ripresa da Giuseppe Gigli in “Superstizioni, pregiudizi e tradizioni in Terra d’Otranto” (Firenze, 1893) ed anche da Michele Greco che, nella nota dissertazione “Del Genio in riva…Lu Scegnu”, parla della “audace schiera” dei vittoriosi guerrieri messapici “che portava in omaggio al Genio del sacro Fonte il bottino di guerra, predato ai nemici, opimo tesoro, fra cui la chioccia d’oro con i pulcini anch’essi d’oro, riposti nel sacrario accanto alla fresca polla” (2).

Fin qui la leggenda locale, che può essere definita “plutonica” come tutte quelle riguardanti l’esistenza di tesori nascosti, e che viene arricchita, a seconda delle versioni, da altri particolari più o meno fantasiosi.
Infatti, secondo una prima versione, il tesoro può essere rinvenuto sacrificando sul pozzo un bambino o una bambina di non più di cinque anni, secondo un’altra è necessario che una donna gravida resti vicina al fonte, tenendo sul grembo nudo una serpe (3).

Ma quando mi interrogo sulle sorti del prezioso, quanto inafferrabile tesoro, l’accostamento inevitabile che mi torna alla mente e che, certamente, non sarò stato il primo ad azzardare, è quello con il famosissimo gruppo custodito nel Duomo di Monza, appartenuto, secondo la tradizione storica, alla regina longobarda Teodolinda.

E’ il celebre capolavoro di oreficeria, volgarmente denominato “Pitta teodolindea”
… Innanzitutto, la cronologia del gruppo monzese è molto discussa.

Ad una quasi univoca attribuzione ad un artefice longobardo dei sette pulcini, ottenuti, come si è detto, con la tecnica della fusione, si contrappongono invece una datazione ed una manifattura più antiche per quanto riguarda la chioccia.
Infatti, quasi tutti gli studiosi, sembrano concordi nel ritenere che:
“La plasticità della chioccia, dalla volumetria del corpo solidamente costruita, e dei pulcini, tutti realizzati con il piumaggio e le ali resi con particolare attenzione naturalistica, con rifiniture a bulino, tende ad escludere una cronologia tarda, d’età romanica, in favore di una datazione più alta, all’interno di un clima artistico maggiormente attento alla verosimiglianza con la natura” (4).

Senonché, nel precisare meglio la cronologia di questa figura di animale, alcuni propendono per una datazione bizantina o tardo romana, altri per una ancora più risalente nel tempo, scorgendo nell’opera tracce dell’arte e dell’oreficeria greca o ellenistica.
L’argomento utilizzato dai fautori di quest’ultima ipotesi (provenienza della chioccia da una bottega greca o ellenistica) è costituito soprattutto da un particolare presente nel manufatto.
Come già anticipato, le sculture sono impreziosite da gemme, più precisamente rubini o granati nella gallina e zaffiri nei pulcini. Tra queste pietre preziose, la gemma che costituisce l’occhio sinistro della chioccia, la quale presenta incisa la figura di un guerriero è, secondo alcuni, un prodotto alessandrino del III-IV secolo, che avrebbe potuto far parte del castone di un anello, secondo altri è un sigillo della fine I° sec a.C. inizio I° sec d.C..
In ogni caso, quindi, l’epoca di realizzazione della parte più significativa del gruppo dovrebbe essere riportata indietro di molto, essendo di più certa attribuzione longobarda e, quindi, altomedievale, solo la fattura dei pulcini e l’assemblaggio del gruppo scultoreo.
 
Ma un’altra obiezione o interrogativo che è lecito porsi è certamente il seguente: ammesso che, come la leggendaria chioccia mandurina, anche il gruppo aureo monzese sia (almeno in parte) di fattura greca, quale collegamento storico e geografico potrebbe mai sussistere tra la corte reale longobarda, a cui il manufatto è appartenuto, ed il nostro territorio?
La risposta può esserci fornita dalle vicende storiche che hanno interessato Manduria antica dopo la sua distruzione.

Gli storici locali sono concordi nel ritenere che il territorio dell’antica Manduria sia stato, in tutto o in parte, occupato dai longobardi per essere inglobato in uno dei ducati meridionali, probabilmente quello di Benevento.
Sempre il Tarentini, nella sua opera già citata, ritiene che, sebbene le memorie patrie tacciano, “io seguendo le varie vicende delle altre città limitrofe argomento che Manduria da questo periodo di rovinio al 750 fu sotto la dominazione e leggi longobarde” (6). Ciò sarebbe avvenuto quantomeno per la parte occidentale del suo territorio, ricadendo, sembra, quella orientale nell’area di influenza bizantina.
Del resto che la cultura e la legislazione longobarda abbiano lasciato traccia della loro presenza è attestato da alcune nostre parole dialettali di chiara origine germanica e dal fatto che istituti della lex langobardorum operassero ancora nel diritto di famiglia del secolo XVI e XVII, così come attestano gli atti dei notai casalnovetani di quell’epoca. Il riferimento è soprattutto alle costituzioni dotali di quell’epoca, nelle quali per la donna ricorre spesso l’istituto del “mundium” (tutela femminile) e la figura giuridica del “mundualdo” (tutore).
Quindi, la presenza, neppure tanto occasionale, nel nostro territorio di questa popolazione è da ritenersi certa.

Giunti a questo punto del discorso, pertanto, si potrebbe anche pensare o, forse più correttamente dovrei dire, immaginare, che il gruppo scultoreo custodito nel museo monzese sia proprio quello oggetto della leggenda mandurina, il quale potrebbe essere stato scoperto o predato dai nuovi invasori longobardi quando essi giunsero nelle nostre contrade e, sempre da costoro, trasferito alla corte dei loro sovrani.
Anche la cronologia del manufatto potrebbe, sulla base di studi più accurati, essere spostata indietro, ipotizzando una fattura tarentina o magnogreca dell’opera.
Del resto è noto (e gli ormai celebri Ori di Taranto ne sono testimonianza) il livello di perizia e di perfezione raggiunto dalle botteghe orafe della città bimare.
Alcuni oggetti di oreficeria tarentina sono lavorati a sbalzo su lamina in oro e, insieme agli altri, costituiscono la più importante testimonianza di come la lavorazione dei metalli preziosi, e in particolare dell’oro, fosse una delle attività più sviluppate nella città della Magna Grecia tra il IV e il I secolo a.C..

Ovviamente, si tratta di ipotesi e di congetture personali, sorrette da pochi debolissimi indizi, ispirate più da amor patrio che da rigore scientifico, e per le quali sin d’ora chiedo venia agli studiosi del settore.

Ma, nel fare questo, ho appurato di essermi trovato sempre in buona compagnia.

Infatti, la leggenda della chioccia e dei pulcini d’oro ed il suo accostamento con il manufatto appartenuto alla regina Teodolinda è riportata per molti altri centri e località italiane.
Tra queste, per parlare solo di alcune, cito Longobucco (Catanzaro) centro calabrese in cui si troverebbe la Chioccia della Gnazzitta, nascosta sotto un masso, Novara di Sicilia dove una chioccia aurea apparirebbe, come quella mandurina, solo nel caso in cui fosse sacrificato un neonato nel luogo in cui essa è nascosta,  Riello (Viterbo), Lucca, Malmantile (Firenze), Cirò in Calabria, Randazzo sempre in Sicilia ed altri ancora.

Ancora, va detto che, per una singolare e forse significativa combinazione, la leggenda della chioccia con i pulcini d’oro, che le tradizioni locali legano al nostro celeberrimo Fonte, illustrato da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia, ricorre con piccole variazioni per un’altra località descritta sempre dallo stesso autore latino.
Narra, infatti, Plinio il Vecchio che Porsenna, il lucumone (re) della potentissima città di Chiusi, si sarebbe fatto costruire un mausoleo o tomba monumentale nei cui sotterranei avrebbe ricavato un labirinto nel quale, secondo una tradizione medievale, sarebbe stato seppellito insieme ad un tesoro, comprendente un carro aureo tirato da dodici cavalli ed una chioccia con pulcini sempre in oro.

Per la precisione Plinio in Naturalis Historia XXXVI, 13, racconta che il re etrusco: “… fu sepolto sotto la città di Chiusi […] dentro questa base quadrata un labirinto inestricabile nel quale se qualcuno entrava, non poteva trovare l’uscita senza un gomitolo di filo …”.
Le tradizioni toscane aggiungono invece la storia del cocchio trainato da 12 cavalli tutto d’oro, e della chioccia con cinquemila pulcini, anch’essi d’oro.
Sta di fatto che, effettivamente, nella città di Chiusi è stato ritrovato un complesso di cunicoli e gallerie sotterranee detto il Labirinto di Porsenna (5).
 
Un ultima notazione merita la circostanza che alla Pitta di Teodolinda alcuni studiosi attribuiscono il significato di una rappresentazione metaforica delle Pleiadi, costellazione nota sin dall’antichità, la cui denominazione fa riferimento alla mitologia greca antica e, per la precisione, alle sette figlie di Atlante e di Pleione, nate in Arcadia.
Queste, un giorno che erano inseguite dal gigante Orione, furono trasformate in stelle da Giove che aveva così voluto sottrarle al pericolo. I loro nomi sono: Maia, Elettra, Taigete, Alcione, Celene, Asterope e Merope.
Nella simbologia astronomica, infatti, la chioccia con i pulcini indica solitamente le Pleiadi, volgarmente la “Gallinella”, formazione di stelle della costellazione del Toro, segno di fertilità, alla cui presenza nella volta celeste erano legate previsioni climatiche. La sua apparizione nel cielo notturno indicava per i contadini il momento di avvio al lavoro nei campi.
Orbene va detto che, per una curiosa combinazione, in detta costellazione, visibile nel cielo come un mucchietto di chiarori formato da sette stelle, anche il popolo manduriano vede tradizionalmente la “Puddara”, ossia proprio la chioccia circondata dai suoi pulcini.

Per finire, sottolineo che, in tutti i casi esposti, il dato comune è che, ovunque, nelle località sopra citate, gli studiosi ed i cultori di miti e di leggende si affannano nel fare accostamenti ed identificazioni tra le “chiocce locali” ed il famoso gruppo monzese.
Perché mai, allora, non dovremmo farlo per la nostra cittadina, per la quale la leggenda tramandata ab immemorabili si mescola mirabilmente con la storia e con i monumenti, dando vita a coincidenze talvolta singolari e dense di significato?
Come già osservava il Tarentini, riusciremmo anche a giustificare l’accostamento, affermando che: “sotto il velo della favola e delle allegorie si nasconde la storia di molte e svariate cose”, mentre, prendendo in prestito le felici parole di Michele Greco, potremmo concludere che: “…sotto l’antro sacro […] fioriscono le leggende che molte volte son splendenti e vive fonti di storia vera.” (6-7).”
 
(1) Tarentini sac. Leonardo, “Cenni storici di Manduria antica, Casalnuovo e Manduria restituita”, Tip. Spagnolo – Taranto, 1901.
(2) Greco Michele, “del Genio in riva…lu scegnu”, testo della conferenza tenuta dall’autore il 3 febbraio 1957, in M.Greco, G.Jacovelli, B.Tragni “Lu Scegnu ritrovato” Tiemme Manduria 1995.
(3) Giuseppe Gigli, “Superstizioni, pregiudizi e tradizioni in Terra d’Otranto” (Firenze, Tipografia Barbera, 1893), pag. 56.
(4) Flamine Marco, “Opere d’arte bizantina in Lombardia”, tesi di dottorato di ricerca, Univ. di Milano a.a. 2012/2013 che cita R. Farioli Camapanati, La cultura artistica nelle regioni bizantine d’Italia dal VI all’XI secolo, in I Bizantini, 1982.
(5) Fabrizi, Chiusi: Il Labirinto di Porsenna – Leggenda e realtà, Calosci Ed., Cortona 1987).
(6) Tarentini sac. Leonardo, op. citata.
(7) Greco Michele, op. citata
(8) Le immagini, nell’ordine, riproducono la Chioccia con i pulcini custodita nel Museo del Duomo di Monza, il Fonte Pliniano in una foto ed immortalato in un noto acquerello di A.L. Ducros del 1778, la regina Teodolinda ed un guerriero longobardo.

 

 

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Le galline nelle favole di Esopo: sagge e astute http://www.tuttosullegalline.it/le-galline-nella-storia-e-nella-cultura/galline-favole-esopo/ http://www.tuttosullegalline.it/le-galline-nella-storia-e-nella-cultura/galline-favole-esopo/#respond Tue, 16 May 2017 17:18:38 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3403 I protagonisti delle favole sono generalmente degli animali che impersonano vizi e virtù degli uomini e alcuni di loro sono oramai associati tradizionalmente ad un certo “tipo umano” ben specifico: la volpe ad esempio è simbolo degli uomini furbi, l’asino dei testardi, l’agnello dei deboli, paurosi ed innocenti, il lupo incarna l’essenza dei cattivi, ecc. E benché per una parte di […]

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I protagonisti delle favole sono generalmente degli animali che impersonano vizi e virtù degli uomini e alcuni di loro sono oramai associati tradizionalmente ad un certo “tipo umano” ben specifico: la volpe ad esempio è simbolo degli uomini furbi, l’asino dei testardi, l’agnello dei deboli, paurosi ed innocenti, il lupo incarna l’essenza dei cattivi, ecc.

E benché per una parte di immaginario collettivo la gallina raffiguri comunemente la stoltezza e la stupidità, è d’altra parte dimostrato che esse sono invece assai intelligenti (ne abbiamo approfonditamente trattato nell’articolo: I “cervelli di gallina” hanno più neuroni dei primati) e nelle favole, questa caratteristica è invece spesso esaltata e rappresentata.
Ecco di seguito tre favole, spazio-temporalmente distanti dalla cultura odierna, che attestano la saggezza e l’astuzia delle nostre amate galline.

Tre infatti sono le storie del “maestro delle favole” della Grecia antica (Esopo, circa 620 – 560 a.C) che raccontano di galli e galline intelligenti e astuti, in grado di sventare i malintenzionati e i predatori più furbi.
(Altra favola di Esopo ben più nota è quella de “La gallina dalle uova d’oro”.)

Le favole che riportiamo di seguito sono letture che potranno fornire spunti interessanti sia per una conoscenza più profonda dell’animo umano (come del resto tutte le favole), sia per gettare uno sguardo diverso sulle galline, animali da cortile che fin dai tempi più antichi (8.000 anni fa) hanno convissuto con il genere umano e che speriamo ancora oggi possano continuare a farlo, grazie anche al diffondersi di una nuova cultura del pollaio domestico (al prosumatore moderno non possono certo mancare due galline per l’autoconsumo di uova); allontanandoci da queste esperienze e dal feeling quotidiano con questi splendidi animali, rischiamo di perdere anche il contatto con tutto quel mondo che è parte di noi e che le favole ancora raccontano.

 

La donnola e le galline

Una donnola aveva preso di mira le galline di un pollaio, chiedendosi come fare per arrivare a loro. E, saputo di un’epidemia che le aveva colpite, non ci pensò due volte e si recò al pollaio travestita da medico, con una borsa piena di strumenti e di farmaci.

Giunta che vi fu, disse:

“Buongiorno, care galline, come vi sentite? Permettetemi di visitarvi. Aprite dunque quell’uscio”.

Risposero allora le galline a una voce:

“Te ne ringraziamo moltissimo, ma se te ne vai ci sentiremo assai meglio”.

(da “Le più belle favole di Esopo”, Esopo op. cit.)

La favola, che mette al confronto la gallina e uno dei suoi peggiori predatori, insegna che il saggio annuserà le cattive intenzioni di altri per quanto mascherate da favori (molto moderna).

La donnola, uno dei predatori più temibili per le galline del nostro pollaio.
La donnola, uno dei predatori più temibili per le galline del nostro pollaio.

Il cane, il gallo e la volpe

Un cane e un gallo erano amici e viaggiavano insieme. Giunta la sera, per dormire il gallo salì su un albero e il cane si sistemò tra le sue radici. Al mattino, come sua abitudine, il gallo cantò.

Una volpe l’udì e accorse sotto l’albero:
«Come canti bene! Che bella voce! Scendi che ti voglio abbracciare.»
«Certo, ma prima devi svegliare il portiere che sta ai piedi dell’albero.»

Ma mentre la volpe stava per svegliare il portiere il cane balzò fuori e la fece a pezzi.

(da “Le più belle favole di Esopo”, Esopo op. cit.)

La favola insegna che le persone di buon senso, con qualche stratagemma sviano gli assalti dei loro nemici verso qualcuno più forte di loro.

Galline e cane

La volpe e la gallina

Un giorno una gallina stava becchettando e razzolando sotto un albero fuori dal villaggio, quando una volpe corse verso di lei. Era molto affamata e già si rallegrava al pensiero di una saporita pollastra per pranzo. Ma la gallina la vide e volò sull’albero.

“Buondì, piccola gallina,” – disse la volpe – “hai sentito le ultime notizie?”

“Che notizie?” – chiese la gallina.

“Che notizie? La più grande notizia di tutti i tempi: tutti gli animali hanno fatto la pace tra loro. Ora gli animali sono amici e nessun deve più temere l’altro. Perciò puoi scendere tranquillamente da quell’albero, non ti mangerò.” – rispose la volpe.

Ma la gallina era saggia, sapeva in che conto tenere le parole della volpe, e rispose:

“Sono contenta di non doverti più temere, ma quassù c’è una vista migliore. Posso vedere tutte le strade del mio villaggio.”

“E cosa c’è di speciale da vedere nel tuo villaggio? – le domandò la volpe.

“Nulla di speciale, solo un gruppo di cani che corre in questa direzione” – rispose la gallina.

Come sentì ciò la volpe balzò in piedi e scappò via.

“Ma perché scappi?” – gli gridò la gallina – “Non hai appena detto che tutti gli animali hanno fatto la pace tra loro? I cani non ti daranno nessun fastidio!”

“Pensi che non conosca quegli stupidi cani del villaggio? Certamente non sanno ancora la notizia!” – gridò la volpe, e sparì in un baleno.

(da “Enciclopedia della favola. Estate” a cura di Gianni Rodari)

In questa favola i ruoli tradizionali degli animali sono tutti invertiti: la gallina è molto astuta e la volpe, normalmente furbissima, qui viene ingannata.

Galline sui rami di un albero

Illustrazioni di galli e galline nelle favole di Esopo

Illustrazione di gallo e gallina sull'albero che fuggono dalla volpe
Christoph Murerafter (1622)
Illustrazione di gallo in cima ad un tronco d'albero che sfugge alla volpe
Ernest Griset (1874)
La gallina fugge dalla volpe entrata nel pollai rifugiandosi su un posatoio
Taylor
Illustrazione a colori di gallo che scappa da una volpe volando sul ramo di un albero
Milo Winter (1919)

Illustrazione in bianco e nero di gallo su un albero e volpe ai suoi piedi a terra

Illustrazione di gallo sul ramo di un albero che si fa beffa della volpe

Illustrazione di galline che si rifugia sul ramo di un albero per sfuggire alla volpe affamata

Altre illustrazioni di galli e galline nelle favole

Illustrazione di gallina Illustrazione di gallo

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La Siciliana: gallina ovaiola antica e “coronata” http://www.tuttosullegalline.it/razze-galline/gallina-ovaiola-siciliana/ http://www.tuttosullegalline.it/razze-galline/gallina-ovaiola-siciliana/#respond Fri, 12 May 2017 14:11:59 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3357 E’ in Sicilia (non a caso un’isola) che il tempo è riuscito a conservare questa antica razza di gallina ovaiola. Nonostante le sue grandi qualità di depositrice da record, paragonabile sia all’italianissima Livornese bianca (famosa e diffusa in tutto il mondo) sia alla pluripremiata Australorp, oggi la Siciliana è ancora una razza rara che però ha davanti a […]

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E’ in Sicilia (non a caso un’isola) che il tempo è riuscito a conservare questa antica razza di gallina ovaiola. Nonostante le sue grandi qualità di depositrice da record, paragonabile sia all’italianissima Livornese bianca (famosa e diffusa in tutto il mondo) sia alla pluripremiata Australorp, oggi la Siciliana è ancora una razza rara che però ha davanti a sé buone prospettive di sempre maggiore diffusione, grazie alla passione di un crescente numero di allevatori attenti al suo valore.

Nella Sicilia centrale è stato da tempo avviato un grosso progetto sperimentale che prevede l’allevamento libero di questa razza e si stima già una popolazione superiore al migliaio di esemplari (i ceppi puri sono molto pochi ma potrebbero essere utilizzati per migliorare la qualità della restante popolazione).

Per assurdo, a livello internazionale, sono ben più note le sue “discendenti”: la Sicilian Flower Birds (frutto dell’esportazione in Inghilterra) e la Sicilian Buttercup (frutto dell’esportazione in America), dove “flower birds of paradise” (sterlizia)  e “buttercup” (ranuncolo) evidenziano già nel nome la peculiarità più evidente di questa razza, ovvero la cresta a “corona fiorita”. 🙂

La sterlizia, il cui fiore ricorda la cresta della gallina di razza Siciliana
La sterlizia (Flower bird of paradise), il cui fiore ricorda la cresta della gallina di razza Siciliana.
Splendidi esemplari di gallina Sicilian Buttercup
Splendidi esemplari di Sicilian Buttercup (http://www.americanbuttercupclub.org)

Origini e storia della gallina di razza Siciliana

La storia della gallina di razza Siciliana è ricostruibile grazie al Club Italiano Gallina Siciliana e all’Associazione TRS (Tutela Razze Siciliane) e al lavoro dei tanti gli appassionati che li costituiscono e che gestiscono rispettivamente il forum gallinasiciliana.forumattivo.com   e il sito www.siciliare.it; tra questi, sono da sottolineare Peppe Tasso e Giovanni Cirasa, che hanno raccolto e divulgato sull’argomento materiale molto dettagliato e corposo.Come gli stessi Peppe Tasso e Giovanni Cirasa (che ringraziamo per il materiale reso disponibile) scrivono, la razza siciliana è la razza più antica d’Europa:
“La storia è fatta di documenti e i documenti fanno la storia, questa razza è ampiamente documentata ed è un pezzo di storia della Sicilia e per questo deve essere tutelata al pari di un monumento, un monumento molto antico che viene dall’Egitto e passa per i Greci e i Romani e se ne occupano tutte le civiltà, non ultima i Borboni del Regno delle due Sicilie, facendo un grosso allevamento in Provincia di Palermo”.

Le origini della Siciliana risalgono ad antiche razze asiatiche (della regione del Panshir) e trovano affinità sia con la razza egiziana Dandarawi, sia con la gallina indigena tripolina.

“La sua storia è cosi antica che si perde nella stessa storia, e cioè nel punto in cui, l’uomo, con l’uso della scrittura, finalmente ha potuto tramandare ai posteri la propria conoscenza.”

La documentazione disponibile parte addirittura dalle effigi su monete, dalle rappresentazioni su vasi in epoca Greca e Romana, per arrivare ai mosaici sempre di realizzazione latina.

Peppe Tasso e Giovanni Cirasa hanno raccolto esempi di ognuna di queste testimonianze grafiche:

  • il gallo coronato, rappresentato in epoca greca su molte monete coniate dai Greci sicilioti;
Moneta con effige di gallo di razza Siciliana
“Moneta del terzo secolo, la figura con del gallo ricorda un combattente asiatico con portamento quasi eretto, anche la siciliana oggi ha conservato questo portamento anche se non in modo esagerato” (www.siciliare.it).
  • il gallo coronato, rappresentato su vasi di epoca romana;
Effigi di galli coronati di razza Siciliana raffigurati su vasi
“Nel vaso, conservato nel Museo di Gela, i dettagli della colorazione e della cresta cominciano a farci pensare che si tratti proprio della gallina siciliana” (www.siciliare.it).
  • il gallo coronato, rappresentato nei mosaici di epoca romana.
Effige di gallo coronato di razza Siciliana raffigurato in un mosaico di epoca romana
“Nel periodo Romano dove con i mosaici finalmente si può rappresentare la terza dimensione cosa che non era possibile con la pittura e con le monete” (www.siciliare.it).

Aldrovandi, nel 1600, riporta così i testi di Pausania il Periegeta del II sec. d.C.: “era nera come un corvo – detta anche kóssyphos, che in greco significa merlo – era barbuta e aveva una cresta che sembrava un anemone”. (L’Anemone coronaria è una pianta della famiglia delle Ranunculaceae; la parola coronaria riconduce direttamente alla corona mentre ranuncolo riconduce alla “Ranunculus acris”, una pianta dal fiore a cinque petali e dalla forma circolare).

Gallus turcicus dall'Ornithologiae tomus alter di Ulisse Aldrovandi (1522–1605)
Gallus turcicus dall’ “Ornithologiae tomus alter” di Ulisse Aldrovandi (1522–1605)

Nel Settecento la gallina Siciliana era molto diffusa, soprattutto nelle corti reali e nei principati e, ironia della sorte, il Principe Galletti (di origine pisana), che a causa delle persecuzioni si trasferì in Sicilia, la fece raffigurare nello stemma del suo palazzo di San Cataldo (oggi Palazzo Galletti). Lo stemma della casata riporta infatti un gallo con la corona e per questo la Siciliana fu adottata dallo stesso principe e la città stessa si rese custode di questa razza che ancora oggi è il simbolo della città.

Stemma Galletti con l'effige del gallo di razza Siciliana
Stemma Galletti.

Secondo il Club Italiano Gallina Siciliana, “la siciliana è passata indenne attraverso i secoli grazie forse alla sua particolare cresta, che le conferisce un aspetto regale e di fierezza, per il suo carattere battagliero e autonomo e per la sua forte costituzione che, anche in periodo di forte crisi, non ha richiesto molte cure. Il centro della Sicilia è stato un luogo naturale di conservazione, perché poco accessibile e naturalmente isolato da alte montagne; l’Etna, le Madonie e i Monti Sicani hanno fatto da scudo all’introduzione di altre razze alloctone e se da un lato questo ha causato un’arretratezza economica, dall’altro lato ha permesso la conservazione di questa razza avicola. Molti ceppi sono rimasti immutati per secoli e secoli, mentre nelle coste il contatto con altre razze era all’ordine del giorno e il rischio di inquinamento genetico molto alto.”

Al pari della Gallina Siciliana, stesse modalità di conservazione sono riferibili alla Cornuta di Caltanissetta (dalla caratteristica cresta cornuta) e alla Nostrana delle Madonie.

Un Gallo Cornuto di Caltanissetta (con cresta cornuta) e un Gallo Siciliano (con cresta a corona)

Un Gallo Cornuto di Caltanissetta (con cresta cornuta) e un Gallo Siciliano (con cresta a corona)

Un grosso e robusto Gallo Nostrano delle Madonie e il leggero Gallo Siciliano con cresta a coppa
Un grosso e robusto Gallo Nostrano delle Madonie e il leggero Gallo Siciliano con cresta a coppa (http://gallinasiciliana.forumattivo.com)

La Cornuta di Caltanissetta è una razza molto legata alla tradizione di San Michele invece la Gallina Siciliana coronata alla passione di Cristo.

La Congregazione della Addolorata di Enna ogni anno porta in processione un gallo di Gallina Siciliana coronata e la preparazione con la vestizione del gallo è una tradizione che si tramanda da padre in figlio e che continua nei secoli.

Il gallo coronato per la processione del Venerdì Santo di Enna della Congregazione della Addolorata.

La cresta a corona nella razza Siciliana

L’evidente e appariscente cresta a corona ha fatto si che storicamente, in Sicilia, la razza
siciliana fosse chiamata “gallina coronata” o anche “uccello fiore”, proprio per questa sua speciale caratteristica anatomica; denominazioni queste, poi riprese anche nelle sue “discendenti” inglesi e americane Sicilian Flower Birds e Sicilian Buttercup.
Il “Disciplinare di selezione della gallina Siciliana – La Gallina Siciliana” ne contiene l’esatta descrizione, fornita (insieme a tutte le altre indicazioni) come linea guida della selezione della razza con lo scopo principale di tutela e salvaguardia, con fini non espositivi ma culturali: “la forma [della cresta] non deve essere divisa in lobi, ma in un unico lobo circolare formato da un numero variabile di punte che va da 12 a 15; da un lato inizia con uno due dentelli e si chiude in maniera uniforme preferibilmente con uno due dentelli di chiusura”.
Gallo di razza Siciliana con caratteristica cresta a corona

Lo standard FIAV della Gallina ovaiola Siciliana

Nella scheda dello standard FIAV SICILIANA sono riportate tutte le specifiche e le caratteristiche delle varietà riconosciute dallo standard italiano, così come risultano nell’elenco della FIAV (bianca, collo oro, nera, blu)

Standard Italiano delle Razze Avicole FIAV

I – GENERALITA’
Origine:Italia: Sicilia. Si dice nata dall’incrocio di polli libici con polli locali.

Uovo Peso minimo:g. 45
Uovo Colore del guscio:da bianco a bruno molto chiaro.
Anello Gallo : 18
Anello Gallina : 16
II –TIPOLOGIA ED INDIRIZZI PER LA SELEZIONE
Pollo vivace, molto precoce e con spiccata attitudine alla deposizione. E’ caratterizzato
dalla tipica cresta a coppa. Il piumaggio è abbondante ed aderente al corpo. Forma,
posizione e cresta influiscono sul giudizio in misura maggiore della colorazione.
III – STANDARD
Aspetto generale e caratteristiche della razza
1 – FORMA
Tronco: di grandezza media e raccolto.
Testa: elegante ed arrotondata, abbastanza larga e profonda.
Becco: forte di media lunghezza e di colore giallo; ammesse leggere striature corno scuro nella colorazione nera e collo oro.
Occhi: grandi, vivaci e prominenti di colore rosso/arancio scuro.
Cresta: a coppa. Di tessitura fine e rossa, inizia come cresta semplice alla base del
becco per poi acquisire la forma a coppa, preferibilmente chiusa nella parte posteriore. La coppa ben formata, liscia all’interno. Preferibili 5 denti regolari per parte, non troppo lunghi, ben definiti e a base non troppo larga; portata dritta e ben in appiombo. In galline
che depongono è ammessa leggermente pendente.
Bargigli: rossi, di media grandezza; portati ben distesi e non aperti a farfalla, privi di
pieghe sia verticali che orizzontali.
Faccia: rosso intenso; liscia e senza peluria.
Orecchioni: di media grandezza, fini, ben arrotondati, rossi; è tollerata una leggera presenza di bianco.
Collo: ben arcuato, elegante, con abbondante mantellina.
Spalle: larghe, ben arrotondate.
Dorso: largo, non troppo lungo.
Ali: lunghe, portate alte ed aderenti.
Coda: abbastanza larga, con lunghe timoniere, portata alta con angolo di 70/75° nel
gallo e di 55/60° nella gallina.
Petto: largo, pieno ed arrotondato, portato alto.
Zampe: gambe di media grandezza ben staccate dal tronco; tarsi sottili e moderatamente lunghi di colore verde salice; quattro dita.
Ventre: ben sviluppato e arrotondato.
Pelle: giallastra.
2 – PESI
GALLO : Kg. 2,0 – 2,4
GALLINA : Kg. 1,6 – 1,8
Difetti gravi: Assenza delle caratteristiche tipologiche; coda a scoiattolo; orecchioni troppo bianchi; presenza di infossature o escrescenze nella coppa; cresta del gallo poco sviluppata o piegata, aperta davanti, con denti filiformi o troppo lunghi; più di due denti semplici
prima della biforcazione dei due lembi della cresta; colore dei tarsi diverso dal verde
salice; tarsi impiumati.
3 – PIUMAGGIO
Conformazione: Abbondante e morbido, ben aderente al corpo senza formare cuscinetti.
IV – COLORAZIONI
BIANCA
COLLO ORO
NERA
BLU

Video di Galline ovaiole Siciliane

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Ricetta “Cyber Egg” dello chef Davide Scabin http://www.tuttosullegalline.it/ricette-uova/ricetta-cyber-egg-chef-davide-scabin/ http://www.tuttosullegalline.it/ricette-uova/ricetta-cyber-egg-chef-davide-scabin/#respond Mon, 08 May 2017 07:48:34 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3329 Quella del Cyber Egg una ricetta spaziale, futuristica e visionaria. E’ una trasformazione alchemica più che un vero e proprio piatto. Nasce nel 1998 dalla fantasia dello chef Davide Scabin, in seguito ad una visione di un cesto di uova e da riflessioni sulla perfezione dell’uovo stesso sotto ogni punto di vista (a partire da quel perfetto “packaging” […]

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Quella del Cyber Egg una ricetta spaziale, futuristica e visionaria. E’ una trasformazione alchemica più che un vero e proprio piatto. Nasce nel 1998 dalla fantasia dello chef Davide Scabin, in seguito ad una visione di un cesto di uova e da riflessioni sulla perfezione dell’uovo stesso sotto ogni punto di vista (a partire da quel perfetto “packaging” che lo racchiude e custodisce rappresentato dal guscio).

Davide Scabin, noto chef prima al Combal di Almese e poi al Combal.zero di Rivoli, ha sfidato la perfezione del guscio d’uovo realizzando un “guscio alternativo” pronto ad essere inciso e succhiato in un sol colpo.

Anche in questo caso comunque, il risultato non può prescindere dalla qualità dell’ingrediente base, che è ingrediente protagonista, ovvero l’uovo appena deposto dalle galline del nostro pollaio domestico.

Una ricetta stellata così come la ricetta del tuorlo d’uovo marinato dello chef Carlo Cracco e la ricetta della nuvola d’uovo dello chef Giuliano Baldessarri; anche questa preparazione, ovviamente, rientra tra le ricette con le uova che stiamo raccogliendo sul nostro sito e che speriamo possano esservi di aiuto e ispirazione per cucinare questo fantastico e salutare prodotto in tanti modi diversi, magari appunto cercando anche di imitare la creatività dei grandi chef!

Lo chef Davide Scabin
Lo chef Davide Scabin.

Per Davide Scabin la cucina è creatività e sperimentazione; Scabin oltre al Cyber Egg è anche noto per essere autore di altre ricette spaziali, e in questo caso nel vero senso della parola “spaziale”; nel 2012 ha infatti superato la sfida per l acreazione dello Space food per gli astronauti della NASA, ovvero, cinque portate (dall’antipasto al dolce), completamente disidratate, termostabilizzate e sterilizzate. Le sue “lasagne spaziali”, il risotto al pesto, la caponata di melanzane, la parmigiana e il tiramisù hanno superato con grande successo il giudizio decisivo di un gruppo di cinque astronauti negli uffici dell’European Astronaut Centre a Colonia, e hanno poi allietato il palato degli astronauti americani in viaggio nello spazio nella missione del Giugno 2013.

Le ricette spaziali dello chef Davide Scabin per gli astronauti NASA
Le ricette “spaziali” per gli astronauti NASA.

La Ricetta del “Cyber Egg”

Essenziale anche in tal caso disporre di uova freschissime e di ottima qualità nonché di una buona manualità. L’origine e la provenienza dell’uovo, che rispecchia la “qualità della vita” e la “qualità dell’alimentazione” delle galline produttrici, si traduce in sapore e proprietà nutritive di ineguagliabile eccellenza.

Periodo dell’anno consigliato:

Questa ricetta è “senza tempo”; tutti gli ingredienti sono sempre reperibili in qualsiasi periodo dell’anno (tranne che nei periodi di pausa di deposizione delle nostre galline).

Difficoltà

Insidiosa (per la necessaria manualità per “deporre il guscio”).

Ingredienti:

– 1 tuorlo d’uovo “del nostro paniere” (a temperatura ambiente)

– 20 gr di caviale Asietra (o Oscietra)

– 1 scalogno

– 4 gocce di vodka

– pepe

Come preparare il “Cyber Egg”

Prendiamo una pellicola ad uso alimentare e disponiamola a doppio strato sul piano di lavoro (consigliati due strati di circa 50 cm). Sulla pellicola posizioniamo i 20 gr. di caviale creando una piccola cavità al centro del caviale. Nella cavità posizioniamo una piccola quantità di scalogno tritato e su questa posizioniamo il tuorlo d’uovo. (Come in tutte le ricette che fanno uso del suolo tuorlo, consigliamo di procedere a realizzare qualche ricetta complementare di soli albumi, come una semplice frittata di soli albumi o delle meringhe colorate come dessert).
Per ultimare la preparazione è necessario poi aggiungere 4 gocce di vodka e una spruzzata di pepe macinato sopra al tuorlo.
La predisposizione degli ingredienti sulla pellicola per la preparazione del Cyber Egg
La predisposizione degli ingredienti sulla pellicola per la preparazione del Cyber Egg.
Prestando molta attenzione alla manovra di confezionamento, vanno chiusi entrambi gli strati di pellicola come se stessimo chiudendo l’incartamento di una caramella fermandoli poi con un filo “da pesca” in nylon, a formare una specie di palloncino (dovrà essere applicata una torsione alla pellicola in modo da far gonfiare l’estremità contenente l’uovo per via della formazione di una bolla d’aria).
La chiusura del “Cyber egg” e la formazione della camera d’aria tra le due pellicole.
Il barattolo del Cyber egg al Combo.zero.
Perché la vodka riesca a cuocere il tuorlo è consigliato aspettare almeno 30 minuti prima di servire il “Cyber Egg”.
Per renderne agevole la degustazione è necessario fornire un coltello appuntito (o altro strumento idoneo ad incidere la pellicola) e succhiarne il contenuto.
Per l’impiattamento è consigliato posizionare il Cyber Egg in modo tale che il picciolo sia nascosto all’interno e fuoriesca la soltanto parte più liscia; a livello scenografico l’ideale potrebbe essere predisporre una decorazione sufficientemente fantascientifica, utilizzando “pietre e verdure lunari”.
Non vi scoraggiate se nella realizzazione del palloncino sperimenterete delle “Cyber esplosioni”! 🙂
Per saperne di più, vi consigliamo assolutamente il video qui sotto!

La presentazione del “Cyber Egg” di Davide Scabin

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Apollo, il gallo che è un meraviglioso amico e compagno di viaggio http://www.tuttosullegalline.it/news-curiosita-galline/il-gallo-apollo/ http://www.tuttosullegalline.it/news-curiosita-galline/il-gallo-apollo/#respond Sat, 06 May 2017 05:00:36 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3345 Noi di Tuttosullegalline.it siamo molto attenti alle storie che legano umani e avicoli, e quella che vi raccontiamo oggi in questo articolo, come vedrete, è davvero speciale! E’ la storia che unisce Alessandra (e tutta la sua numerosa e variegata famiglia!) all’amato e splendido giovane gallo Apollo; un rapporto di amicizia e di amore che ha […]

L'articolo Apollo, il gallo che è un meraviglioso amico e compagno di viaggio sembra essere il primo su Tutto su Galline, Pollaio e Ricette con Uova.

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Noi di Tuttosullegalline.it siamo molto attenti alle storie che legano umani e avicoli, e quella che vi raccontiamo oggi in questo articolo, come vedrete, è davvero speciale!

E’ la storia che unisce Alessandra (e tutta la sua numerosa e variegata famiglia!) all’amato e splendido giovane gallo Apollo; un rapporto di amicizia e di amore che ha dato origine anche ad una bellissima, tenera e ironica pagina Facebook che vi consigliamo assolutamente di andare a sbirciare… siamo sicuri che poi vi sarà davvero difficile abbandonarla!

Abbiamo quindi gentilmente chiesto ad Alessandra di raccontarci come sia la convivenza casalinga e quotidiana con il gallo Apollo, come è iniziata questa esperienza e cosa significhi vivere ogni giorno questo rapporto (insieme anche a tanti altri animali). Ecco dunque le sue parole.

Apollo, il gallo.

Un meraviglioso compagno di viaggio.

Apollo è un gallo di razza nana, precisamente Rosecomb Bantam o Giava nano; ha 1 anno e mezzo e vive in stretta simbiosi con tutti noi in casa, ma anche assieme ad altri animali tra cui conigli, cavie, cani, gatti e pappagalli.

Apollo il gallo
Apollo con l’amichetto Ettore.

Ho sempre vissuto con molte specie di animali ma quella del gallo mi mancava e quando mi passò per la testa di prenderne uno cominciai a digitare rooster (gallo, N.d.R.) su Google, Facebook e Youtube, iscrivendomi anche a varie pagine in inglese dedicate a galli e galline, scoprendo così un nuovo e affascinante mondo.

Bellissimi video e foto con galli sul divano, galli portati a fare la spesa, pannolini per galli e galline, pettorine… insomma, fui catturata all’istante e non ci misi molto per decidere di prendermi cura di un bel galletto.

Portai così a casa Tequila, un galletto che era un misto di razze indefinite. Purtroppo però stava sempre male e nonostante le cure e le visite dal veterinario non ci fu niente da fare.

Questa prima esperienza mi distrusse il cuore dal dolore ma non demorsi e mi misi alla ricerca di qualcuno nella mia zona che allevasse galli nani; entro poco trovai un annuncio su internet, contattai la persona e il primo dell’anno portammo a casa un pulcino tremendamente bello… E la prima cosa che fece, appena arrivati a casa, fu di saltare sul divano e dormire assieme ai gatti, soprattutto a Giorgia, una nostra gattina dolcissima.


Dentro a una gabbiona per pappagalli creai un angolino con una cesta per il foraging, con all’interno della terra e del fieno, dove ci nascondevo delle tarme della farina, del mangime e della frutta (infatti Apollo adora il ribes, le fragole e la melagrana), mentre in un’altra cesta ci misi della sabbia per cincillà, dove imparò a farsi i suoi bagni.

Per arginare un po’ il problema “cacca ovunque” creai dei pannolini con dei calzini, semplici da fare ma soprattutto comodi per il mio galletto. Appena fu un po’ più grande e arrivarono le belle giornate di sole, cominciai a portare Apollo dapprima fuori in giardino, ma poi anche con me ovunque mi fosse possibile, come ad esempio in alcuni negozi, in montagna, al mare, a fare una camminata lungo Piave con i cani.


E’ bellissimo vedere le espressioni delle persone quando si imbattono in Apollo: su tutte le facce un po’ stupite si aprono subito dei mega sorrisi! Ed è per questo che lo porto sempre con me: perché noto che ha un’energia positiva.

Apollo riceve le coccole dall'impiegata del negozio
Apollo riceve le coccole dall’impiegata del negozio

Quando usciamo ha la sua cesta in vimini, il suo trasportino, il suo recinto, e se dobbiamo camminare lo tengo in un marsupio a tracolla per cani, davvero comodissimo.

Apollo il gallo a passeggio con Alessandra i cani lungo il Piave.
Apollo il gallo a passeggio con Alessandra i cani lungo il Piave.

Ha la sua pettorina con medaglietta e guinzaglio perché quando usciamo ci sono sempre cani o altri uccelli che lo potrebbero spaventare, facendolo volare via (lo fa molto bene!) con il rischio di mettersi nei guai (i predatori sono sempre in agguato!)

Non occorre che metta la sveglia perché verso le 6 della mattina comincia a cantare finché non lo libero (dorme tutt’ora in quella gabbiona); l’importante è che poi anche io mi alzi immediatamente altrimenti, se provo a tornare a letto, si mette a cantare indispettito proprio davanti al mio viso!

In vari punti della casa ha i suoi angoli riposo e ristoro, dove trova sempre disponibile cibo e acqua, una cesta appesa, un trespolo per pappagalli e uno scatolone.

L’ho soprannominato scherzosamente stalker perché non mi molla mai un attimo e se per caso succede che ci “perdiamo di vista” tra le stanze della casa, può capitare che nonostante io lo chiami, lui non si faccia vedere, finché fa capolino emettendo un verso identico ad una risata! Questo è il nostro gioco a nascondino. Ultimo particolare: adora specchiarsi! Si sa, i galli sono animali vanitosi!


Noi non possiamo che ringraziare infinitamente Alessandra per aver scelto di condividere con tutti noi questo bellissimo, inusuale e strabiliante racconto di convivenza tra esseri umani e gallo; un esempio di amicizia, confidenza reciproca, lealtà e amore, che dovrebbe far pensare molto su come solitamente vengono etichettati questi animali.

Apollo e Alessandra insieme al mare.
Apollo e Alessandra insieme al mare.

Storie come questa, o come quella della gallina Nina o di Simona Basilicò, dimostrano quanto galli e galline siano animali da compagnia veramente affettuosi e speciali, equiparabili a gatti e cani.
Tutto sta – come dice la stessa Alessandra più volte sulla sua pagina Facebook – nel superare quei “limiti”, che in realtà sono solo apparenti, per arrivare a scorgere orizzonti più ampi e lontani e goderne i benefici!

Apollo il gallo e Alessandra
Un saluto a tutti da Apollo e Alessandra!

E se anche qualcuno di voi ha storie da raccontare riguardanti il proprio rapporto con galli e galline, contattateci che faremo il possibile per dar loro spazio e visibilità!

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Galline e Cavalli, amici di stalla! :) http://www.tuttosullegalline.it/video-galline/galline-e-cavalli/ http://www.tuttosullegalline.it/video-galline/galline-e-cavalli/#respond Thu, 04 May 2017 05:00:50 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3321 Le galline, per chiunque abbia un pollaio e le conosca un poco, sono animali assolutamente intelligenti, curiosi, affettivi, e anche ben determinati, soprattutto quando si tratta di cibo e di cova. Se hanno in mente un obiettivo da raggiungere, niente le può fermare! Provate a dare un’occhiata a questi due video divertenti: galline che rubano il […]

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Le galline, per chiunque abbia un pollaio e le conosca un poco, sono animali assolutamente intelligenti, curiosi, affettivi, e anche ben determinati, soprattutto quando si tratta di cibo e di cova.

Se hanno in mente un obiettivo da raggiungere, niente le può fermare!

Provate a dare un’occhiata a questi due video divertenti: galline che rubano il cibo a cani e gatti e gallina che ruba la pappa ad un dobermann. Oppure, cambiando totalmente contesto, niente le può dissuadere se ad esempio desiderano attraversare la strada, neanche il traffico di una città… meno male che sono intelligenti e scelgono di passare sulle strisce! 🙂

In questo video vediamo fin da subito che la gallina è ben intenzionata e consapevole del luogo che vuole raggiungere, e la presenza del grosso cavallo non la scompone affatto, anzi! I due si conoscono, e il quadrupede non fa una piega all’esuberanza un po’ invadente della cocca, che approfitta della vicina testa equina per saltarci su e poi zampettare lungo il collo e il dorso per arrestasi proprio sulla sommità del posteriore!

Un ottimo punto panoramico, non c’è che dire, da cui scrutare con molta attenzione tutta la stalla e scegliere il posto migliore per rannicchiarsi felice nella paglia a covare, proprio in compagnia Jessie, il tranquillo cavallo amico delle galline.

Qui sotto un altro esempio di convivenza e amicizia tra cavallo e gallina. I due, in questo caso, non hanno alcun altro interesse se non quello del piacere reciproco dal loro contatto: al cavallo infatti piace strofinarsi delicatamente sulle piume morbide della cocca e lei sembra non disdegnare affatto queste “carezze” e il fiato caldo dell’animale.

Un video bellissimo carico di affetto reciproco tra animali così distanti e diversi tra loro!

Se anche voi siete testimoni di storie di amicizia tra galline e altri animali, scriveteci inviandoci foto e/o brevi video; saremo lieti di inserirli sul nostro sito o pubblicarli sulla nostra pagina Facebook!

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Come difendere le galline da volpi, faine e altri predatori http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/difendere-galline-da-volpi-faine-e-predatori/ http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/difendere-galline-da-volpi-faine-e-predatori/#respond Tue, 02 May 2017 05:00:20 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3305 Qualche giorno fa, sul giornale online Notiziarioeolie.it, è apparso un breve articolo in cui si evidenziava il grave il problema che a Lipari stanno rappresentando i cani randagi, dopo l’ennesima strage, da parte loro, di galline e tacchini. Gli attacchi ai pollai sono quasi all’ordine del giorno e molti cittadini cominciano ad essere sfiniti da […]

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Qualche giorno fa, sul giornale online Notiziarioeolie.it, è apparso un breve articolo in cui si evidenziava il grave il problema che a Lipari stanno rappresentando i cani randagi, dopo l’ennesima strage, da parte loro, di galline e tacchini. Gli attacchi ai pollai sono quasi all’ordine del giorno e molti cittadini cominciano ad essere sfiniti da questa situazione. Speriamo che venga risolta al più presto.

Questo preambolo per introdurre il tema di oggi, ovvero: se abbiamo un pollaio, come difendiamo le nostre galline dagli attacchi dei predatori? E quali sono i predatori più pericolosi dai quali stare in guardia?

Nel seguito dell’articolo si cercherà proprio di dare risposta a queste domande.

I predatori delle galline

Predatori di galline in aree urbane

Per chi possiede un piccolo pollaio domestico in zona urbana, all’interno del proprio giardino, è molto difficile che debba attrezzarsi per difendere le galline da dei predatori veri e propri.
Il pericolo può arrivare semmai dall’interno, ovvero, se presente, dal cane di casa che, in alcuni casi, può attaccare e uccidere gli avicoli. Se possibile, conviene abituarli fin da piccoli a stare insieme, altrimenti provare con un approccio graduale, sempre in vostra presenza, per riprendere il cane nel caso dimostrasse “un po’ troppo interesse” verso quegli “uccelli paffuti”.
Anche per il cibo sarebbe meglio somministrarlo al cane in assenza delle galline perché queste ci si buttano a capofitto e il cane, se non abituato, potrebbe innervosirsi e reagire.

Altro predatore (soprattutto verso pulcini ed esemplari giovanissimi) che potrebbe essere presente in zona urbana è il ratto; questo problema lo abbiamo già trattato nell’articolo Pollaio infestato da topi e ratti? Ecco come eliminarli, a cui appunto rimandiamo.

Ultimo “predatore” che in zona urbana potrebbe rivelarsi più temibile di tutti… è quello rappresentato da qualche vicino di casa! Cercate di tenere il pollaio sempre pulito e in ordine, sia internamente che esternamente, e che sia esteticamente decoroso. Fate in modo che le galline abbiano da schiamazzare il meno possibile e soprattutto elargite uova ai confinanti. Tutte ottime attenzioni per trasformare il potenziale “predatore umano” addirittura in un entusiastico sostenitore della vostra passione avicola. 🙂

Predatori di galline in aree rurali e boschive

Discorso completamente diverso, invece, per chi abita in campagna, in zone boschive o comunque fuori e lontano dai centri abitati.

Realizzare e manutenere un pollaio in questa situazione è molto più complesso, e proteggere le galline dagli attacchi dei predatori significa un bel po’ di lavoro in più. Non dobbiamo più preoccuparci del probabile vicino di casa irritabile ma, soprattutto la notte, saranno vari e diversi gli animali carnivori che cercheranno di attaccare le nostre cocche. Vediamo chi sono e come proteggersi.

La Volpe

Volpe: un predator epericoloso per le galline del nostro pollaio

La volpe appartiene alla famiglia dei Mammiferi Placentati ed è molto attratta dall’odore dei pollai e delle galline, soprattutto in primavera, quando ha necessità di sfamare i piccoli.
La volpe, a differenza dei lupi, è molto più piccola e caccia da sola, di solito dall’imbrunire in poi, ma non mancano episodi di attacchi anche in pieno giorno.

La volpe si arrampica sulla rete di recinzione oppure scava con le zampe per infilarsi nel pollaio da sotto terra, per questo è opportuno realizzare un recinto molto robusto, con una rete a maglie fitte alta almeno 3 metri e che nella parte superiore presenti uno svaso verso l’esterno molto pronunciato (almeno di 50 centimetri) in modo che il predatore non possa oltrepassarlo.

In basso la rete deve essere ben fissata con pali resistenti e plinti in cemento e poi, abbiamo due possibilità: o la interriamo per circa 30/40 centimetri, oppure la stendiamo sul terreno dalla base verso l’esterno per circa un metro. Questa seconda soluzione è molto meno impegnativa ed ugualmente sicura in quanto la volpe, provando a scavare, troverà la rete anche sotto alle zampe, cosa questa che gli impedirà di proseguire oltre.

Anche avere uno o più cani sciolti all’interno della proprietà durante la notte è un ottimo sistema per contrastare l’avvicinarsi della volpe e il suo operare indisturbata.

Curiosità: Su questo punto, ovvero la difesa delle galline attraverso la presenza di cani, vi segnaliamo una piccola curiosità: in Inghilterra c’è un’antica tradizione per cui a questo scopo vengono utilizzati i cani di razza Welsh Corgy Pembroke. Ancora oggi, in moltissime fattorie inglesi, vengono utilizzati questi esemplari, che sono micidiali contro volpi e faine. Ecco un video che presenta questo simpatico ed efficiente cagnolino

I Mustelidi: la Faina, la Donnola e la Martora

Faina predatore delle galline del pollaio
Faina

Faina, Donnola e Martora, pur essendo tutti mustelidi, si differenziano per alcuni aspetti estetici che le contraddistinguono (come vediamo in queste immagini); ma mettendo da parte queste differenze fisiche, il loro modo di agire è molto simile.

Donnola predatore delle galline del pollaio
Donnola
Martora predatore delle galline del pollaio
Martora

Questi piccoli carnivori, a differenza della volpe che uccide uno o al massimo due esemplari a notte per portarne la carne ai piccoli, si avventano sulle galline come in preda ad uno strano stato di eccitazione e possono anche farle fuori tutte (di solito attaccandole al collo e staccandogli la testa per suggerne il sangue) per lasciarle poi morte lì sul posto.

A chi è capitato, lo “spettacolo” che si presenta davanti agli occhi è veramente terrificante, e un vero colpo al cuore. Nel video qui sotto la testimonianza diretta di una persona che ha subito tale attacco perdendo tutte le sue amate galline e il gallo (attenzione, immagini un po’ forti).

Per difendersi dai mustelidi è necessario creare una recinzione a maglie strettissime da 1 centimetro (con le caratteristiche che abbiamo già citato nel paragrafo dedicato alla volpe), e controllare sempre che non vi siano varchi o accessi di nessun tipo; meglio ancora se riusciamo a chiudere tutte le galline in un ricovero notturno completamente sigillato (base in cemento, tetto e fessure per areazione protette da rete robusta). La faina ha denti molto aguzzi e affilati, capaci di rodere cavi anche abbastanza spessi e resistenti, per cui è sempre meglio utilizzare recinzioni in metallo molto robuste.

Altro deterrente aggiuntivo può essere quello di spruzzare l’ambiente con degli spray anti-mustelidi che si trovano in commercio.

Infine ci si può informare presso la competente Amministrazione Provinciale per l’autorizzazione ad inserire nel pollaio delle trappole di cattura per mustelidi, di solito dotate di chiusura a scatto delle dimensioni di 120 cm. x 25 cm. x 18 cm. di altezza. Comunque questa è solo una soluzione momentanea e nel giro di breve altri esemplari si presenteranno in cerca di un lauto “pasto avicolo”.

I Rapaci

Rapaci predatori delle galline del pollaio
Rapaci

Molte zone, soprattutto pre-montane e montane, possono essere territorio di caccia di rapaci, anche molto grandi e potenti (falchi e aquile).
In questo caso sarà ovviamente necessario tenere le nostre galline al riparo di una rete aerea oppure, durante il giorno, utilizzare delle campane o dei pollai mobili, in modo da collocare gli avicoli in zone di pascolo sempre verde ma comunque protetti da attacchi dall’alto (di notte, è invece sempre consigliato un ricovero più robusto e sicuro).

E voi, come difendete le vostre galline dai predatori?

Il problema dei predatori è molto sentito da chiunque abbia un pollaio e quindi vi chiediamo le vostre esperienze in merito a questo problema; come lo avete risolto e se conoscete dei rimedi della tradizione che mettete in atto e che avete trovato efficaci.
Ci piacerebbe arricchire questo articolo con le vostre storie per fornire una guida quanto più esaustiva e completa per tenere al riparo le nostre amate galline.

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Un’erboristeria nel pollaio: rimedi naturali per la cura e il benessere delle galline, di Tatiana Paoli http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/rimedi-naturali-cura-e-benessere-galline/ http://www.tuttosullegalline.it/pollaio-per-galline/rimedi-naturali-cura-e-benessere-galline/#respond Fri, 28 Apr 2017 05:00:09 +0000 http://www.tuttosullegalline.it/?p=3243 Le galline, sono più intelligenti di noi???? ……di noi che andiamo al supermercato a comperare verdure belle e grandi, ma insipide, pallide e fuori stagione, e che invece calpestiamo con indifferenza le erbe selvatiche, quando addirittura non le distruggiamo chiamandole “malerbe” (erbacce). Gli stessi dizionari forniscono la seguente definizione di malerba: “Definizione malerbologica: è infestante […]

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Le galline, sono più intelligenti di noi???? ……di noi che andiamo al supermercato a comperare verdure belle e grandi, ma insipide, pallide e fuori stagione, e che invece calpestiamo con indifferenza le erbe selvatiche, quando addirittura non le distruggiamo chiamandole “malerbe” (erbacce).

Gli stessi dizionari forniscono la seguente definizione di malerba:

“Definizione malerbologica:
è infestante ogni pianta o vegetazione, esclusi i funghi, che interferisce
con gli obiettivi dell’uomo”

“Definizione ecologico-economica:
le malerbe sono piante adattate agli habitat modificati dall’uomo e che
interferiscono con le attività umane”

Si, è vero, infestano le coltivazioni ed è certo più facile eliminarle subito, prima addirittura che nascano: il prezzo che si paga però all’agricoltura intensiva e all’abbondanza è la perdita della biodiversità e la scomparsa di piante preziose che hanno fatto la storia della nostra etno-medicina e che le ricerche scientifiche attuali confermano avere in abbondanza nutrienti preziosi : vitamine, minerali, oligo-elementi, fibre e soprattutto ricche di elementi extra-nutrizionali che sviluppano in abbondanza proprio perché vegetano allo stato selvatico.

Questi fattori di crescita (proprietà derivante dalla disponibilità di auxine) e di protezione della pianta stessa si comportano nel nostro organismo come protettivi e  potenziatori delle difese immunitarie…e le galline lo sanno!

Le galline amano razzolare nei campi incolti, lungo gli argini su cui abbondano le piante selvatiche beccando qua e là, scegliendo con apparente casualità una foglia o un semino.

Prato di erbe spontanee con piantaggine
Prato di erbe spontanee con piantaggine (Plantago lanceolata) e aspraggine (Helminthotheca echioides).

Oltre a questa spontanea fonte di nutrienti preziosi (che le galline possono trovare disponendo di un “Prato di erbe spontanee per galline ovaiole ruspanti“), sono circa 100 le piante che venivano usate in Toscana per la cura degli animali e la prevenzione addizionandole al cibo, soprattutto con una funzione antibiotico-simile e antiparassitaria.

In tal senso, sono testi di riferimento bibliografici per il settore dell’etno-botanica veterinaria i seguenti due volumi:

  • “L’uso delle erbe nella tradizione rurale della Toscana” (Tomei, Manganelli, Trimarchi)
  • “Erboristeria Italiana” (Pomini)
L’uso delle erbe nella tradizione rurale della Toscana
“L’uso delle erbe nella tradizione rurale della Toscana” (Tomei, Manganelli, Trimarchi)
Erboristeria Italiana
“Erboristeria Italiana” (Pomini)

Il sapere erboristico per un’ottimale gestione del pollaio

Rimedi naturali per la cura e il benessere delle galline

Il sapere erboristico per un’ottimale gestione del pollaio si traduce quindi in “cibo e cura insieme”: per esempio l’ortica (Urtica dioica) mescolata alla crusca è un pastone vitaminico e i semi incrementano la produzione di uova e anche il romice (Rumex acetosa) è un buon ricostituente.

Urtica dioica
Urtica dioica.
Rumex acetosa
Rumex acetosa.

La macerazione della corteccia di Frassino orniello, noto anche come albero della manna (Fraxinus ornus), unita anche a quella di sambuco (Sambucus nigra) aumenta la produzione di uova e cura il “calcinaccio” dei pulcini.

Fraxinus ornus
Fraxinus ornus.

 

Sambucus nigra
Sambucus nigra.

Quali piante utilizzare contro i parassiti

I parassiti sono sempre stati un fastidioso problema e secondo la tradizione le foglie dell’ontano (Alnus glutinosa) si mettono nel pollaio per cacciare i pidocchi, così come  si spargono i semi essiccati e macinati dell’evonimo (Evonymuseuropaeus)  e si appendono le foglie essiccate del sambuco (Sambucus ebulus).

Evonymuseuropaeus (berrette del prete)
Evonymuseuropaeus (berrette del prete).

Il finocchio acquatico (Oenanthe pimpinelloides) serve per curare il gonfiore di stomaco delle galline, cosi come le foglie del frassino (Fraxinus excelsior) e la linfa che sgorga da incisioni fatte sulla corteccia che mescolata al pastone si comportano come disinfettante intestinale e le foglie del papavero (Papaver rhoeas) aggiunte al mangime hanno effetto lassativo.

Papaver rhoeas
Papaver rhoeas.

Un incredibile e preziosissimo campionario di rimedi naturali per la cura e il benessere delle nostre galline che non deve assolutamente andare perduto.

Ringraziamo di cuore Tatiana per aver accettato di contribuire al nostro sito con questo articolo ricco di profondo sapere, derivante da una vita “sul campo” (è proprio il caso di dirlo!) dedicata allo studio e alla pratica del potere medicale delle piante. A tutti noi adesso farne buon uso per il la salute dei nostri animali.

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